Ci devi fare l’abitudine

25

“Sono abitudinario leggo la targhetta sopra l’ascensore. Qual è la capienza, quanti chili porta, poi si apre la porta e non lo so già più…”
Così Elio cantava in una canzone tanti anni fa…
Ma tanti davvero. Tipo che molti di voi erano ancora girini nella sacca scrotale di papà.

Elio narrava un elenco di abitudini che un essere abitudinario era solito ripetere.
A me capita di essere abitudinario riguardo The GameFathers.
Ogni tanto ri-scarico una delle nostre puntate più recenti e ne analizzo le diverse sfaccettature.
Quante parole ho sprecato per poter esprimere un concetto potenzialmente molto più diretto?
Quante parole ho risparmiato per un argomento che avrei fatto meglio a scandagliare più approfonditamente?
Quante volte il Gatto dimosterà di non aver ancora capito che il verbo è “esperienziare” e non “esperrenziare” o “esperrenzare“?
E i “pochettini” di Lodoss?
E i monologhi robertobenigniani di Viperfritz?
Solo Alvise si salva,per ora… ma solo perchè è ancora un infante nonostante l’enorme gap generazionale in mio favore.

Mi è capitato di riascoltare una puntata registrata a fine maggio, la n°39 per essere precisi.
La puntata fu extra-speciale, perché per la prima volta ingaggiammo 5 ascoltatori fra il pubblico che si candidarono per un posto da “ospitone” in una puntata (quasi interamente) dedicata a loro.

Riascoltando la puntata, mi sono reso conto che una frase di uno dei ragazzi ospiti mi era sfuggita.
Si parlava di FF13 Lightning Returns, il bistrattato titolo che all’epoca solo lui e un altro ragazzo ospite ebbero modo di giocare.
Non me ne voglia il diretto interessato, mi scuso anticipatamente, ma non ricordo chi ne parlò nello specifico. Forse Francesco, forse Andrea, forse Fabio. Chiedo scusa.

Mentre si parlava di come il gioco potesse stupire gli abitudinari del gioco di ruolo, grazie all’introduzione del fattore timer che obbligava chiunque ad avere il pepe al culo, dalla bocca di uno dei ragazzi uscì questa frase.

“Le meccaniche di gioco non sono semplici, ci devi fare l’abitudine“.

Ci devo fare l’abitudine?
Questo è un ottimo spunto di riflessione perché potenzialmente si possono trarre mille conclusioni.
Quanti sono al giorno d’oggi i giochi le cui meccaniche non sono proprio così elementari?
Provate a ragionare soprattutto con la mentalità di una persona che non si approccia ai videogiochi quotidianamente.
Secondo me, se tutti ci pensiamo un po’ seriamente, potremmo snocciolare facilmente una serie di titoli a cui noi ci siamo dovuti abituare.
Ma è corretto un tale approccio ai videogiochi?

Siamo noi che dobbiamo abituarci a loro?
Siamo noi che dobbiamo adeguarci a ciò che chi ha prodotto il videogioco ha voluto proporci?

E’ normale che nel 2014quasi15 escano ancora giochi le cui meccaniche debbano essere mandate giù a forza nel nostro gargarozzo nella speranza che si riesca a comprendere (e a farsi andar bene) un titolo?

Vi dico la verità. Secondo me no.
No dal mio punto di vista, no dal mio modo di giocare a 33 anni.
Se le meccaniche di un gioco non riescono a prendermi, non ho più il tempo materiale di adeguarmi ad esse. Passo ad altro.
Certo, non timbrerei il gioco come “titolo di merda”, ma ammetto di non aver più la pazienza per far in modo che io diventi il videogiocatore “su misura” per il titolo.

Ma vivo nella speranza che sempre più videogiochi vengano creati “su misura” per me e per le mie esigenze.
Voi siete i sarti di voi stessi adeguandovi o cercate di dar sempre più spazio a videogiocati “creati apposta per voi”?

farenz2

Prova a cercare ancora!

2

Chi è il vero Re dei platform 2D?

Nella golden age dei videogiochi sono usciti in rapida successione Super Mario Bros 3 (anticipato ...

53 Più commentati

  1. Jeff The Gamer 98

    Spesso anche io quando un titolo non mi prende dopo le prime 2 ore di gioco, lo metto nel dimenticatoio, ma se da quel gioco mi aspetto molto cerco di adattarmi nonostante quello che poi mi offre.

