Il rischio del semaforo

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L’argomento di oggi, oh caro popolo Angolare, parte da due elementi: da una mail di Marco e dall’apparente solito argomento della violenza nei videogiochi, tuttavia visto sotto un’ottica decisamente più propositiva. Che però mi sento di bocciare totalmente.

Ecco la mail, che ho leggermente abbreviato per rendervela più godibile.


 

Ciao Farenz.
Volevo entrare direttamente nel vivo dell’argomento “Violenza nei videogiochi”: come credo saprai, ultimamente Studio Aperto ha fatto un nuovo (ed originalissimo) servizio sulla violenza nei videogiochi in seguito a fatti di cronaca nera.

Non voglio addentrarmi più di tanto sul servizio in sé, bensì sul PEGI: noi videogiocatori, sappiamo che esiste una classificazione dei videogiochi in base al livello di “violenza” (valutata secondo diversifattori) che viene divisa in base alle fasce di età..

E se ciò non bastasse?

Proprio mezz’oretta fa ho visto un video su youtube che mi ha fatto riflettere su una cosa: perché non inserire i “bollini” rosso, verde
e giallo
 dei film/TV nella copertina dei videogiochi senza abbandonare il PEGI? Sicuramente sarebbe una cosa “più conosciuta” rispetto ai
numeri che spesso e volentieri i genitori ignorano e potrebbe aiutare veramente nella scelta di un videogame rispetto a una valutazione che
il genitore medio non conosce.

E ti dirò di più: sarebbe una cosa da estendere anche su Youtube!
Infatti, secondo me non ha senso avere una classificazione del genere quando poi un bambino di 9 anni può “bypassare” questo problema
andando a vedere gameplay su youtube dello stesso gioco “proibito” e violento (GTA5?) magari contornato da alcune esternazione di troppo
del proprio youtubers preferito.

So che in tutto questo il ruolo del genitore dovrebbe essere fondamentale, ma secondo me tutto questo potrebbe essere di aiuto.


Personalmente, non mi trovo d’accordo con Marco.

Perché se riflettiamo su questa cosa, tutto quanto potrebbe essere d’aiuto Marco.
Anche il non vendere più videogiochi o chiudere YouTube.
E’ chiaro che io stia estremizzando, ma ‘sti cavolo di bambini potranno essere seguiti maggiormente dai genitori, oppure no?

Io ho fatto questo piccolo ragionamento, banale sicuramente, ma che voglio sottoporre anche a voi.
20-30 anni fa, il Pegi non esisteva.
Chiunque poteva comprare qualsiasi cosa, teoricamente senza sapere cosa contenesse il videogioco e senza sapere quale fosse il pubblico più adatto per tale titolo.
E non andava bene.
Poi sono arrivate le “immaginette”, quelle cioè che riassumevano e che riassumono tutt’oggi il/i contenuto/i del videogioco.
E non andavano bene.
Poi è arrivato il numero identificativo, che suggerisce l’età minima del videogiocatore che si sottopone al gioco in questione.
E non va ancora bene.

Ma che cazzo devono fare in più?

A questo punto non sarebbe anche ora che i genitori si responsabilizzino maggiormente, informandosi con più attenzione a ciò che i figli giocano o non giocano?
Così pure come dovrebbero essere loro che dovrebbero vegliare maggiormente su ciò che osservano in rete, sui social, su youtube, o su ciò che magari ascoltano nelle canzoni.
Io credo che il sistema di oggi sia più che efficiente, ai fini che si vuole proporre, ovvero informare il genitore su ciò che il moccioso vuole per Natale.

Una volta che vedo che uno videogioco di nome GTA5 parla di droga, mafia, sesso e violenza, sarò io a decidere se prendere a cinghiate mio figlio o se procedere all’acquisto.

Il figlio è mio, non della software house.
E non è nemmeno figlio del PEGI.

