La Patente per Videogiocare

Patente

Discutendo di tanto in tanto di videogiochi, degli argomenti che spesso interessano questo media quando si confronta con l’opinione pubblica, ogni tanto mi capita di guardarmi dietro.

No, non dietro perchè temo per la salute del mio deretano.
Dietro in senso temporale.
Ripenso alle varie evoluzioni che io stesso ho vissuto.

Penso al bimbo che leggeva degli articoli scandalistici contro i videogiochi e si incazzava a testa bassa: “a moorteee tutti gli stupidi bifolchi di questa terra che ignorano il potere del videogioco!!
Penso al ragazzino in cui ogni giorno in cui non usciva Super/Mega console, Game Power, Console Mania, TGM & Co. era un giorno di merda e che si inalberava per i voti dati dalla tal rivista al tal gioco.
Penso al ragazzo che cominciava a sviluppare un senso critico autonomo, e cominciava a scrivere per le testate on-line con il cipilio del “il voto che dò io è la massima oggettività sublimata in cifra, perchè nessuno mi può influenzare“.

Penso al…beh basta!!

Sono ancora un ragazzo no!!??
Brutti trolloni che mi volete dare del vecchio bacucco!

Ma tutto sommato è vero.
No, non che sono un vecchio bacucco. Stronzi.
Ma che non sono nemmeno più quel ragazzo che pensava che scrivere recensioni per una rivista o un sito di videogiochi fosse una delle cose più fighe cui aspirare.

E sebbene il videogioco continui ad essere un mio pensiero fisso, la mia passione principale cui dedicare il mio tempo libero, non posso negare che vari aspetti della vita non-videoludica mi contaminino, e che in questo processo di maturazione io abbia incluso il guardare al videogioco non solo “da dentro”, ovvero da appassionato che darebbe il cuore per come un nuovo titolo è in grado di mandarlo in brodo di giuggiole, ma che spesso e volentieri io cerchi di guardare alle questioni videoludiche astraendomi dalla mia professione di videogiocatore seriale.

Per giudicare certi aspetti guardo allora a chi mi sta attorno, a coloro che videogiocano solo un pò, o a quelli che non sanno nemmeno tenere in mano  un Pad. Cerco di coglierne il punto di vista. Di confrontarmi con altre posizioni diverse dalla mia

A tal proposito, alcuni di voi ricorderanno il mio sferzante articolo-accusa nei confronti dei Professori Del Videogioco “http://www.angolodifarenz.it/i-professori-videogioco-contro-gentil-sesso/

Ecco che, in questo articolo si riprendono aspetti di quella tematica.

Discutendo con Farenz e gli altri Nintendari conclamati riguardo a Zelda, per caso è saltato fuori che (quasi tutti) i giochi di Zelda hanno un rating sulla confezione di 3+. Mi è suonato un pò male.
Ora, non che tema che un bambino di quell’età possa ingerirsi un dvd o la sua confezione, tuttavia che un bambino a 3 anni sappia o possa giocare con cognizione uno Zelda…mmmmh.

Come sappiamo, quel 3+ è il Rating del PEGI che indica che i contenuti di quel videogioco sono adatti ad un pubblico che và dai 3 anni in su.

Ma tra i contenuti di un videogioco in questo caso viene contemplato solo ciò che viene raffigurato a schermo.
Cioè se ci sono parolacce, linguaggio scurrile, sesso esplicito o violenza con sangue. Eccetera.
Non è compito del PEGI giudicare altro. Ovvero se il tal gioco è adatto ad un bambino di 3 anni per via del suo gameplay.

Per quanto si viva una sempre più rapida digitalizzazione, che vede bambini di 3 anni capaci di usare un iPad meglio dei propri genitori, non è detto che a quell’età un bambino sappia apprendere e fare sue le meccaniche di uno Zelda.
Comunque sia, per quanto elementare, un certo tipo di azione, con una certa complessità dei comandi al pad, và assimilata, col tempo e con l’esperienza.
Per non parlare dei tutorial e dei testi: se tutti i bambini a 3 anni fossero capaci a leggere, bisognerebbe rivedere un attimo i programmi scolastici.

Ma lo stesso dicasi al contrario.
Come ben sapete c’è un’enorme fetta di genitori che hanno poco feeling con i videogame, e che il Wii, il DS, il Kinect, gli smartphone o i tablet hanno coinvolto facendogli scoprire con altri mezzi, diversi da Pad o da Mouse + tastiera, il media del videogioco come intrattenimento.

Ora, quando questo pubblico, più o meno skillato, si reca presso un qualsiasi luogo dove acquistare un videogame, sulla confezione trova impressi simboli e numeri che gli indicano l’età che deve avere per poter “sopportare” i contenuti mostrati nel gioco, o quale tipo di imprecazioni dovrà sopportare.
Sempre che ci arrivi però!

Si perchè il videogiocatore casuale, non ha riferimenti che gli indichino quanto il tal gioco sia affine alle proprie capacità con un pad.
Non trova scritto se si tratta di un gioco in cui bisogna saper coordinare alla perfezione la dozzina di tasti sul pad, se è un gioco adatto a chi ha esperienza con gli FPS di grado “B”, o se bisogna essere un RPGista di grado A, o se è un’avventura punta e clicca che “si gioca da sola”.

