La sottile differenza

confine-svizzeroInnanzitutto vi chiedo scusa per l’assenza della settimana scorsa.
Sono stato preso dal lavoro, più del solito, ed ero mezzo malato.  Anzi direi intero malato, come avrete potuto vedere nell’ultima live.
Ma torniamo a noi.

Alcuni giorni fa mi è capitato di scambiare qualche mail con un ragazzo di cui ahimé non ricordo il nome.
Succede sempre così con i bei maschioni. Mi emoziono e non capisco più nulla.

L’argomento trattato nacque inizialmente da una domanda molto semplice “quali sono i giochi più difficili che hai giocato negli ultimi anni?”

Difficile trovare una risposta.
Da un lato è innegabile che nel corso degli ultimi 10 anni il livello medio della difficoltà di un videogioco si sia abbassato notevolmente. Come ho già ripetuto più e più volte, probabilmente il me stesso di 15 anni fa si sarebbe scandalizzato e si sarebbe dato fuoco in Piazza del Duomo qua a Cremona in segno di protesta contro tutti quegli sviluppatori che vanno incontro alla bimbominkiaggine dei videogiocatori.

Oggi invece penso che tale abbassamento della difficoltà dei giochi, sotto certi punti di vista, per me e per moltissimi altri over 30 sia una manna dal cielo, più che altro perché consente di portare a termine i giochi senza dover impiegare mesi per superare quel punto che non riusciamo a valicare.
Certo, da qui potrebbero nascere mille discorsi come “basterebbe inserire diversi livelli di difficoltà in Assassin’s Creed”… sono d’accordo, ma non è di ciò di cui vogliamo parlare. Non oggi almeno.

Dall’altro lato, alla domanda sulla difficoltà dei giochi, mi è scaturita in testa un’idea… una domanda più che altro. E siccome controbattere ad una domanda con una domanda è da maleducati, ho preferito rispondere al ragazzo via mail con una serie di giochi che ho reputato difficili (o perlomeno parti di essi), mentre a voi preferisco ribaltare la domanda che avrei posto a lui.

Per voi… cosa significa “difficile”?

Certo, si possono dare mille risposte.
Difficile può essere un gioco che sa metterti alla prova.
Difficile può essere un gioco che ti costringe a ragionare per poter superare un enigma.
Difficile può essere un gioco in cui non sai come comportarti di fronte ad una scelta morale.
Difficile può essere un gioco come Tetris, la cui difficoltà parallelamente all’aumentare del tempo.

Le definizioni riguardo la difficoltà possono essere moltissime.
Di certo c’è che un gioco può anche diventare frustrante, ma anche in questo caso dipende sempre dal videogiocatore.
Ma qual è secondo voi IL CONFINE tra difficoltà e frustrazione?
Per me per esempio, un gioco diventa frustrante quando mi rendo conto che passano le ore ma sono ore perse, ore che non mi permettono né di migliorare le mie attitudini al gioco, né di proseguire nella storia.
Come avvenne con Demon’s Souls.
Frustrante può anche essere un’esperienza di gioco passata all’interno di un titolo che non ci piace, ma che per forza di cose dobbiamo giocare (per una recensione, per far felice la mamma, o magari perché é l’unico gioco che ci possiamo permettere nel corso dei prossimi 3 mesi).

Le domande quindi sono due ragazzi. Qual è il vostro concetto (magari corredato da esempi) di difficoltà di un titolo e come fa tale limite a sfociare nella frustrazione?

farenz2

Prova a cercare ancora!

Watch-Dogs-2-1

I giovani non sono così

Non ci siamo. No, no e no. Che disastro amici, che disastro. Pochi giorni fa ...

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  1. Per me il confine è abbastanza netto e riconducibile ad un esempio:
    – difficoltà è dover ripetere più volte la sfida con un boss o più in generale una sezione particolarmente ostica, ma con un checkpoint subito prima (o quasi) di tale parte, al cui completamento posso sentirmi gratificato
    – frustazione è dover ripetere i 15,30,60 minuti antecedenti a quella parte per i checkpoint messi in maniera bastarda

