La simulazione perfetta per Series

simulazioni-calcio-1-770x423

Alcuni giorni fa un ragazzo mi ha mandato una mail piuttosto interessante.
L’argomento trattato è lontano dal mio modo di giocare, perché parte da un gioco che sicuramente non fa per me per poi aprirsi in un ragionamento per cui sono curioso di sentire i vostri pareri.
Il ragazzo risponde al nickname di Series e ci parla del suo modo di vedere un particolare genere videoludico e dei suoi possibili sviluppi futuri.

A voi la parola.
Nel frattempo ringrazio Series per la mail ed invito chiunque a proporre argomenti di questo tipo.
Rispondete numerosi!

 

Guardandomi intorno, negli ultimi tempi, ho notato che il PC Gaming, mio habitat naturale, ha visto l’acuirsi di un paio di fenomeni interessanti.

Il primo è il sempre più crescente numero di titoli che potremmo definire “cosmici”, ovvero ambientati, più o meno efficacemente, nelle profondità dello spazio.

Forse è una mia impressione o forse questa è solo una fase transitoria, non so, ma se dovessi sbilanciarmi direi che tra qualche anno potremmo iniziare a sentire le bestemmie tonanti che oggi accompagnano gli annunci dell’ennesimo zombie game o del solito insipido FPS, associate anche al “solito gioco nello spazio” o all’ennesimo “motore iperluce”.

C’è poi un secondo fattore che vorrei prendere in considerazione e che, combinato al primo, ha avuto come conseguenza inevitabile la nascita del “progetto” di cui vorrei parlarvi (Star Citizen), ossia il tentativo, finora fallimentare, di regalare a noi videogiocatori un “sandbox perfetto”, un universo autosufficiente in cui poter dare libero sfogo alla nostra voglia di (sostanzialmente) cazzeggiare senza una trama, o meglio cazzeggiare in base a una trama che ci creiamo da soli.

Intanto Star Citizen parte da un’unica certezza : non è una certezza.

Checché ne dicano molti estimatori, credo più per giustificare i loro investimenti in-game (perlopiù ingenti), non si ha ancora la sicurezza che il gioco vedrà mai la luce nella sua forma completa. Star Citizen prende infatti il concetto di early access e lo eleva a vette mai raggiunte prima, e con questo ovviamente intendo dire che si permette di venderci una promessa (o poco più) ad un prezzo molto più alto dei suoi “cugini” indie. Credo infatti che mai si sia visto un titolo che costa COSì TANTO, ovvero da un minimo di 50 dollari (la versione che ho io, Gran Mogol dei pezzenti) ad un massimo di 400 bei dollaroni, per darci effettivamente COSì POCO (al momento).

Ma tralasciamo per un attimo il pur controverso discorso “accesso anticipato” e l’attuale pochezza di contenuti e veniamo al succo della questione : cosa si dovrebbe fare in un universo di Star Citizen, idealmente, completo?

I più brillanti discepoli di Chris Roberts, ovvero l’ideatore del gioco, vi risponderebbero prontamente : “Non DEVI fare NIENTE, ma PUOI fare TUTTO, è questo il bello!”
Niente è obbligatorio e tutto è possibile, insomma, è la sandbox all’ennesima potenza, sei TU che ti crei la TUA storia e sei TU che decidi come plasmarla.

Insomma la risposta è una supercazzola ben confezionata, una facile propaganda fatta di “tu, tu, tu” (quasi un inno ai Gazosa) che ormai ci sbrodola dalle orecchie, ma nei fatti?

Dopo anni di esperimenti falliti, sandbox mai finite, promesse di libertà che neanche William Wallace (mai mantenute) e molti “crea la tua storia!” buttati in pasto alle masse, è ancora possibile credere che arriverà il giorno in cui una sandbox potrà ricreare fedelmente le dinamiche e le motivazioni di un mondo “reale”, in modo da rendere la nostra scatoletta un universo credibile?

Forse sì, ma resta da tener presente che “La Visione”, come la chiamano modestamente nello spiegone del gioco, presuppone necessariamente che il videogiocatore smetta di “videogiocare” in senso stretto ed inizi un’attività ben diversa e molto più impegnativa, ossia “ruolare” (ve lo ricordate Second Life?), diversamente “The Vision” resterà tale e buonanotte al secchio.

