Dentro Inside

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Finite tutte le festività o quasi, mi sembrava giusto tornare su questi lidi con un articolo che parlasse, stranamente, di videogiochi. Di Inside, per la precisione.

Di Inside conoscevo poco, ma “un poco” più vicino al nulla che al poco.
L’avevo visto all’E3 di Microsoft.
Sapevo che era degli stessi creatori di Limbo e perciò bello a prescindere, stando al pubblico in sala. Seh.

Non per fare l’hipster di turno, ma tutto questo clamore/hype non lo condividevo, probabilmente proprio proprio a causa della premessa scritta alla riga precedente.
Limbo non mi aveva fatto impazzire. Bello lo stile, ma il gameplay e soprattutto la storia… mah.

Ma alla presentazione di Inside, tutti i videogiocatori del mondo erano più eccitati delle ragazzine sotto l’hotel di Justin Bieber, in attesa che il “cantante” scatarrasse loro in faccia.
Quindi, per carità, sono stupido io.
Io “non capisco l’arte”, citando uno youtuber emergente di qualche anno fa.

Tuttavia, giusto per ricredermi e capire che poi così tanto stupido non sono, decisi di dare una chance anche ad Inside…
Una chance ponderata però. Non avrei mai speso i 20 euro “di listino”, attendendo più che volentieri il primo sconto sull’Xbox Live.

Passano le settimane.
Non mi dimentico di Inside.
Settimanalmente, ovvero suino, lo cerco sullo store e lo trovo sempre ai soliti cazzo di 20 euro.
Però ascolto diversi podcast e molti ragazzi lo han provato, giocato, finito ed amato, esaltandone le qualità artistiche e la cura nello sviluppo.
Ok. Lo compro. Ma ancora a 20 euro no eh.

Passa il black friday, passa il cyber monday ed un bel giorno… che succede?
Me lo trovo non solo in offerta a 8,99 euro… ma me lo trovo sullo store della PS4 a quella cifra. Non sapevo fosse esclusiva temporale Microsoft.
Lo compro un giovedì.
Lo comincio sabato, lo finisco domenica.

Un tempo un gioco da 5 ore l’avrei finito dalle 20.00 all’una di notte.
Oggi mi ci vuole un weekend, mondo malandrino e becero. Ma vabbeh.

E… quindi? ‘sto Inside?
Tutti i pareri positivi che ascoltai nei podcast riguardo Inside, li confermo.
La cura certosina con cui viene riprodotto il nostro protagonista/ragazzino sono un piacere per gli occhi, soprattutto se pensiamo alle dimensioni esigue del team che l’ha creato.
Chiaro esempio di come un gioco di questo tipo, con tutti i pro e i contro del caso del mondo indie, possa spruzzare merda spray in faccia ad altre realtà tripla A con budget hollywoodiani alle spalle.

Ma si può parlare di Inside senza menzionare la trama?
Tecnicamente no, essendo uno degli aspetti fondamentali da esaminare in fase di analisi di un gioco di questo genere, ma in pratica sì.

La trama vede un ragazzino che fin dai primi secondi di gioco deve scappare.
Scappare da adulti che, appena lo vedono, lo trucidano, con sequenze anche piuttosto crude.

Bene. Abbiamo un ragazzino, abbiamo degli adulti che lo rincorrono per tutto il gioco, abbiamo anche alcune altre modifiche del gameplay platformico all’interno delle 5-6 ore di gioco, ma….

abbiamo anche il fatto che non c’ho capito un cazzo.

Il gioco finisce ad un certo punto e non puoi far altro che chiederti un enorme BOH?
Agguanto l’iPad per cercare spiegazioni e, grazie all’immancabile compagno Google, leggo le prime 3-4 che mi capitano sottotiro… ed alcune di esse sconfinano nel campo medico scientifico.

Ma le 3-4 interpretazioni che ho letto io, che potrebbero essere addirittura 3-4mila, non hanno senso. O meglio, tutte hanno un senso e nessuna ha senso.
Perché la trama è talmente oscura e interpretabile (o mal interpretabile) che non si può parlare di una trama vera e propria.
E via, migliaia di articoli in merito.
E via migliaia di thread aperti sui forum.
Ognuno con la propria personale interpretazione.

E ciò cos’ha comportato? In moltissimi, come me in questo momento, stanno parlando del gioco.
Questo evidentemente era il suo fine ultimo. E, permettetemi, se prima in testa avevo un enorme BOH, ora ho un altrettanto enorme VAFFANCULO.