Consentitemi un ulteriore approfondimento.
Seppure io non sia del tutto contro le bordate anti-videogiochi (e di ciò vi parlai già in un articolo EONI fa), sono anche convinto del fatto che aumentare gli espedienti per tutelare ragazzini (ed i genitori di conseguenza) sia un passo decisamente rischioso.

Come abbiamo visto i provvedimenti presi finora sembrano ancora poco efficaci.
Mettiamoci pure un bollino VERDE/GIALLO/ROSSO, tipo il semaforo dei programmi televisivi di Mediaset. Sarebbe a prova di idiota no?

Ma siamo del tutto certi che, giunti all’ennesimo episodio di cronaca nera che vede coinvolti dei ragazzini, non saltino fuori nuovamente i soliti discorsi ed i soliti servizi di Studio Aperto anti-videogiochi? Ormai sono ridicoli.

E giunti a quel punto quale sarebbe il provvedimento successivo?
Attenzione ragazzi, perché un giorno metti le immaginette, un altro l’età consigliata, un altro ancora “il semaforo” e di fronte ad una loro evidente inefficacia (una strage si può impedire grazie al PEGI???) rischiamo di finire nel proibizionismo, ovvero al rendere illegale la vendita di giochi per adulti ai ragazzini.

Da un punto di vista puramente etico, non sarebbe sbagliato.
E’ come per le videocassette pornografiche quand’ero ragazzino io.
Ma le videocassette porno, o per meglio dire I PORNI, di quell’epoca erano acquistate per la stragrande maggioranza da vecchi 35enni segaioli.
I ragazzini oggi sono il target e la fetta maggiore del mercato videoludico… occhio…
Perché se rendi illegale GTA o COD ai ragazzini, rischi di dar vita ad un mercato videoludico di soli giochi “alla Animal Crossing”.
Ed allora sì. Capirei e sosterrei le stragi causate dai videogiochi.

farenz2

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29 Più commentati

  1. Penso che i videogiochi non godano della fama (e della stima) che meritano, ed è un peccato. L’approccio dei media nei loro confronti è sempre lo stesso, e sempre tristemente tendente alla censura e al proibizionismo che, la storia mi insegna, sono due cose che hanno prodotto più mostri di quelli che tentavano di abbattere. la scelta, indipendente dai bollini, dovrebbe essere operata coscienziosamente da un genitore, il quale dovrebbe accompagnare i propri figli verso un giusto metodo di fruizione e interpretazione di ciò che vedono. Il problema, diciamocelo, è che per quanto si parli di pedagogia, la maggior parte dei genitori è ignorante, svogliata, e poco preparata. Non necessariamente per colpa loro, ma è così: basta vedere come sia la norma mettere i figli davanti alla televisione o al computer quando fanno i capricci, nel tentativo di “calmarli” almeno per un po’. Ma quanti sono i genitori che perdono tempo anche a selezionare assieme ai figli cosa vedere, ad aiutarli in una scelta ed a mettere le basi di una sana esperienza di intrattenimento? Pochi. Ancora oggi si attende troppo per parlare di temi ritenuti, duole dirlo, scabrosi: sesso, violenza, odio, conflitto. Mentre invece la forma giusta sarebbe proprio educare i propri figli a tutte queste cose. Perché? Perché esistono, e qualsiasi bambino ha facilmente accesso a media di qualunque genere (non necessariamente videogiochi) che ne contengono. E allora a un bambino va insegnato a scindere la violenza di una guerra o di un gesto a quella che vediamo nei videogiochi o nei film che, ci insegnano autori e registi (diciamone uno: De Palma) è divertente e anche estetica.

  2. Che poi non vorrei dire un idiozia, ma una cosa del genere mica c’è già ? Mi pare che il bollino del pegi abbia un colore di sfondo, giallo verde o rosso, a seconda di quanto sia alta l’età consigliata

  3. Condivido con Marco, mai e poi mai capiterà occasione, finché avrò respiro, di lasciare mio figlio da solo con tablet, pc, telefonino o cazzate simili finché non avrà adeguata età. E pensare che vedo amici cui il bambino di 4 anni sa usare il tablet meglio di me, a questo punto mi complimento per la perfetta formazione del futuro analfabeta funzionale del domani.

