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The GameFathers Live #59 – Lune e Fiori d’Arancio

Nintendo… si sa… sa far felici grandi, piccini, mezzosangue, invertiti. Ancor più nello specifico, Super ...

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  1. Innanzitutto un “forza e coraggio” a Luca, perché un pochetto lo capisco, la mia situazione non é patologica come la sua, ma qualche effetto simile lo sto vivendo pure io in questo momento della mia vita….ma nel mio caso personale, e come molti di voi hanno scritto prima, la cosa che piú incide su questa situazione, é la realtá in cui si vive…pochi amici, e pure poco legati a te? non sei una persona che conta per qualcuno? ecco la ricetta per una brutta situazione cosi. Ascoltero’ volentieri gamefathers per sentire la storia di luca da cui magari potrò ricavare qualche consiglio

  2. E’ capitato anche a me; stai tranquillo che ad un certo punto se ne esce, il tuo corpo imporrà il rigetto. Già il fatto che ti poni il problema ti mette sulla buona strada. E stai tranquillo che giocare di meno non inficia assolutamente il fatto che tu possa continuare ad apprezzare i videogame, anzi forse cominci ad amarli ancora di più.

  3. Vorrei consigliare a Luca di dare una possibilità ad Ingress, per come è strutturato il gioco può darsi che sia più stimolato ad uscire di casa e mischiare il mondo reale con il mondo virtuale. Non sarà una soluzione ma forse un piccolo primo passo

  4. Questo articolo capita a fagiolo all’ennesima potenza!!! Mi sento costretto a rifilarvi un papiro sulla mia esperienza personale, in quanto l’apice di tutto, la vera svolta (nella direzione sbagliata) potrebbe avvenire OGGI STESSO! Che ci crediate o meno è proprio così, una coincidenza che ha dell’incredibile, rimango basito pure io. Se lo scrivesse qualcun’altro non ci crederei. Ma bando alle ciance. Siccome è evidente da tantissimi commenti che questa dipendenza debba essere contestualizzata vi racconto brevemente la storia del mio ultimo anno e mezzo di vita. Attualmente vado per i 21 anni, quindi ad inizio estate 2013 ho avuto l’esame di maturità. Uno stress incredibile per me che comunque ha fruttato un bel 100. Nonostante tutto lì per lì non rimasi soddisfatto per una serie di motivazioni completamente condivisibili. Sicuramente darò l’impressione del cagacazzo, a buon ragione tra l’altro, ma fidatevi che fu un bel rospo ciccione da ingoiare al tempo. Visto che comunque il voto era eccezionale e che fare discorsi di questo genere non poteva che rendermi più antipatico di quanto lo sia stato di già, dopo un estate di tempo ho accettato la vicenda. Mi iscrivo all’università e subito al primo esame mi si pone difronte una vicenda di questo genere. La accetto dopo un paio di giorni in ogni caso. Da lì in poi ho fatto tantissimi esami, tralasciandone però uno, difficile e propedeutico, che blocca tutto letteralmente del secondo anno. E quindi siamo arrivati a questi ultimi 3/4 mesi dove la “dipendenza” ha cominciato a “bussare alla porta”, per citare Luca. Complice il fatto che la materia (analisi matematica per la cronaca) non l’avessi approfondita minimamente alle superiori, ma soprattutto complice il professore troppo vecchio per insegnare che richiede un programma assolutamente inadeguato e vastissimo rispetto agli altri corsi della facoltà fornendo lezioni a dir poco confusionarie e concentrate all’inverosimile, sono costretto a “chiudermi in casa” da metà settembre ad oggi. E da questo punto in poi ho cominciato a non uscire più, secondo me a buon ragione dando come motivo che se esco e torno tardi il giorno dopo non compiccio niente. Grandi sessioni di gioco notturne non ne ho fatte molte in questo periodo, comunque di più rispetto al passato perché non ne facevo mai per principio. E infatti fino a qui non è preoccupante, solo che mi capita da un mesetto e mezzo che se mi propongono di uscire dico per un terzo delle volte si (comunque imponendolo a me stesso e sentendomi controvoglia nel farlo) per un terzo dico no a ragion veduta (almeno dal mio punto di vista) e per l’ultimo terzo dico no perché nella mia testa avevo già programmato esattamente a cosa e come videogiocare. Quindi mi ritrovo nelle esperienze raccontate da MarcoRonk qua sopra aggiungendovi però le manie di possesso a livelli quasi da “accumulatore seriale” a cui faceva riferimento l’utente wollowizard. Il Gamestop qualche settimana fa vendeva alcuni giochi flop/vecchi ma nuovi a prezzi ridicoli. Tanto per intenderci mi sono portato a casa WRC 2011 e PURE ad 1€ l’uno. Quando l’ho raccontato al mio migliore amico, al quale di questa dipendenza avevo già accennato seppur in maniera scherzosa, lui mi dice: “gli spacciatori il primo grammo lo danno gratis…”. Questo mi fa riflettere non poco, infatti in quell’occasione non spesi 2€ ma ben 40€ approfittando di offerta del bollino e giochi usati abbastanza rari. Il tutto è andato ovviamente a praticamente raddoppiare la fatidica “pila” , che tra l’altro non avevo mai avuto prima di questi pochi mesi. Poi un altra ossessione è stata YouTube e L’Angolo. Controllare ossessivamente YouTube (e perderci tempo comunque guardando video su videogiochi, non gameplay) e L’Angolo è diventata la normalità in queste settimane, anche grazie all’attesa della fatidica Top Ten 2014. Il buon Farenz non me ne voglia e non si senta in colpa per questo, ma semplicemente per la legge dei grandi numeri sono fenomeni sociali che si possono verificare (davvero, ma quando esce se esce?! ;)). Comunque nessun attacco di ansia pervenuto. Tuttavia consapevole dei rischi che correvo in questo senso mi sono iscritto ad arti marziali e ho rinnovato l’abbonamento allo stadio, per cercare di variegare le giornate il più possibile e costringermi ad uscire e a relazionarmi con gli altri. In effetti questi impegni non li sento come pesanti, e non ne ho mai saltato un appuntamento (tranne in casi di coincidenza). E perché questo sarebbe in qualche modo collegato ad oggi? Beh, sono di ritorno dall’esame orale di stamattina, guadagnato dopo uno scritto statisticamente drammatico (4 sufficienze su 93) e l’ho bocciato. Sono abbastanza positivo comunque per il prossimo appello. Volendo contestualizzare ulteriormente l’esperienza posso assicurare che anche amici e famiglia non sono stati il top in questi mesie che sconfitte morali di questo genere ne ho sempre avute poche. Per questa “dipenza” sono moderatamente preoccupato perché penso che la semplice eliminazione dei problemi accessori dovrebbero eliminare questa sensazione e fare della suddetta esperienza un semplice ricordo (comunque utile). Per farvi rendere conto di quanto sia bollente questa patata vi assicuro che ho speso molto più tempo a scrivere questo commento in modo decente col telefono, piuttosto del tempo che è trascorso tra la bocciatura e l’inizio della scrittura dello stesso. Anche il solo condividere con voi tutta questa roba mi ha fatto sfogare non poco.

    • A Luca auguro un sincero augurio per il rinsavimento e penso che forse una probabile soluzione è proprio analizzare tutti i problemi che ci stanno intorno e dare una regolata a quelli piuttosto che ai videogiochi stessi. In ogni caso ci tengo a precisare che il mio caso è appena sbucato fuori ed è assolutamente meno importante rispetto a quello di Luca.

      • Hai sicuramente ragione,chiaramente qua ho focalizzato sui videogiochi (che non voglio assolutamente demonizzare)…diciamo che trovare un equilibrio non è una cosa ovvia e facile per tutti, diciamo però che forse nella nostra vita la tecnologia non è tutto oro colato.
        Di base ci semplifica egregiamente la vita…e poi? Semplificando la cosa, è un po’ come mandare un amico a far karate per noi…alla fine sul nostro cartellino saremo una cintura nera…ma fuori,nel contesto reale ne prendiamo una vagonata di botte! Per me è stato il videogioco…per qualcuno sarà facebook…

    • @ToroLeo Non capisco tutta questa difficoltà nel dare analisi matematica (12 crediti). Ho visto un sacco di gente andare abbondantemente fuori corso alla triennale solo per questo esame e poi fare la magistrale in quattro e quattr’otto prendendo pure un voto molto più alto. Per me è stato esattamente il contrario, l’ho trovato uno degli esami più facili in assoluto (a differenza di quasi tutti i miei compagni di corso), ma attualmente sono bloccato alla magistrale: non so proprio più dove sbattere la testa, troppa roba e troppo poco tempo, e gli argomenti “tecnici” mi sembrano molto più complessi e pesanti di un po’ di matematica pura. Boh, sarò strano io… Comunque la mia situazione è stata simile alla tua sotto certi aspetti, anch’io centino pieno di belle speranze tradito da una psiche instabile che aspettava solo il momento migliore/peggiore per esplodere in tutta la sua distruttività. Se mi andrà approfondirò in un altro commento. Tu almeno hai la fortuna di essere ancora all’inizio, sei fresco e hai tempo per recuperare ;)

      • Ti ringrazio per la comprensione. Si, effettivamente sono io quello strano in quanto sono passato da 2 ore a settimana di matematica fatte male ad un livello abbastanza avanzato di questo prof. rispetto ad altri corsi. Forse mi sono lasciato un po’ troppo andare sui motivi (uno sfogo vero e proprio), il mio intento era di condividere un esempio di simil “dipendenza” da VG. Ovviamente ti auguro un miglior proseguimento, ma non saprei come aiutarti. Il tuo rapporto con i videogiochi come è quando tornato normale?