  2. Per me la difficoltà di un gioco sta nel porti delle sfide che il tuo pg è in grado di superare in quanto a statistiche o parametri simili, ma che si possa superare solo se tu giocatore dietro lo schermo capisci il trucco che c’è dietro il combattimento/enigma, o se sei in grado di usare determinate combo complicate da eseguire o se ancora magari capisci tramite la storia del gioco o lore che devi usare un determinato tipo di equipaggiamento o un’abilitá specifica . Si sfocia nel frustrante quando si incontrano ostacoli che non tengono minimamente conto delle tue abilità come giocatore ma solo delle ore di gioco che hai alle spalle , con le quali dovresti aver livellato il tuo pg

  3. Un gioco difficile è innanzitutto a mio avviso un gioco equilibrato, bilanciato nel suo complesso, in cui è l’abilità e l’esperienza del giocatore a fare la differenza nel riuscire a proseguire con il titolo.
    Un gioco frustrante invece secondo me non è detto che sia necessariamente difficile, lo vedo più come un difetto del gioco in cui magari fino ad un certo punto fila tutto liscio per poi bloccarti in una situazione nella quale sembra che il gioco faccia di tutto per non farti continuare nonostante tu ti impegna.

  4. Io ti rispondo con due esempi: Catherine per me è un gioco difficile, le sessioni da superare sono impegnative ma la fatica nel portarlo a termine ti gratifica, la fine la vedi anche se è lontana, senti mentre giochi di poterci arrivare. Metal Gear Rising è un titolo che mi ha fatto sentire frustrata, perché a differenza di altri action (Vanquish e Bayonetta per citarne solo due di quelli che ho giocato) ha un sistema di combattimento e di controllo stesso del protagonista che secondo me non aiuta il videogiocatore, anzi, rende frustrante (appunto) l’esperienza di gioco.
    Per rispondere alla tua domanda sul quale è il limite, direi che un gioco passa da essere difficile a essere frustrante quando il giocatore non ha più lo stimolo a continuare a videogiocare perché, a differenza di quanto detto per Catherine, senti mentre giochi di non poterci arrivare al superamento di quell’ostacolo.

  5. Secondo me la difficoltà di un titolo dipende molto dal livello di contrazione con cui si approccia a esso. Cominciando a giocare una si fa un’idea del grado di sfida per esempio con un Dark Souls o un picchiaduro non ti puoi permettere un calo di attenzione invece con un Assassin Creed ti puoi distrarre già di più. Quando si parla di picco di difficoltà non è altro che una sessione in cui devi essere più concentrato rispetto a quella precedente e quindi spezzando il tuo ritmo può portare al Game Over

    • Invece per quanto riguarda la frustrazione è principalmente dovuta al mal bilanciamento del gioco. Per esempio ci sono giochi in cui la curva di apprendimento è fatta così male che all’inizio prendi tanti di quei cazzotti che è snervante. Poi il mio gioco ideale deve partire da una difficoltà e salire man mano, va bene avere dei picchi ma superabili. In fine c’è la frustrazione dovuta a problemi del gioco per esempio un nemico così op che se ti becca ti fa immediatamente il culo oppure un elemento del gameplay implementato così male che porta al Game Over, esempio in WWE 2k16 le sottomissione sono fatte così male che se un avversario te ne fa una non c’è verso di liberarsi e perdi immediatamente l’incontro.

      • Oppure un’esplosione che ti ammazza sul colpo indipendentemente che tu abbia 2 o 14 punti vita, oppure un layout di un livello generato casualmente che ti fa spawnare in un angolo completamente circondato da nemici, oppure che trovi solo armi di merda, oppure che all’improvviso ti trovi ad affrontare un boss molto più difficile dei precedenti in un livello che come se non bastasse straripa di nemici e non hai spazio per muoverti… Vediamo se qualcuno indovina a che gioco mi sto riferendo :D

  6. la difficoltà è un valore aggiunto a un gioco , lo vedo quasi sempre come un aspetto positivo e generalmente scelgo la difficoltà massima se possibile.

    i giochi frustranti sono quelli che calcolano un azione che compi in base al caso o una percentuale , enemy unknow a difficoltà massima era il delirio! cose del tipo hai il 99% di colpire il bersaglio faccio due tiri di fila e sbaglio entrambi , oppure il nemico ha il 10 % di colpirti da dietro un riparo…colpo critico , colpo critico , morto >:(

    sono dannatamente frustranti i giochi in cui i nemici hanno un miliardo di punti vita e tu come un coglione ti ostini a picchiarlo togliendogli 1 danno alla volta e questo se non ricordo male è il caso dei fallout e degli elder scrolls settati al massimo di difficoltà.

    ma forse i casi maggiori di frustrazione li ho avuti con i personaggi centrali di un gioco che non capivo o mi dava fastidio impersonare : Connor il burattino , Lightning ho il ciclo perenne ma devo salvare il mondo , Mr. coerenza Aiden Pearce.
    con i primi due sono riuscito ad arrivare ai titoli di coda ma con molta fatica con Watch Dogs credo di essere arrivato a metà e averlo mollato per il fastidio che mi dava la capacità di giudizio del protagonista.

