Buoni o cattivi

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Inizialmente avrei voluto mettere come immagine per l’articolo la copertina dell’album “Buoni o Cattivi” di Vasco, ma dopo averla ricercate tra le mie pile di cd e dopo essermi ricordato che si tratta probabilmente della copertina più brutta mai vista in vita mia, vi ho graziati.

Anche perchè Vasco non c’entra nulla.
Oddio… a dirla tutta anche Captain America e Thor non c’entrano nulla, ma era giusto per darvi un’idea.

Il fatto è questo.
Mentre alcuni giorni fa guidavo sperduto fra lande desolate dell’entroterra abruzzese, mi sono chiesto… ma i cattivi?
Perché noi, e con noi intendo qualsiasi persona nata sul suolo europeo negli ultimi 60-70 anni, siamo sempre stati abituati a vivere una vita fortemente filoamericana.
A scuola ci insegnano inglese.
Vediamo film di Hollywood, serie televisive in lingua originale.
Ascoltiamo musica (spesso di merda) americana.
Ci pettiniamo (chi se lo può permettere) e vestiamo come l’America si pettina e si veste.

Anche i videogiochi ovviamente si adeguano a ciò e non serve chissà quale sforzo intellettuale per capire che i giochi che oggi vanno per la maggior propongano figure stereotipate machiste e sommessamente omosessuali, che tanto l’America apprezza.

Ma… i cattivi?

Se per un attimo cercassimo di ripulirci da questa costrizione mentale imposta fin da piccoli e cercassimo di scrollarcela di dosso pensando in maniera imparziale, mi sono chiesto come possa concepire un videogiocatore straniero il mondo dei videogiochi di oggi.
Facciamo esempi terra terra, per farvi capire che intendo.
Prendiamo Call of Duty… un Modern Warfare magari.

Sia chiaro che abbia preso questo puramente come esempio, giusto per rendervi l’idea.
Indipendentemente dall’online, che vedeva contrapposti a pari opportunità Marines e Spetsnaz, pensiamo alla campagna offline.
Possiamo fare quanti giri di parole volete, ma tutto può essere riassunto ad “America buona, Russia cattiva”.
Si può parlare dell’online per ore ed ore, si può parlare dei significati intrinseci della trama di CoD, ma il fatto è questo: America buona, Russia cattiva.

Ma se io fossi un videogiocatore russo, come dovrei prendere questa cosa?
Ok, sappiamo tutti che per la legge dei grandui numeri la proporzione tra chi vorrebbe mangiare spezzatino di russi e chi hamburger di Obama è in favore della prima categoria, tuttavia ciò si può considerare – passatemi il termine – giusto?

Voi come vi comportereste se rappresentaste una delle minoranze etniche/religiose coinvolte in questa specie di inquisizione?
Ve ne freghereste facendovi valere sul campo virtuale degli scontri online, oppure anche voi vi sentiresti etichettati negativamente per ragioni politiche che con voi c’entrano ben poco?

Vi prego inoltre di non fossilizzarvi sull’esempio di CoD.
E sì.
So che state fremendo.
Ho scritto Thor apposta.

farenz

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96 Più commentati

  1. Questo, Farenz, è uno dei motivi per cui apprezzo la serie di GTA, che nel corso degli anni (e soprattutto col 4° capitolo) se l’è sempre presa con gli USA, distruggendo il mito del “sogno americano” e facendosi beffe del loro patriottismo.

  2. chi vince la guerra scrive la storia
    chi ha i soldi scrive la storia
    e purtroppo in un mondo mediatico dove conta di più cosa dicono nei media che nei libri,
    anche i videogiochi funzionano in questo senso

    aspetto un prossimo Modern warefare dove devi far cadere una funivia italiana con un caccia americano….
    …..io personalmente me lo sono segnato (se non ve lo ricordate cercate con Google)