        • Ah, ok. Scusa, non avevo ancora guardato i nuovi commenti.

        • In effetti io alle superiori ho avuto un prof. veramente in gamba (sia lui che la moglie docenti di matematica, i figli uno alla normale di Pisa e l’altro alla Galileiana di Padova, per dire che tipo di famiglia XD) e facevo il PNI. Credo che avere delle buone basi di partenza possa fare molta differenza, non a caso sono decisamente più scarso negli esami tecnici, dove dominano gli ex studenti dell’ITIS.
          Ho visto su linkedin che Farenz si è diplomato allo scientifico con un ragguardevole 97, di solito chi esce dallo scientifico (specialmente con un voto così alto) si butta a capofitto sull’università (o almeno ci prova), chissà come mai lui no :\
          Non escluderei l’influenza dei videogiochi sulla sua scelta (a meno di motivazioni puramente economiche).

    • Eh, l’analisi è una brutta bestia, hai tutta la mia empatia…

  5. posso parlare della mia esperienza personale, ho vissuto una fase molto simile a quella di Luca.
    in particolare con WoW.
    ho passato circa due anni in cui tutta la mia vita girava intorno a quel “gioco”.
    uscivo di casa solo se costretto…e spesso quando ero fuori avevo attacchi di panico che vi assicuro ti fanno credere che stai per morire.
    avevo sviluppato altre paranoie tipo ipocondria etc.
    col senno di poi credo che il fulcro del problema che mi aveva portato a quella situazione non fosse il videogioco in se….ma fosse da ricercare nella mia vita reale.
    Non ero soddisfatto della mia vita. trovavo solo lavori temporanei che odiavo, mi avvicinavo ai 30 anni e non vedevo sbocchi per il mio futuro…nel mondo virtuale invece ero “qualcuno”!
    mi conoscevano tutti ! ero un druido healer tra i migliori del server!
    così mi rifugiai in quel mondo finto, dove mi sentivo importante e gratificato…fortunatamente poi gli eventi nella vita reale hanno dato una svolta alla situazione.
    ora che vado per i 32 anni ho una famiglia, una splendida bimba di 19 mesi, un cane , un lavoro che mi appaga. gioco poche ore a settimana prevalentemente su console, ma non perché non ho più il tempo ma solo perché spesso preferisco dedicarmi ad altre attività con la mia famiglia.
    I videogiochi rimangono una mia grande passione, ma fortunatamente la vita mi ha regalato passioni più grandi!
    Io l’unico consiglio che mi sento di dare a Luca è quello di parlare con i suoi cari della sua situazione, parlane con amici, con la fidanzata se ce l’hai, con fratelli e genitori! spesso ci si vergogna di toccare certi argomenti con i propri cari e si preferisce parlarne con estranei, o ci si chiude in se stessi amplificando lo stato di angoscia!

    • Posso chiederti cosa ti ha fatto “svoltare” ?

      • certo Alvise.
        in realtà credo che la svolta sia dovuta ad una catena di eventi…per la maggioranza eventi negativi che però mi hanno imposto di reagire in qualche modo e di uscire dal circolo di passività cronica in cui ero finito.
        tante cose successe in breve tempo mi hanno preso a schiaffi fino a che non sono rinsavito ed ora quella vita è solo un ricordo .
        vivo in Emilia, il terremoto del 2012 è stato l’inizio.
        mesi complicati che mi obbligato a vivere a lungo fuori casa per ovvi motivi e senza connessioni ad internet e cose del genere…mi sono ritrovato a dover per forza rientrare nella vita reale.
        poco dopo quando le cose sembravano tornate alla normalità, è arrivata la notizia di una grave malattia a mio padre….inizialmente ci diedero poche speranze che potesse superare i 6 mesi di vita, quello fu un pugno in pieno viso che però ha risvegliato qualcosa in me, ho dedicato tutto me stesso alla ricerca di qualcosa o qualcuno che potesse aiutare mio padre, nel frattempo la mia compagna di una vita (siamo insieme da quando avevamo entrambi 16 anni) mi dà la notizia che ha svoltato tutta la mia vita, sarei diventato padre.
        quella notizia ha dato a me e tutte le persone accanto a me una forza incredibile.
        credo che sia stata fondamentale anche per salvare il mio papà. (oltre ovviamente allo staff medico del reparto di chirurgia del pancreas della clinica di Peschiera del Garda che non smetterò mai di ringraziare)

        da quel momento in poi tutto ha preso una svolta diversa, mio padre è stato operato con successo ed ora vive una vita normale a parte i controlli periodici di routine, mia madre è guarita da una forte depressione ed ora è una nonna fantastica e fondamentale per mia figlia. io sono finalmente cresciuto, e affronto le cose col sorriso che da tanto tempo mi mancava.
        la mia passione per i videogiochi è rimasta viva ma ora li vivo realmente per quello che sono, uno svago divertente e nulla più.

        ogni tanto ho ancora qualche attacco di ansia, ma li riconosco subito e riesco a rimanere calmo cosicché passano in fretta senza lasciare segno.
        prima un attacco poteva rovinarmi un intera settimana, ora dopo qualche minuto nemmeno mi ricordo il perché ero ansioso o impanicato.

        insomma sono stati gli eventi che mi si sono catapultati addosso come una secchiata di acqua e ghiaccio a darmi una svolta!
        i casi erano due, o reagivo oppure sprofondavo.

        • Mi è piaciuto parecchio il tuo commento,anche perchè per diversi aspetti abbiamo condiviso esperienze molto simili…e per la cronaca sono Luca (quello della e-mail a Farenz).
          Dunque,stessa età,anche io con una relazione fissa da quasi 16 anni,e anche io con una vita che al di fuori del videogioco non mi soddisfaceva affatto,oltre a tante esperienze negative che la vita mi ha “regalato”.
          Spero che arrivi anche per me il momento della riscossa,nonostante sembri anche a me di avere toccato il fondo evidentemente devo scavare ancora un po’.

          • Ciao Luca, mi fa un enorme piacere sapere che seppur in una microscopica parte il mio commento possa averti aiutato.
            Ti auguro di cuore di trovare a breve quel lampo che possa tirarti fuori da questa situazione. è meno grave di quanto uno possa pensare, sii positivo e cerca il bello delle cose intorno a te, perché il bello c’è ovunque, anche nel fango, e una volta che impari a trovarlo ne rimani
            assuefatto!

        • Grazie per la testimonianza, veramente! Mi sono commosso, per l’atto di svolta che hai dato alla tua vta, nonostante le difficolta ti sei alzato invece che abbatteri, non è una cosa che penso avrebbe fatto chiunque, conosco molti che si rifugiano sempre di più nel mondo virtuale invece che reagire quando si trovano difronte a certe situazioni tragiche! Hai tutta la mia stima!

          E’ vero, vedo anch’io nel mio piccolo e nella mia dipendenza ancora in forma lieve spero (come in quelle dei miei amici), che la causa risiede nell’insoddisfazione della vita reale, ma anche semplicemente nelle piccole cose di ogni giorno che ci fanno dire “ma che vita di merda!”o “ma anche questa cazzo!”. Quelle cose che ci fanno voler allontanare dalla vita per un po’, per staccare, per riprendere fiato dai mille pensieri. Solo che poi si sta così bene nel mondo virtuale che si inizia ha volerci passare più tempo e a desiderare di tornare a giocare, pensando, come diceva anche Luca, “dai un’altra oretta e poi sono a casa e gioco un po’!”. Io ho la “fortuna” di lavorare fino a tardi e spesso nel weekend, quindi il tempo che ho è poco, il che incide anche nell’online che non mi ha mai preso perché giocando meno del giocatore online medio vengo mendiamente umiliato… quindi questi fattori mi rallentano dal cadere in tentazione, però noto anch’io che quando sono in periodi particolarmente pesanti e difficili che il mio pensiero cade sul “non vedo l’ora di avere un po’ di tempo per giocare un po’ e pensare ad altro!”… in passato da situazioni simili è stata la mia ragazza a supportarmi e ad aiutarmi ad uscire dalla merda standomi vicino! Parlarne e affrontare i problemi con le persone più vicine è, secondo me, di grande aiuto, forse la medicina migliore!