Fantasticando di questi aspetti mi accorgevo insomma che sulla confezione di un videogioco non vi è alcuna indicazione su quanto bisogna essere esperti per poterlo apprezzare. “Per godere di questo gioco devi essere almeno di grado A2…” Come una sorta di patentino.

Se da un lato mi accorgo che l’idea di “una patente” per i videogiochi è alquanto balzana e tirata per i capelli, altrettanto però, se guardo ad un certo pubblico, sono basito di come non si sia mai pensata ad una soluzione per venire incontro alle esigenze di questa fascia di “potenziali” utenti, meno informati di noi.

Voi che ne pensate?

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58 Più commentati

  1. Personalmente penso che un “rating” in base alla capacità del fruitore finale sia un’utopia per diversi aspetti:
    1. Se il pegi può oggettivamente dimostrare che un gioco sia più o meno violento o se siano presenti o no delle scene di sesso/parolacce/ecc., mi domando chi (sempre oggettivamente parlando) possa essere in grado di pre-stabilire il livello di approccio ad un determinato gioco.
    Senza contare che… cosa dovresti scrivere su una copertina di FIFA 16?
    “Non adatto ai nabbi di calcio”
    “Non adatto a Farenz”?

    2. non dimentichiamoci che, anche se sta scomparendo pian piano, in molti giochi ci è ancora concessa la scelta del livello di difficoltà, elemento che rende il gioco abbordabile da chiunque

    3. Ritornando al punto 1, credo che mi vergognerei come un ladro a non comprare un gioco solo perché sulla cover rispecchia caratteristiche in cui io non mi ritrovo

    4. Il conferire restrizioni oltre al PEGI significherebbe eventuali/ulteriori rischi di dimuire le vendite.

    5. Si insozzerebbe ulteriormente la cover del gioco

    • Aggiungerei una altro punto: tanti giochi hanno una difficoltà variabile.
      Per esempio, un Super Mario, se preso al livello più base è un gioco con 2 tasti in cui devi saltare in testa ai funghetti. Livello super mega nabbo.
      Lo stesso Super Mario però, a voler recuperare tutte le stelline e sticazzi diventa subito una macchina da bestemmie. Livello dio del gaming.
      Questo vale per tanti altri giochi, come ci si dovrebbe comportare in questi casi?

      E onestamente alla fin fine questo fantomatico inesperto dovrebbe comunque sapere il “livello di giocatore” di quello a cui sta comprando il gioco. Perchè non chiedergli direttamente cosa vuole ricevere a questo punto? O cosa c’è di male nel chiedere al commesso?

    • son pienamente d’accordo con farenz anche per un motivo prettamente pratico: cosa puoi scrivere nella confezione? Le competenze richieste per giocare?

    • Completamente d’accordo con Mastro Farenz…

  2. Penso che inserire frasi del tipo “per apprezzare il gioco devi avere esperienza con gli fps” sarebbe una pessima mossa commerciale… Forse sarebbe utile inserire informazioni riguardo al genere del gioco, non tanto per i videogiocatori quanto per, non so, dei genitori che vogliono comprare un videogioco al proprio pargolo di 3 anni. Zelda in mano ad un bimbo, salvo casi eccezionali, penso sia inutile. Però, d’altro canto, a dare informazioni di questo tipo dovrebbero esserci anche quei poveri stronzi dei commessi…

  3. Il fatto è che mentre la presenza di sangue o parolacce è oggettiva è impossibile stabilire in modo esatto come si rapporterà una persona con un gioco, e quindi non puoi scrivere niente di certo, per fare un esempio sulla copertina di Dark Souls ci sarebbe dovuto essere scritto “gioco con trama difficilmente fruibile, struttura ripetitiva basata sul morire e riprovare fino a riuscire, difficoltà elevata” e a quel punto il gioco sarebbe stato offlimits per me, visto che non sopporto molti di questi elementi, eppure il gioco l’ho adorato. Per i disinformati la soluzione è una sola, informarsi, perchè anche se sembra cinico non mi stancherò mai di dirlo, come per quelli che hanno comprato PS4 per poi scoprire che non c’erano giochi, se spendi 20/30/50/70/400€ o quello che è senza informarti (a scrivere “recensione giocox” o “lista uscite consoley” su Google non ci vuole nulla) e ti becchi l’inculata meriti di aver buttato i tuoi soldi.

  4. Si ok, un discorso che fila, ma c’é un peró: Chi o cosa stabilisce che livello di giocatore sei? Sei un A1, un B3 o un C2? E per quanto riguarda giochi che hanno inventato un genere, tipo il primo devil may cry, cosa avrebbero dovuto scrivere? “Lo apprezzi solo se sei bravo negli action, ma questo é 3d e abbiamo le combo quindi magari fai ridere uguale… Anzi guarda, non comprarlo e fai prima”?