Come posso credere quindi al successo di questo tipo di formula quando tutta la sua potenziale figaggine risiede in una così evidente contraddizione di fondo?

Dare la libertà di fare ciò che si vuole ad un gruppo di videgiocatori in un ambiente virtuale neutrale significa dargli la libertà di ignorarne le regole, il che può portare secondo me ad un’unica conseguenza : i videogiocatori si comporteranno da videogiocatori, non certo da survivors in un’apocalisse zombie né tantomeno da cittadini spaziali, ignorando tutto il resto e facendo scivolare nel cesso la povera Visione.

Insomma, se ci date la libertà di scegliere, cari sviluppatori, noi ci spareremo nella schiena l’un l’altro all’infinito, mentre parliamo su teamspeak di figa e di Juventus e ci lamentiamo del framerate. è infine questa (giustamente) la natura del videogiocatore.

Voi che ne pensate? Ha senso per un sviluppatore rincorrere la simulazione perfetta e la libertà a tutti i costi?

Ma soprattutto, per quanto riguarda noi videgiocatori, siamo sicuri di volerla tutta questa libertà?

farenz

 

Prova a cercare ancora!

seven-logo

Sette.

Partiamo da una premessa. E vi prego di sedervi, perché ciò che sto per raccontarvi ...

20 Più commentati

  1. Bella mail e considerazioni che condivido.. ci sarebbe da fare un discorso più ampio ma ho poco tempo per scrivere quindi rispondo con un sonoro NO! Questo grado di libertà “totale” non mi piace\piacerebbe per nulla, e non parleremmo nemmeno più di videogiochi in senso stretto imho

  2. Ci sono giocatori che agognano questa tipologia di videogiochi. Francesco se non sbaglio è uno di questi. L’idea di avere una totale libertà e poter fare tutto (o niente, dipende dai punti di vista) ha una forte attrattiva su molti amanti dei sandbox e open world.
    Si tratta pur sempre di un videoGIOCO, se per “gioco” intendiamo una attività atta ad intrattenere.
    C’è chi torna a casa dal lavoro e si fa due ore su euro track simulator (guida un camion). Ha videogiocato? Si, perché attraverso il PC ha usufruito di un programma che l’ha intrattenuto.
    Lo stesso si potrà dire per Star Citizen.

    • Esatto, il punto è proprio questo. Resta inevitabilmente un gioco anche se chi ci gioca non ha vincoli, e proprio per questo fallisce nel suo intento di dare quel qualcosa in più che alcuni videogiocatori (tra cui me) cercano da anni, è il motivo per cui credo che l’obiettivo del “sandbox perfetto” sia raggiungibile, ma solo se si cercherà di arrivare alla quadratura del cerchio (cioè “fai quel che vuoi”) tramite le restrizioni e non tramite la libertà (sembra un trattato di sociologia del ‘500, o figa, spero di essermi spiegato).
      Mi piacerebbe sentire il parere di Francesco, a questo punto.

  3. Mha, di libertà totale nei videogiochi si parlava, ricordo quando uscì Super Mario 64 e un pò Nights Into Dreams….allora veniva fatto il paragone anche con Crash Bandicoot ricordo….
    Zelda su Nintendo 64 portava il concetto di giorno e notte, ripreso poi da Shenmue 1-2 e da tanti altri titoli….Oblivion, The Witcher Saga……

    Libertà di trama, oddio la cosa mi và venire un brivido lungo la schiena, sto al capitolo 9 di Uncharted 4 e capisco che per fare una trama degna di questo nome ci vuole molto di più della fantasia di utenti qualsiasi.

    Microsoft ha fatto uscire un gioco in cui c’era totale libertà su Xbox One (mi sfugge il nome), ma non l’ho mai comprato perchè le recensioni non sono proprio entusiasmanti, Mario Maker permette di creare livelli, ma io ci andrei coi piedi di piombo quando si parla di queste cose.

