Il momento più importante

tokiBuon rientro dalle ferie.
Non capisco come le due parole “buon” e “rientro” possano coesistere nella stessa frase.

Ci siamo lasciati più di un mese fa, con un articolo riguardo il gioco più importante della vostra vita.
Quell’articolo, che vide un ritorno di una vostra buona partecipazione (che ho molto gradito) ha dato lo spunto per una mail di un ragazzo, Giulio, che a sua volta mi ha dato spunto per questo articolo.

Dai, fate la battuta “Inception”.
Teste di cazzo.

Perché Giulio mi ha parlato di un concetto diverso di importanza.
Mi ha chiesto quale fosse il gioco più importante dal mio punto di vista, ma non ai fini della carriera videoludica.

So che ciò potrebbe sembrare quasi un controsenso, ma se ci ragionate… ognuno fra voi avrà nel proprio passato un gioco di questo tipo.
Un gioco cioè che lo ha segnato per qualcosa che esula dal mondo dei videogiochi.
Giulio nella mail mi ha fatto un esempio, ma ancora prima di leggerlo, sapevo già come rispondergli. Nella stessa maniera con cui do il via a questo scambio di opinioni angolari.

Il gioco che il sottoscritto reputa più importante da questo punto di vista è, come da immagine dell’articolo, Toki.

Toki è un gioco che non ho mai amato particolarmente. L’ho giocato sui cabinati un’infinità di volte, sempre molto volentieri, ma non ne sono mai stato un fanatico.
Buon platform, divertente la componente shooting, ma non so… non è mai entrato tanto nelle mie corde.
Non al punto da dover comprare l’imminente remake in uscita.

Correva però l’anno 1992 e, come ogni estate (da quando avevo 6 mesi a quando ho avuto 21 anni), mi trovavo a Marina di Carrara.
Più precisamente al Bagno Paradiso, dove risiede una parte del mio cuore. Ma questo è un altro discorso, troppo sdolcinato per voi puttanieri.

Nel bar di quello stabilimento balneare ogni anno ritrovavo ben 2 cabinati su cui trovavo giochi sempre diversi: Bubble Bobble, Ghost n’ Goblins, quello di cui non ricordo il nome ma impersonavi un agente tipo 007.
Ogni anno cambiavano.

Il 1992 fu l’anno di Toki.
Ogni giorno, mamma e papà mi davano i soldini per andare a comprar loro il gelato… soldini che erano sempre leggermente più abbondanti per permettermi di fare 1/2 partite ai cabinati.
Sono lì che gioco a Toki, con il Maxicono al Whisky che si sta sciogliendo (sì, perché ero così stupido da comprare i gelati PRIMA di giocare) e si avvicina un ragazzino più o meno della mia età, che comincia a darmi dritte sul gioco, azione che da buon videogiocatore… lo sapete tutti… odiavo con tutto me stesso.

Finita la mia partita, il tizio non si scrolla, e mi pone questa domanda.
ma non è che per caso c’hai qualcosa come… boh… racchettoni… o bocce?

Era l’estate del 1992, avevo 10 anni e mezzo, ero ancora all’oscuro sul pericolo degli omosessuali che ti trasmettono l’aiz e quindi non potevo supporre… anzi, non SAPEVO supporre che quello potesse essere uno che ci stava provando con me.
Ed infatti, dopo aver consegnato il maxicono al whisky a mio papà e una coppa Fiordilatte a mia madre, cominciammo a giocare a racchettoni.

Da quei racchettoni, è nato qualcosa.
Non un amore omosessuale, ma un’amicizia quasi fraterna.

La vita poi ci ha un po’ allontanati, per forza di cose, nonostante lui viva tutto sommato vicino a casa mia. A Milano merda, per la precisione.
Ma ancora ci sentiamo ed è venuto al mio matrimonio, in ospedale quando è nata Maia… e quando ci si vede mi sembra di rivivere tutti gli anni passati assieme al Bagno Paradiso di Marina di Carrara.

Ma nonostante la lontananza e la scarsa frequentazione, posso tranquillamente affermare che Toki mi abbia fatto trovare il fratello che non ho mai avuto.

E voi?