  6. posso comprendere benissimo la situazione di Luca, perché in piccolo, in passato, mi ci sono ritrovato; fortunatamente col tempo questa “dipendenza” é andata a sparire da se, ma credo che tra tutti gli aspetti negativi dei videogiochi che sono stati affibbiati da giornalisti incompetenti, questo sia quello più vero e vicino a noi (questo tipo di dipendenze sono diffusissime in Giappone e in oriente in generale) e non vanno sottovalutate

  7. Devo ammettere che ho passato una situazione simile in passato, quando avevo la dipendenza da un mmorpg.. fortunatamente mi è andata piuttosto bene, nel senso che ho smesso da solo, anche se ho mantenuto una certa “lontananza” dalle persone che non conosco.. Ciò che mi ha spinto ad avere quella dipendenza? non certo il gioco, ma alcuni problemi che ho affrontato quando ero più piccolo ed è anche per questo che anche se ho smesso da tampo di giocare per 10 ore al giorno molti problemi son rimasti.. Ci vuole un pò, ma se non si riesce da soli, con un pò di aiuto ce la si fa.. Buona fortuna!

  8. Per quanto riguarda Luca, non credo che la sua sindrome da panico sia dovuta prettamente ai videogiochi.
    Credo più che altro che i videogiochi l’abbiano rafforzata.
    Il mio consiglio per lui è questo: se hai una ragazza o degli amici che ti vogliono bene, cerca di passarci più tempo possibile.
    Sicuramente parlando con altre persone, ti accorgerai che ci sono altri argomenti che ti interessano più o in egual misura ai videogiochi.
    I videogiochi sono veramente un medium stupendo e sono capaci di coinvolgere molto chi li utilizza, ma non vorrei che ti svegliassi fra qualche anno e ti rendessi conto che nella vita non hai combinato niente e che tutto quello che ti è rimasto è un ammasso di plastica, ferro e silicio.

    Non sò se hai mai guardato il film Yes Man.
    Sembra una cazzata detta così, ma dovresti sforzarti di fare come Jim Carrey in quel film (naturalmente evitando di dire si a cose stupide o pericolose).
    Vedrai che pian piano quelle cose che inizialmente ti davano fastidio, cominciano a diventare la normalità, cose gradite insomma.

    PS: Anche se sembra una cosa slegata dal tuo caso, ti consiglio di vedere l’anime: 5 centimeter per second.

  9. Non sono uno psicologo, non ho nessuna facoltà per esprimermi sull argomento. Sono conscio del fatto che esistano casi di questa dipendenza e la cosa mi preoccupa, ma mi chiedo se sia davvero sbagliato preferire i videogame ad altro anche quando non si raggiungono casi estremi. Mi rendo conto che esiste in me un’attrazione verso il divertimento che ottengo dal passare qualche ora davanti all’xbox, a volte non vedo l’ora di poter avere un po’ di tempo libero per buttarmi sul divano con il pad in mano e accade che mi distragga dallo studio e dai miei “doveri”, ma tutto ciò è una sensazione che non si limita al videogame in se. Libri, serie tv, fumetti, insomma, qualsiasi mezzo capace di divertirmi e distrarmi provoca in me effetti simili.
    Quello che mi non mi piace è che venga recepito come come “devianza” il fatto che tali aspetti dentro di noi prevalgano sulle attività legate alla sfera sociale e ambiti affini.
    Non mi riferisco agli attacchi di panico e simili, lì è chiaro che qualche problema c’è, ma spesso il semplice anteporre attività come videogicare alle interazioni sociali è considerato qualcosa di sbagliato, alla stregua di una dipendenza appunto. Ragionando così però io dovrei essere stato un dipendente dai videogame ancor prima di prendere in mano un controller per la prima volta. Con l’asocialità ci sono nato, persino all’asilo ero un bambino solitario. Ho sempre preferito fare altro rispetto all’uscire con gli “amici”, ma non perchè ci fosse qualcosa che mi controllava, ma perchè io stesso non ci trovavo niente nel stare assieme a persone che conosco a malapena e con cui non ho niente da spartire. Mi sono sentito dire spesso “sei dipendente dai videogiochi” perchè il sabato sera invece di uscire mi ritrovavo da solo davanti ad uno schermo, ma la verità è che spesso giocare mi irrita e mi da la nausea, passo mesi interi senza toccare pc e console perchè non mi riesco a divertire. È davvero sempre un male preferire altro a quegli aspetti della vita che vengono definiti “normali”? Per quanto mi riguarda non sono i videogiochi, o qualsiasi altra cosa io faccia invece di socializzare a spingermi all’asocialità, ma è la mia personalità ad essere tale. Sinceramente, non vorrei che un caso come il mio possa essere considerato sbagliato o deviante.

  10. Gli attacchi di panico sono terribili . Posso dire in bocca al lupo a luca . In questi casi però sarebbe più corretto non fermarsi sulla superficie e andare a scavare a fondo . Penso che il problema non sia dovuto solo ai videogiochi anzi forse è stato proprio tutto il resto a scatenare questo terribile disastro .

  11. ma io ho un modo diverso di vedere il mondo dei videogiochi, anzi mi ha dato modo di scambiare opinioni con amici o adirittura gente che manco conoscevo, io i videogiochi li vedo come film da vedere per poi discuterne con persone… a volte mi ha perfino salvato nei momenti quando fini’ una storia con una mia ex e non riuscivo che a pensare a lei e’ l’unico modo per evadere era cercare di pensare a qualsiasi altra cosa che a lei…..
    no che i videogiochi mi abbiano sollevato di morale per carita’ ma e’ servito per almeno alcune ore a distrarmi…..
    comunque quando uscite con gli amici e c’e’ un videogioco che non vedete l’ora di finire un mio suggerimento c’e’ l’ho per voi…
    godetevi sempre la serata con gli amici fateci 4 chiacchere e non avete fretta di tornare a casa, il vostro gioco vi aspetta e non scappa di certo di casa avete tutta una vita per finirlo, invece con gli amici non e’ detto che poi avrete l’opportunita’ di ritrovarvi spesso, per colpa magari del lavoro, della ragazza, della famiglia, dei figli che potrebbero un giorno limitarne le uscite.
    la vita reale poi e’ divertente e ogni attimo della nostra vita e’ importante, i videogiochi sono solo un hobby una parte per ritagliare un po’ di tempo dopo una giornata a lavoro e non sai che fare durante la settimana.
    percio’ quando esci di casa e molli il joypad stampati in testa un bel game over e comincia ad ascoltare la strada oppure le parole di un amico e gustati una bella birra, guarda qualche bel sedere di una donna che magari potresti fare conoscenza e fatti accarezzare da una belle giornata di sole, giusto per sentire che sei ancora vivo e che bisogna godersi anche la vita.

  12. Wow… il problema più grande non credo sia la patologia in sé, quanto il rendersene conto o meno. Perché lì per lì mi rispecchio in quasi tutti i problemi descritti da Luca. A volte passo anche 2-3 giorni in casa senza rendermene conto. Il fatto è che non mi pesa e non mi è mai pesato, e non so se sono in una situazione peggiore.