Perché se da un lato ho un gioco rifinito dal punto di vista delle animazioni e dello stile, dall’altro ho una becera trovata per auto-pubblicizzare il titolo.
E la cosa bella è che in molti considerano la trama GENIALE, proprio perché criptica. Ma succhiatemelo.
Non è in questa maniera che riesco ad apprezzare i giochi. Per niente.

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Prova a cercare ancora!

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21 Più commentati

  1. Ciao Farenz! Molto interessante come articolo, ti ringrazio perchè anch’io sono interessato ad Inside, ma come te non avevo voglia di sganciare 20 euro.
    Il gioco mi fa piacere che possa intrattenere e che sia ben fatto. Un’ulteriore spinta a provarlo per conto mio. Riguardo al finale aperto e oscuro sono un po’ sono deluso. Nel senso che è una pratica che ho sempre trovato molto fastidiosa, perchè lo vedo come un becero tentativo di chiudere la storia senza effettivamente chiudere niente. Ma evidentemente è una pratica che rende e anche molto, perchè tanto ci pensa il fandom a trovare le interpretazioni più disparate e allucinanti!
    Non so se lo conosci, ma è il motivo per cui odio visceralmente l’anime “Evangelion”: la trama giunge fino ad un certo punto e poi partono un paio di episodi da trip mentale e la serie si chiude con un nulla di fatto. Il risultato è che mentre ti scrivo sono già usciti un paio di film che teoricamente ampliano la trama e una serie di film reboot di cui si attende il capitolo conclusivo da almeno 5 anni.
    Ma che ci vuoi fare? Scrivere un finale è mainstream!
    Ciao Farenzio ;)

    • Non penso che evangelion sia un anime senza finale: i due episodi finali della serie sono stati imposti dal budget striminzito, il film the end of evangelion è il vero finale della serie, quindi conta quello. Per quanto criptico e pieno di simbologie a volte verbose, lo ammetto, alla fine non è così incomprensibile come sembra a una prima visione, e lo noti da come ci sia alla fin fine un consenso quasi unanime sull’interpretazione dei passi fondamentali. I reboot sono un’altra questione, e possono benissimo non essere visti per capire la serie originale.

      • Sì The end of Evangelion è più chiaro e so bene che gli ultimi episodi sono il risultato di un salvataggio in extremis vista la mancanza di fondi. Quello che però non concepisco è come da un finale monco e striminzito come quello della serie ne sia nato un fenomeno mediatico. Alla gente deve piacere davvero tanto farsi seghe mentali, perchè Eva vive di quello. Anche i reboot ne sono prova: ancora più incasinati di prima e noi, dopo anni che Anno non fa nulla si sta ancora qui ad aspettare il quarto capitolo.

  2. Ciao farenz, ero intenzionato a comprare il gioco in questione, ma sono mosso precisamente dai tuoi stessi dubbi (che mi sembrano tra l’altro almeno parizialmente confermati) e quindi sto ancora aspettando qualche buona offerta essendomene interessato da qualche giorno, e trovandolo solo a 20 euro.
    Il fatto che la storia sia volutamente criptica comunque, non è qualcosa di nuovo, e non si limita ai videogiochi. Più che altro, si potrebbe dire che questa tendenza stia gradualmente interessando anche il mercato videoludico.
    Un esempio che mi viene abbastanza immediato, è l’anime di neon genesis evangelion. Ora, a prescindere dalla sua visione, il piano del regista era similare a quello di inside: rendere almeno una parte della storia volutamente complessa non per creare una trama interessante, ma perchè in questo modo, l’interesse per il titolo rimarrà sempre accceso. Ed è successo proprio così, sia per quest’anime sia, a quanto ho potuto vedere, per questo videogioco. Il problema è che alla gente piace overthinkare, spendere centinaia di migliaia di parole in analisi che manco fosse una tesina di laurea, per estrapolare concetti ed espanderli in base alla loro percezione degli stessi. Il che, di per sè non rappresenterebbe un problema. Il problema nasce quando ciò diventa un pregio del gioco. Perchè non è detto che un’opera non possa suscitarmi un’attenta riflessione, ma non è neanche detto che suddetta riflessione non sia semplicemente dovuta alle mie conoscenze, “accese” dalla scintilla lanciata dal gioco. In sostanza, da un punto di vista commerciale come biasimarli? Pubblicità gratuita, continua, e che copre il gioco in un alone di mistero difficilmente penetrabile. Da un punto di vista che oserei definire etico, la ritengo una tecnica non solo spregevole, ma pigra. Pigra perchè lo scrittore della trama ha semplicemente preferito lasciare volutamente delle robe in sospeso perchè semplicemente non c’è necessità di scontentare nessuno, nè c’è necessità di far chiarezza. Ci si può tranquillamente stendersi ed attendere che un ammasso di persone lavorino al posto tuo, e tirino fuori le analisi più assurde e complesse che possano essere concepite dalla mente umana.