    Inutile poi mettere bollini quando scrivendo 5 lettere su qualsiasi motore di ricerca escono fuori peni e vagine ovunque.

    La ratio è questa, se il genitore non controlla che ca$$o ci sta a fare al mondo?

  4. Ma per quale motivo un ragazzino sensibile, intelligente, sveglio, coscienzioso…non può giocare a GTA? Con la supervisione di un genitore attivo intendo. Pensate davvero che poi o resti traumatizzato, o vi prenda a revolverate? Io dico che un bambino capace di decifrare un media e le sue sfumature, potenzialmente può fare tutto. Non da subito, non da solo, ma nemmeno per forza a diciotto anni.

    • Ci sono adulti che non colgo l’ironia e lo scimmiottare dell’americano medio e secondo te lo può cogliere un bambino?

      Su questo, mi spiace, non sono d’accordo con te. Condivido il resto in toto.

      • Più che americani/non americani, esistono persone stupide o intelligenti.

        • Mi sa che non hai capito il mio commento (o io non ho capito il tuo, assai più probabile). Non volevo dire che gli americani sono babbi, solo che gta é una critica all’americano superficiale. Difficilmente lo capiamo noi che non conosciamo bene la loro cultura e usanze, figurati un bimbo!

          • Ah, OK, questo si! Ma infatti mica dico che un bimbo di 4 anni sia in grado di coglierlo, dico che un genitore dovrebbe introdurlo al passatempo (anche GTA) aiutandolo a leggerne i piani di lettura, rimanendo presente e vigile. Poi, sarà il genitore a decidere se suo figlio è effettivamente pronto o no, se seguire il “bollino” o no.

  5. Argomento alquanto scottate… Secondo me i bollini non aiuterebbero più di tanto, anche perchè il pegi è un sistema molto più “valido” e “dettagliato” (tra l’altro presenta già una colorazione differente in base all’età) che però purtroppo viene quasi totalmente ignorato in primis dai venditori stessi e in secondo luogo dai genitori… nella mia vita solo una volta capitò che non mi vendettero Gta san andreas causa pegi, inutile dirvi che cambiai semplicemente negozio e ritirai tranquillamente la mia copia di gioco… da allora ho commesso 12 omicidi, 54 furti d’auto ….ma questa è un’altra storia…
    Il problema secondo me è che per la massa ignorante (ci infilo dentro anche genitori tali) il videogames è considerato quasi esclusivamente un passatempo appannaggio dei bambini/ragazzini, il che rende intollerabile che un gioco possa essere violento o trattare temi adulti, perchè altrimenti ci si indignerebbe tanto di fronte ad un gioco violento e non cosi tanto di fronte ad un film dello stesso tipo? il punto è questo, il videogioco lo si accosta (e si continuerà a farlo per molto tempo) ai ragazzini,
    quando questo media sarà finalmente preso sul serio e capito più a fondo
    si smetterà anche di imputarlo come il male del mondo…

  6. Secondo me finchè non metteranno le foto di polmoni marci di catrame nelle custodie dei giochi, non risolveremo niente.