  5. Il Cigno Scarlatto

    Non capisco il senso logico di quest’articolo. Mi pare una delle più grosse puttanate mai lette sull’Angolo

    1) Ai fini del marketing a cosa servirebbe tutto ciò? Un gioco indirizzato ad un pubblico di soli esperti lascerebbe invendute tantissime copie che, senza quest’astrusa idea, vengono distribuite anche ad un pubblico più noob. Quindi la cosa inficerebbe sulle vendite e dunque sull’intera industria videoludica
    2) In base a quali criteri si scelgono i parametri? C’è chi eccelle in un gioco e chi in un altro, non esistono criteri oggettivi applicabili a tutti i generi

    Al massimo dovrebbero essere gli organi di informazione videoludica ad inserire un parametro “difficoltà” nelle loro recensioni, anche se è tutto molto labile, in quanto legato strettamente a caratteristiche soggettive

  6. In realtà Nintendo da qualche anno dà la possibilità di valutare i propri giochi sull’eshop. Tra queste valutazioni, inviate solo dai possessori del gioco che ci abbiano speso almeno un’ora, si può esprimere la difficoltà del titolo con un “per tutti” o un “per giocatori esperti”. Credo che andare oltre un sistema così semplice o pretenderne l’applicazione sui giochi scatolati sia inutile, data la soggettività dell’argomento.

  7. Nintendo è sempre avanti. Nessuno ha notato che nelle descrizioni dei giochi sull’eshop ci sono le valutazioni degli utenti sul gioco se sia adatto a principianti o giocatori esperti? E’ sicuramente uno strumento per nulla oggettivo e fin troppo generico, ma credo che sia comunque un qualcosa, che in futuro potrebbe migliorare e trovare la propria utilità.

    • Il Cigno Scarlatto

      Dai per favore, ma chi si autovaluta un giocatore principiante? Il videogioco è correlato strettamente alla sfida, praticamente nessuno si valuterebbe un principiante…La trovo una cosa totalmente futile, come le stelline di valutazione gioco sui vari shop

      • Beh ti dirò che se fosse come dici tu le valutazioni dovrebbero essere tutte in un senso (mi reputo un giocatore pro ergo tutti i giochi sono da nabbi e li valuto così, oppure mi reputo un giocatore pro e tutto ciò che gioco è pro quindi il gioco è difficilissimo), invece si trova un po’ di tutto. Ho detto che è sicuramente uno strumento poco indicativo, ma c’è, ed è sicuramente un’informazione in più per quanto poco attendibile, a differenza degli altri store dove non non è presente nulla.

        • Il Cigno Scarlatto

          Dubito fortemente che qualcuno guardi quell’indicazione e secondo me a breve verrà anche tolta

          • Sicuramente nessuno di noi la guarderebbe mai, ma il discorso di Viper credo sia riferito unicamente a coloro che non hanno molta esperienza nel videogiocare, o magari a quei genitori inesperti con figli piccoli ai quali un’indicazione del genere prima di spendere 70 carte sarebbe utile, più di quanto un sedicente commesso del gs o di qualsiasi negozio potrebbe fare (considerando il fatto che per esperienza personale ho visto commessi vendere prodotti assolutamente inadatti a determinate fasce d’età, vuoi per contenuti o per difficoltà del gioco). Poi ovvio, il gioco deve essere venduto quindi strumenti del genere vanno contro la filosofia di sh e commercianti.

      • Per far l’avvocato del diavolo, se domani mattina scivolassi e battessi la testa, potrebbe venirmi voglia di comprare il nuovo PES. Come dovrei autoproclamarmi? Un pro?

  8. Mah una classificazione del genere secondo me è impossibile nel senso quel gioco non è adatto a me perché non so giocare un gdr lo prendo ed imparo se il fatto è solo il saper giocare. Un altro contro sarebbe informarsi sul genere e le meccaniche per sapere se piacciono o meno. Se prendi un dark souls l ho finito in 90 ore la prima volta ora padroneggio le meccaniche ed il due non è stato assolutamente difficile per il semplice fatto che sapevo giocare .

    • ragazzi cedo che Vippah intenda una classificazione per le persone che non conoscono bene questo mondo , è ovvio che i membri dell’Angolo vedono questa cosa come una presa per il culo , tutti noi abbiamo tripli pollici opponibili e completiamo i giochi incrociando le braccia e facendo piroette no scope di 360 gradi per aumentare la difficoltà.
      ma mettete che una madre/padre nabba debba fare un regalo al figlioletto di 9 anni che cazzo di gioco gli regala non sapendo se è troppo difficile per la sua età?