  4. La risposta migliore l’hanno data i multiplayer di GTA5, di Phantom Pain e la Dark Zone di The Division: il giocatore medio se ne fotte di ruolare, di assecondare il gioco (o l’intento degli sviluppatori), o di immedesimarsi se può non farlo. L’unico multiplayer che finora ho visto premiare effettivamente la cooperazione (ed in parte l’immersività) è stato The Last of Us, per il semplice motivo che il gioco è estremamente “punitivo” nei confronti di chi non si adegua allo stile.
    Prendiamo per esempio l’ultimo Metal Gear: nella sua versione Online, possiamo tranquillamente dire che Metal Gear sparisce, e resta quasi esclusivamente l’ennesimo spara-sara ad mentulam canis.
    Ma in fondo è questo il senso intrinseco del gioco ruolistico: dare al giocatore la possibilità di scegliere se giocarlo in modo simulativo/ruolistico o se invece puntare sull’azione. Se si obbligassero le persone a focalizzarsi solo sulla componente ruolistica non avremmo nè un simulatore nè tantomeno un videogioco, ma un Second Life next gen.

    • Purtroppo sono stato cresciuto da pcisti duri e puri per diventare un pcista duro e puro, quindi non ho provato il multi di TLOU, ma a questo punto sono incuriosito e vedrò di recuperarlo in qualche modo, dato che penso che la strada del “punire chi non si adegua” sia l’unica da seguire per mantenere integra l’atmosfera e arrivare quantomeno vicini al “sandbox perfetto” di cui parlavo nell’articolo.

      Sulla tua ultima considerazione potrei davvero scrivere un trattato, mi limito a dire che credo tu abbia ragione, e che un Second Life next gen “recintato” nelle meccaniche e con un sistema di “punizioni” (per me) sarebbe una figata intercontinentale.

  5. ‘Insomma, se ci date la libertà di scegliere, cari sviluppatori, noi ci spareremo nella schiena l’un l’altro all’infinito, mentre parliamo su teamspeak di figa e di Juventus e ci lamentiamo del framerate. è infine questa (giustamente) la natura del videogiocatore.’

    Credo di non riuscire ad arrivare nemmeno al punto di sparare nella schiena agli altri….mi rompo le @@ prima.
    MA poi: abbiamo davvero bisogno di un sandbox del genere??? perchè non dovrebbe bastarmi, chennesò, uno qualsiasi dei far cry, gta, o goat simulator???
    Bah…cmq la mia opinione è: non mi interessa di poter fare tutto ma male (il tutto poi è discutibile ma sorvoliamo..), preferisco fare solo quello che mi piace, ma bene!!

  6. Secondo me non è neanche troppo il problema di come potrebbe evolversi la cosa una volta che il progetto verrà terminato,il problema maggiore (penso) sia la troppa vastità del titolo,per giocare ad un titolo del genere a cosa dovrei rinunciare?Smettere di giocare a tutti i titoli che escono ogni anno e investire tutte le mie forze su questo singolo gioco (per costruire la propria storia, ecc).

    Mi pongo questo problema perchè avendo giocato per 6 anni ad un MMORPG online in un certo senso ci sono passato prima ma in quel caso parliamo di un spazio ben definito ma in star citizen si potrebbe parlare quasi di un universo infinito,a mio parere è poco plausibile la fruizione del titolo in questione,o giochi talmente tanto da precluderti tutte le altre esperienze videoludiche o giochi talmente tanto poco da non godertelo per nulla

    • Opinione mia eh, ma non vedo grandi differenze da un MMORPG. Semplicemente, giochi finché non ti rompi il cazzo. Questo vale per qualsiasi titolo (se stai a pensare a cosa ti perdi e a cosa no, non ti godi mai nulla), ma vale in particolare per un gioco che sai di partenza essere INFINITO persino nell’ambientazione.
      Della serie, se ti poni il problema, ti sciupi l’eventuale esperienza e basta.

  7. Non si può parlare di sandbox nello spazio senza citare Eve Online. In quel gioco si sono venute a creare delle vere e proprie aziende e società virtuali, fondate e mandate avanti da videogiocatori. Se Star Citizen mantiene le promesse, è possibile che si verifichi un fenomeno analogo.