  7. Se butto due righe così al volo le risposte più immediate che mi vengono sono tre:
    1) quando la frustrazione è data da pessime scelte degli sviluppatori in fatto di gameplay, oppure come accadeva più spesso un tempo, in fatto di scelte “di telecamera” che costavano spesso ad esempio lo sbagliare un salto e precipitare nel vuoto.
    2) una frustrazione più antica, essendo roba che risale più che altro alla generazione Nes, erano i giochi senza salvataggi e sistemi di password: morire equivaleva a dover rifare tutto, diventando tra l’altro molto più difficile dei “muori-e-impara” poichè per ripetere il pezzo di livello incriminato c’era l’obbligo di rifare anche tutto il resto…almeno col muori-e-impara spesso puoi ritentare subito/quasi subito quindi l’esperienza tua come giocatore si accumula maggiormente.
    3) quando il videogame deve diventare “un lavoro” per poter essere efficiente. Questa forse è la più personale delle tre, poichè dipende anche da quanto vogliamo incaponirci in un gioco; penso ad esempio all’online di ME3 difficoltà Platino: tante variabili concorrevano al successo o meno, e bastava uno stupido errore per mandarlo a quel paese. L’ho provato un po’ di volte e poi l’ho mollato perchè…perchè si, caspio! Non era possibile che ero passato dall’essere un buon giocatore nelle Oro ad essere una pippa clamorosa…il salto di difficoltà da Bronzo ad Argento e poi da Argento ad Oro era si presente, ma più contenuto e quasi “naturale”. Se mi ci fossi messo sarei migliorato? Probabilmente si, ma non era certo mia intenzione dovermi allenare per un vg…mettiamola così, non credo che le ore che avrei speso valessero la candela. Meglio impiegarle in altri giochi.
    Magari quest ultimo aspetto si delinea maggiormente nell’online che nel locale o nel single player, però esistono anche online costruiti meglio dove magari serve solo costanza più che impegno. Cosa che viene condivisa, tanto per fare un esempio, anche dalla maggior parte dei F2P di oggi.

  8. La difficoltà diventa frustrazione e odio secondo me quando, nel ripetere un livello più e più volte per colpa di un livello mal studiato, non si possono più apprezzare tutti gli altri aspetti del gioco; è un esempio Project Cars e il suo sistema di guida come il culo, che rendeva fastidioso addirittura fare una competizione (un motivo che me l’ha fatto abbandonare)

  9. Faccio un esempio di un gioco che sto esperienziando proprio in questo periodo: Fifa 16. Ecco a dispetto delle apparenze é un gioco frustrante e mal bilanciato perché non é possibile che nella modalità fut debba incontrare, in divisione 1, al 90% squadre di giocatori di calcio fenomeni, squadre che nessun giocatore sarebbe in grado di costruire a meno di aprire il portafogli e acquisare crediti per pagare questi giocatori. Dispiace perché così l’abilità reale del giocatore collassa di fronte a squadre che di fatto giocano le partite da solo. Al confronto dark souls é una passeggiata al parco

  10. per me un gioco difficile e’ gratificante in generale, non perché vuoi fare lo sborone o il figo con gli altri ma proprio perché, per me, la sfida e’ una qualcosa che mi da quel gusto in più… detto ciò un conto e’ una sfida ben bilanciata e gratificante, un conto e’ una sfida da frustrazione.

    io personalmente odio i souls non perché difficili o perché devi rifarti km per tornare a quel punto facendoti perdere del tempo nel frattempo (ammetto che hanno un loro peso pero’) ma il fatto del dover morire per forza per poter andare avanti… odio il fatto di non avere alcuna speranza durante la prima run indipendentemente dalla mia abilita’ personale o attenzione… devi morire perché devi morire… questa per me e’ vera frustrazione