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18 Più commentati

  1. Era avo quello di cui parli?..

    • Non capisco da dove tu possa aver dedotto che si tratti di Avo.
      Dico che vive a Milano.
      Dico che è venuto al matrimonio e alla nascita di mia figlia… certo, ma Avo lo vedo anche settimanalmente o quasi.

      • Boh ho pensato a lui.. mi ricordavo che Avo era di Cremona giusto (?) ma non ricordo bene dove vivesse ora.. cmq ho toppato sorry ci stava bene fosse stato lui però..boh sai leggendo l’articolo mi son proprio immaginato la scena di te bambino davanti al cabinato e lui coi brufoli che ti rompeva il caxx :-))

  2. ..o non ho capito un cazzo?..

  3. Bell’articolo Farenz!
    Non so se si tratti del “momento più importante” in assoluto, ma una situazione del genere l’ho vissuta con Skyrim.
    Novembre 2011, appena immatricolato alla facoltà di medicina e da buon nerd dotato di scarse capacità di interazione sociale. Avevo a malapena fatto amicizia con un ragazzo, col quale stavo parlando (che caso!) di videogames. Ad un certo punto ha luogo il seguente dialogo:
    Io: “Tutto molto interessante a lezione, ma la mia preoccupazione più pressante in questi giorni è questa: meglio vampiro o lupo mannaro?”
    Improvvisamente, un ragazzo sconosciuto seduto lì accanto mi guarda e mi fa: “Lupo mannaro. Il vampiro lo hai già fatto in Oblivion”.
    Io: “Hai ragione!”
    E niente, con questo ragazzo ho stretto una forte amicizia e grazie a lui sono stato introdotto in una cerchia di amici fantastica e che mai avrei sognato di avere.
    Per la cronaca, poi ho comunque fatto il vampiro. I lupi mannari sono da sfigati.

  4. Cazzo, dopo 26 anni ti ricordi ancora il gusto dei gelati che hai portato ai tuoi? Io solo per la mia prima cotta ricordo i particolari del passato.

  5. il vero discepolo angolare si distingue in queste cose:
    Marina di Carrara?
    icchè ci facevi al di sotto del Po? :D
    si vede proprio che eri giovine e sbarbato…

    Toki, non a caso anche un personaggio di Kenshiro.
    Coincidenze?

    più seriamente, anche io ai tempi dei cabinati “marittimi” (ero più a sud, nella ridente Rosignano Solvay ) ho fatto buone amicizie,che son rimaste comunque fino ai tempi di liceo (in quei posti ci va sempre la solita gente)e qualcuno anche oltre.
    Ma il momento più importante è stato all’università.
    Ero uno stronzo, dopo aver fatto un liceo scientifico mi son buttato su ing informatica.
    Essendo bocciato un anno al liceo, cambiato liceo e altro, ero comunuque rimasto in contatto con compagni e amici (uno addirittura delle medie) che erano “un anno avanti” così da potermi raccontare come fosse ing informatica e così andai.
    Ero si stronzo, ma anche sfigato: dopo un liceo scientifico mi sono accorto, arrivato all’università, che non avevo praticamente basi in Matematica e Fisica.
    GENIOH.

    Al che nei pomeriggi di studio mi venivano in soccorso compagni di corso messi (più o meno )nelle mie stesse condizioni.
    Oltre che quelli “della mia stessa età” del “secondo” anno che aiutavano i nuovi arrivati o anche quelle fantomatiche creature dell’Internet che erano i forum.
    Il forum di studenti universitari in cui si scambiavano appunti, si organizzavano cene, ma che sotto sotto era una branca di nerd infami e si organizzava lan party ignoranti nelle aule dell’università.

    In quelle occasioni ho formato amicizie importanti, durature e, nonostante le distanze(classici cervelli in fuga a giro per l’Europa e il mondo), affiatate.
    Sicuramente non era del tutto merito di giocare insieme a Worms Armageddon o Mario Kart 64 con l’emulatore usando in 3 la tastiera di un portatile, rischiando artrosi premature, che ci fece legare,ma quei momenti di,solo, 9 anni fa mi hanno portato amicizie ben più forti di alcuni che conosco anche da 20 anni.
    Arrivando anche a rispondere alla classica domanda della nonna: “chi è il tuo migliore amico?” rispondendo uno conosciuto appunto all’università, anzichè uno che conosco dalle medie (che comunque ha il “secondo posto” ).
    O anche l’aver conosciuto quella che è diventata la mia migliore amica.
    Cosa non banale per una fava come me.