  7. Io credo che il sistema sia sbagliato in Italia, ma non solo. Un videogioco per essere venduto deve bypassare due filtri 1) il negozio 2) il genitore/tutore. In Italia, senza particolari rischi, anche i minorenni possono comprare qualsiasi gioco dedicato a qualsiasi fascia d’età. Vuoi perché al venditore interessa, appunto, vendere, o perché non diamo peso a certe cose, ma il gioco viene venduto quasi in totale libertà.
    Personalmente, in Francia, ma anche in Inghilterra, mi è successo (da minorenne) di vedermi negata la possibilità di acquistare un gioco 18+ perché mi rifiutavo di mostrare la carta d’identità e (da maggiorenne) di vedere minorenni a cui veniva negata la possibilità di acquistare il gioco.
    A questo punto entra in gioco il fattore 2) il genitore: se questo non se ne sbatte altamente di cosa il figlio andrà a giocare, poco importa. Ma io sono sicuro che non è tanto il gioco in se il problema, quanto l’educazione videoludica: personalmente a 9 anni già bazzicavo con i vari RE e GTA, di certo non ho mai pensato di sparare a qualcuno. L’abilità del genitore sta anche nel fornire informazioni quando il pensiero del ragazzo ancora non è sviluppato appieno. Se si fa giocare in maniera conscia, qualsiasi videogioco non da problemi, anche un Manhunt.

    • L’abilità del genitore sta anche nel fornire informazioni quando il pensiero del ragazzo ancora non è sviluppato appieno. Se si fa giocare in maniera conscia, qualsiasi videogioco non da problemi, anche un Manhunt.

      Secondo me tutti questi discorsi sulla violenza e sul proibire una roba invece che l’altra son tutte stupidaggini.
      Il punto sta proprio questo che ho citato, un bambino piccolo, proprio perchè NON gioca in maniera conscia, può giocare a quello che vuole perchè tanto non è in grado di capire quello che sta facendo, per lui sono solo “omini che muoiono quando gli spari”.
      Non vedo nessuna differenza rispetto al giocare con i classici soldatini di plastica.

      Nel preciso momento in cui uno cresce, e comincia, si spera, a giocare (o pensare in generale) in maniera conscia, il problema non sussiste più… se è troppo violento per lui, sarà lui il primo a non giocarci, o a continuare… tanto se ti rendi conto che è solo finzione…

  8. Secondo me andiamo incontro a un mondo in cui sarà ancora più difficile capire quello che stanno facendo i figli. Ho visto mio nipote di 13 anni con il nuovo telefonino che mi parlava di giochi usciti sullo store australiano ma non ancora in italia e lui ci stava già giocando. Di giochi che per una storia o per l’altra aveva ottenuto gratis senza piratarli ma… non ho sinceramente capito come e mi sono sentito vecchio.

    Quindi il problema sarà tutto digital… e vai a controllarli tu dei ragazzini mentre hanno il telefono in mano… ok, non gli dai la carta di credito… ma vuoi che non si ingegnino ad ottenere quello che vogliono per vie traverse? come li controlli?

    I bollini sulla scatola andavano bene in un altra epoca.

  9. Viviamo in un periodo in cui anche l’utenza più giovane si è abituata a certi contenuti, ma il bigottismo fa una cernita molto accurata. Per dirne una, su Mediaset gli anime sono stati sempre dilaniati e censurati, ma nessuno si lamenta della Bona Sorte praticamente nuda in fascia protetta ad Avanti un altro. Ma non è questo il nocciolo della questione.
    Quanti episodi di violenza sono DIRETTAMENTE riconducibili alla fruizione di videogiochi PEGI 18?
    A me sembra che “minorenne spara al padre -> il minorenne giocava al gioco x -> il minorenne è stato SICURAMENTE influenzato dal gioco di GENERE x” sia di per sé un sillogismo abbastanza stupido e dannoso; aggiungiamo poi il passaggio letale “-> TUTTI i minorenni potrebbero essere influenzati dai giochi di genere x -> vietiamo la vendita dei videogiochi di genere x ai minorenni” e la frittata è fatta. Se una massa ragiona così puoi mettere anche il foglietto illustrativo come nei medicinali, ma non cambierà idea.
    Gli episodi, per fortuna, sono rari. Conclusioni affrettate e da profano:
    1) Se il minorenne in questione spara al padre avrà sicuramente qualche problema, e se lo fa perché lo ha visto in un videogioco ne avrà un altro.
    2) Il proibizionismo non ha mai funzionato. MAI. Se un giorno si dovesse dimostrare che la causa degli episodi di cui prima sono i videogiochi, vietarli sarebbe la strada peggiore per arginare il fenomeno.