      • Il Cigno Scarlatto

        L’indicazione d’età presente sulla custodia non basta? E’ presente anche sui giochi da tavola da quasi un secolo…

        • l’indicazione d’età sulla custodia rappresenta i contenuti pegi non la difficoltà del gioco , è diversa da quella dei giochi da tavola che anzi è quello che chiede Viper.
          Donkey kong tropical freeze è un pegi 3 ma lo consiglieresti a un bimbo di 3 anni ? se lo vuoi fare crescere frustrato e incazzato con tendenze omicide direi che è un ottima scelta

          • Il Cigno Scarlatto

            Mettere un’indicazione del genere su una scatola vuol dire uccidere l’industria videoludica. Le case di distribuzione devono vendere il prodotto, non aiutare i poveri pargoli smarriti tra gli scaffali

          • eppure sui giochi da tavolo c’è :P

  9. probabilmente è una cosa non realizzabile in quanto molti giochi non verrebbero venduti . sarebbe interessante secondo me se nel retro della confezione ci fossero scritte informazioni come la possibilità di cambiare la difficoltà o meno

  10. Io non credo che l’articolo si riferisca alla difficoltà del titolo (intesa come livello di difficoltà, intelligenza artificiale etc…), ma del tipo di difficoltà che può porre quel determinato tipo di gameplay.
    Per esempio un gioco di macchine arcade alla mario kart è un gioco per tutti, può essere difficile quanto vuoi, ma ci si può divertire chiunque. Un gioco di corse simulativo, invece non è di certo adatto a tutti, anche se le altre macchine vanno lente come lumache.

    Secondo me si cade sempre nell’errore di pensare che ogni singolo consumatore sia come un utente dell’angolo, informato e che gioca spesso.
    Non è così.
    Se io sono uno zio che deve fare un regalo al nipote e sa che gli piacciono i videogiochi, vado al negozio e trovo uno zelda con scritto 3+ che faccio? se mio nipote ha 4 anni gli sto regalando un gioco che probabilmente pianterà lì dopo poco perchè non capisce come si gioca…

  11. Volevo fare un piccolo OT perché ieri mi sono recato al GameStop e ho assistito alla scenetta di un commesso che spiegava al padre il quale voleva prendere un gioco al figlio (Army of Two) non era adatto perché c’era scritto su 18+. Mi sono commosso.

  12. Riflessioni originali quelle di mastro Viper. Io mi chiedo: quanto incidono in percentuale le persone che acquistano videogiochi senza avere la minima idea del loro contenuto?

    Il problema, infatti, non credo riguardi coloro che frequentano questa piazza virtuale. Credo che ognuno di noi sia sufficientemente consapevole del tipo di gioco che sta acquistando. Solo chi acquista al D1 e chi preordina il gioco può correre qualche rischio in più. In questo caso la consapevolezza di correre un certo grado di rischio viene evidentemente compensata dal piacere di poter gustare un titolo appena sfornato, anche a costo di prendere un’inculata di tanto in tanto.

    E le sw dal canto loro, come approcciano l’informazione fornita al potenziale acquirente? In particolare a quello meno smaliziato?

    In effetti credo che assistere meglio il potenziale acquirente nella sua scelta, sarebbe un buon modo per renderlo meno incerto prima dell’acquisto e meno insoddisfatto dopo.

    Una bella scritta tipo: “noob stay away from this” sulla scatola di Demon’s Souls non ci stava male, ma forse avrebbe fatto vendere meno.

  13. Sono d’accordo con buona parte dei commenti che leggo sopra sulla mancanza di fattibilità di una valutazione dei “requisiti” che il giocatore debba avere per approcciare un titolo (anche e soprattutto per motivi commerciali).
    Ma attenzione, il nocciolo del discorso del buon Viper non è solo questo e c’è un aspetto su cui concordo (e di più facile valutazione) riguardo il PEGI: come fai ad associare ad un gioco di Zelda un 3+?? Servirebbe un’ulteriore considerazione legata all’effettiva IMPOSSIBILITA’ di usufruire di tal gioco da parte di un bambino piccolo. Magari non chiamatelo PEGI o non unitelo al PEGI stesso che è strettamente legato ai temi trattati, ma una distinzione di questo tipo servirebbe quantomeno per chiarezza.
    Fosse solo per la necessità di leggere buone quantità di testo o di affrontare meccaniche di gioco complicate per un bambino relativamente piccolo: sportivi, simulazioni (per gameplay), avventure grafiche, giochi di ruolo (per testi e “complessità”) sarebbero automaticamente da consigliare a ragazzotti con qualche anno in più sulle spalle, tanto per fare qualche esempio.
    L’informazione su questi aspetti è poca e ne ho visti di genitori che confondono il PEGI con la fattibilità di un gioco per un pargolo di quella età.

  14. Anche qui secondo me, come bell’articolo sui generi ludici, è tutto troppo relativo. Ho visto la mia cuginetta di 4 anni fare delle magie con super Mario davanti alla sua wii…lo stesso super Mario ALL stars che io (nerd dai 3 anni) giocavo da un amico alle medie senza riuscire ad andare oltre al 3 livello.
    I più piccoli sono ormai avvezzi a meccaniche che con la ripetizione hanno ormai assimilato. Per cui si, dire che i più piccoli non riescano ad “assimilare” il gameplay di Zelda è un discorso un po da anziani…che poi possano o meno cogliere al 100% la trama è un altro discorso….

