L’Italia entra in campo, e questa volta fa sul serio…

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12 marzo 1938, Renèe, 16 anni.
Viene strappata via dalla sua realtà, internata e privata di tutto.
La sua unica colpa quella di non sapere quale fosse il suo posto nel mondo.
“Pericolosa per se stessa e per gli altri e di pubblico scandalo” scrive la questura.
L’unico orrore che troverete in questo gioco è la verità: un pugno nello stomaco più forte di ogni presenza ultraterrena.

Questa è la premessa a “the town of light” (volutamente minuscolo, pare), il nuovo Indie sviluppato in Italia dal Team nostrano LKA che (cito testualmente) da oltre 10 anni opera nel settore della computergrafica occupandosi di animazione, rendering, RealTime e video applicati principalmente a:

– documentari
– scenografia virtuale
– video clip
– presentazioni video
– architettura
– editoria

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the town of light, la cui data di uscita è 26/02/2016, potrebbe rappresentare quel pizzico di innovazione che noi tutti giocatori navigati stiamo cercando da tempo e che spesso crediamo o speriamo di vedere nel panorama dei videogiochi sviluppati da team indipendenti.

Questo titolo infatti ci vedrà impersonare una ragazza con problemi psichici e di vivere la sua esperienza all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra, prima che esso venisse chiuso a seguito della Legge Basaglia.

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Franco Basaglia (1924 – 1980) fu lo psichiatra promotore della riforma sull’assistenza psichiatrica in Italia che riusci’ a promuovere la legge n. 180/1978, che impose la chiusura dei manicomi, visti da molti sino a quel momento come dei luoghi di contenimento sociale, prima ancora di un luogo dove persone affette da problemi psichiatrici potevano essere curate.

Le premesse per aspettarsi un titolo davvero di peso e diverso dal solito ci sono tutte.

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Di Renèe per ora sappiamo poco, ma gli sviluppatori hanno voluto darci un quadro del suo vissuto dandoci la possibilità di leggere il suo diario: Il Diario di Renèe

Sicuramente ci troviamo di fronte a un videogioco disturbante, che forse non potrà essere digerito dai più impressionabili, ma personalmente devo ammettere che l’idea di trovarmi finalmente di fronte a qualcosa di potenzialmente nuovo e di mai visto e vissuto prima, mi attira molto. Era davvero tanto tempo che non provavo una tale curiosità.

Il gioco uscirà per Steam.

Voi ragazzi, siete curiosi? Ci farete un pensiero?

alvi

Prova a cercare ancora!

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The GameFathers Live #54 – Switch: Nintendomination o Nintendominated?

Ci siamo ragazzi. Com’è ovvio che sia, anche noi abbiamo bisogno di sfogarci, di dire ...

26 Più commentati

  1. La trama mi sembra interessante, vorrei dargli fiducia. Ma purtroppo per le case italiane, non credo che “scendano veramente in campo” fino a quando non inizieranno a promuovere titoli come questo sugli store delle console.

  2. sono contento che sia un progetto italiano.
    Fino ad ora l’unico intervento originale e importante, fatto da un team italiano, in ambito videoludico, di cui sono a conoscenza riguarda un gioco sempre per pc basato sulle magie fatto con l’ unreal engine 4(al momento mi sfugge il nome del gioco) mentre negli altri casi si trattava dei soliti giochi di guida…
    quindi sono contento che almeno dal punto di vista degli indie qualcosa si stia smuovendo.
    Poi questo gioco già dall’ incipit mi ispira parecchio, sono fiducioso

  3. Tutto bello, tutto interessante, fino all’ultima frase.
    Non gioco su Pc, qualcuno mi sà dire cos’è Steam?? Ho un pc discretamente potente, magari è la volta buona che mi apro al gaming con tastiera e mouse.
    Le premesse per qualcosa di grande ci sono, i giochi che trattano questi temi sono per me di grande interesse eppoi cavolo, parliamo di un gioco made in italy, lo comprerei già solo per quello.
    Peccato che il nostro governo si guardi bene dal finanziare i nostri programmatori, mentre ci sono programmatori polacchi che fanno i capolavori…

  4. Molto interessante.
    Sono curioso di leggere vari articoli o la recensione per saperne di più sul contenuto e del tipo di gameplay.
    Comunque ben venga la novitá.