    Nella scrittura di un romanzo, uno dei consigli che viene dato ai novizi è di evitare l’utilizzo degli avverbi di modo. Non perchè essi siano negativi di per sè, ma perchè portano lo scrittore ad adagiarsi sugli allori. Tenendo conto che un avverbio di modo esprime un concetto che potrebbe essere “mostrato” tramite le parole (show, don’t tell!).
    Ecco, parafrasando questo concetto, una trama criptica non rappresenta necessariamente un male. Lo rappresenta nel momento in cui lo scrittore non ha nulla da dire o non sa come concludere coerentemente la sua storia, e decide di affidarsi al generoso contributo dei fans.
    Il che è decisamente triste.

    • una trama può essere intricata e criptica quanto si vuole ma deve essere coerente e chiara nella parte finale , lasciare una trama in sospeso è da fottuti stronzi è come costruire una casa senza le porte vicino a un campo di rom tirando un tappetto di raso rosso fuori dall’entrata.
      sinceramente mi fa incazzare e non poco , per esempio Bioshock infinite senza la sequenza finale che spiega un po ‘che cazzo abbiamo fatto nelle ore precedenti di gioco non so se l’avrei apprezzato cosi tanto.
      gli unici casi in cui accetto che la parte finale non venga spiegata sono nei giochi ad alto tasso di ignoranza per esempio Doom ; per quanto venga ampiamente spiegata nei file di gioco è assolutamente senza senso dall’inizio alla fine XD ma mi sta bene cosi e l’ho amato per questo , la sequenza in cui il robottone IA gli dice di sistemare i controlli delll’Argent per evitare una catastrofe e il doom marine se ne sbatte le palle spaccando tutto mi ha fatto morire dal ridere.
      infine ci sono i giochi che tipo la serie dei souls e bloodborne che lasciano ai giocatori intuire la trama senza mai spiegarla totalmente , avere una vera storia da seguire e non pezzi di lore avrebbero impreziosito di più i titoli , per carità mi sono piaciuti moltissimo ma avrei preferito una trama più strutturata :( perchè rendere difficile anche il capirla? non bastava la difficoltà del gioco?!

    • Ragazzi va bene che Evangelion possa non piacere, però non scordiamoci l’oggettività! Se queste parole ” Pigra perchè lo scrittore della trama ha semplicemente preferito lasciare volutamente delle robe in sospeso perchè semplicemente non c’è necessità di scontentare nessuno, nè c’è necessità di far chiarezza. Ci si può tranquillamente stendersi ed attendere che un ammasso di persone lavorino al posto tuo, e tirino fuori le analisi più assurde e complesse che possano essere concepite dalla mente umana. ” si riferiscono al lavoro di Anno, signori non so che anime avete visto. Sicuramente Evangelion ha dei punti di libera interpretazione ma non mi dite che per questa motivazione tutto ciò che c’è ( e di roba ce ne sta tanta ) è da buttare. Ora non conosco il tuo livello di “studio” di quest anime e quindi non saprei nemmeno quanto andare in profondità nella risposta, perchè dopo un po’ senti di tutto. Persone che giustamente si domandano quale sia il significato da dare alla famosa scena dello choking e due secondi dopo ti chiedono cosa sia il progetto per il perfezionamento dell’uomo ( domanda non troppo lecita rispetto alla prima se ti arroghi il diritto di dire che non si capisce nulla, parlo con un tu generalizzato adesso ).
      Come si collega questo al discorso su inside? Io il gioco ancora non l’ho giocato ma siamo certi, Farenz, che sia giusto giudicare negativamente le “trame oscure” a prescindere? Purtroppo non posso risponderti per punti perchè non ho giocato il titolo ma ho sentito la necessità di dire la mia sulle “trame difficili” quando è stato paragonato ad Evangelion. Può darsi che in realtà la trama sia spiegata ma la tua sensibilità non ti ha permesso di coglierla? Magari giocavi leggermente distratto o non ti aspettavi un titolo così criptico e non hai fatto caso ai dettagli. Perchè altrimenti si rischia di tacciare di “trovata commerciale” un tipo di ricercatezza stilistica. Ripeto, purtroppo faccio più riferimento all’eterna diatriba Evangelion opera colossale/merda piuttosto che al gioco che non ho giocato, e mi dispiace. Lo recupererò il prima possibile.