  6. Innanzitutto mi fa molto piacere aver dato lo spunto per questo articolo.
    Diciamo che la mia risposta già la sai ma…sticazzi.. ci tengo a rispondere ad un “mio” articolo.
    E, come ho scritto nella mail ponendoti la domanda, la risposta non è così scontata.. ti ho fatto più esempi.. quello dell’amicizia, quello di quando sono stato relegato a casa per settimane, non perché fossi ai domiciliari, ma per un’operazione…o ancora di quando mi distraevo con un pad in mano per non pensare alla mia ex. Che comunque è una troia.
    Ma leggendo la tua risposta anche la mia pare più semplice…ed è il primo esempio da me fatto.. Grazie a FIFA 11( un gioco non tanto passabile, quanto di per sè insignificante, dal momento che è uno di quei titoli che compro ogni anni e chissenefrega di quello prima) ho conosciuto un ragazzo con il quale è nata un’amicizia fraterna e nonostante la distanza ci siamo visti più volte, abbiamo riso, scherzato, mangiato, bevuto (e vomitato) e naturalmente, seppur crescendo e con maggiori impegni, quando possibile videogiochiamo.
    Sembrerebbe quasi un altro aspetto positivo dei videogiochi…

    Ah già, Inception.

  7. A questo articolo potrei rispondere citando vari giochi, che associo a diversi episodi ed incontri della mia vita. Ebbene, dovendo sceglierne solo uno, devo proprio citare Zelda Ocarina of Time. È stato il primo di una non tanto lunga, ma ben selezionata, serie di giochi che ho vissuto assieme a mia sorella (dove IO giocavo e LEI guardava, ovviamente!).

    Quel gioco ha creato una lunga collezione di momenti che ancora oggi io e lei ricordiamo; come non citare il maledetto Water Temple, quando si vivono momenti difficili (in qualunque ambito)? E come non fischiettare la Song of Storms, quando vorresti evocare la pioggia?

    Diciamo che – oltre all’ovvio legame familiare – Zelda ci ha permesso di creare altri momenti di condivisione tra noi, e dei riferimenti “storici” che solo lei ed io possiamo capire.

  8. Con poca fantasia la mia risposta è la stessa di quella del precedente articolo: Call of Duty United Offensive.
    Mentre nell’altro articolo cone risposta non era scontata, per questa riflessione mi sento parecchio come se lo fosse, come fosse un gran bel “grazie al cazzo”, perché è stato un gioco che ho giocato per anni e anni (sicuramente quello a cui ho giocato di più in vita mia) e sempre con amici, dunque…

    E vabbè, niente. Entrando nel dettaglio, abbiamo sempre giocato a CoD UO in dei fantastici LAN party da bravi giovani PCisti, LAN party che avevano però l’esoso requisito di un PC (seppur scrauso) a testa. Col passare degli anni da 3 che eravamo sono aumentate le disponibilità di laptop “riciclati” in casa, dunque abbiamo deciso di espandere il business: ed è così che nell’arrivare a giocare in 6 i miei due commilitoni originali mi hanno presentato e fatto stare assieme a due persone che prima non conoscevo, e che ora non esito a chiamare buoni amici.

    Certo, uno è deceduto nella spirale della figa, ma comunque siamo tutti in contatto e ci vogliamo bene…

  9. Sempre storie di cabinati amicizie e un finale amaro. Nel 2001 ancora imperversava il chi vince non paga di NBA Jam e io non ero certo bravissimo, me la cavavo ma spesso nei 2 contro 2 mi toccava rimettere quattro gettoni per fare un’altra partita finché un giorno trovo il mio compagno giusto, neppure lui fortissimo ma avevamo trovato al volo il modo di intendercela, sussurri o colpetti di gomito per passare, altruismo nel segnare e via dicendo. Un pomeriggio a vincere una partita dietro l’altra e la decisione che da quel momento in avanti avremmo fatto squadra. Beh, due giorni dopo quel ragazzo è morto in un incidente.