  13. COMMENTO IN DUE PARTI
    Mi sono registrato solo per poter partecipare a questa specifica discussione. Questa tematica mi tocca profondamente e vorrei descrivere la mia situazione non tanto per sfogarmi, quanto per fornire un altro “caso umano” di valutazione che possa stimolare ulteriormente il dibattito sulle cause socio-psicologiche e ambientali che portano certi soggetti ad essere più o meno predisposti a stati di dipendenza e/o disordini psichiatrici di varia natura.
    Ho sempre vissuto in un perenne stato di ansia: mia madre mi ha sempre oppresso con le sue manie e ossessioni, rinfacciandomi di non essere il figlio che sperava diventassi, il mio fisico si è sempre rivelato inadatto allo sport (l’ho praticato fino a 13-14 anni circa, ma con pessimi risultati, ho abbandonato per frustrazione), da adolescente avevo un’acne spaventosa e non ne sono ancora guarito del tutto, tutti mi facevano complimenti per la statura (1.80 in terza media, ero il secondo più alto della scuola) e ne avevo fatto un fattore di autostima, peccato che poi abbia smesso di crescere e ora sono sotto la media (lo so che non ha senso, ma mi sentivo quasi “in colpa” per questo, è come se avessi deluso i miei cari), ho i piedi piatti (incurabili) che mi danno problemi alla normale deambulazione e non di rado mi provocano dolori alle gambe.
    Fin da piccolo ho avuto problemi a relazionarmi con gli altri, credo che ciò sia dovuto a un qualche trauma ricevuto in un periodo di cui non ho più memoria, ricordo che i bambini del mio quartiere tendevano ad emarginarmi; alle elementari non ho avuto problemi, dalle medie in poi ho iniziato a percepire una certa ostilità da parte della maggior parte dei miei coetanei (tranne 4-5 amici stretti), dovuta essenzialmente al fatto che l’educazione infertami dai miei genitori cozzava con i tipici modelli comportamentali adolescenziali, a cui non sono mai riuscito ad adattarmi.
    A scuola sono sempre stato il primo della classe, ma trovavo lo studio un’attività estremamente faticosa e frustrante a causa delle mie scarse abilità mnemoniche. I videogiochi non hanno mai interferito col mio rendimento scolastico, sono partito col PC (DOS) per poi passare a Game Boy e Play Station, e infine sono tornato definitivamente al PC, ma ammetto che spesso “non vedevo l’ora” di essere a casa per giocare. Per fortuna ai tempi della scuola il mio disturbo ossessivo-compulsivo riguardava il rendimento scolastico, quindi per quanto mi piacesse giocare non avevo problemi a staccare e a mettermi sotto, ma se non avevo un compito/interrogazione imminente col ca**o che aprivo i libri! In terza superiore sono iniziate le prime avvisaglie della dipendenza: avevo scoperto iTunes e passavo interi pomeriggi ad informarmi compulsivamente su ogni musicista/gruppo musicale esistente e non è un caso che quell’anno scolastico fu il mio peggiore (ma comunque dignitoso). Il mio interesse per i videogiochi da quel momento diminuì drasticamente in favore della musica, limitandosi a qualche sporadica (ma neanche troppo in realtà) particella a Rise of Nations e pochissimo altro.
    Fresco di maturità e con un bel 100 in saccoccia (niente di cui vantarsi in realtà, il voto della maturità non vale un ca**o in nessun ambito) mi appresto ad iniziare l’università. Scelgo ingegneria, visto che ho fatto lo scientifico e mi ero appassionato alle materie scientifiche. Primo anno: tutto bene. Secondo anno: la mia ossessione per la musica inizia a darmi qualche problema: mi rendo conto che non solo ho difficoltà a memorizzare (sempre avuta), ma in prossimità degli esami non ho più quella scarica di adrenalina che mi permetteva di rendere il 200% al momento del bisogno, era come se sotto sotto NON AVESSI INTERESSE a passarli. E infatti iniziai a non passarli. Fallire al primo tentativo era diventata una prassi, ma alla fine riuscii a finire l’anno con “soli” 3 esami indietro (la media era di 2, quindi non ero molto preoccupato).
    FINE PRIMA PARTE (nella prossima si entrerà nel vivo della faccenda)

  14. Io come giocatore gioco poco al giorno non perché non abbia tempo ma più semplicemente anche se e la mia passione non ne ho voglia , sono sfaticato , diciamo che anche per questo amo le portatili in ogni caso il problema di Luca e grave e secondo me , dovrebbe cercare di uscire di più , frequentare amici più spesso che magari sapendo del problema lo farebbero più volentieri , un mio amico invece diciamo che ne stato affetto visto che per 2 mesi ( si era rotto le gambe rimanendo immobile dalla cinta in giù ) e stato a casa e l’unica cosa che poteva fare oltre a stare sulla sedia a rotelle era giocare , la settimana dopo l’intervento ci mettiamo d’accordo per uscire e io dovevo trainarlo , quando arrivammo a casa del nostro amico lui ( senza accorgermi ) era svenuto credendo fosse per le gambe ho chiamato subito l’ambulanza per poi dirmi che quando andava in giro si spaventava per ogni cosa ( lo psichiatra infatti gli ha diagnosticato la paura di del mondo fuori casa credo uguale a quella di luca ora non ricordo esattamente ) , e niente io e amici lo abbiamo aiutato conosco la situazione piansi molto ( mammoleta gne gne ) per il mio migliore amico ma ora gli e passato tutto ,e giochiamo insieme ancora .
    Ah si ora che ricordo il mese che segui Daria ( programma fine anni 90′) vedendolo tutto in un sol boccone credevo che i personaggi potevano essere reali.

  15. SECONDA PARTE (ORA INIZIA IL BELLO)
    Premetto una cosa che ho tralasciato nel post precedente: l’ossessione per la musica non era costante, ma si presentava “a periodi”, durante i quali la mia attenzione era fortemente rivolta ad essa, con conseguenti difficoltà di concentrazione nello studio e pensieri intrusivi, senza però mai sfociare nella “patologia”.
    All’inizio del terzo anno un mio collega appassionato di videogiochi (che poco tempo dopo si è ritirato, guarda caso) mi parla entusiasticamente di S.T.A.L.K.E.R. Shadow of Chernobyl; io conoscevo già il gioco, ma non l’avevo mai provato, me lo faccio quindi prestare e lo finisco in circa una settimana. Nei due anni precedenti avevo giocato e finito solo 3 giochi. Ma dopo questo è scattato qualcosa… Penso che l’infima qualità dei corsi che stavo seguendo in quel semestre abbia catalizzato la cosa, perché non diedi NEANCHE UN’ESAME, non li preparai nemmeno, mi feci un account Steam e caddi nel tunnel dei super saldi. Ricordo che NON AVEVO ALCUN INTERESSE a dare esami, tutta la mia attenzione era focalizzata sui videogiochi, non provavo né rimorso né vergogna. Rinsavii come per magia all’inizio del secondo semestre: diedi tutti gli esami più 4 dei 6 che mi mancavano, e finii il tirocinio per la tesi, avrei potuto dare gli ultimi due esami nell’ultima sessione e discutere la tesi il mese dopo. Invece…
    Pochi giorni dopo Capodanno, improvvisamente, ebbi dal nulla un attacco di panico. Fu l’inizio della fine.
    Per TRE ANNI ho sofferto costantemente di forte ansia, sensi di colpa, complessi di inferiorità, senso di inadeguatezza per ogni cosa, paranoia legata alla sensazione che tutti mi osservassero e mi considerassero uno stupido (e che lo condividessero con gli altri), mi vergognavo di quello che studiavo e pensavo che fosse una roba da sfigati, pensavo che avrei dovuto fare medicina o economia o altro, ogni volta che vedevo qualcuno fare qualcosa (qualsiasi cosa) mi sentivo profondamente in colpa se io non ne ero in grado.
    Tutta questa serie di disturbi incrementava di pari passo al mio coinvolgimento nel medium videoludico: siccome la mia vita sociale è pressoché nulla (per i motivi citati in precedenza), nel corso degli anni avevo accumulato una cospicua somma di denaro da regali di compleanno e festività varie che mi permise di accumulare un’enorme quantità di giochi ad un costo relativamente basso (steam, key store). Ho giocato parecchi titoli (finendoli a tempi record con sessioni anche di 12 ore filate, per nulla infrequenti), ma la maggior parte del tempo la impiegavo ad INFORMARMI (youtube, metacritic, siti specializzati, steam) sui giochi di cui, volente o nolente, venivo a conoscenza. In questo periodo l’interesse per i videogiochi ha nettamente prevalso sulla musica. Più che di dipendenza da videogiochi quindi si trattava di dipendenza da internet, overdose di informazioni accompagnate da costanti pensieri ossessivi intrusivi su quale fosse il miglior gioco di un certo genere, se fossero meglio i 4X a turni piuttosto che i wargame iper-complessi dell’AGEod, Quake Live o Warsow, ero arrivato persino a pensare che chi gioca a certi giochi è più intelligente per il solo fatto di giocarli, con la conseguenza che mi sentivo in colpa se mi veniva voglia di giocare ad esempio ad un semplice sparatutto piuttosto che ad un Distant Worlds o Darkest Hour: AHOIG, mi sentivo “inferiore” a coloro che per lavoro o disponibilità di tempo potevano giocare a molti titoli, e ancora ansia dovuta alla consapevolezza di non poter giocare a tutto e di non potere/volere stare al passo col mercato (trovo estremamente stupido comprare i giochi al D1, ma quasi tutti lo fanno e sembrano pure andarci fieri: confused :\ ). Ogni volta che aprivo steam venivo bombardato da notizie su decine di nuovi indie, troppa roba, ansia, ANSIA!!! E poi i roguelike che vanno di moda da un po’ di tempo, ma che sono snervanti, i sandbox che proprio non attirano ma piacciono a tutti, le avventure grafiche che mi viene il tunnel carpale a forza di rage-click selvaggio…
    Vi rendete conto? Mi sentivo in colpa perché in un certo momento preferivo giocare ad un certo videogioco piuttosto che ad un altro. Assurdo.
    Da ottobre ho ripreso a studiare (sono alla magistrale, ma forse cercherò un lavoretto provvisorio sfruttando la triennale), di strada da fare ne ho ancora, ma, eccezion fatta per una piccola ricaduta verso Natale durante la quale ho riscoperto due grandi classici del passato quali Heretic e Hexen, da un po’ di tempo non sento più il BISOGNO di approcciare i videogames. Non so cosa sia scattato in me, forse sono maturato veramente solo adesso, o forse è vero che il tempo è la miglior medicina.
    Finita questa sessione di esami mi adopererò per dare via i miei account Steam, Origin, Uplay, FX Interactive e tutti i giochi vecchi scatolari, e ricomincio a vivere.
    GAME OVER. Definitivamente.