  8. Magari sarò banale ma la cosa più importante è dare libertà agli sviluppatori di esprimersi come meglio ritengono opportuno.
    la libertà di un giocatore in un sandbox o il seguire un titolo con una trama delineata non conta un cazzo se la qualità e la creatività del gioco è castrata dalle pressioni sugli sviluppatori.

  9. Ecco un altro gioco che popolerá youtube con mille mila filmati di “gameplay ignoranti”. Sti giochi alla minecraft hanno rotto il cazzo

  10. Questo genere di giochi non mi sono mai piaciuti.. nel videogioco ricerco una sfida, una storia da percorrere… Queste sandbox dove vieni buttato li a non fare, praticamente, un cazzo (ma con la possibilità di fare qualsiasi cosa) mi fanno sostanzialmente cagare.
    Poi oh, a ciascuno il suo, ci sono giocatori che amano questo tipo di software e quindi bon per loro.. io li trovo poco più di tech demo..

    Per quanto riguarda Star Citizen forse dirò qualcosa che attirerà le ire dei fan..ma secondo me è uno dei progetti-bufala più imponenti degli ultimi 4 anni.. quelli di star citizen si fanno le vacanze con i soldi dei vari beckers… (un mio amico ha avuto il coraggio di donare più di 3000$… un pazzo scatenato… cristo poteva darli a me quei soldi)

  11. La simulazione perfetta e illimitata è inutile. Al massimo il mondo di gioco può essere illimitato (e questo si sposa bene con lo sci-fi spaziale, tipo in No Man Sky o Élite Dangerous), ma una riproduzione fedele della vita reale è A) irrealizzabile, B) sprecata perché come dici tu alla fine chi videogioca cerca determinate esperienze (della serie, chi userebbe uno Star Citizen per, chessò, coltivare patate in un hub spaziale piuttosto che uscire ignorante con le navicelle e sparare coi big lazerz? Pochi o nessuno).
    Il Videogioco deve rimanere tale, un gioco. Se è vero che puntano non a far giocare ma a far “ruolare”, è una Visione fallita in partenza. Ma credo che nel caso di SC siano solo paroloni dovuti più che altro dal fatto che, come hai menzionato, praticamente finora sono andati avanti vendendo speranze e aria fritta.
    Personalmente, SC mi interessa. L’ambientazione si sposa bene con un certo grado di libertà, e non mi interessa poter fare qualunque cosa male, basta solo avere un buon numero di attività ben realizzate e di personalizzazioni e se le combinazioni di queste sono parecchie non sento nemmeno l’aere di “finzione” o di mancata libertà.
    Questi giochi in cui ti “crei” la storia da solo in alcuni casi mi ispirano, se poi mi ci accorpi anche l’open world spaziale condiviso con altri giocatori la cosa si fa interessante davvero.
    Vediamo come va…

  12. Quello che Series non afferra secondo me è che date le premesse del gioco anche “spararsi l’un l’altro nella schiena” è un comportamento previsto. Se uno è veramente libero di essere ciò che vuole è giusto che possa andare contro gli schemi del role-play “serio” (che poi chi/cosa stabilisce quale role-play è serio e quale non lo è?)

    Vuoi sparare a tutte le navi non alleate che vedi? Benissimo, magari per te non significa nulla ma effettivamente stai facendo role-play (nel universo di gioco è previsto, quindi è comunque un “ruolo” percorribile quello del “nemico giurato di X che combatte per il gusto di farlo”)

    • Vero, ma allora cosa sto comprando? Un’esperienza di gioco più profonda? (che è come si vorrebbero vendere) Una simulazione? Il solito videogioco? Tutta l’attrattiva di questi titoli è nella premessa che ne sta alla base, se viene meno quella perché “si deve essere liberi”, cosa rimane?

  13. Trovo divertente il fatto che quello che Series vede come un potenziale problema (il fatto che i giocatori siano liberi di fare quel che gli pare), io lo reputi il punto di forza dei sandbox: il gameplay emergente, che porta alla nascita di comunity di stronzi molto affiatate e spesso anche alla creazione/sfruttamento di meccaniche di gioco non previste dagli sviluppatori.