  10. 1987: a sei anni mio cugino, sette anni più grande di me, normie del cazzo e dedito alla fagiana, decide di regalarmi il suo Commodore 64. Giochi di calcio e sportivi vari. Due coglioni abominevoli. Il caro Chicco (così lo chiamavo) in realtà aveva anche cassette con altri giochi, ma mi perculava ogni volta che provavo ad esplorarle. Mi faceva, seppur scherzosamente, pesare il mio essere nerd. Mi chiamava Rubbia ogni volta che mi vedeva leggere o interessarmi a qualcosa che non fossero cose “da fighi”. Al mio settimo compleanno però mi regalò la cassetta di Dragon’s Lair, dicendo che l’aveva vista in sala giochi ed era molto bello da vedere.
    Ovviamente, profano del mondo nerd, non sapeva che la versione per C64 non era proprio uguale al laser game da sala, ma, nonostante lo shock iniziale per la parte visiva, passammo settimane assieme a (provare a) giocarci. Da lì qualcosa cambiò. Negli anni successivi riuscii a farlo giocare ad un sacco di titoli (mi vengono in mente Sword of Honour su Amiga, Turrican 2, Rainbow Island, Ye Air Kung Fu, Super Mario Bros 3)non proprio conformi ai suoi gusti e a vedere con lui tutte le puntate dei Cavalieri Dello Zodiaco.
    Quindi sì, direi che Dragon’s Lair per Commodore 64 ci fece avvicinare, nonostante le profonde differenze dei nostri modi di essere.
    Adesso vive a Brescia e ha un figlio. L’ultima volta che mi è venuto a trovare (nel 2014) ho regalato a suo figlio di 7 anni il mio giocattolo preferito quando avevo circa la sua età, un Heman della Mattel.

  11. Videogioco da cui sono nate amicizie?

    Passo.
    Non ho amici.

  12. Allora, io quando ero un bambino, parlo del 91-92 c’erano 2 sale giochi al paese dove andavo con mamma, papà e mio fratello a villeggiare d’estate. I miei nonni, pace all’anima loro, erano vivi ed io la sera andavo sempre a giocare coi miei coetanei. Non feci amicizie particolari, il 90% di loro non li vedo ormai da anni, qualcuno lo rivedo sporadicamente, tipo vidi in una gioielleria un ragazzo del mio paese di origine, ma mi salutò lui, io non lo avevo manco riconosciuto, lo vidi l’ultima volta 12 anni fà in una concessionaria Opel. All’epoca andava un casino Street Fighter 2….c’erano anche i giochi della SNK, della Sega, ma SF2 regnava incontrastato, averlo equivaleva ad avere una rendita sicura, da parte del proprietario della sala giochi (bar).

    Più recentemente, parlando dell’epoca Xbox 360, ero molto attivo in tornei online (sopratutto) ma anche offline, sono stato al Comicon di Napoli 2 anni a fare tornei e andai anche in Sicilia a conoscere alcuni “membri” del mio clan. Con alcuni di essi, in particolare un ragazzo di Roma, conosciuto sul LIVE, Luca, l’amicizia durò alcuni anni, io andai a casa sua a Roma, mangiai al ristorante con lui e il papà, andammo in Sicilia. Ma poi come un pò tutte le cose della vita, ci si perde di vista per i motivi più disparati, nel nostro caso, differenza di età (io avevo se non ricordo male circa 10 anni più di lui, o giù di li) e perchè lui abita a Roma, io a Salerno.

  13. Ora voglio sapere due cose, la storia di cuore a Bagno Paradiso e se quel tuo amico, fosse Sivo che ricordo nei primissimi passi dell’angolo.

    Inoltre, la zona Bagno Paradiso, bocce, racchettoni e quell’amicizia, sembra un mix di sceneggiatura e scenografia di un film prono omosex!!!

    Comunque, un gioco importante, ma che non lo sia gioco forza e livello videoludico, forse mi viene in mente North contro South per le lunghe sfide quasi infinite con mio cugino, il motivo sia quel divetimento assurdo che mi pose quasi come suo successero coi videogame, sia perchè io usavo sempre i confederati e forse è il sintomo che ero già imbardastido dentro senza saperlo, nonostante è qualcosa che scoprii salendo con l’età!

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