      • Il collegamento, se dovessi andare nello specifico, è dovuto palesemente agli ultimi due episodi della serie, che rappresentano ancora oggetto di discussione ed ai tempi sollevarono una polemica nazionale in giappone. Episodi che non hanno nè capo nè coda e tranne per la componente artistica sperimentale, mandano la trama a farsi benedire, senza ottenere un finale (che si otterrà con 25’+26′ aka ending of eva).

        • Gli ultimi due episodi rappresentano il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo applicato solamente all’animo del protagonista che dopo tanta sofferenza riesce finalmente ad accettarsi per quello che è. Perchè dopotutto il soggetto di Evangelion è Shinji e le turbe mentali che si creano nelle (e tra) le persone, non i “robottoni”. Dire che non hanno nè capo nè coda è un po’ meh, soprattutto quando basta una veloce googolata per vedere come i fan siano giunti ad una sola interpretazione e ad un’analisi decisamente approfondita. The End of Evangelion mostra invece l’esecuzione materiale del Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo (applicata a tutto il mondo) che nella seconda parte passa comunque attraverso la psiche di Shinji.

          • Posso solo che sottoscrivere ciò che ha detto robbe.
            Sono il primo a dire che Evangelion non sia un’opera di facile comprensione e che una sola visione non sia assolutamente sufficiente per comprenderla a pieno, quindi quando ne parlo con qualcuno chiedo sempre “quanto ti sei informato a riguardo?” perché io per primo dopo la prima visione avevo più punti interrogativi che certezze. Credo che il punto centrale sia la sensibilità di ognuno, personalmente ho subito avvertito la profondità di ciò che avevo appena visto e mi è venuto spontaneo chiedermi ” quello che non ho capito non l’ho capito io o non è stato proprio detto? Quella scena cosa significava? Ci sono le basi per una conoscenza oggettiva o si basa tutto sulla sola interpretazione?”. Se non sorgono queste domande o l’opera non riesce a trasmettere nessun messaggio ( o forse non ne ha o è troppo banale ) o la nostra sensibilità non è sulla stessa linea d’onda di quella dell’autore.
            In ogni caso, senza adeguato “”studio”, ripudierei ogni forma di giudizio assoluto del tipo “episodi che non hanno nè capo nè coda” perchè si mozza ogni tipo di discussione e, scusa se te lo dico, non si fa comunque una bella figura.

  3. Ma insomma…ti é piaciuto, ti ha fatto cacare, nonostante il finale lo consigli? Apprezzo le storie che lasciano lo spettatore/giocatore nel dubbio, ma quando l’escamotage della cripticità serve solo a coprire la mancanza di idee, mi incazzo.

    • Io l’ho preso a 3,99€ su Steam e a questo prezzo è da non lasciarselo scappare assolutamente, anzi lo avrei pagato anche 10€ o 15€ probabilmente.
      Il finale può far arrabbiare ma non è buttato a caso per concludere il tutto.

  4. ho avuto sensazioni simili con hyper light drifter, gioco delizioso e che ti consiglio se non l’hai ancora giocato, ma che a livello di trama è veramente oltre l’incomprensibile. Devo dire di essermi imbestialito una volta arrivato al finale, soprattutto perché mi aspettavo durasse di più. Con il passare dei giorni però la rabbia si è dissolta, e ho ripensato con nostalgia alla voglia di scoperta che mi ha guidato durante le poche ore di gioco, e alle emozioni che il totale mutismo del gioco mi ha regalato. Forse dialoghi e spiegoni in mezzo me ne avrebbero privato. E per quanto queste mosse nascondano spesso un’incapacità della produzione di inventarsi una storia ben scritta, preferisco un finto mistero a una banale verità.