  2. Io personalmente causa il poco tempo appunto e le 6 console con giochi da finire sono come te più selettivo.
    Non riesco più ad abituarmi io alle meccaniche, spesso non riesco a farmi andare giù un titolo per forza come facevo prima.
    Ma l’ho pagato e devo finirlo sta scomparendo dal mio vocabolario sostituito da ok passo lo recupero a 15/20 euro in caso limito i danni.
    Errori ne faccio vedasi watchdogs prenotato da tempo immemore preso iniziato e venduto a poco.

  3. Giorno, becco l’articolo online poco prima di studiare, allora commento ;)

    Be, immagino che il “dipende” sia per molti la scelta più ovvia, magari certi titoli riescono a “partire” solo dopo un certo numero di ore di gioco e dopo quel momento magari sei così preso che non lo lasci più.. Però secondo me dipende soprattutto dal genere di gioco, ce ne sono alcuni che scarto a priori, senza manco provarli (esempio principe: MMORPG visti da amici ma mai veramente provati). Però, ritornando indietro con la memoria, mi ricordo che giocai per un periodo su PC e giocai molto a un gioco di un genere che ora non toccherei manco lontanamente: stronghold crusader, uno strategico all’epoca delle crociate… Ci giocai parecchie ore, a costruire le mie fortezze personalizzate senza manco giocare con la CPU o altre persone, era divertente provare e riprovare a creare… Però ora come ora non ci rigiocherei, mi risulterebbe sicuramente molto meno divertente e quasi una “perdita di tempo”. Ecco, secondo me il confine piuttosto labile tra “decido io cosa giocare” e “speriamo che il gioco mi coinvolga” ė sottile, soprattutto quando si gioca in tenera età, in cui i nostri gusti sono ancora plasmabili: potevano anche regalarti quella che oggi ė considerata lammer*a, ma ci giocavi perché magari era l’unico gioco, magari pure regalato dai tuoi genitori… E sono convinto che una grande, se non la quasi totalità dei nostri generi preferiti discendano dai primi titoli giocati. Poi ė sempre bello scoprire che certi generi, magari leggermente modificati dai cliché classici, non solo ti piacciono ma ti lenti pure di non aver giocato giochi di questo tipo in passato: per me questo cruccio ė rappresentato dai GDR/RPG, che ho sempre provicchiato, quasi totalmente JRPG (Chrono Trigger, FF, Dragon quest) ma non mi hanno mai conquistato. L’impostazione più action che ho trovato in titoli come KH, I tales of (questi però solo provati da amici), ma soprattutto Xenoblade Chronicles mi hanno portato veramente dentro al genere, quest’ultimo l’ho finito l’anno scorso dopo ben 120 ore di gioco, che per me ė quasi un record assoluto. E probabilmente, da quel poco che si vede, giocherò anche a FF XV, l’impostazione sembra decisMente più action e senza turni, una cosa che farà storcere non poco il naso ai fan di vecchia data (credo a Juri non piaccia questo cambio di rotta), ma ė un chiaro segno che Square Enix (che, tra parentesi, negli ultimi mesi ha fatto un marketing tremendo) voglia ulteriormente aprirsi ai nuovi gusti della gente, magari portando a giocare anche neofiti come me e dopo un final fantasy XIII che come saprai, a te ė piaciuto, ma che forse ė stato criticato maggior,ente per essere un ibrido fra vecchio e nuovo, con FFXV essendoci molte più novità il divario sembra essere molto più marcato, e quindi la critica penso agirà di conseguenza, oltre che i giocatori stessi.

  4. per quello che ha da offrire il mercato oggi, se il gioco non mi soddisfa passo ad altro! Nel bene o nel male ora l ampia scelta di titoli mi permette di cestinare i titoli a cui trovo “scomodo” giocare.

  5. Io mi ritrovo spesso a dovermi adeguare a dei titoli dalle meccaniche particolari. Suko perché magari rispetto ad altri player ho i miei tempi, però alla fine riesco nell’intento. Il mio più grande problema è criticare un titolo appena provato, notando subito certi aspetti che non mi quadrano proprio al 100%… Mi porto a casa la mia bella cariolata di insulti da parte di altri player…. finisco il titolo e magari mi fa impazzire da quanto mi sia piaciuto, o magari continuo a sostenere le mie ipotesi iniziali. Questa è davvero una pessima abitudine che non riesco a togliermi di dosso.

