Il lato oscuro del videogioco?

Cos’è che fa un buon videogioco? Il costo? La produzione? La grafica?

Nulla di tutto ciò, almeno preso singolarmente. Io considero un gioco “riuscito” quando è capace, attraverso le sue singole caratteristiche, di divertirmi, quindi di portarmi a desiderare di giocarci sempre più tempo.

Da qui possiamo però partire per un ragionamento che ci porti in un ambiente più oscuro e di grande attualità di questi tempi, in cui l’assuefazione al divertimento che fornisce la macchina può assumere risvolti negativi e caratteristici di una vera e propria dipendenza: i Videopoker.

Da un punto di vista puramente enciclopedico, il videopoker-videoslot-slot machine può benissimo rispettare i canoni di videogioco. Intrattiene, diverte, appaga e gratifica il giocatore, proponendo un’esperienza di gioco semplice, diretta ed emozionante.

Tuttavia c’è un dato che non si può certo lasciare trascurato a fare la differenza con i videogiochi veri e propri: il target di questi apparecchi è solo e soltanto l’adulto, solitamente oltre i 30-40 anni, e nella quasi totalità dei casi privo di alcun altro tipo di videogioco.

Quindi possiamo tranquillamente ritenerlo il casual game per eccellenza? Può darsi.

Fatto sta che il videopoker è spesso alla ribalta per fatti di cronaca: famiglie rovinate, interi patrimoni dilapidati, ricettazione, arrivando persino a collegare lesioni personali e omicidi alle malefiche macchinette.

E nonostante tutto, ogni giorno miliardi di euro confluiscono nelle casse dello Stato (le videoslot sono la PRIMA entrata per l’Italia), fuoriuscendo dalle tasche più o meno capienti dei vari adulti over 30 che sulle “macchinette” passano anche intere giornate.

Ma cos’è che le rende così attraenti, così affascinanti? Volendo possiamo ritrovare in una slot machine tutti i principi di base del videogioco: il desiderio di supremazia, l’eterna lotta dell’uomo contro la macchina e contro le altre persone per ottenere le vincite più alte e i vari Jackpot, la soddisfazione di sconfiggere il software ai vari mini-giochi di astuzia e abilità, la gratificazione della vittoria e l’amarezza della sconfitta.

Pertanto penso non ci sia nulla di sbagliato nel dire che probabilmente dentro ogni essere umano giace un intrinseco amore per il gioco. L’interazione uomo macchina evidentemente è ben più che un semplice hobby per pochi eletti.. e forse un po’ di Playstation non farebbe che bene ai giocatori più accaniti!

Voi cosa ne pensate?

Prova a cercare ancora!

viper5

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