  15. Come altri qua sopra, ritengo che una simile classificazione sarebbe irrealizzabile: danneggerebbe le vendite, sarebbe impossibile da stabilire vista l’assenza di criteri oggettivi e sarebbe inutile per giochi con difficoltà selezionabile (e ormai lo sono quasi tutti). A questo aggiungo anche che sarebbe inutile: le informazioni riguardo alla difficoltà ci sono già, perchè basta googlare il nome del titolo e qualsiasi recensione su di esso avrà scritto “accessibile a tutti”, “estremamente facile” o “rivolto a pochi” là dove è necessario. Se un neofita o un genitore non vuole informarsi, se ne sbatte il cazzo comunque; se invece vuole informarsi lo può fare tranquillamente su internet, mettere un catalogo di difficoltà servirebbe solo a trovarsi un dato già accessibile a tutti spiaccicato in copertina.
    Inoltre, le catalogazioni di sorta non mi piacciono. Sono profondamente convinto che uno a qualsiasi età debba avere il diritto di scontrarsi e mettersi alla prova con videogiochi difficili, e nel caso risultino frustranti anche di abbandonarli senza che nessuno lo faccia sentire un minorato o un uberplayer con una sigletta del cazzo in copertina. Insomma, un’idea irrealizzabile e balzana. E per di più, io non credo si sia in grado di cominciare a “videogiocare” nel vero senso della parola prima dei 5-6 anni, anche se i giochi sono classificati 3+: e a 5-6 anni, anche uno Zelda è fattibile. Magari non lo si carpisce del tutto, ma quasi.

  16. condivido questa mia esperienza e situazione che mi si presentò mesi fa:

    mesi fa viene da me un padre perche stavo cazzeggiando nel reparto dei giochi e non ha incontrato il commesso e ha chiesto a me.
    e mi ha chiesto un consiglio tra due giochi:
    doveva scegliere tra COD Advanced Warfare e Battlefield 4 PEGI18+ per suo figlio

    e gli ho consigliato di non comprarli.

    gli ho invece consigliato di comprare GTA5 e Far Cry4, perche li trovavo meglio di COD e Battlefield.

    il punto?

    che il padre arrivi a casa con 60€ di gioco che il figlio non giocherà perche farà schifo?
    buttando via 60€?
    che cosa avrei dovuto consigliarli? un Skylanders? un cazzo di gioco PEGI 3/6/9
    che probabilmente non giocherebbe perche non gli piace?
    oppure
    dare una mano ad un padre che non se ne intende di videogiochi
    ma sa cosa gioca suo figlio ed orientarlo?

    certo avrei potuto dirgli prendi COD che è appena uscito mentre Battlefield 4 è uscito l’anno scorso e tra i 2 allo stesso prezzo conviene il COD.
    intanto il padre avrebbe preso lo stesso un PEGI+18 per suo figlio quindi…

    il pegi 18 non serve ad un cazzo e non serve nemmeno mettere questi “filtri” della non vendita.

    perche???
    perche un bambino di 10 anni o anche di meno può andare da solo a comprare le PSNcards.

    le PSNcards non sono illegali e non sono PEGI+18
    e cosa fai con le PSNcards??
    compri giochi PEGI+18

    cosa voglio dire con questo? semplice che il PEGI18 è fuffa.
    anzi mi farebbero un piacere se lo togliessero mi rovinano le cover con quel quadrato rosso.

    • Secondo me hai sbagliato…pensa se a tuo padre entrando in una videoteca avessero consigliato per te bambino un porno dicendo “massi il +18 è fuffa”…probabilmente avresti avuto accesso ad un prodotto non adatto alla tua età…hai dato un consiglio sbagliato e da saccente giocatore, non immedesimandoti nella richiesta del padre, cioè un gioco per il figlio, non il gioco che piace a TE e che piacerà al figlio.
      Peró hai avuto i tuoi 5 minuti da super nerd, almeno è valso qualcosa no?

      • probabilmente anzi SICURAMENTE
        quel padre per suo figlio minorenne si sarebbe comprato lo stesso COD…

        ti cito le sue testuali parole:
        mio figlio questi gioca e vuole… non butto soldi per un gioco della Disney che non gioca.

        che differenza c’è tra il PEGI18 di COD e il PEGI18 di GTA5?

        assolutamente nessuna.

        un po’ come quello che succede quando un bambino/ragazzino vuole giocare a giochi come:
        GTA Watch Dogs COD Destiny ecc ecc…

        e il padre arriva a casa con il WiiU con Super Mario 3D World.
        perche pensa che il gioco sia adatto per la sua età e gusto.

        è meglio avere un padre che sa quello che a te piace e te lo compra?
        o un padre che sa quello che a te piace e ti compra qualcos’altro?

        e sopratutto che padre sei se tu figlio ti chiede di comprargli la PS4
        e tu li compri il WiiU?

        ho fatto il paragone con le console
        ma la metafora è la stessa ;)

      • se un padre nella media non consiglia un porno a suo figlio di 15 anni non è certo perché pensa che lo traumatizzi o che non sappia che se li guarda per conto suo, ma perché parlare di pornografia col figlio è imbarazzante e andare lì e dire “tò figliolo, qua c’è un troione che ne prende 3 e non si lamenta, come me lo fa drizzare!” non è proprio il tipico dialogo che ha voglia di fare con la sua progenie, ma solo per l’imbarazzo perché sa benissimo che questi discorsi li fa con i suoi amici come li faceva anche lui.