    Credo che il mio caso confermi quello che molti discepoli affermano, ossia che i videogiochi di per sé non siano la causa della dipendenza, ma il mezzo attraverso cui essa si manifesta. Essi infatti sono studiati per essere fruiti da chiunque abbia un livello intellettivo nella norma (anche un po’ meno forse), i giochi apparentemente più complessi e complicati richiedono solo tempo e “spirito nerd”, non una particolare intelligenza (la vita reale offre occasioni migliori per metterla realmente alla prova), e questo li rende perfetti per provare facili e illusorie soddisfazioni.
    Un’ultima riflessione riguardo il livello di difficoltà nei giochi: ha veramente senso stressarsi per completare a tutti i costi un gioco alla massima difficoltà? Un videogioco può essere programmato per essere difficile quanto si vuole, è come cercare di battere in velocità un’automobile che fa i 20km/h, ma che potrebbe arrivare tranquillamente a oltre 200 se chi la guida lo volesse.

    P.S. Sono stato da uno psichiatra nel periodo di picco del mio malessere. Fidatevi, non serve ad un beneamato ca**o! O si impara a convivere col problema, o ci si dà un taglio netto.

    • Beh, sarà stata sicuramente una decisione combattuta quella di chiudere definitivamente. Se ci hai riflettuto bene sarà la scelta giusta. Non te lo auguro assolutamente, facciamo per chiacchierare, ma in caso di una ricaduta non hai paura di eventuali rimorsi? Un taglio è giustissimo, ma forse una selezione di pochi giochi ai quali sei affezionato da tenere come valvola di sfogo ci può stare. Comunque pensieri intrusivi (che interferiscono nello studio non poco) e overdose di informazioni li sto vivendo pure io.

      • Il fatto è che io non sono mai stato veramente “appassionato” di videogiochi, fino ai vent’anni circa giocavo per puro e semplice DIVERTIMENTO (ho scritto un altro post a riguardo più in basso), ero sostanzialmente ignorante in ambito videoludico (ho giocato i primi tre Prince of Persia fino allo sfinimento, ma ho scoperto le saghe di Mass Effect e Assassin’s Creed quando erano già usciti i secondi capitoli, saghe che peraltro non ho mai giocato e mai giocherò; ho finito Legacy of Kain: Soul Reaver 2 e Defiance almeno 3 volte ciascuno, ma non mi è mai passata per la mente l’idea di giocare gli altri 3 capitoli) e l’unica mia grande passione è sempre stata la musica: suono più di uno strumento musicale e ho pure un certo talento, ma l’ansia da prestazione mi ha sempre tolto la “soddisfazione” e nel 2014 non ho mai neanche toccato un solo strumento. Negli ultimi tempi non giocavo per piacere, ma per un malsano e insensato “senso del dovere” autooriginatosi da tutta la serie di disagi che hanno da sempre caratterizzato la mia vita. Se riuscirò a rinunciare definitivamente ai videogiochi non avrò nessun rimorso e potrò finalmente dedicarmi a ciò che mi interessa veramente: lo studio e (tempo permettendo) la musica.
        Ho fatto mente locale a quali giochi mi abbiano veramente appassionato nel corso della mia “carriera” videoludica, ed in effetti non sono molti: la saga di Legacy of Kain (non a caso il nick), Half-Life, BioShock e Starcraft. La prima è bella che conclusa (purtroppo), la speranza per la seconda non finirà mai e per le altre due penso di poter fare un’eccezione quando sarà il momento ;)
        Ce ne sono moltissime altre che mi hanno appassionato parecchio, ma non così tanfo da farmi “desiderare” di giocarci ancora a tutti i costi: Dishonored (che si avvicina pericolosamente ai 4 sopra XD), Deus Ex, Command & Conquer (saga morta e sepolta a mio parere :( ) S.T.A.L.K.E.R. (come prima), The Binding of Isaac, X-COM, Serious Sam, Prince of Persia, Beyond Good & Evil, Doom, Wolfenstein, Anno, Portal, Max Payne,…
        Tutti questi giochi non li avrei mai provati se fossi stato “sano”, ma col senno di poi ti posso assicurare che avrei preferito NON giocarli piuttosto che passare quello che ho passato in questi tre anni infernali.
        Nella vita si fanno delle scelte e bisogna prendersi le relative responsabilità. Farenz è stato in gamba, sapeva che non poteva rinunciare alla sua passione e ha preso le giuste decisioni. Non può chiedere di meglio dalla sua vita. Chapeau!
        Se vuoi ho risposto ancora sotto il tuo post iniziale :)

  16. In effetti questa cosa della “giornata organizzata col fine ultimo di trovare il tempo di videogiocare” non è affatto un buon segnale. Parlo perchè c’è l’ho avuta anch’io, ma per fortuna non è stata una cosa continua ma si è trattato di momenti in cui giocavo a un gioco che mi appassionava da morire ed era molto lungo, tipo un GDR.

  17. Io penso che tutti i giocatori appassionati di siano trovati almeno una volta lì, in bilico tra realtà e dipendenza.
    A me personalmente è successo circa 10 anni fa,per via dei giochi online e dei classici clan che si vengono a creare e che portano ad impegni pari ad un lavoro.
    Secondo me però più che dipendenza dal gioco,si viene a creare una situazione di delusione dalla vita,sia affettiva che lavorativa che ti porta a ripiegare sul videogioco,che permette di essere magari la persona che hai sempre sognato di essere.

    L’unica cosa da fare è tentare di capire i segnali e prevenire il tutto,con il tempo se ne uscirà magari aiutato dai famigliari.

  18. Credo che con l’avanzamento dell’età si diventi più inclini alla dipendenza. Un bambino/adolescente ha bisogno di giocare per ricevere la giusta quantità di “stimoli” dal mondo esterno che gli permettano di relazionarsi con gli altri e formare la propria personalità, e riesce per questo a divertirsi a tutti gli effetti. Una persona matura tende a percepire il mondo non come una cosa da “scoprire”, ma come un ambiente in cui “costruire” qualcosa, non fa le cose per divertimento, ma per un senso di responsabilità. Il meccanismo della dipendenza non si attiva facilmente nei bambini perché non è utile a loro, che devono provare più cose possibile per prendere coscienza dell’ambiente. Al contrario, l’adulto deve imparare a concentrarsi sulle cose che servono a lui e alla sua famiglia per vivere, e il meccanismo della “dipendenza” serve a fargliele svolgere efficientemente e con meno stress psico-fisico.
    Se la vita va male è possibile che l’adulto cerchi metodi più facili per soddisfare il proprio naturale bisogno di “realizzazione” e i videogiochi sono perfetti per tale scopo, perché studiati per essere alla portata di tutti.
    Si noti a tal proposito che la maggior parte degli adulti lavoratori che si dedicano abitudinariamente ai videogiochi svolgono lavori a livello di qualificazione non molto alto, sinceramente non riesco proprio ad immaginarmi un medico/avvocato/consulente finanziario/ingegnere/amministratore delegato/politico serio che abbia il tempo e/o la giusta predisposizione mentale per dedicarsi ad un’attività così dispendiosa in termini di tempo e concentrazione (i videogiochi RINCOGLIONISCONO e impigriscono la mente, su questo non ci piove, solo non tutti se ne rendono conto perché non tutti hanno bisogno di usare molto il cervello nelle normali attività quotidiane).
    Io studio ingegneria e mi sono trovato costretto ad abbandonare definitivamente questo interesse che ho coltivato per buona parte della mia vita. Nessuno dei miei colleghi si è mai interessato o si interessa ancora di videogiochi (tranne uno che però è un casualone, non un “appassionato”).
    Sarei curioso di sapere come se la sta cavando il Gatto (peraltro anch’io studio a Padova, magari potrei beccarlo un giorno ;) ), sinceramente faccio fatica a credere che uno che ha fatto l’artistico e che è stato segato ben due volte a scuola riesca ad andare avanti senza problemi, ma oh, magari è sempre stato un genio incompreso XD
    Sarei anche curioso di sapere come concilia lo studio con i videogiochi, per quanto io ci abbia provato non ci sono mai riuscito.