  6. Io ti rispondo con 2 esempi, entrambi giochi 3ds:
    Mario 3d land e kid icarus . Il primo mi ha lasciato subito perplesso per la novità del 3d e dal fatto che in alcuni frangenti è utile se non obbligatorio usarlo per capire dove si deve saltare. Dopo pochi minuti di smarrimento (non avevo mai giocato un Mario 3d), ero estasiato dalle meccaniche nuove appena proposte ai miei pollici.
    Il secondo, un gioco che avrebbe potuto divertirmi per ore, ma che una triste scelta nell’utilizzo dei comandi mi ha fatto abbandonare subito.
    Quindi la mia risposta finale alla tua domanda é, che le meccaniche che non mi si addicono non mi va di impararle a forza, anche al costo di abbandonare il gioco prematuramente.

  7. Guarda recentemente mi sono approcciato a giocare dragon age origins e devo dire che inizialmente mi aveva spiazzato.Non avevo mai giocato ad un gdr duro e puro come quello ed infatti inizialmente mi stava annoiando.Tuttavia essendo un ggiovine 18enne e non avendo la possibilità di acquistare molti titoli ho deciso di continuare a giocarlo sperando appunto che mi abituassi al suo gameplay,ed infatti è stato così tanto che DA:O potrebbe tranquillamente finire nella mia top ten dei giochi old gen. Quindi si, sono disposto a dare una possibilità ad un tipo di gioco che inizialmente ha delle meccaniche che non mi convincono pienamente.

  8. Purtroppo mi sembra inevitabile questa cosa. Il primo esempio che mi viene in mente sono gli fps (ma in generale tutti i titoli in 3 dimensioni sono così, anche se gli fps sono quelli che sfruttano meglio la terza dimensione), tutti noi oramai siamo capaci di controllarne le meccaniche a nostro piacimento, ma provate a dare in mano un pad a un non videogiocatore e ditegli : gioca. Non riuscirà a giocarci e questo perché muovere insieme le due levette è difficilissimo, ci vogliono ore per impararlo e comunque inizialmente non sarà in grado di gestire bene i movimenti pur avendo compreso la logica che ci sta dietro (dopo qualche ora9.

    Per altro poi per innovare il gameplay serve inventare nuovi linguaggi con cui controllare il personaggio a schermo e proprio questo fatto del “non mi ci voglio abituare”, secondo me, ostacola tutto ciò. Ammetto anche io comunque di aver abbandonato giochi per questo motivo, uno di questi fu deus ex la cui “storia” con me è lunga e non si limita ai soli controlli, ma quest’ultimo fu un fattore rilevante.

  9. penso che le meccaniche siano parte fondamentale del gameplay in se, se tutti i giochi avessero meccaniche uguali,mettiamo per ogni genere,sarebbero monotoni! come grandi mod del medesimo. anchio non ho molto tempo da dedicargli ma non cerco di “abituarmi” cerco bensì di godermi tutto il titolo. se poi le meccaniche sono alla stramerda fanculo. (tomb raider tutta la serie ps1)

  10. esattamente come dice farenz. Vorrei acquistare dragon age inquisition ma per mancanza di tempo e voglia di impararne le meccaniche e darmi all’esplorazione di un mondo di gioco enorme, preferisco giocare ad altro nello specifico heartstone che ormai é diventato una specie di droga. E dire che con il pc non ho mai giocato…

  11. no, io (Fabio) parlai di South Park! :D
    Comunque per quanto riguarda l’ articolo, generalmente tendo a resistere e perseverare nel completamento del titolo cercando di adattarmi, appunto, alle sue meccaniche. I giochi, però, li abbandono anche io e quasi sempre per lo stesso motivo: Il sistema di controllo. Quando infatti quest’ ultimo è mal calcolato o non mi permette di giocare in modo decente, il disco torna sulla sua bella mensola e probabilmente non penetrerà più una mia console. Recentemente ho abbandonato, proprio per questo motivo, Epic Mickey per Wii il quale, pur presentando una bella atmosfera e un buon gameplay, non ha mantenuto in me la voglia di completarlo e l’ ho scaffalato verso 3/4 del gioco. In realtà il sistema di controllo non è poi così malaccio, ma odio usare il Wiimote per girare la telecamera e puntare verso i nemici da colpire.