    • innanzitutto non ho capito se il padre ti ha detto l’età del figlio. comunque si potevi anche fargli notare il bollino per correttezza ma come dici tu se gioca a sti giochi a casa è ovvio che non smetterà di colpo e che ormai non avrebbe neanche senso se lo facesse ora. mia madre mi rompeva le palle per il pegi fino alla 2/3 media circa ma poi basta. è ridicolo questo falso buonismo, chiunque abbia avuto un Xbox a 13 anni non giocava solo a viva pinata cazzo ma giocava a gears halo gta e compagnia bella. avete fatto l’esempio anche di un padre che consiglia un porno al figlio: ma che discorso è, non centra niente! sarebbe imbarazzante, ma il padre sa anche che suo figlio 13enne si ammazza di seghe e se lo beccasse (se non è un mega bigotto) chiuderebbe la porta e lascerebbe stare perché è una cosa normalissima. ma come ho detto la pornografia non c’entra niente con questo discorso.
      questo buonismo comunque è ridicolo a mio avviso, e il pegi è frutto di una società che pensa che per proteggere un bambino basti vietare 2 cazzo di videogiochi violenti (che non hanno mai traumatizzato nessuno che non avesse già dei seri problemi) e se ne fotte di tutto il resto, però così si sente meno in colpa del suo menefreghismo.

  17. Ma non vuol dire nulla scusa…ti ha chiesto un prodotto per il figlio, adatto al figlio, la differenza fra cod è gta e quindi il tuo contributo è stata inutile.
    Non lamentiamoci delle invettive dei media contro i videogiochi se poi, dall’alto della nostra esperienza, non siamo in grado di spiegare a un padre che GTA non è un gioco adatto a un bambino.
    “Eh tanto se lo comprava comunque e i giochi Disney non gli piacciono” cazzata…perché non esistono vie di mezzo tra giochi per adulti come gta e skylanders? Evidentemente non sei così esperto come credi….
    Nessuna differenza tra il pegi 18 di cod è gta? Altra cazzata. Oltre alla violenza gta ha tutta una serie di messaggi e contenuti sessuali decisamente non adatti ai minori…poi oh se tu porti a 10 anni tuo figlio al night club son cazzi tuoi…
    E su questo blog leggere ancora paragoni tra ps4 da pro nerd anziani e Wiiu da bambini è desolante…

    • D’accordo con Anarky, sottoscrivo ogni parola ed aggiungo che è la mentalità tipica dell’italiano, mi faccio i cazzi miei e mi limito a rispondere alla domanda che mi fanno. Capisco che sia più facile comportarsi così piuttosto che addentrarsi in un discorso ben più complesso tentando di far capire al genitore che quei determinati giochi che il figlio chiede non sono adatti alla sua età. Il padre avrebbe preso comunque la sua decisione, ma almeno tu FreeEdition ci avresti provato.

    • @Anarky
      ripeto il padre voleva comprare COD o Battlefield per suo figlio che cosa gl’avrei dovuto dire?

      no signore COD e Batllefield non sono adatti per suo figlio perche è minorenne…
      e il padre giustamente avrebbe riso di me e mi avrebbe mandato a fanculo.

      se il padre parte già con l’idea di gioco PEGI18…
      e parlandoci insieme mi ha detto che lo vede giocare
      e quindi sa benissimo di che tipo di giochi sono COD e Batllefield…

      non venitemi con moralità spicciola da soldi con il consigliare il giusto gioco per i ragazzi.
      il giusto gioco è quello che piace al videogiocatore…
      non esistono videogiochi che fanno male
      sono altri i fattori che portano alla violenza i ragazzi…
      -genitori non presenti
      -0 amici
      -bullismo a scuola
      -ecc ecc ecc

      ma non è mica colpa di Bully di Rockstar che ci sono i Bulli a scuola o diventi un Bullo a scuola…

      non è mica colpa di Resident Evil che se vedi un Dobermann lo vuoi uccidere a coltellate…
      (ironia della sorte poi ne ho comprato uno)

      non è mica colpa di Snake in Metal Gear Solid 1 che ho cominciato a fumare
      si si certo diamo la colpa a Snake perche ho cominciato a fumare sigarette.

      p.s. guarda che secondo me il WiiU non è da bambini…
      anzi mi sembra che sia il contrario altrimenti se non ci fossero il videogiocatori di vecchia data a comprarlo, mi sa che sarebbe già fallito.

      • Guarda che il mio punto non è che i videogiochi influenzano negativamente la società..cosa che assolutamente non penso, credo piuttosto che un genitore possa non conoscere al 100% un prodotto al quale affida il tempo libero del figlio e il suo contenuto, però quantomeno chiede! E tu cosa fai? Gli consigli gta! Geniale. Gta non è un gioco per bambini e consigliarlo ad un bambino è sbagliato.
        Il gioco giusto è quello che piace al giocatore…scusa ma anche qua non ci siamo: tu hai consigliato al papà ciò che piace a TE, non al bambino, ergendoti a paladino dell’anti cod di turno. Mah…

        • D’accordissimo con Anarky.