      • Argomenta un po’, sono curioso :)

        • Ci sono studi contrastanti sugli effetti dei videogiochi,c’è chi dice che migliorano le capacità del
          cervello e chi invece afferma che faccia danni.
          Per me dipende da vari fattori;qualsiasi cosa si faccia,se portata all’esagerazione fa male. Dal mangiare,al bere, al giocare ecc…
          Per me coltivare una passione come il gioco,dedicandogli dei piccoli spazi settimanali,corrisponde ad un qualsiasi altro hobby

          • Già, di base la cosa è ovvia,per me la play era un hobby,come lo sono il cinema e i manga/fumetti, il problema è che il videogioco è un intrattenimento attivo che ti coinvolge davvero a 360°…Sicuramente una vita normale e anche monotona ti porta a vedere in questi giochi sempre più fotorealistici la possibilità di vivere l’impossibile in maniera davvero realistica…a me a portato ad una dipendenza (seppur controllata)…come puoi leggere dalla e-mail io la mia vita la facevo…solo che pensavo troppo al VG,io proprio organizzavo la mia giornata.
            Per alcuni magari la cosa non porta ad alcun problema…io invece lo riscontrato…ma in 12 anni di “gioco intensivo”…dunque è sulla lunga distanza che saltano fuori queste magagne…

        • Ok argomento.
          Il fatto è che mi aveva quasi commosso nei primi due commenti sopra e poi se ne è uscito con le seguenti affermazioni:
          -i videogiochi rincoglioniscono
          -la gente di successo/intelligente non ha mai videogiocato
          -la storia che se il gatto ha fatto l’artistico ed è stato bocciato (non so nenache se sia vero, e in caso sono affari suoi) non può assulutamente avere successo in una facoltà come ingegneria.

          Tutti luoghi comuni (ma neanche troppo comuni) che mi hanno dato il voltastomaco, detti da una persona da cui (dati i due post precedenti) non me lo sarei mai aspettato. Si tratta forse di un modo (un po’ becero) di giustificare “scientificamente” la sua rinuncia a questo hobby?
          Comunque (e lo so che giustamente ve ne importa poco) videogioco assiiduamente da quando ho 10 anni. Mi sono laureato con ottimi voti. Ho un dottorato in biostatistica e lavoro come ricercatore (ahimè precario) nello stesso ambito, in un luogo distante da casa, dove sto iniziando una nuova vita assieme alla mia ragazza. Tutto questo non per farvi un’infornata di cazzi miei, quanto per dire che un minimo di successo nella vita lo sto avendo anche io, pur essendo un videogiocatore rincoglionito e con alcune piccole ossessioni che riguardano questo hobby.
          E sono sicuro che ci saranno numerosissime altre testimonianze positive tra i frequentatori dell’angolo!

          PS: Gatto fagli vedere chi è l’ingegnere!

          • non mi ero accorto che sei l’autore del commento a cui ho affibbiato il facepalm. Comunque trasla pure il discorsa da terza a seconda persona. Per il resto niente di ciò che penso cambia. Senza rancore alcuno. Siamo qui per confrontarci.

          • Ciao Erik, grazie per la risposta!
            Ammetto che in questo commento sono un po’ partito per la tangente nella seconda parte, dopo averlo pubblicato avrei voluto farmi vedere in faccia e spiegare di persona le mie ragioni. Sul discorso del Gatto hai perfettamente ragione e mi rimangio qualsiasi cosa (anche perché mi pare di aver capito che il primo anno gli è andata bene), solo che per quel poco che lo “conosco” mi sembra una persona a cui si può parlare con una certa libertà e il mio commento puntava più che altro su come riuscisse a conciliare lo studio coi vg (visto che ci riesce senza problemi e io proprio no). Diciamo che sono stato indelicato. Sul fatto della bocciatura credo sia vero, è del ’92 e si è diplomato nel 2013, o almeno è l’ipotesi più plausibile, comunque sono il primo ad affermare che non abbia importanza, ma ingegneria è tosta e se non hai un backgroud solido (non credo che il liceo artistico glielo abbia fornito, ricordo che una volta lui stesso non ne parlò molto bene) può diventare un vero inferno, altrimenti servono ottima memoria per studiare velocemente ed efficacemente o almeno grande passione, se uno ha queste cose può fare qualsiasi cosa. Purtroppo le mie vicende personali mi hanno portato ad essere apatico e solitario, con conseguente calo delle mie doti intellettive (non mi sono mai considerato particolarmente intelligente), e dunque se voglio finire la magistrale sono costretto a prendere misure drastiche che le persone “normali” come te o il Gatto non hanno bisogno.
            Non ho scritto che la gente intelligente non ha mai videogiocato, ho scritto che la gente che svolge lavori ad alto livello di qualificazione (avrei forse dovuto dire “responsabilità”) in generale non ha tempo ed energie da dedicare ai vg. Infatti mi pare che il Dr. Avo, che è commercialista (correggimi se sbaglio) sia il componente dell’angolo videoludicamente meno attivo (sempre correggimi se sbaglio). Non è solo una questione di tempo fisico, ma anche di predisposizione mentale secondo me.
            Sulla questione che i videogiochi rincoglioniscono mi sono basato sulle persone che conosco; ad eccezione di uno solo, tutti gli altri hanno “sofferto” i qualche modo della loro condizione di videogiocatori (leggi risposta a MannyX95 sotto se vuoi), ma la tua testimonianza e quella di JustDiego83 qua sotto mi hanno fatto riflettere e sono pronto a cambiare opinione. In particolare sarei curioso di sapere i “dettagli” della tua “carriera” videoludica, tipo su che piattaforme giochi, che tipo di giochi, in quali momenti preferisci giocare,…

    • su quali basi sostieni che i videogiochi rincoglioniscono e impigriscono la mente?

      P.S. ai tempi in cui giocavo a WoW in una Gilda semi hardcore il Guild Master era un medico Chirurgo Londinese di 48 anni…

    • Guarda, io sono fresco fresco al mio primo anno di ingegneria… e conciliare studio e videogiochi non mi è risultato problematico finora. Forse sono io che son fatto così, ossia se a una cosa ci tengo veramente non ci sono cazzi e trovo il modo di farla, ma se si parla di orari… boh, non so, nulla di astruso. Nel trimestre delle lezioni il tempo per giocare c’era (meno di quando ero al liceo, ma questo più per via delle due ore di treno che perdo al giorno che per gli orari intrinseci dei corsi), in sessione di esame scarseggia ma c’è… Come in tutte le cose, bisogna avere moderazione e dare delle priorità. Se fra tre giorni ho un esame è chiaro che non mi farò la session intensa di gaming, ma se ce l’ho fra due settimane magari posso anche incastrarcela da qualche parte. Poi vabbè, è due mesi che ho problemi di linea consistenti quindi ho giocato pochissimo dedicandomi più alla lettura (ho spolpato tutta la saga del Trono di Spade in un mesetto circa), ma il discorso è lo stesso, le ore di tempo che mi sono ritagliato in condizioni normali le avrei usate per giocare. Ecco, “ritagliarsi” degli attimi di svago con un po’ di organizzazione è fattibilissimo, nonchè propedeutico a mio avviso (tutti hanno bisogno di un valvola di sfogo). Poi certo, pretendere di giocare tanto e bene e poi di sfangare gli esami è improponibile… ma come ho detto, non c’è nessun trucco, basta autoregolarsi.

      • Nel mio giudizio mi sono basato sulla mia esperienza personale, fino alla tarda adolescenza conoscevo un discreto numero di persone che si dedicavano ai videogiochi, ma terminata la scuola hanno tutti abbandonato per mancanza di tempo o perché (motivazione principale per gli universitari) non potevano permettersi di “distrarsi” con queste cose. Di quelli che conosco che ancora giocano: uno faceva ingegneria con me e si è ritirato, un’altro è palesemente dipendente e a quasi 28 anni non ha ancora la triennale, un altro non ha mai voluto abbandonare i suoi interessi “nerd” (videogiochi, gdr, miniature,…) e ha dovuto raddoppiare i tempi, un altro se l’è cavata abbastanza bene ma ormai gioca pochissimo (a ‘sto punto mi chiedo che gusto c’è), uno che gioca solo a DOTA e Left 4 Dead ed è andato 2 anni fuori corso, infine la mosca bianca: un geniaccio che gioca regolarmente.
        Nemmeno io ho avuto alcun problema al primo anno (d’altronde è il più facile, anche considerando lo scoglio di analisi), in realtà la triennale in generale non è stato un grosso problema. E’ alla magistrale che ho dovuto rivalutare totalmente la mia vita, mi sembra di non avere il tempo materiale per nulla e certe materie sono veramente troppo complesse.
        Poi magari dipende anche dal backgroud familiare e da quale università si frequenta.
        Ho notato che sei piuttosto attivo qui nell’angolo, quindi immagino che tu non sia uno che gioca 2 o 3 giochi e basta all’anno, ed è molto probabile che, se continuerai con gli studi e con la professione poi, arriverà il momento in cui ti sentirai costretto a fare dei “tagli”. A meno che ovviamente tu non sia un genio che memorizza tutto all’istante e necessita di pochissimo tempo per fare bene ogni cosa, in questo caso ogni generalizzazione non vale.
        Credo infine che una che persona che ha sempre avuto una vita serena e senza particolari problemi di salute e sociali riesca in genere ad affrontare la vita con molta più tranquillità ed efficienza rispetto ad altri meno fortunati.
        Io giocavo su PC e credo che se fossi stato “consolaro” il mio rapporto coi vg sarebbe stato molto più rilassato: su PC c’è una sovrabbondanza di offerta e varietà nauseante, per un complessato come me che vorrebbe virtualmente provare tutto è uno stress insopportabile. Su console invece è potenzialmente possibile “stare al passo”. In tempi relativamente recenti inoltre avevo iniziato ad appassionarmi agli strategici “su larga scala” come i 4x, i wargame e i “grand strategy” della Paradox, ma la consapevolezza di non poterci dedicare un’adeguata quantità di tempo mi provocava molta frustrazione. Stesso discorso per i roguelike, un genere da adoravo, ma che a forza di morire e ricominciare da capo dopo un po’ mi sentivo un coglione. Per questi motivi ho deciso di chiudere coi vg: occhio non vede, cuore non duole.
        A proposito di roguelike, sembra che Tower of Guns arriverà su PS3 e PS4, io lo giocai su computer ed è uno spasso (non è neanche molto difficile rispetto agli altri titoli del genere), consiglio a tutti di tenerci un occhio! ;)