  10. Un pò di filtro dovrebbe arrivare prima dagli sviluppatori, non sono un grande fan
    della violenza esagerata e mostrata con grafica troppo realistica.
    Non parliamo poi di argomenti tristi come violenza sulle donne, stupri e
    schifezze assortite che vorrei fossero evitati totalmente.
    Secondo me il punto davvero scottante è lasciare da soli su internet dei
    ragazzi troppo giovani perchè è davvero troppo facile trovare siti/video/immagini
    assolutamente inadatti per loro, non parliamo poi dei rischi dei social network.
    I videogiochi (se usati correttamente) sono il male minore.

  11. tutti questi metodi di tutela per cosa? tutti noi giocatori abbiamo passato l’infanzia a cercare avidamente i giochi più violenti che il periodo ci offrisse, i porno più perversi e i film più spaventosi e alla fine siamo qua nella società a venti, trenta, quarant’anni e non commettiamo più crimini, non ci droghiamo di più, non andiamo a puttane di più delle generazioni precedenti, ma anzi dati statistici alla mano, di meno.

  12. boh ragazzi. Io da giovanissimo/adolescente mi son sfondato di giochi horror, Resident Evil e Silent Hill in primis, di GTA, di qualsivoglia gioco violento horror ecc… E vado alla grande. I videogiochi sono solo un capro espiatorio, come se il problema dei giovani d’oggi sia la violenza nei videogiochi… andiamo. Non i porno fruibili da chiunque. NON le droghe sintetiche. NON i social che ti impongono di omologarti fin da subito oppure sei etichettato come sfigato in mondovisione. NON la scuola che non insegna più nulla, con verifiche al limite del ridicolo o professori inadempienti. NON la crisi mondiale, la disoccupazione al 40, non avere un futuro, crisi di coscienza, la musica che fa cagare, il marketing, l’ignoranza…. NO NO. I videogiochi sono il problema. ok. Si dà troppa importanza a un media del genere. Perché allora non puntare il dito sui film violenti e horror? Oppure i cartoni… Ho visto che Brikleberry lo fanno persino la mattina… A me non sembra normale. Qualsiasi bambino rimarrebbe traumatizzato a vederlo.

  13. Voglio condividere una mia esperienza sull’argomento avuta qualche mese fa. Un giorno mio cognato mi chiese se potessi accompagnarlo da game stop a comprare il pluricitato gtaV perché glielo aveva chiesto suo nipote di 10 anni come regalo di compleanno. Io, essendo a conoscenza della sua totale ignoranza in materia di videogiochi, lo misi in guardia descrivendogli il gioco e avvisandolo che non era per nulla adatto ad un bambino della sua età. Ovviamente lui allarmato riferì subito quanto gli avevo detto a suo fratello, il padre del moccioso, il quale gli rispose che non sarebbe stato affatto un problema e di procedere comunque all’acquisto. Tutto questo per dire che in copertina puoi metterci anche Maurizio Costanzo nudo, ma l’unico strumento efficace da questo punto di vista è il buonsenso dei genitori che, troppo spesso aimè, vuoi per pigrizia, vuoi per superficialità, manca.

  14. Io, invece, sono per la versione più estremista: LA VIOLENZA NEI VIDEOGIOCHI NON HA NESSUN EFFETTO SUI BAMBINI.
    Dai, su, abbiamo tutti giocato a GTA da ragazzini, abbiamo tutti visto Tom e Jerry poco più che neonati, ma il bambino sa riconoscere la violenza finta dalla violenza vera. Se dai uno schiaffo a qualcuno, il bambino non ha bisogno di spiegazioni per capire che non è la stessa cosa di quello che vede nei cartoni.
    Detto questo, ognuno i figli li educa come gli pare, io per esempio non lascerei mai i miei (se piccoli) per ore davanti ad una console anche se il gioco fosse animal crossing, quindi il bollino del PEGI lo capisco eccome. Pure colorato se vuoi, che anzi è non solo più diretto ma anche meno discriminatorio. Qualsiasi tipo di chiusura però, qualsiasi limite che venga imposto alla vendita, è nient’altro che censura