        • bene…
          allora alla prossima volta che un genitore mi chiede un consiglio tra COD e Battlefield
          visto che il genitore SA che giochi gioca su figlio (PEGI18) e VEDE (UCCIDERE E SPARARE)
          alla prossima se mi chiedono un consiglio d’acquisto gli consiglio di comprare COD ;)

          e non faccio più il paladino dell’anti COD ;)

          guardatevi tutta la fuffa che la commissione cultura dice sui videogiochi violenti:
          38 minuti di discorsi ridondanti e senza senso per avere nessuna conclusione
          38 minuti di stipendio a persone per dire il nulla cosmico.
          webtv.camera.it/evento/7589

          perche la verità è che non si arriva da nessuna parte finche il genitore è colui che compra il videogioco violento e PEGI18 per suo figlio SAPENDO che è cosi.
          e non sarò io il paladino educativo che educa i figli dell’altri e consiglia altro non violento.

          • Se te ne esci con “allora consiglio cod” vuol dire che non hai capito un tubo. Non ti si sta dicendo di impedire al genitore di comprare al figlio quel che vuole, ma di evitare di uscirtene con un “ma non compri cod o bf, compri pure gta a suo figlio”.
            Poi c’è il libero arbitrio, il genitore, anche alla luce del tuo consiglio da esperto della materia, comprerà quel che gli pare…

          • Ho letto ora, sinceramente #FreeEdition84 non ho capito il tuo discorso , ok il genitore ti ha detto che il figlio voleva quel tipo di gioco ( che poi si sono due giochi con 18+ ma c’è una bella differenza tra un cod e un gta , le cose che puoi fare in gta sono molto più violente ed anche i contenuti che ci sono non sono adatti ai più piccoli ), una scelta tra cod o battlefield e tu gli consigli gta ?_? hai fatto tu stesso il discorso se un figlio chiede una ps4 e il padre si presenza con una wii u non va bene e il figlio che voleva uno sparatutto online ( credo) gli consigli gta , non ha senso assolutamente . Anche tra film vietati da 14+ ci sono differenze tra film e film non tutti hanno gli stessi contenuti. Per me un cod non ha senso un 18+ , si spari ed è abbastanza reale ma tra le scene di sesso ecc ecc contenute in un gta vi è un abisso. poi perchè eliminare il pegi è un indicatore dei contenuti in un videogioco che però non indica esattamente l’eta per giocare quel determinato titolo. Comprando un pegi 3+ sai che anche tuo figlio di 3 anni può tranquillamente guardarti giocare o farlo giocare perché non ci saranno contenuti inadatti poi magari anche un titolo 3+ ha un gameplay talmente complesso o anche una trama complessa che non è fattibile per un bambino.

      • Non vuole essere moralità spicciola da quattro soldi, ma potrebbe anche essere che il padre non conosca il significato del bollino Pegi, magari facendoglielo notare il padre la prossima volta sarebbe stato più attento, o magari no chissà. Poi per il discorso Cod no ma GTA si la vedo abbastanza come:
        “mi scusi mi consiglia le mele verdi o le mele rosse?”
        “Ma lasci stare le mele, compri le prugne, così caga anche.”

  18. Quella dell’indicazione sulla difficoltà del videogioco è, secondo me, un’ottima idea. Ma i genitori non se la cagherebbero, come spesso fanno con il pegi! Ho potuto osservare vari bambini che, non sapendo leggere, andavano avanti in giochi come Zelda o Pokémon premendo tasti a caso.

  19. e da tempo che vedo che tutti i videogiochi stanno diventando una cosa politica, e da tempo che i giocatori che si sentono esperti di un videogioco criticano chi compra troppo i dlc i giochi “commerciali” chi critica chi compra l’ennesimo fifa o pes perche’ per loro sono solo aggiornamenti e cosi via…
    ammetto pero’ che non potrei decidere mai se un videogioco “sempre se si parla ANCORA di videogiochi”
    potesse andar bene oppure no ad una certa fascia di eta’
    comunque volevo ricordarvi a tutti che gli anni sulla custodia del videogioco non e’ una LEGGE
    ma ben si un SUGGERIMENTO che si da ad un genitore o chi non conosce il gioco

    a parte il fatto che io stesso ad un bambino di 3 anni senza la mia presenza non lascerei MAI e DICO MAI
    un 3DS o qualsiasi console portatile in mano…. chi lo fa puo’ dare i minuti contati alla console se no i secondi
    ma comuque ritengo ovvio che un papa’ o una mamma con un 3ds data in mano al bambino starebbe in braccio oppure difianco al genitore stesso.