  12. Più o meno concordo con te Farenz. Il poco tempo a disposizione rende molto più selettivi nella scelta dei giochi, quindi se ci sono delle meccaniche un po’ indigeste scatta subito un po’ il nervoso e l’istinto è di lasciar perdere e passare ad altro. Però finora, a meno che il gioco non mi facesse veramente cagare, ho sempre cercato di finirlo, anche se le meccaniche erano un po’ particolari. Magari combinando mille errori, ottenendo dei punteggi bassi, ma comunque andando avanti. L’esempio più recente per me credo sia stato il primo Metal Gear, recuperato grazie alla Legacy Collection. Non essendo esattamente il mio tipo di stealth, (in terza persona alla Splinter Cell o in prima come Dishonored) all’inizio la visuale dall’alto mi ha sempre fatto incazzare. Dopo molto tempo e con un po’ di buona volontà alla fine mi sono adattato…

  13. Il giorno che non ci si debba più impegnare un pochino per “imparare” le meccaniche di un nuovo gioco vorrà dire che gli action saranno tutti uguali, i gdr tutti uguali, i platform tutti uguali, i picchiaduro tutti uguali, ecc… Le meccaniche di gioco non sono altro che il gameplay stesso del gioco, e se non abbiamo voglia di “imparare” nuovi gameplay allora vuol dire che non abbiamo più voglia di giocare a nuovi giochi.

  14. Concordo al 100%. Ormai il tempo è quello che è, quindi se un gioco ha bisogno di diverse ore per essere anche solo “digerito” io lo abbandono e passo ad altro.

  15. “Se le meccaniche di un gioco non riescono a prendermi, non ho più il tempo materiale di adeguarmi ad esse. Passo ad altro.”
    detta questa frase ti precludi la possibilità di lamentarti del fatto che non escano nuovi tipi di gioco.

    se hai già l’abitudine a qualcosa vuol dire che NON è una novità

    ad esempio:
    quando usci Guitar hero per giocarci si è dovuto impugnare un nuovo controller ed allenarsi
    quando uscì il Wii il nuovo controller per istintivo che fosse richiese un certo impegno

    a volte abituarsi vuol dire che si sta andando avanti (oculus?)

    personalmente spero che escano sempre nuovi giochi a cui bisogna abituarsi, poi sarà il tempo ed il pubblico a decidere se la nuova abitudine è buona e diventerà lo standard o è stata un idea del caz ed una fatica inutile

  16. Domanda interessante…
    Personalmente ritengo che per offrire un decente grado di sfida devi essere tu ad imparare le meccaniche del gioco, non lui ad offrirti gli “aiutini”, per così dire. Un gioco con la curva di apprendimento troppo permissiva (sei un negato, ti finisco il gioco in autoplay) per me non ha senso. Se vuoi una sfida, sfida deve essere. Per portare un esempio estremo, la serie Souls è diventata famosa proprio per l’elevato livello di sfida che propone, anche se trial and error, ma il trial c’e! Se io affronto un boss di un qualsiasi RPG son io che devo studiare le sue caratteristiche, i suoi attacchi, e arrivare con un equip e una strategia atta alla bisogna, non è lui che deve dire: oh sto player è underleveled di 15 livelli, ha ancora la spada di inizio gioco e abilità del cazzo… cià che mi faccio ammazzare senza fare niente. Questo vale per ogni aspetto. Se non sono capace di fare un certo compito, non devo riuscire a farlo finché non ne sono capace.

    Facciamo un paragone con una partita di calcio: è così appasionante perché ci son le 2 squadre che fan di tutto per battere l’altra, i giocatori devon adeguarsi all’abilità degli avversari se voglion portare a casa la vittoria. Altrimenti è come giocare a porta vuota, che gusto c’e?

    Ovviamente parliamo di giochi fatti con tutti i crismi, con un gameplay ben bilanciato, difficoltà bilanciata ecc..
    Un gioco dove devo smadonnare perché è programmato in modo da esser un achievement il solo camminare lo lascio dove è.