    • Sono d’accordo sulla tua definizione di frustrazione, anche perchè spesso, nei giochi in cui muori “perchè è la prima volta che vedi qualcosa di nuovo” in realtà non richiedono abilità, ma conoscenza del gioco (da qui i try multipli per continuare).
      Sono però in disaccordo con la tua visione dei souls (demon’s souls e dark souls 1, il secondo invece rientra nella categoria “morti a casaccio”): in questi due giochi la maestria è stata appunto la capacità di telegrafarti prima cosa ti sarebbe successo/cosa avresti dovuto affrontare (escludendo FORSE un paio di casi). I souls in generale dei giochi che puniscono il giocatore che procede senza prestare attenzione a quel che gli sta intorno, il giocatore “frettoloso”.
      Non sto dicendo che siano perfetti come giochi anzi, hanno problemi anche abbastanza gravi (più demon che dark), ma trovo che siano davvero ben fatti per quel che riguarda le “morti inevitabili”

  11. Io sono stra d’accordo con Farenz, quando dice che l’abbassamento del livello di difficoltà nei giochi di oggi, rispetto a quelli di 20 anni fà, è una manna dal cielo per molti trentenni.

    Ricordo che i giochi su Commodore 64 ma anche quelli per Mega Drive e in parte anche per Playstation in media erano molto difficili…non c’erano salvataggi e bastava un tizio che ti seccava per mandare all’aria ore e ore di gioco…se proprio vogliamo essere scrupolosi con la Playstation uscì ma memory card e di conseguenza qualche salvataggio potevi farlo…ma certo, non come oggi!! E’ una cosa che ho constatato rigiocando RE1 in HD, oggigiorno siamo abituati forse troppo bene, salvataggi ovunque, difficoltà media notevolmente abbassata….i giochi per me difficili sono quelli che ti mettono alla prova, magari muori anche 10 volte, ma capisci cosa fare e all’11 volta, magari con un pò di cu** riesci ad andare avanti…

    Fermorestando che sono un giocatore che nel 80-90% dei casi gioco a normale i giochi in single player, e per farvi capire il mio punto di vista, trovo giochi “frustranti” non “difficili” titoli come Bloodborne oppure Donkey Kong Country: Tropical Freeze, giochi che ho iniziato, ma dato che il calendario era finito, ho dovuto poi abbandonare LOL….ma non sò forse 15-20 anni fà, avrei avuto la forza di portarli avanti e magari di finirli, di giochi difficili, quasi impossibili all’epoca ne ho finiti…

  12. Onestamente non amo i giochi troppo difficili, anche perché io preferisco godermi una bella storia o divertirmi anziché star a bestemmiare tutto il gioco. Ma sono d’accordo che la difficoltà può essere anche gratificante, finché non diventa frustrante.
    L’esempio più banale che mi viene in mente è Dark Souls, gioco che adoro, ma che inizialmente ho trovato parecchio frustrante. I checkpoint sono messi sempre distanti l’uno dall’altro, specie dai boss, quindi ogni morte equivale dover rifare ogni volta la stessa strada, ancora e poi ancora, finché non riesci a battere il boss.
    Cosa frustrante a mio parere, visto che non ho sempre voglia di star lì a rifare tutto.
    Infine sono d’accordo con te sulla questione difficoltà, non sono un giocatore di vecchia data ma ho avuto modo di giocare a qualche gioco “vecchio”, ed è vero, la difficoltà generale dei videogiochi negli ultimi anni si è abbassata parecchio, pochi giochi al giorno d’oggi sono impegnativi.

    • Specifichiamo: “pochi giochi PER CONSOLE sono impegnativi al giorno d’oggi.” Sarò un cagacazzo, ma affermare senza specificazioni che la difficoltà media nei giochi odierni si sia abbassata (Farenz dice addirittura “notevolmente”) è fortemente inesatto, se non falso. Mi stupisco che un “esperto” come Farenz se ne esca ancora nel 2016 con affermazioni del genere.

  13. Allora..

    Trovare il giusto bilanciamento di difficoltà per lo sviluppatore è sempre difficile, oggigiorno abbiamo svariati tipi di videogiocatori alcuni esigenti altri per nulla.. e accontentare tutti è sempre una merda.

    Per me la difficoltà nel videogioco dev’esserci SI ma niente di cosi macabro come difficoltà..
    mi deve dare si una certa sfida e diciamo il “gusto nel finirlo”, perche se un gioco è troppo facile è troppo casual personalmente non mi sento diciamo felice e invogliato nel giocarlo.