    dare un patentino ai videogiochi?
    ma vi state fumando il cervello ragazzi si sta parlando di VI-DEO-GIO-CHI fatti e creati per puro divertimento
    dove la gente e’ libera di poterselo comprare oppure no
    dove la fascia di eta’ ripeto e’ SUGGERITA e non e’ una vera propia legge, e comuque sara’ il genitore a dover decidere se comprare oppure no il gioco e la responsabilita’ sara’ solo del genitore stesso di informarsi visto che la tecnologia esiste, se poi un genitore se ne frega e’ un problema esclusivo del genitore stesso.
    percio’ dividiamo cosa sono i ivideogiochi ” sono appunto per far divertire”, e i genitori “che hanno la responsabilita’ di informarsi su cosa sta giocando il figlio”il resto del videogioco difficile, normale oppure facile non e’ competenza di nessuno.

    piu’ per me diventiamo grandi piu’ per me dimentichiamo cos’e’ un videogioco

  20. Che fondamentalmente stai interpretando classificazioni come il pegi, ovvero delle vaghe indicazioni sui contenuti (per cui puoi comprare pegi 18+ senza che ti venga chiesta una carta d’identità o che sia illegale farlo), come fossero delle richieste minimi d’età per poter usufruire di un titolo (cosa insensata e che non avverrà mai, visto che se il bene è legale, di certo non vogliono certo potenzialmente ridurre le vendite).
    Senza crearci castelli sul nulla, quello che vedi sono banalmente semplici paraculate per evitarsi lamentele “ma nel gioco – evidentemente di lotta, evidentemente cruento – che ho acquistato c’è la gente che si mena! Ti denunzio!”.

    Il videogiocatore casuale non si fa certo i problemi (malati) di cui parli tu, ma imbocca un negozio e compra una copia a caso. Si facesse dei problemi, si interessasse alla cosa facendo ricerche, probabilmente non sarebbe casual (o almeno non lo sarebbe negli acquisti).

    • io sto interpretanto il pegi come i bollini verdi, gialli e rossi della televisione
      un film d’azione non a meno parolacce o meno cruento dei videogiochi che vedo in vendita
      se poi vuoi parlare anche del film “i soliti idioti” li di parolacce ne fai una collezione
      ma dimmi la verita’ quanti minorenni non conoscono questo film?
      su via raga non mi sembrate nati ieri e cresciuti in un convento, la televisione e’ da anni che manda porcate in tv
      e voi vi attaccate a cosa c’e’ dentro un videogioco?
      io non vedo cosi tanto cruento watch dogs che e’ di pegi 18 quanto i tantissimi film d’azione che si vedono in tv.

      Questione di vendite?

      puo’ darsi ma il comprare da un genitore casual un videogioco ha la stessa responsabilita
      di guardare la data di scadenza del mangiare che si compra ad un figlio e di cercare di non comprare troppi dolci se no gli fanno male
      quando si compra un prodotto o qualsiasi cosa si voglia si ha la responsabilita’ di informarsi
      certo che se si lascia la responsabilita’ ad un ragazzo di comprare quasiasi cosa voglia e’ ovvio che del pegi 18 non gliene puo’ fregare di meno quanto di andare al supermercato di comprarsi tutti i dolci che voglia… ma come tutti noi ci siamo passati….. cazzo voglio propio vedere chi al mondo che e’ stato minorenne non abbia giocato ad un videogioco o visto un film di pegi 18

      • Ti blocco subito su “io sto interpretanto”: come nel 99% dei casi, non ha la minima importanza come lo si stia interpretando, se non è ben chiaro cosa sia, a cosa possa servire e perchè esista.

        Il resto del commento non mi è risultato molto chiaro.

        • no sbagliato i cartelli stradali li conosciamo tutti di pericolo e cosa vogliono dire
          i semafori li conosciamo tutti
          e i pegi li sappiamo leggere
          e quello che ho scritto sopra in un breve riassunto significa
          che se sei minorenne in televisione si vede benissimo cosa puoi vedere oppure no
          ma in sostanza lo guardi lo stesso ma nessuno ti arresta.
          percio’ dipende dal genitore educarti e insegnarti quando e’ il momento giusto di vedere un film o un gioco oppure no

          • Dimmi se ho capito male io, ma mi sembra che siamo sufficientemente d’accordo sull’argomento, nel mio commento originario facevo proprio una distinzione per non confondere il pegi (un mero consiglio) con qualcosa come i cartelli stradali (un’imposizione).

  21. Esperienza personale ricordo ancora quando è uscito gta san andreas avevo 12 anni e il negoziante fa a mio padre ma è un gioco 18+ e mio padre non lo voleva più prendere , ed io no lo voglio , voglio quello… a combattere come un mazzo per una mezz’ora buona !!! alla fine l ‘ho comprato e pare non sono diventato un serial killer o forse si … bah!!!

  22. 2 Piccole note, vogliate perdonarmi.
    1- Nell’immagine MARIO si dovrebbe chiamare MARIO di cognome e non Super (va beh, quella è l’immagine)
    2-hai scritto “pò” con l’accento .-.

    ok dette ‘ste cretinate direi che come più o meno hanno già detto non avrebbe molto senso, e perché indicare la difficoltà non è oggettivamente realistico, e perché non converrebbe alle vendite del gioco, che a meno che non sia esplicitamente hardcore e di questo ne faccia il punto di forza dire che un gioco è per esempio “abbastanza difficile” di sicuro frenerebbe parte delle vendite

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