        • Aggiungo che ho notato che chi studia ingegneria dell’informazione sembrerebbe riuscire a conciliare meglio vg e studio (forse per una certa affinità delle due cose?), mentre a industriale (la mia) se parli di videogiochi si girano dall’altra parte e fingono di non conoscerti XD

          • Beh sì, anche moltissimi dei miei amici con l’università si sono staccati completamente dai vg, ma dipende dalle persone; si vede che la passione per il gaming li aveva stufati o forse non li aveva mai presi più di tanto… anche perché non ti parlo di amici che sono andati a ingegneria, ma a facoltà ben più facili (tipo il DAMS). Al contrario conosco anche gente che non molla nonostante tutto, tipo un mio amico che è andato a studiare ingegneria a Milano e che comunque becco regolarmente su Steam. Ripeto, dipende dalle persone. Stessa cosa per il discorso PC/console, se sei uno che vuole provare tutto il PC e le sue offerte sono effettivamente frustranti, se sei uno che se ne sbatte come me non ti fanno caldo nè freddo.
            E per il futuro… boh. Sicuramente dei “tagli” come dici tu li dovrò fare, ma si vedrà, per ora penso a fare un buon compleanno fra studio e valvola di sfogo. Però se mi dici che il primo anno è più facile… me la fai pigliare malissimo! ;(

          • *compromesso
            ** il più facile

          • Ciao razielim, rispondo qua al tuo commento precedente, spero che tu lo veda. Io gioco prettamente con le console (360, ps4, e psvita), mi piacciono sopratutto gli adventure, i wrpg single player e qualche FPS non bellico. Premetto col dirti che innegabilmente con l’Università prima e il lavoro poi ho ridotto parecchio il tempo che passo col pad in mano. Su questo non ci piove. Parlo di 6-7 ore a settimana nei periodi più scarichi e di 2-3 (ma anche zero) in quelle più piene. Lo so che a te sembrano poche ma sono più che sufficienti per gustarsi questo fantastico hobby in modo compatibile con una normale vita. Il mio “unico problema” é che per strane ragioni continuo ad acquistare titoli che non riesco a giocare e che incrementano la pila. Mai titoli dayone e di solito li acquisto tra i 15 e 25 euro. Ne avrò li una ventina. Comunque a differenza tua non provo ne’ frustrazione ne’ vergogna a vederli li, ancora incelofanati. Un giorno- forse- ci giocheró. Coi miei tempi. Mi sentirei molto peggio a trascurare famiglia, amici e fidanzata.Non provo la pulsione a giocarci allo sfinimento, a platinarli o a rigiocarli all’infinito. Per quanto riguarda l’Università, non credo che le facoltà intellettive risentano del videogiocare. Nemmeno io ho mai avuto un’ottima memoria. Semplicemente rispetto ad altri più dotati dovevo dedicare più tempo allo studio. Memoria non é uguale ad intelligenza, come i bei voti non sono sinonimo di fulgida carriera lavorativa. Ci sono un sacco di cose-troppe probabilmente- che l’Università non ti insegna per avere successo nel lavoro. Abilità personali, capacità relazionali, l”essere svegli” detta in modo rozzo. Una persona durante la sua giornata ha un numero limitato di risorse che può impiegare. Le risorse vanno impiegate in modo equilibrato per avere una vita soddisfacente. Se uno le usa tutte in un solo ambito é scontato che negli altri non possa eccellere. Questo credo spieghi gli scarsi risultati scolastici dei tuoi conoscenti videogiocatori. Credimi non esiste nessuno che riesca a conciliare ogni singola cosa facilmente. Spero che le mie considerazioni ti siano d’aiuto. Ci si rilegge sull’angolo!

    • Carissimo,spero di non leggere tra le righe che il povero operaio,quello che fa le sue semplici e banali 8 ore,che poi non ha più nulla a cui pensare usi l’unico neurone per la playstation…perchè dato sono quello della e-mail e guarda caso sono appunto un operaio,che dopo le 8 ore deve far quadrar conti,gestire una casa e una famiglia…sicuramente abbiamo più tempo non lo nego,ma se rileggi il tuo commento capirai che può far stizzire un po’ di gente…

      • Perché dici “unico neurone”? Non mi pare di aver associato il livello di qualificazione di un lavoro all’intelligenza, anche se sono consapevole che in Italia qualcuno la pensa ancora così. Non è il mio caso, anche perché da parecchio tempo ormai ho l’autostima sotto le scarpe. Come ho già scritto in risposta a Erik, forse il termine più adatto al posto di “qualificazione” sarebbe stato “responsabilità” (per dire, anche un sindaco con la terza media in teoria entrerebbe nella categoria, mentre un ipotetico laureato in fisica teorica che fa il cassiere al supermercato no). Ammetto di non aver chiarito bene il fine del mio commento, volevo dire che per certe persone il rapporto con i videogiochi non può essere “sereno” come per altre a causa di particolari scelte di vita che le portano a non interessarsene o a (più o meno tristemente) rinunciarvi. Ho un paio di conoscenti under 30 che lavorano nella finanza, hanno a malapena il tempo di mangiare e dormire; immagina che io, appassionato di videogiochi, decida di intraprendere questa strada (perché mi piace l’economia o perché ho fatto ragioneria, motivi vari) e mi accorga all’improvviso di non riuscire più a conciliare le due cose: o ci dò un taglio, o succede quello che è realmente successo a me, che non auguro a nessun altro. Sono andato un po’ off-topic, ma ci tenevo a fare questa riflessione.
        ;)

        P.S.
        @Erik ho letto il tuo ultimo commento, grazie per la risposta!

  19. Auguro a Luca di avere la forza di uscire da una situazione come quella descritta… e lo ringrazio per la condivisione. Anche se la mia empatia è un po’ limitata dal fatto che questa patologia non l’abbia contestualizzata, lo ringrazio perchè mi ha dato da pensare. Personalmente anch’io me lo chiesi a suo tempo: “Ma posso fare a meno dei videogiochi? O ne sono intossicato?”. Ho avuto alti e bassi come tutti nella vita, e in alcuni di questi bassi ammetto di aver trovato rifugio nei caldi abbracci propinati dalle varie SH, ma la risposta è venuta col tempo… quando sei più giovane e non hai un cazzo da fare, esagerare è facile. Io poi, che ho sempre sfangato la scuola in maniera molto rapida, mi ritrovavo con un sacco di ore libere, quindi giocavo per “fare qualcosa”… ma con dei ritmi che a volte mi hanno dato da pensare. Ma poi col crescere sono iniziati gli impegni incalzanti e li ho capito di non aver bisogno di giocare per forza: quelle volte che per organizzare qualcosa a cui tenevo o per fare il viaggio che desideravo mi sono ritrovato a non poter giocare anche per tempo considerevole senza accusare nessun danno, mi hanno fatto capire di avere il controllo sulla mia passione. Il punto è questo: se la passione c’è ed è forte, va controllata, indipendentemente dalle palate di merda che la vita ti butta addosso. Per me è funzionato, ma devo essere sincero, anche se mi son interrogato su tali questioni ogni tanto, non mi sono mai sentito “al di là della barricata”….