  5. Mio al day one, per me la trama è sempre stata l’elemento centrale nei giochi e onestamente la curiosità è tanta. Inoltre trovo giusto aiutare gli sviluppatori e incoraggiarli. Sarebbe fantastico se fornissero una piccola demo. Mi rendo conto che ormai é una moda in disuso, ma la speranza é che il mercato rimetta effettivamente al centro il giocatore e credo che permettere di provare un “esperienza” possa portare ad un acquisto piú consapevole incoraggiando anche chi avrebbe optato per la pirateria. Infine é anche una questione d’orgoglio nazionale.

  6. personalmente devo ammettere che l’idea di trovarmi finalmente di fronte a qualcosa di potenzialmente nuovo e di mai visto e vissuto prima, mi attira molto

    A costo di sembrare il trollone di turno, ma dove vedi qualcosa di potenzialmente nuovo?
    Guardando i trailer e le immagini che ho trovato in giro, con quelle premesse mi è sembrato un more of the same nell’ambito dei giochi horror odierni. Fra l’altro non ho visto un singolo frame di quello che poteva essere gameplay.
    Avete fonti alternative? Vale la pena citarle a questo punto.

  7. La direzione artistica del titolo sembra interessante. Leggendo questa intervista http://www.oculusriftitalia.com/2013/10/13/luca-dalco-ci-parla-the-town-of-light/ a quello che credo sia l’autore del titolo, Luca Dalcò, si intuisce che questo gioco sia un “walking simulator”, cioè un gioco basato sull’esplorazione tipo Gone Home per intenderci. Nell’intervista si parla di rilascio per fine 2014, evidentemente i tempi si sono allungati, speriamo di vederlo presto per poterlo valutare.

    La mia considerazione è la seguente: perché in Italia ci si prende troppo sul serio? Perché ogni “indie” italiano si deve per forza giustificare mettendo dentro tematiche più “importanti”? Sì noi facciamo un gioco però aspetta dietro c’è la tematica importante, ti prego non trattarci così!

    Perché non c’è il coraggio di fare il gioco e basta?

    Questo gioco ad esempio parla di mente umana e pazzia. Però si contestualizza dicendo che si tratta di un ospedale situato in Italia, che è prima della legge Basaglia ecc. ecc. Ma a me giocatore in mutande dell’Iowa, cosa interessa tutto ciò? Mi vengono in mente “il Rosso e il nero” gioco che forse ricorderete per avere preso denaro pubblico, dove un mediocre sparatutto a squadre era nobilitato dall’essere ambientato durante la guerra civile fra fascisti e partigiani. Oppure Wheels of Aurelia dove un gioco di auto fa da sfondo a una storia dove nei primi 2 minuti si incontra il “fascist”, nei primi 4 si parla dello strapotere del “Pope” ecc. Oppure Riot, gioco ancora in sviluppo, dove bisogna fare la rivolta contro la polizia e ci sono rivolte ambientate in varie parti del mondo.

    Cavolo ragazzi, non c’è bisogno! Il videogioco più famoso del mondo parla di un idraulico che salta in testa ai funghi! Concentratevi sul gioco e basta, non tentate di nobilitarlo con chissà quale background, questo difficilmente renderà il gioco più interessante o coinvolgente.

    • Uakiki generalmente mi trovo d’accordo con te ma qui devo dire di pensara in modo opposto.
      Credo che la voglia di contestualizzare i giochi in un contesto realistico sia un plus dei titoli sviluppati in italia che da ai giochi stessi un valore aggiunto.
      Chiaro che non ce n’e` bisogno, come non c’e` bisogno di una grafica pompata, dei 60 pfs, dei 1080p, alla fine, come tu mi insegni il videogioco piu` famoso del mondo e` Super mario Bros. titolo nes, ma vederli addirittura come un difetto sistematico delle produzioni made in italy mi sembra limitante ed errato.
      Poi oh, si tratta sempre di pareri personali.

      • Dipende.
        Se io volessi creare un gioco in cui lo scopo è collezionare sassi proveniente da diverse parti del mondo, saprei che sarebbe un gioco extra-di nicchia e che venderei ad un ristrettissimo numero di persone. Conscio di questo fatto, sono libero di realizzare il gioco oppure no.
        Allo stesso modo, contestualizzare questo titolo in modo che difficilmente sia vendibile o comunque interessante per l’estero è sicuramente un dato di fatto, ma se uno sviluppatore ha intenzione di farlo, perché dArgli contro?