  3. CoffeeMachineGun92

    Negli anni il concetto di “villain” si è certamente molto evoluto, prendiamo halo o bioshock infinite, tanto per fare due esempi, in cui i cattivi sono spinti da un fanatismo religioso estremo, o anche il primo bioshock, in cui viene messa alla gogna una ipotetica società priva di censura e di etica. Tirando le somme, l’antagonista, al meno a volte, è la filosofia o la mentalità che sta alla base delle azioni di quelli che sono gli attuatori di un estremismo, dire “USA vs Russia” vuol dire contrapporre due correnti di pensiero ben definite, cosi’ come dire Assassini contro Templari e cosi’ via, per cui, a meno di non prendere in considerazione un trama costruita sugli stereotipi di bene e male, ci sarà sempre uno schieramento che messo in cattiva luce e uno elevato a “buono della situazione”, il che può corrispondere o meno alla scala di valori di chi gioca, il punto è: dobbiamo sentirci discriminati (chi più chi meno) o presi per il culo dal fatto che, in un mondo di trame videoludiche che tentano di uscire dai soliti stereotipi c’e’ ancora chi si fossilizza su di essi e, non solo lo fa, ma riesce a vendere parecchio ogni anno?

  4. Hanno già dato commenti interessanti aggiungerei due cosette.
    Primo consideriamo la cultura del luogo di sviluppo… se i giochi vengono sviluppati in paesi filoamericani difficilmente si avrà un gioco estraneo da questa cultura, ci sono ma pochi. Mi spiace dirlo ma è una cosa vera, se devi vendere a casa tua fai qualcosa che la gente possa trovare famigliare nel bene o nel male, nel caso di cod dovevano vendere in occidente non in russia. (comunque non sto dicendo che sia giusto o sbagliato)
    Secondo… siamo veramente sicuri di volere titoli culturalmente, eticamente e moralmente articolati da serie come CoD & Co.? …Perché in questo caso potrebbero fare anche peggio, trattare qualcosa di cui ignori non porta giovamento. Preferisco lasciare lo sviluppo di certi giochi solo a certi sviluppatori che hanno le capacità di vedere oltre il proprio naso.

    Detto questo sul fatto che sia giusto… no direi di no… ma di fatto qualcuno deve pur fare il cattivo e per quanto uno si sforzi a creare titoli di fantasia, per certi titoli serve sempre un collegamento alla realtà.
    Inoltre un’altra domanda che sorge è… meglio parlare per stereotipi o trattare seriamente una realtà che non si conosce? …perché io non so voi ma preferisco a questo punto classici stereotipi piuttosto di vedere una sorta di realtà distorta spacciata per realtà autentica.

    ps: lo so, lo stereotipo è realtà distorta ma spesso NON viene spacciata per autentica, volevo dire questo.

    questo riguardo ai cattivi, per i buoni il discorso è un altro…

  5. The end of The End

    Sarebbe certamente interessante vedere cosa potrebbe venirne fuori, il problema è però sostanzialmente uno: i soldi! Non sempre ci pensiamo, ma nella maggior parte dei casi i videogame hanno un fine commerciale, è questo che praticamente spinge le case di produzione e soprattutto distribuzione a sostentare l’industria videoludica, e il peggior nemico del commercio è la censura.
    Sebbene infatti in alcuni casi la notizia che qualcosa venga censurato in un determinato paese può incentivare l’interesse verso tale prodotto in altri mercati, se essa copre troppi mercati è praticamente impossibile che le vendite siano tali da fornire ai distributori/produttori denaro (e quindi un motivo) per continuare la strada che hanno preso. Ecco perché prospettive diverse da “Murica is Good” sono difficili da osservare nella realtà, in quanto teoricamente sono una mossa commerciale alquanto azzardata.
    Mettiamoci nei panni dello sviluppatore che vuole inserire il punto di vista dei nazisti tanto citati nei commenti nel suo videogioco: come dovrebbe comportarsi? Cosa gli dovrebbe far fare? Fargli sterminare senza battere ciglio centinaia di soldati inglesi, francesi, americani e russi (proprio come i protagonisti di molti FPS in cui interpreti un soldato americano)? Oppure può provare a farci impersonare un soldato che combatte una guerra che non vuole, costretto a seguire ideali non suoi (prospettiva che potrebbe rivelarsi interessante IMHO)?
    In entrambi i casi ci saranno molti che non saranno d’accordo, soprattutto per il semplice fatto che interpretare un nazista è qualcosa che in pochi accetterebbero, e giù di censure di qua e di là, il gioco non vende, gli sviluppatori ottengono pure la nomea di neonazisti/nemici della comunità e col cavolo che ci pensano un’altra volta (si potrebbe fare lo stesso esempio anche con protagonisti soldati di altre nazionalità).
    È per questo che ritengo che giochi del genere difficilmente vedranno la luce, o comunque rimarranno sempre estremamente di nicchia.
    Anche se questa è solo la mia (lunga) opinione.