  17. Il grosso problema di chi lavora è il tempo, nel mio caso specifico è anche la stanchezza del dopolavoro che spesso mi blocca…muoio in modi ridicoli e mi incazzo scagliando il pad in ognidove.
    Per specializzarsi (non solo nei videogiochi) occorre dedizione, il problema è se vogliamo diventare “pro”in un particolare gioco o genere di gioco oppure spiluccare tra i tanti giochi che escono e che tanto ci invogliano.
    Mi immagino il Farenz che tra lavoro, famiglia e l’Angolo (oltre alla competizione con il suo vecchio vicino di casa xD) il tempo per i videogiochi se lo deve ritagliare e utilizzare saggiamente.
    Non può rimpinzarsi di rpg o jrpg in quanto gli impedirebbero di giocare a tutto il resto.
    E’ un peccato? Perde fantastiche avventure? Comunque fa bene a decidere di lasciarsi indietro qualcosa? Purtroppo si.

  18. Assolutamente il contrario, non permetterei mai a delle meccaniche di gioco di privarmi del gioco stesso, tanto che a volte dico a me stesso “tranquillo, se perdi è perché non sei entrato nella logica del gioco “.
    In conclusione, Farenz sei vecchio :(

  19. Sono parzialmente d’accordo con farenz, proprio in questi giorni mi sta capitando con gtaV, mi spiego meglio.
    Di solito io sono un giocatore abbastanza completista,preferisco fare tutte le secondarie e poi dedicarmi alla sola trama, in gtaV invece mi trovo spiazzato, perché ancora ora dopo molte ore di gioco non ho capito quali sono le secondarie e la relazione tra le missioni visto che sono divise tra i 3 personaggi, e ogni volta che devo scegliere una missione mi trovo in difficoltà.
    Adattarsi alle meccaniche del gioco può accadere per giochi che cercano di innovare il gameplay di un genere(cosa ormai molto rara) però questo penso dipenda anche da quanto siamo avvezzi ad un genere,se per esempio ho giocato moltissimi fps, difficilmente avrò problemi anche se un fps mi cambia leggermente le meccaniche, mentre io che non ho giocato molti platform sicuramente mi dovrei abituare alle meccaniche.
    Ps:la cosa dei timer nei giochi non la sopporto,cazzo mi metti un macello di secondarie in un open word e mi metti pure fretta? Ma vaffanculo! Ecco perché l’unico dead Rising che ho portato a termine é il 3 dovrei tempo era abbondante, anche se ti costringeva a non cazzeggiare troppo.

  20. 1) farenz ti sei accorto che dite tutti un numero spropositato di volte “a 360 gradi” ?
    2) il dover impararsi le mosse/combo (intese come sequenze più o meno lunghe di tasti) rientra nel concetto che esprimi? Se sì allora praticamente tutti i picchiaduro e gli action alla DMC non sono accessibili da subito ma ci vuole tempo per impararsi a memoria un minimo numero di attacchi (se non si gioca a difficoltà lattante)

  21. Abituarsi… Mi vengono in mente i vecchi giochi di dbz sono un fottuto casino, ora che ci ho perso la mano mi sento un impedito totale.
    Comunque ha i suoi pro e contro, il pro di un sistema “difficile” e’ proprio il fatto di giocare per migliorarsi. Il contro e’ che la non accessibilità oggi può spiazzare e lasciar perdere il gioco

  22. secondo me il discorso può starci per quanto riguarda la difficoltá, se so che il gioco avrá delle meccaniche poco chiare, e me ne accorgo dai primi gameplay che vengono mostrati, magari se non sono riuscito a schiarirmi le idee, lo inizio ad una difficoltá standard,cosi mi verranno “perdonati” gli strafalcioni, se invece sono gia pratico vado di modalitá must die, pero se il tuo discorso é proprio che vorresti che ogni platform fosse mario, ogni picchiaduro tekken, ogni action uncharted, poi non lamentiamoci che i titoli sembrano tutti uguali.