        • Il problema secondo me non è contestualizzarlo nella realtà o meno al fine di renderlo più vendibile. Il problema è pensare che senza questa contestualizzazione il gioco sia un “prodotto inferiore” perché non parla di tematiche importanti. Secondo me non è così, perché il gioco è quello, la storia può essere interessante allo stesso modo, senza sapere che è tratto o ispirato alla realtà.

          Ho citato il giocatore in mutande dell’Iowa non perché si debba rendere ogni gioco fruibile a un tizio del genere, ma piuttosto perché questa contestualizzazione lui (o chiunque non conosca la storia d’Italia) non potrebbe capirla. E quindi per la maggior parte delle persone non sarebbe per nulla un valore aggiunto.

          Io non critico la scelta artistica. Come dice Farenz io posso decidere consapevolmente di fare il gioco che voglio per quanto sia di nicchia. Io critico quella che a me sembra una mancanza di coraggio, una necessità di doversi appigliare a messaggi più alti per rendere più importante l’opera finale. Non sto criticando il gioco (tantomeno questo in particolare che vedo oggi per la prima volta), ANZI sto dicendo che nella maggior parte dei casi questi giochi sono buoni senza avere bisogno di questo trattamento.

          • Ma secondo me c’è un filo di esagerazione nel tuo pensiero.
            Si è voluto fare un videogioco che trattasse il punto di vista di una malata psichiatrica (o presunta tale); il prodotto è sviluppato da Italiani e proprio qua in Italia 36 anni fa c’è stata questo drastico cambio di direzione inerente al COME dovevano essere trattati e curati i malati di mente. Un cambio di direzione voluto sentitamente da Franco Basaglia. Perché? Forse il gioco cerca di spiegarcelo.
            Nel momento in cui uno studio Italiano tratta un tema che fino a poco tempo ha rappresentato una realtà che ci ha toccati da vicino, non vedo perché togliere qualcosa al gioco immergendolo in un contesto random di fantasia.
            Si tratta pur sempre di fatti realmente accaduti e raccontarli è tipico anche di molti altri tipi di produzioni (film in primis)

          • E io ripeto che a mio modo di vedere sia la tua critica che quella di Farenz sono insensate:
            1 perche` i manicomi non c’erano solo in italia ma ovunque nel modo, e dovrebbero essere familiari come concetto anche al tizio in mutande dellIowa
            2 perche` se domani ti fanno un gioco simil realistico su un manicomio del whyoming tu lo scarti a priori solo perche` non sei di quelle parti?
            veramente in un caso come questo non vedo la specificita` come un limite per il bacino d’utenza
            potevano ambientarlo dove volevano, quello che conta e` l’esperienza di gioco, che non e` direttamente legata al manicomio in questione

          • “potevano ambientarlo dove volevano, quello che conta e` l’esperienza di gioco, che non e` direttamente legata al manicomio in questione”

            Ma allora diciamo la stessa cosa cavolo! :D

            Il problema non è l’ambientazione in Italia, il problema è il pistolotto che c’è dietro su Franco Basaglia, le condizioni degli ospedali psichiatrici nella realtà ecc. Se il gioco fosse ambientato nel Wyoming sarebbe uguale. Ma se fosse ambientato nel Wyoming e dicesse che i manicomi erano così perché a causa del perfido senatore Rosco P. Coltrane le leggi erano arretrate ecc. ecc. per me sarebbe anche una informazione interessante in generale, ma scarsamente utile per il gioco.

            Il problema più profondo sai qual è? E’ che i videogiochi sono una esperienza interattiva. E sono belli quando io ho la possibilità di vivere la storia che mi racconta il gioco a modo mio. Di comportarmi bene o male, nel modo A o B a seconda di come voglio io. Se tu gioco mi spari il pistolotto o mi dai una visione particolare, questa libertà viene condizionata. E questo va a scapito del gioco, non a suo favore.

            E’ la stessa cosa che accade negli RPG quando ti si dà la possibilità di allinearti al lato buono o al lato cattivo, ma se ti allinei al lato cattivo perdi punti, non vedi contenuti ecc. Questo non va bene, secondo me, perché è una cosa limitante. E secondo me i giochi, sopratuttto gli indie, dovrebbero stare lontani dalle limitazioni.