  6. chissa cosa dovrebbero pensare i tedeschi allora

  7. Scusate se mi fossilizzo su COD, ma bene o male tra Treyarch e Activision qualche sforzo per estendere gli orizzonti l’hanno fatto, se questo significa la possibilità di sparare addosso a russi, sudamericani, coreani, cinesi, africani, arabi e americani corrotti. Non solo: abbiamo impersonato sì per il 90% americani, ma anche parecchio Price che è inglese, un russo (non mi sovvengono i nomi scusate), un arabo…E nè COD nè altre saghe FPS partite nella seconda guerra mondiale come MOH hanno mai demonizzato eccessivamente i tedeschi a mio parere, così come saghe strategiche, vedi Commandos (quanto ci manca) e Company of Heroes. Certo, li si chiama crucchi ogni tanto o bastardi nazisti e quant’altro, esattamente come hanno fatto i veri combattenti. Non per questo qualcosa se non la personale ignoranza porta un giocatore a dimenticarsi che i soldati nazisti erano poveracci spediti al fronte come tutti gli altri, colpevoli di servire ufficiali poco più disumani dei loro. In ogni conflitto la violenza tira fuori il peggio di ognuno, come allo stadio (se mi passate i termini). Eppure ricordo che anni fa ci fu la celebrazione dei 50 anni di Iwo Jima, che finì con abbracci e chiacchierate tra reduci americani e giapponesi, che pure chissà quanti insulti razzisti si sputarono addosso su quel campo. Nel trasmettere il senso di drammaticità dei conflitti, i videogiochi mi sembrano forse il media più indicato, se usato come si deve; e da videogiocatore posso dire di aver visto trattare questa spinosa materia in modo intelligente e mai banale nelle produzioni importanti.
    Potrei peccare di ottimismo chiaro; ma prendete un gioco bistrattato come Spec ops The line. Paradiso del politically correct: si mitragliano un migliaio di “bravi” marines americani, e noi americani massacriamo anche civili inermi. A trovarlo un libro, un film o una serie Tv che più mi abbiano schiaffato davanti agli occhi un ritratto più fedele dell’assurdità della guerra (nonchè di quanto le meccaniche TPS usate male possano inficiare tanto un gioco da far rischiare di dimenticarselo!)

  8. La mia famiglia appartiene da generazioni ai templari, eppure ho sempre giocato volentieri alla saga di Assassin’s Creed. L’importante è saper fare un po’di autoironia.

  9. A parte il comizio politico spicciolo quanto poco ispirato ma dove sarebbero TUTTI questi giochi “pro america”?

  10. Mi sono fatto anch’io la stessa domanda. tipo quando in Call Of Duty vedi la mappa dei giocatori online … al di là del fatto che secondo me i Russi un po’ ci godono se vengono indicati come “cattivi” (diciamo che una definizione corretta e rispettosa per un popolo il quale presidente fa sparire giornalisti ed elimina i propri avversari politici proprio non mi sovviene al momento) e storicamente gli americani sono stati sempre dannatamente bravi a creare dei “nemici” per distrarre l’opinione pubblica, sto notando che i “cattivi” si stanno sempre spostando verso il “politically correct” attribuiti a zone in cui il gioco non arriva (la corea? la rabbia saudita? scusate, arabia) o dove comunque il giocare è per pochi. Vi è sempre la necessità da parte degli sviluppatori di “non offendere nessunO”per non perdere fette di mercato “oh abbiamo fatto un gioco dove i nemici sono gli inglesi, quanto pensi venderemo in inghilterra?” e grandi disclaimer” ispirato a personaggi storici veri ma sviluppato da persone con credo differenti”

    comunque, i nemici migliori sono sempre i Nazi Picchiatelli.

  11. Ma cominciassero a fare film e videogame i russi per combattere la propaganda demonizzatrice americana ;)

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