  23. Penso che il fattore determinante oltre alla disponibilità di tempo sia, come ha detto bene l’utente altorac, la dedizione. In fondo, quando ci si deve approcciare ad un classico dei libri (non necessariamente un mattone) o ad un film di grande peso (si differenzi “di grande peso” da “pesante”) o comunque quando ci si approccia ad un’arte, oltre all’intrattenimento c’è inevitabilmente una grande componente di impegno e lavoro (e di conseguenza anche tempo); se non c’è, probabilmente ciò che si sta avvicinando non vale la candela, è un prodotto di bassa qualità.
    Discorso analogo va fatto per i videogiochi: stiamo attenti a guardare con riguardo un prodotto dalle meccaniche facili: potrebbe essere un buon compromesso tra titolo impegnativo e titolo che non richiede troppo tempo disponibile, ma potrebbe anche essere un titolo creato apposta per rendere la vita facile ai giocatori , appagarli e invogliarli all’acquisto dei successivi capitoli!

  24. Poi però non lamentiamoci se non escono nuove IP e i giochi sono sempre uguali o remaster next-gen.
    Al contrario, BEN VENGANO titoli con meccaniche diverse, innovative, che richiedano uno sforzo pratico per essere padroneggiate, altrimenti annegheremmo in un mare di piattume e noia.
    Se poi l’argomentazione è “non ho più voglia/tempo”, beh, mi spiace ma è un problema del giocatore, non del gioco.
    Di solito acquistando un nuovo titolo mi voglio mettere alla prova, non inserire il pilta automatico.

    • si puo fare un bel gioco prendendo cose già esistenti mettendole insieme in maniera intelligente,ste nuove meccaniche nel 90% delle volte sono dei flop lo sono stati i sensori di movimento lo sono stati i comandi vocali e lo sarà la realtà virtuale per il semplice fatto che i VG cosi come ora sono creati e pensati FUNZIONANO BENE SOLO CON IL CLASSICO PAD e i classici modelli di gameplay.

      • Se ragionassimo tutti così il mondo videoludico sarebbe morto da un pezzo. Bisogna rischiare quando si propone qualcosa di nuovo e che funzioni; al contrario, a mio parere la realtà virtuale può essere la grande svolta di questo medium, come lo fu il passaggio da 2d e 3d. Staremo a vedere.

        • la realtà virtuale per non fallire deve creare una modo di fare vg diverso da quello che conosciamo e non adattare quello di oggi a questa nuova teconologia.Cmq fino ad ora i titoli con meccaniche ben rodate e usate in maniera intelligente vanno molto meglio di pseudo innovazioni che portano solo piu problemi.

  25. Non sono d’accordo. Quando compro un gioco, non voglio che la meccanica sia “quella che fa comodo a me”, ma “quella che lo sviluippatore ha progettato”. Chiaramente siamo noi che dobbiamo cambiare a seconda del videogioco, e non il viceversa, sennò che gusto c’è? Si snaturerebbe qualcosa. E bada, non sto parlando di livello di difficoltà e basta, ma proprio di meccaniche in generale. Non è una cosa che magari si deve estendere universalmente su tutti i giochi, chiariamoci, qualche titolo più user-friendly e scazzone può far piacere alle volte, ma titoli un po’ più “complessi” a me fanno piacere, e soprattutto quando imparo a giocarli mi danno grande soddisfazione. Ci vuole del tempo da spendere a volte, questo magari sì, ma personalmente è tempo che spendo volentieri, anche se capisco che la pazienza in queste cose dipenda dalla persona… In ogni caso, nessuno impone di farsi andare giù le meccaniche di un gioco a forza, perchè A) basta informarsi prima ed essere un po’ più selettivi per scremare ciò che già si sa che non ci convincerebbe e B) è diritto inviolabile del videogiocatore spiluccare, storcere la bocca e mandare il titolo affanculo se questo lo reputa stressante da giocare.
    Senza contare poi il fattore sperimentazione: questo genere di ragionamenti “ostacola” le scommesse su gameplay alternativi, in quanto sicuramente non sprona gli sviluppatori a puntare su schemi innovativi, ma piuttosto sulle minestre riscaldate…
    …di cui però ci lamentiamo puntualmente. Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca…

  26. Caro Farenz, ti rispondo in due parti, la prima riguarda me, la seconda la mia ragazza.

    COME LA VIVO IO
    Gioco da vent’anni e per mia fortuna ho avuto la possibilità di giocare ad oltre un centinaio di titoli nell’ultima generazione (di cui 72 su Xbox360, tra titoli retail ed Arcade) spaziando tra molti generi.