  5. A me ha lasciato l’amaro in bocca però è stato talmente bello fino a quel punto che ci passo sopra.
    Poi personalmente preferisco questi finali che provocano un minimo di dubbio e ragionamento piuttosto che la merda a cui siamo abituati. Voglio dire, molto meglio questo che i finali di Tomb Raider, Uncharted, AC o altre banalità simili.

  6. Sono storie che alla fine volutamente non hanno una spiegazione definitiva, come alcune
    serie tv per non parlare della trama del già citato Evangelion (che ho adorato).
    L’unica cosa è farsi la propria idea per come più ci piace e tirare avanti.
    Concordo sul primo VUF (Vaffa Ufficiale Farenziano) del 2017.

  7. (Ostia, è una vita che non commento)
    Dunque, premetto che il titolo in oggetto non l’ho giocato, ma ho piena intenzione di farlo dal momento che ho ADORATO Limbo; quando si parla di Indie, quasi sempre si finisce intrappolati in discorsi sulla cosidetta “arte videoludica”, quasi fosse una preerogativa dei giochi che hanno un certo tipo di sviluppo (io l’arte la vedo anche in Assassin’s Creed o Super Mario, per dire. Ma non divaghiamo.)
    Più che di arte, secondo me in questo caso si dovrebbe parlare di scelte registiche (se di “regia” si può parlare in campo VG): la scelta di indirizzare la trama in una certa maniera è lo strumento fondamentale (se non l’unico) che ha lo sviluppatore per comunicare il suo messaggio a me, utente finale. Quindi la domanda che mi sorge spontanea è: questo finale è stato scelto per portare lo spettatore ad interrogarsi e a mettersi in discussione, oppure, come dicevi, solamente per creare confusione e quindi discussione sul web?
    Io questa risposta non saprei darla (soprattutto perché, ripeto, il gioco non ce l’ho) ma questo articolo mi ha fatto pensare ai titoli simili che ho nel mio bagaglio culturale: penso a Her Story, che nelle conversazioni con la mia ragazza è continuaro ad emergere per 2/3 mesi dopo il suo termine, anche grazie alle teorie interpretative trovate in rete. Penso a Gone Home, che per quanto fosse una mezza ciofeca ricordo di aver trovato in rete parecchie discussioni in merito; ma questo sono solo gli esempi più freschi che ho in mente, sinsieme a molti altri sempre facenti parte del ramo Indie del mercato. Quindi per concludere: “confondere il finale” potrebbe sì essere una scelta di marketing, oppure una scelta stilistica…ma più probabilmente è l’unico modo per distinguersi in mezzo a un mare di uscite mediocri, che inevitabilmente spariscono dai cuori e soprattutto dalle liste della spesa dei videogiocatori. Oppure, tutte e tre le opzioni precedenti, visto che una non esclude le altre.

    p.s. apro troppe parentesi, chiedo venia

  8. Concordo. Gioco tecnicamente fantastico.
    Personalmente trame simili fanno provare alla fine solo la sensazione di aver perso tempo.

    Se vogliamo due esempi cinematografici questo gioco è un po’ come Revenant e Birdman: due film tecnicamente fantastici sotto ogni punto di vista, trame che alla fine mi hanno lasciato con due grossi “ma andatevene tutti a fanculo” per la loro banalità sia a livello di traccia, tematica, che critica.

    Poi oh, sarò scemo io.

  9. Io, comunque, non curante dell’avviso di Farenz l’ho preso e a prezzo pieno. Mi è piaciuto moltissimo, molto più di Limbo, che onestamente era troppo frustrante e, a malincuore, non l’ho mai finito. Senza soffermarmi troppo sui meriti, che ci sono e sono innegabili (atmosfera, level design, animazioni, meccaniche di gameplay) chiedo: cosa vi ha dato così fastidio del finale? Gli elementi per ricostruire una catena di eventi logica ci sono tutti, la chiusa aperta è positiva e comprensibile…finale inatteso, senza dubbio, ma assolutamente NON campato in aria. É vero che alcuni dubbi rimangono, ma di poco peso nel bilancio di tutta l’avventura. E il gioco si regge intelligentemente su un paradosso estraneo al genere: è una storia di infiltrazione, non di fuga.

  10. Insomma ha la solita trama di Limbo, non si capisce quando siano morti il ragazzino e la sorella/fidanzata o se lui sia già un fantasma o meno.

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