  15. Concordo con Farenz, non cambierebbe nulla mettere un bollino perché alla fine c’è già . L’unica cosa in più che si potrebbe fare e come avviene in alcuni paesi non vedere il pegi solo come un consiglio ma non vendere i giochi se nn hai l’età giusta . Ma servirebbe a qualcosa ? Tra shop online , possibilità di scaricare la copia digitale ecc ecc è impossibile avere un controllo su chi acquista cosa . Continuano a parlare di videogiochi violenti , quando il vero problema è che sul web ora puoi trovare di tutti , si trovano video di decapitazioni su Facebook e cose assurde che scioccano me che ho 25 anni, e vedo genitori che lasciano usare tranquillamente Facebook è internet in generale a bambini di 6 /7 anni . È facile dare la colpa ai videogiochi quando succede qualcosa , in realtà la colpa è solo dei genitori che nella maggioranza dei casi non sanno educare i proprio figli. Vedo scene assurde di bambini che hanno atteggiamenti è una maleducazione mai vista . L’avessi fatto io , stavo ancora a girare per le sventole che mi avrebbero tirato i miei .

  16. Secondo me l’argomento violenza non va abbandonato. Tutti questi commenti di situazioni, consiglii ecc vanno conservati e analizzati. Condivido due mie esperienze a riguardo. Come Christi90 ero all’estero in vacanza studio (in Inghilterra) io e un mio amico volevamo approfittare dell’offerta di un negozio che vendeva mirror’s edge a un prezzo ottimo. Il commesso ci guarda e ci chiede la carta di identità. Purtroppo avevamo con noi solo la fotocopia poichè l’originale l’aveva la scuola per questioni burocratiche. Nonostante avessimo l’età superiore a quella indicata dal pegi in copertina, il commesso non ha voluto saperne: le fotocopie dei documenti non gli bastavano e noi siamo rimasti a bocca asciutta. Potrebbe essere un buon metodo quello di applicare alla lettera il numero del pegi? Forse il modo di trovare il gioco c’è sempre come suggeriva qualcun altro tra voi…
    Riguardo invece alla questione “bambini che vengono messi davanti a media violenti” ricordo che alla sera trasmettevano su la7 gold l’uomo tigre. Avevo tipo 5 anni e non ricordo bene il motivo perchè mi piacesse (credo per la sigla e per lo stile della maschera del protagonista) ma ricordo perfettamente che lo guardavo spesso. Ieri per una questione di nostalgia mi sono sentito la sigla su youtube e guardato un episodio a caso (l’uomo tigre che viene smascherato) e ho visto delle cose a dir poco raccapriccianti. Onestamente senza scherzare ho visto una tale quantità di violenza che non dico che mi abbia fatto venir la nausea ma quasi. E qui sembrano confermate le “tesi” di SilverWii. Da piccolo cosa vedevo? E adesso riguardando il cartone cosa ho visto? La ritengo una questione molto interessante che si può applicare anche al mondo videoludico. E si confermano purtroppo le condotte poco educative dei genitori. Mia madre in primis purtroppo. Nonostante sia cresciuto normalmente e non abbia ancora ucciso nessuno, l’avermi messo davanti a un cartone superviolento senza controllare perchè “tanto è un cartone, i cartoni sono per forza robe da bambini” lo vedo di un ignoranza senza limiti. Ma che ci vogliamo fare? Anche il divario generazionale gioca il suo ruolo…

  17. Io condivido l’idea che “Una mente deviata, rimane una mente deviata”. Il PEGI per me va più che bene e non va assolutamente variato o applicato come una “legge” (cosa che qualche tempo fà qualcuno voleva).