  20. auguri luca non sei tu il problema sono gli altri che ci uccidono troppe volte

  21. Questa è una problematica molto comune,e leggendo i vari commenti ed esperienze la cosa è evidente, però secondo me il fattore determinante che implica una tale situazione è stato travisato.Sembra quasi come se l’elemento colpevole siano i videogiochi, ma io non sono assolutamente daccordo. Con ciò non voglio di certo escludere situazioni dove i videogiochi stessi sono i protagonisti della causa e magari il ragazzo che ha scritto l’email è uno di quelli, ma per la maggior parte dei casi il videogioco è solamente un caso espiatorio.Se un uomo/ragazzo/bambino attraversa un brutto periodo psicologico e sociale che interferisce il normale vivere quotidiano, come l’interazione sociale stessa, ha molto probabilmente un problema o degli insiemi di problemi più radicati, che di certo non hanno avuto origine dal semplice videogioco, più che altro il chiudersi unicamente nel mondo virtuale videoludico è dovuto appunto ad un meccanismo di difesa attuato per sfuggire da una certa realtà, è appunto tale realtà il problema agli antipodi che possono essere svariati, un trauma, una semplice brutta esperienza, un insieme di elementi sociali vissuti dal soggetto che lo hanno indirizzato alla reclusione etc etc, potrei elencarne tanti ma rischerei di far psicologia spicciola, molto meglio di certo analizzare il problema nello specifico facendosi aiutare da un esperto del settore che sia uno psicologo, psichiatra, psicoanalista etc. Insomma ecco secondo me dove sussiste il problema, quindi vorrei dare un consiglio a questi ragazzi che attraversano questi periodi, ed è quello dell’analisi, ovvero analizzare e capire sul serio dove sta il problema, in quel caso sono sicuro che ci si renderà conto che il videogioco ed il fatto che si passi tutta la vita li non è il vero problema ma solamente il mezzo che ti fa dimenticare il problema ecco.

    • Sono assolutamente d’accordo, tra l’altro il discorso “dipendenza dai videogiochi” è vera patologia in un numero infimo di casi, (per cui l’interesse di parlarne è paragonabile a quello di una malattia rara), mentre nel 99% è semplicemente l’ennesima scusa per rompere i coglioni al prossimo.

  22. Non sono uno psicologo ma penso che questa tua fobia sociale sia stata dentro prima di questo “acuirsi” in seguito ad hn tuo “abuso” dei videogiochi.
    Penso pero’ che la vita purtroppo o direi per fortuna e’ fatta di tante altre cose rispetto ai videogiochi e premettendo che il percorso psicologico e’ una premessa fondamentale per tornare a preferire il mondo “reale” ti suggerisco di indagare più’ a fondo nella tua vita per vedere se i videogiochi sia l’unica causa scatenante questi attacchi spiacevoli

  23. decisamente un articolo toccante, nonostante faccia fatica ad immedesimarmi (ultimamente gioco sempre meno).

    Comunque leggendo l’articolo non ho potuto fare a meno di pensare ad un gioco a cui sto dedicando parecchio tempo in questo periodo, e mi chiedo se un gioco del genere possa avere effetti benefici in situazioni del genere. il gioco in questione è ingress, per chi non lo conosce è un gioco per cellulare, ma si gioca nel mondo reale, la propria posizione sulla mappa è data dalla propria posizione gps, ed essendo un gioco multiplayer si possono anche incontrare diversi altri giocatori dal vivo.

    non so se sia il caso di dare un consiglio del genere vista la situazione delicata, ma dall’alto della mia totale ignoranza mi sembra che un gioco del genere potrebbe essere un ottimo “ponte” per tornare alla normalità.

  24. Comunque credo che il percorso intrapreso da questo ragazzo,tramite l’aiuto di una terapia psicologica sia il passo fondamentale per ritornare ad una sana vita sociale,i videogiochi secondo me sono nati per divertirsi insieme ad altri amici,oggi sicuramente non e’ più’ necessario che il tuo amico venga a casa tua,questo sicuramente non aiuta.
    Ti posso capire in quanto non ho amici che condividono la mia passione,comunque sono sicuro che riuscirai a giocare e ritornare comunque a una sana vit sociale

  25. muah..

    Ho sentito una sola di campana che dice i videogiochi “mi hanno drogato”, e incontaminato l’anima
    quello che m’interessa è sentire l’altra di campana.
    il podcast #49
    ovvero
    quello che ho sentito è soltanto una conseguenza

    ma la causa?
    la causa non può essere il videogioco che ti ha “avvelenato l’anima dalla sua vita sociale”

    perche non ci credo assolutamente che il videogioco in se ti porta all’allontanamento dalla vita sociale.

    la causa di tutto questo e non sono uno psicologo per dirlo ma c’arrivo tranquillamento senza farmi pagare la fattura e la prestazione possono e sono vari fattori:

    – lavoro opprimente/insoddisfacente/privo di speranze per il futuro/ecc
    – fidanzata rompicoglioni/mestruata/non ti lascia fare niente/ecc
    – amici stronzi/incompatibili/traditori/ecc
    – problemi famigliari/soldi/divorzio/salute/ecc

    la dipendenza dai videogiochi di Luca è perche la causa prima della conseguenza l’ha portato a questa dipendenza.

    personalmente gioco anch’io un paio d’ore al giorno e non è che non abbia una vita sociale.
    anzi è anche grazie al videogioco che ho conosciuto e fatto nuove amicizie e incontrato con più gente con cui stare, parlare e condividere.

    certo ho abbandonato altre “passioni” e altre attività ma è assolutamente inconcepibile il solo pensiero che io abbia abbandonato le altre attività per colpa del videogioco.

    ho passato anch’io un momento della mia vita dove davo più importanza al videogioco,
    ma perche la causa di tutto ciò è che volevo “scappare” dai problemi e difficoltà che avevo in quel periodo.
    e non è sicuramente stata colpa dei videogiochi…
    ma risolti i problemi di base uno poi acquisisce sicurezza e autostima e valore per la vita sociale,
    anche senza dover abbandonare il videogioco in se.

    anzi devo dire che grazie e per fortuna sono stati i videogiochi che mi hanno fatto rinchiudere in questo
    “guscio antisociale”

    se fossero stati altre le “pillole zuccherate” e “pillole anestetiche” a farmi passare i brutti periodi…
    a quest’ora potevo essere un tossico dipendente di eroina o di coca o di altro…
    o un alcoolizzato che passa la sera a bere,
    o un frequentatore dei casinò,
    un povero sfigato che va a puttane per 50€ a botta (o peggio ancora con i trans con la sorpresa),
    oppure avrei represso la mia frustrazione con i dolci e zuccheri…
    ingrassando, riempendomi di brufoli e rischiando di avere il diabete.

    la dipendenza da videogioco di Luca è soltanto una normale e semplice conseguenza
    che tutti noi possiamo avere durante il corso della nostra vita.

    il mio consiglio Luca è quello che se tu vuoi ricominciare da zero e riavere la tua vita sociale
    allora è da qui dai videogiochi che dovrai ricominciare quindi è quello di trovare qualcuno
    che “vive” la tua stessa passione, di andare a qualche fiera del videogioco insieme,
    e sono quasi più che sicuro che se anche alle fiere ci saranno molte persone la tua ansia di stare li non la sentirai per il motivo che sei li per i videogiochi e quindi ti sentirà “a casa” e non sentirai ansia.

    andare in posti “tranquilli” a bersi una birra dove si può parlare tranquillamente senza dover alzare la voce.

    organizzare cene a casa tua o a casa dei tuoi amici, e quindi organizzare tornei

    uscire in posti “tranquilli” come cinema magari film in tema videoludico ecc

    anche uscire da solo a cazzeggiare per negozi a vedere le novità e informarti con i commessi può aiutare questa tua ansia e paura nello stare con le altre persone.

    • Totalmente d’accordo, a tal punto da trovare sterile l’argomento.
      In un numero ininfluente di casi stiamo parlando di vera patologia in cui la dipendenza è solo una conseguenza, e a parte un paio di virtuali pacche sulle spalle (che possono essere d’aiuto, non lo metto in dubbio) c’è veramente poco che si possa fare di utile.
      Viceversa, nella maggioranza dei casi stiamo parlando di un argomento-spauracchio usato da gente del calibro della d’Urso, all’unico scopo di rompere gratuitamente i coglioni e generare drama, nei confronti di un’attività di relax diversa da quelle socialmente accettate.
      Per cui i videogiochi portano alla dipendenza, alla violenza, all’antifemminismo e tutto questo bel gruppo di puttanate paurose.

    • …molte cose forse saranno chiarite col podcast…mi sembrava fosse chiaro che non davo di per se colpa al videogioco,
      a certe conclusioni ci siamo arrivati proprio con l’intervista…la psicologia è complicata,non c’è un unica soluzione per tutti,io ho parlato della mia storia…con il mio stile di vita ho sviluppato una patologia,nel mio caso il VG non aiutava perchè se preferivo la realtà virtuale al resto (non a tutto) qualcosa non va.
      Sono contento che buona parte di voi a quanto pare faccia una vita piena…con la giusta proporzione di tutto quel che serve…io non ci riuscivo.
      E per i consigli lascia stare…bisogna vivere il panico prima darli questi consigli…cinema luoghi tranquilli…già provato (il cinema tra l’altro è stato il peggiore)…non è facile venirne fuori credi a me!

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