    Per questa ragione la simulazione più è precisa e meglio è: se da un lato aiuta il giocatore ad immedesimarsi, dall’altro permette la ricerca di interazioni particolari (e magari non previste) tra le varie meccaniche di gioco.

    • Questo è un bel tema “a favore” che non avevo considerato, anche se nella mia personalissima visione (che è un po’ utopica, mi rendo conto) le dinamiche che descrivi tu (parli di clan ecc, se ho capito bene) contribuiscono a far perdere a questi giochi il loro fascino e ti costringono ad aggregarti con altri per poterne godere appieno. Alla fine diventa quasi una costrizione, che trovo fastidiosa.

  14. Nella mia ignoranza, una piccola riflessione: uno “slogan” letto varie volte in immagini vari in internet recita all’incirca così

    “I am not a gamer because I choose not to have a life, but because I choose to have many”.

    cosa che trovo assolutamente in linea col mio modo di giocare…il potersi immedesimare in tanti pg e vivere quindi tante diverse avventure; calciatore, assassino, pilota, Eroe del Tempo o viaggiatore all’interno di esso…nulla mi è precluso.

    A che pro fare un gioco in cui io mi devo creare la storia personale? E perchè solo una, ignorando quindi le altre che potrei vivere negli altri giochi per mancanza di tempo?
    Anche perchè, se veramente c’è la più completa libertà, cosa mi dice che il mio cercare di creare questa storia non venga fermato da altri giocatori che (per fare un esempio) fanno la loro in modalità Gta e quindi passano il tempo semplicemente sterminando gli altri player?
    Trovo che ci siandi fondo un rischio di “anarchia” che di fatto lo renderebbe ingiocabile ai più.

  15. Io sono dentro Star Citizen dall’inizio, ho pagato 500$ per l’idea e sono ancora qui a pregare che il gioco prenda una strada precisa.
    Ad oggi nulla di quanto ci fu promesso si è concretizzato e francamente le ultime build sono state più deludenti del solito. Ho amici che giocano spesso ad Elite (che non ho attualmente) e dai loro racconti mi rendo conto che quel gioco ha già moltissime idee che in SC non ci sono.
    “Noi” ancora dobbiamo decidere che modello di volo implementare. Nel forum privato a cui possono accedere i tier alti stanno discutendo da un anno su questo aspetto.
    Ad oggi è di fatto impossibile vincere uno scontro con un giocatore che gioca con il mouse se te usi un joypad o una cloche. E’ assurdo questo. Sono in uscita periferiche dedicate ad SC che ti fatto saranno un handicap.
    Manca ancora tutta la parte open world. Bello il discorso di trovarsi e inventarsi qualcosa da fare ma qui manca ancora l’ambiente che ti ospiterà. Non sappiamo come sarà.
    Potrebbe fare la fine di un survival qualunque tipo Rust o DayZ dove di fatto i gruppi più grandi impediscono di giocare ai gruppi più piccoli.
    Dove un giocatore singolo non può in alcun modo pensare di potersi fare un ora di gioco in santa pace.
    Sarebbe molto bello potersi creare un alter ego e con amici inventarsi una storia come si faceva da piccoli con i giocattoli ma, escludendo Minecraft, non mi sembra ci sia nulla del genere in circolazione.
    Kingdome Come: deliverance potrebbe essere interessante ma è ancora in alto mare.
    L’alpha di Wildlands è stata proposta in single player, di fatto inutile se non per testare il motore di gioco dato che il single non lo avrà. E’ una figata ma come sarà il gioco non lo abbiamo capito.
    Sea of Thieves sembra stupendo ma mi hanno mandato l’accesso alla pre-alpha su xbox one e io non ce l’ho. :|
    Cosa resta di papabile?
    No man’s sky si è rivelato una versione ridotta di terraria in 3d.

    Altre sandbox in uscita non ne conosco per cui alla fine direi che non c’è da preoccuparsi troppo per questo genere di giochi, ci si compra il cinepanettone e via.

    A proposito di cinepanettone, sono al capitolo 7 di UC4, 5 ore di gioco circa. Molto molto carino, non il capolavoro spacciato su metacritic ma il miglior gioco su ps4 ad oggi imo.

Lascia un commento