  18. Sinceramente sono giunto alla conclusione che tentare di “educare” quelli che credono che il videogioco sia il male del mondo sia inutile. Stesso discorso vale per quelli che comprano ai figli qualsiasi porcata purché stiano zitti. Nessuno di questi due problemi si risolve coi bollini sulle confezioni, che Studio Aperto dica pure quello che vuole, è irrilevante.
    Detto meglio : il problema non va risolto perché non c’è il problema, i genitori coscienziosi si informeranno a prescindere dai bollini, i coglioni non lo faranno perché comunque se ne strafottono (con o senza bollini/pegi), chi ritiene il videogioco il male incarnato continuerà a farlo e Studio Aperto continuerà a fare schifo. Sta alla sensibilità del singolo genitore, che già adesso ha tutti gli strumenti per informarsi, non c’è bisogno di adeguarsi perché Studio Aperto rompe il cazzo.

  19. l’unica cosa che non fila nel discorso del caro Farenz è:
    “il filgio è mio e non della software house”
    molto spesso tanti padri si ritrovano in casa il figlio dell’idraulico, del postino, del vicino di casa ecc.
    quindi può anche essere che il figlio sia davvero figlio della software house, soprattutto se hanno siti relativi….

  20. PURTROPPO, dico purtroppo, il discorso/soluzione è davvero semplicissimo/a, ma difficile da attuare, si, perchè tutto, tutto, si basa sul come i ragazzi crescono, dall’ambiente che li circonda, che li plasma e li educa, conosco ragazzini con una buona famiglia (buona davvero, non l’accezione data alle famiglie ricche/piene di soldi) che giocano giochi/guardano film/leggono libri o fumetti violenti, e sono equlibrati e tranquilli, anche più di certi adulti, di contro, vedo ragazzi abbandonati a loro stessi o iperviziati dai soldi o dallo stato sociale, che crescono per strada, convinti che la normalità sia la violenza, il furto e o il sopruso, che ovviamente sono già propensi allo squilibrio e che quindi qualsiasi cosa può far scoccare una terribile scintilla; ecco, da sempre noi veniamo plasmati da ciò che ci circonda, non è una cosa nuova, di nuovo c’è che ripsetto a prima è molto più difficile stare dietro ai propri figli, ma ce la si deve fare, o altrimenti comprate preservativi e anticoncezionali a go-go!!!

  21. Perchè il videogioco deve sempre essere discriminato dai media? Nessuno dice che ormai il porno è visto facilmente già da bambini di 12 anni o meno. E poi meglio giocare a GTA che guardare certi decerebrati sul tubo. GTA è più istruttivo di certi video dementi che circolano oggi su internet.

  22. Innanzitutto mi stupisco che ci sia ancora gente che oggi segue Studio Aperto, un po’ come vedere un 30enne in autobus giocare al game boy color. Non so, lo definirei anacronistico quasi. Studio Aperto fa parte di quella categoria di telegiornali che dopo 3/4 puntate sai già dove vuole andare a parare con i suoi servizi del cazzo. 20-30 anni fa non esisteva il PEGI? ma certo, perchè il mercato videoludico non si era ancora sviluppato a tal punto da giustificare investimenti consistenti per cercare di catalogarlo per fasce d’età. Oggi la situazione è diversa e ci sono maggiori sistemi di informazione del medium. In Italia, però, fino ad oggi il PEGI è rimasta solo come una linea guida generica più e più volte infranta. Immaginiamo se fosse così anche il codice della strada, soltanto una linea guida di regole da poter seguire o meno, incidenti a non finire. Sicuramente imporre il PEGI come legge non sarebbe male, sarebbe un ulteriore passo avanti verso la regolamentazione del mercato e maggiore tutela dei minori. Anche se poi, diciamocelo, non ci vuole niente ad un ragazzino di 12 anni chiedere ai genitori/fratello maggiore/zio/amico maggiorenne di andare in un negozio e comprargli il nuovo COD appena uscito.

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