          • È a causa di persone come il “giocatore in mutande dell’Iowa” se il mondo videoludico finirà con l’essere sempre meno introspettivo, sempre più scontato e sempre meno eterogeneo. Lui preferisce far saltare un idraulico da un tubo all’altro? vabene, fatti suoi. Senza nulla togliere a Super Mario che è un bellissimo gioco, come molti altri simili a lui… Di giochi belli e “tranquilli” ce ne sono a centinaia, così come di fps, di picchiaduro eccetera… Finalmente qualcuno propone un gioco diverso, particolare, e finalmente questo qualcuno viene dall’Italia, e la prima cosa che la gente pensa è “ma tanto al giocatore in mutande non interessa che il gioco è tratto da un avvenimento accaduto realmente”. Beh, a me importa! Solo perché uno gioca ai videogiochi non vuol dire che è una persona con la canottiera macchiata di sugo, le mutande ingiallite e nel cervello l’unica voglia che ha è quella di headshottare il russo/tedesco di turno. Per quanto mi riguarda, io nei videogiochi cerco sempre qualcosa di particolare nella trama, e cosa c’è di più particolare di un videogioco che si basa su un qualcosa che è davvero esistito? Quindi se (per assurdo) The Last of Us fosse tratto da una storia vera a noi non dovrebbe interessare? chissenefrega, basta che posso ammazzare zombie con armi improvvisate? Ma che modo di ragionare è, dov’è l’emozione, la voglia di giocare ad un gioco non solo per puro cazzeggio ma anche per lasciare che esso trasmetta qualcosa? Forse sono io che vado troppo a fondo nelle cose, ma per me questa è una delle componenti principali che cerco in un videogioco… e se per il ragazzo in mutande dell’Iowa non è così, che continui a headshottare il russo/tedesco di turno. Cazzi suoi.

          • @LauraRomiao purtroppo mi sembra che tu non abbia capito nulla del mio pensiero. Ho cercato di spiegarlo in 4 commenti, ma evidentemente meglio di così non riesco. Peccato sarà per la prossima, ciao!

  8. Non gioco mai su PC e l’horror non è un genere che mi piace, ma questo titolo sembra interessante, poi sarà per un nazionalismo inconscio ma il fatto che sia creato da italiani mi incuriosisce ancora di più.
    Sicuramente però se lo prenderò non lo farò nè a scatola chiusa nè, probabilmente, a più di 10-15 euro.

  9. Titolo veramente molto interessante che molto probabilmente prenderò al dayone…
    Qui ho trovato il diario in italiano http://www.thetownoflight.com/diario/

  10. Fa piacere vedere il lavoro di un team italiano, purtroppo siamo sottosviluppati come creatori di videogiochi, abbiamo un certo potenziale inespresso frenato dalla leggendaria miopia dell’imprenditoria nazionale guidata da gente incapace di parlare inglese e spesso di utilizzare un pc. Non parliamo poi della voracità del fisco.
    A malincuore non acquisterò il gioco perchè il tema trattato non è proprio di mio gradimento ma faccio volentieri un grosso in bocca al lupo agli sviluppatori.

  11. bah. mi chiedo cosa ci vedi di veramente innovativo. provai una tech demo 2 anni fa con oculus rift alla gamesweek e mi venne la nausee dopo pochi minuti.

    per me l’unico titolo sub- indie veramente di pregio in uscita è Super Botte & Bamba II turbo. i lresto è roba di poco conto ormai

  12. Sembra vagamente interessante, ma visto il genere ahimè credo che sarà un titolo che mi guarderò un po’ sul Tubo e che alla fine non comprerò mai. Un po’ del mio interesse è dovuto al nazionalismo, lo ammetto, ma se si parla di prodotti italiani prossimi venturi, mi attizza molto di più The Wardrobe.
    Ciononostante, mi fa piacere constatare che l’Italia si sta finalmente svegliando nella promozione/comprensione del media videoludico. Non lo dico per via dell’articolo in sé, quanto perché casca casualmente a fagiolo in un periodo in cui ho fatto caso a molti piccoli segnali di ciò (come il successo del VGP Home a Milano, altre notizie su piccole e creative realtà indie nostrane, e quella cosa meh che è il Drago d’Oro). Piccoli segnali, ma segnali di speranza.

  13. Peppe combat dragon

    la storia sembra itrigante ed interessante…ma ho paura sia uno di quei corridoioni rompico…

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