Come è giusto che sia

Vi capita mai di assistere a scene che, a causa della loro scarsissima frequenza, appaiono quasi surreali?
Anche quando la logica porterebbe a pensare che ciò di cui siete spettatori dovrebbe essere la prassi, purtroppo la nostra esperienza ci lascia quasi interdetti di fronte ad episodi che, ahimè, capitano sempre più sporadicamente.

Wow cazzo, questa intro sembra fare da preambolo ad un articolo quasi meta-fisico.
Ma tranquilli… non è così.

Calmate i vostri animi però, torniamo coi piedi per terra… perchè ho intenzione di raccontarvi la scena che mi si è parata davanti poche ore fa.

Location?
Gamestop ovviamente.

Qualche giorno fa entro nel punto di vendita per dare un’occhiata ai nuovi usati arrivati, per far due chiacchiere col commesso, per far passare il tempo nell’attesa dell’ora di pranzo, per cazzeggiare in sostanza.

All’interno del negozio vedo una famigliola, quella classica  “da Mulino Bianco”.
Mamma, papà, primogenito masculo e sorellina. Lui sui 10-11 anni, lei sui 6 o 7.

Tutti felici e contenti, in particolar modo il bambino che strilla come un indemoniato facendo ribaltare numerosi giochi (anzi, custodie di giochi) sugli scaffali.
La potenza dei suoi acuti è talmente elevata che risulta impossibile non sentirlo, ma per il momento non mi va ancora di odiarlo, perché si capisce che l’euforia ha una motivazione più che valida.
Sta per arrivare il suo compleanno e i suoi genitori han deciso di regalargli un gioco.
Come si fa quindi a non ritornare con la mente a quando eravamo noi quel bambino esaltato che supplicava mamma e papà per avere al lancio il gioco di un porcospino blu antropomorfo?

Sia chiara una cosa: di prassi non mi metto a farmi i cazzi degli altri, ma il bambino è davvero irrequieto, i genitori gli corrono dietro urlando tra uno scaffale degli usati e l’altro e alla fine mi sento praticamente “di famiglia”.

Da quel che recepisco, i suoi gli han dato un “aut-aut”.
“O ti compriamo un gioco recente usato (quindi con un valore attorno ai 50 euro) oppure te ne prenotiamo uno da ritirare al lancio, poi sono cazzi tuoi se devi aspettare giorni/settimane/mesi/the last guardian”.

Il bambino passa in rassegna tutto il negozio.
Tra un Binary Domain venduto a prezzi ridicoli e una copia usata di Portal 2 venduta a poco e un cazzo… ecco che arriva… l’illuminazione..

Sì cazzo… GTA 5!
Come ha fatto il bambino a non pensarci prima? GTA 5!

Bambino: “mi scusi quando esce GTA 5?”
Commesso: “Esce a metà settembre”

Primo punto a favore del commesso.
Un plauso all’onestà: non ha detto stronzate pur di ottenere un preorder in più, ma ha corretto ciò che affermano ormai erroneamente i poster in negozio. “SPRING 2013″… Pfui.

Il bambino però non si tira indietro.
Bambino: “Papà va bene lo stesso. È quel gioco DI AUTO di cui ti parlavo. Mi potete prenotare quello?”

Attenzione.

Quante volte avete assistito a questa scena finora? Parecchie suppongo.
Ma ciò a cui state virtualmente per assistere è un caso più unico che raro.

Papà: “Ma questo GTA 5…. è un gioco adatto a lui?”

Incredibile.
Punto a favore del papà, che per una volta tanto se ne fotte del bambino petulante e si informa su ciò che il figlioletto vuole giocare… o meglio… VORREBBE giocare.
La risposta del commesso infatti giunge inaspettata, tanto quanto la domanda del papà.

Commesso: “Guardi… dire che è un gioco di auto è un po’ riduttivo. Sapete cosa bisogna fare per guidare le auto? Bisogna rubarle, bisogna uccidere delle persone. E nel gioco si spaccia anche la droga. Quindi no, direi che non è un gioco adatto a lui.”

Clap clap clap.
Secondo punto a favore del commesso, il cui capo-area spero non stia leggendo questo articolo.
So che fra di voi sono presenti alcuni commessi della sopracitata catena e do per scontato (…) che tutti si sarebbero comportati così, ma sono rimasto comunque piacevolmente colpito.
Dopo tutte le bordate contro Gamestop, mi sembra giusto dare onore al merito quando qualcuno si comporta in maniera corretta.
Anche se forse l’onore al merito andrebbe conferito al commesso, più che a Gamestop… ma questa è un’altra faccenda.

La scenetta non finisce qui.
Alle sole parole “Rubare, uccidere e droga” l’espressione del papà cambia abbastanza drasticamente.
Me ne rendo conto perché ormai avevo in braccio un secchiello di pop-corn…

Il papà si gira verso il figlio.
Lo guarda.
Il bambino alza lo sguardo verso il papà, con un’aria mista fra il pentimento e il “sapevo di questi contenuti, ti ho detto che si trattava di un gioco di guida per farmelo comprare e puttana troia mi hai beccato”

Sbam.

Il padre gli molla una pizza in faccia.
Non poderosa, ma di quelle che ti rimangono tatuate dentro non per il dolore ma per averla presa in pubblico. Ne ricordo parecchie.

E se ne vanno senza comprare/preordinare un cazzo, solo dopo i dovuti ringraziamenti al commesso da parte del papà.

The end.

Questa storia non ha una morale.
Ho solo voluto raccontarvi un episodio che mi ha fatto capire che spesso, anche qua sull’Angolo, generalizziamo troppo.
Esistono ancora famiglie in cui i genitori si interessano dei propri figli? Sicuramente sì, non c’era bisogno di questa scenetta.
Ma mi ha fatto piacere vedere che alcuni si interessano anche A CHE COSA GIOCANO i propri figli, chiaro segno del “non so cosa stai facendo perchè è un hobby che non mi appartiene, ma chiedo di farmi luce a chi è più informato di me”.

Bravo commesso.
Bravo papà.
E bravo pure al pupo, che ci ha provato… ma che ora si ritrova senza gioco e senza un molare.

 

 

 

Prova a cercare ancora!

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165 Più commentati

  1. No aspè…..cos…..come caz è possib….il commesso che non dice cazzat….il padre che chiede informazio……..
    (“SYSTEM PAUSE”)
    //ERROR
    (“SYSTEM STOP”)

  2. Faith in umanity restored!

    A parte gli scherzi, fa piacere vedere che le cose ogni tanto funzionano come dovrebbero, in fondo se si sono inventati il PEGI un motivo c’è.
    Io starei abbastanza attento a quello che guarda/gioca mio figlio (forse perchè un po’ me ne intendo?), magari i titoli più spinosi li affronterei insieme per ‘guidarlo’ verso la giusta ottica con cui prenderli.
    Poi ciò non significa proibirgli per forza GTA5 fino allo scoccare del 18° compleanno (come ha dovuto patire mio cugino!!)…

  3. Mi dispiace per il bambino che ci ha provato ma spero che quando diventerà più grande non gli rompano più così tanto… Ad esempio un mio amico di 14 anni e mezzo compra quello che gli pare, sempre nuovo, al lancio se è qualcosa che aspetta, e credo che i suoi non sappiano nemmeno quanti giochi ha dato che non gli dice mai che va a comprarne uno… quanto lo invidio, io non ho tutta questa libertà :'(

  4. Beh dai, il bambino ci ha provato, andrà meglio la prossima volta.
    Anche a me è capitato di imbattermi in una scenetta simile

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