    Personalmente ho sentito solo in minima parte il dovermi abituare ad un gioco per le sue meccaniche.
    A parte differenti layout dei controlli, solo pochi titoli mi hanno veramente messo alla prova facendomi approcciare il gioco in modo metodico e specifico.

    Primo fra tutti Dark Souls, ma non posso non far presenti Deus Ex ed Hitman Absolution.

    Videogioco da vent’anni e la maggior parte dei giochi cambiano nell’aspetto ma non nella sostanza…
    Differenti skill-trees, leveling up, gestioni dell’inventario, azioni, movimenti…. ma alla fine siamo sempre lì.

    Più gioco, più esperienza ho a pararmi le chiappe con le novità.

    L’ultimo esempio: The Evil Within.
    L’ho regalato alla mia ragazza, arriva al terzo o quarto capitolo, non ricordo. Si blocca in un punto, mi chiama e mi chiede di aiutarla. Senza aver mai visto nulla del gioco a parte i trailer e senza conoscere il layout completo del pad, faccio tutto il livello senza sbavature, prendendo pure i collezionabili (le Madonnine) in pochi minuti.

    Mi è venuto naturale…

    Mi abituo, nel senso che devo sforzarmi per assimilare qualcosa 100%, solo alzando all’inverosimile il livello di difficoltà. A quel punto studio pure le stat degli oggetti per fare le build (cfr. Darksiders II) o pianifico le strategie con gli amici fuori dalla partita (cfr. Destiny), scusate gli esempi banali.

    Ma tornando alla mia ragazza…

    ————————————-

    COME LA VIVE LEI

    Ha giocato a molti giochi su PS1 e PS2, ha saltato tutta la old gen che sta recuperando ora con la mia Xbox.

    Ogni nuovo titolo è per lei una tragedia. Se supera qualche pezzo è solo grazie ad un Button Smashing infernale, dopo mesi si sta abituando ad utilizzare i due analogici in contemporanea.

    Non riesce a memorizzare il layout completo anche dopo che ha finito un gioco.
    Le meccaniche non le interessano perché dovrebbe studiare il tutorial.

    Capisco che non sia una persona diligente ma per lei il divertimento è non doversi impegnare o sforzare…
    Gioca per giocare in senso stretto, non le importa che ci sia la sfida o di sembrare un mostro del controller.

    ————————————-

    Ogni titolo pretende che ti ci abitui, quello che cambia è solo l’esperienza che hai.
    Più esperienza accumulata c’è, meno drastico ed impegnativo è passare a “nuove” meccaniche.

  27. Si mi è capitato varie volte, per esempio l’anno scorso quando ho giocato per la prima volta la saga di Metal Gear. Aveva delle meccaniche veramente ostiche (soprattutto il 2), però ci ho fatto l’abitudine e non l’ho abbandonato. Mentre invece un titolo che ho abbandonato proprio per colpa delle meccaniche è stato Crisis 3, non sono proprio riuscito a mandarmelo giù… Menomale che l’ho scaricato gratis dal PSN.

  28. Ti posso solo dire che io ho mollato il gioco prima ancora di averlo il pepe al culo. Due ore di gioco: 20€. Perchè devo fare l’abitudine a troppe cose e il timer è davvero un problema minore :(

  29. beh per me è normale in ogni gioco farci l’abitudine,se no verrebbe a mancare quel senso di nuovo;sarebbe triste se ogni gioco che uscisse avesse le stesse identiche meccaniche,una sorta di dejavu.

    Il brutto invece è quando ti rendi conto che la nuova meccanica del gioco è palesemente di bassa qualità rispetto alle esperienze provate su altri giochi,in quel caso mi porterebbe a mollare del tutto il gioco.
    Un esempio è watch dogs,presentato come l’anti Gta per eccellenza e venduto dopo un’ora di gioco… prendendo solo la sensazione di guida e’ una fangata,sembra di giocare a driver della ps1. In questo caso più che abituarsi,la sensazione è quella di doversi accontentare…

  30. Mah… dipende.

    Certo, se non hai mai giocato ad un genere, e non hai voglia-tempo di impararlo, difficilmente lo giocherai.

    Se il genere ti piace, credo sia meno impegnativo impararne le meccaniche.

Lascia un commento