    Il concetto di difficoltà nel titolo per me è l’essere riuscito a finirlo e a dominarlo al 100%.
    Perche comunque alla fine nel bene o nel male portare a termine un videogioco “moderno” è sempre a portata di tutti. Oggigiorno colmo questa mancanza con la difficoltà nel finirlo al 100% e trofei vari.

    SI molti trofei mi fanno cadere nella frustazione nel riuscire a dominare la sfida ma anche li, dopo l’ultimo esempio di sfide della community dei dlc di Batman Arkham Knight.. riuscire a finirlo al 100% e a dominarlo dopo aver tirato giù santi e madonne per non avere più un posto disponibile in cielo, essere riuscito nell’impresa è stata una bella sensazione, perche ce l’ho fatta e vaffanculo, ho accettato la sfida e ho vinto. Mi piace lo spirito agonistico che il videogioco mi offre, se non ce l’ha perde quel non so che di voglia nel farmelo piacere.

  14. La frustrazione è la hard mode di Hotline Miami 2, ad ogni livello finito mi chiedevo: “…che giorno è ?”

    Per struttura di gioco ho trovato estremamente frustrante:

    – Dragon’s Dogma per via del dover andare avanti indietro per tutta la durata del gioco all’interno della mappa, dato che il sistema di teletrasporto prevedeva il ritrovamento di determinate pietre non solo rare da trovare ma che andavano comunque posizionate nel suddetto posto;

    – Resonance of Fate che ho mollato al terzultimo livello, la linearità e la trama li ho trovati talmente imbarazzanti che non ho trovato la forza per finirlo, specie missioni obbligatorie al limite dell’idiozia.

    In generale ho notato che spesso e volentieri non sono i giochi “difficili” quelli che mi danno particolare frustrazioni quanto quelli per cui la perdita di tempo è indipendente dal fatto che si muoia o meno.

  15. Per me bisogna anche stare attenti alla definizione di difficoltà.
    Faccio un esempio per spiegarmi meglio:
    I Souls per me non sono difficili ma solo frustranti per colpa del gameplay.
    La legnosità dei controlli/movimenti del personaggio e il basso frame rate lo rendono frustrante perché si muore spesso per mancato tempismo minato da queste carenze tecniche.
    Per me un gioco difficile è un Platform vecchio stampo tipo Marvel Land o un Ori per restare nell’attualità, giochi dove sbagliavo io e non potevo prendermela con il controller, il frame rate o altre entità terrene (su quelle extra terrene stendo un velo pietoso).

  16. Frustrante…per me questo aggettivo si abbina solo a giochi che alla fin fine non mi piacciono, al contrario, se mi piacciono l’essere difficile a volte diventa un pregio.
    Sicuramente giochi che non mi piacciono sono proprio quelli con gameplay simile a quelli citati da basil.
    X onor di cronaca…link al video del livello più epicamente frustrante della storia
    h ttps://www.youtube.com/watch?v=3C1BSbq5aB0

    PS: il 1° gioco frustrante che ricordo fu ghouls and ghosts

  17. Per me la difficoltà è un qualcosa che nelle giuste dosi stimola a concentrarsi. Un gioco difficile è un gioco che mi fa ragionare, mi fa studiare la prossima mossa, mi fa tornare sui miei passi perchè magari un passaggio non l’ho fatto come volevo, mi fa stare sempre sull’attenti, pena la perdita di qualcosa di prezioso, che sia legata al gioco (come oggetti o la vita del PG) o che sia semplicemente il mio tempo (il dover rifare una certa sequenza). Dunque una sfida da superare, o meglio, una serie di sfide in cui magari dopo che ci prendi la mano puoi rilassarti un po’, ma senza mai andare “a bischero sciolto”. Inutile dire che oltre allo stimolo e alla punizione, una giusta difficoltà elargisce anche un gran senso di soddisfazione.

    Un gioco frustrante è invece un gioco che mi punisce per fattori e variabili che non dipendono da me. Si va dal lag e al netcode ballerino, ai probelmi tecnici (bug, glitch, cali di framerate, freeze improvvisi nel clue dell’azione), alla totale casualità di determinate percentuali/probabilità in-game che te lo tirano nel culo, alle IA completamente sbilanciate e overpowered. Mi sento frustrato quando gioco bene, magari non AL MEGLIO, ma bene, e perdo per un’ingiustizia tipo le sopracitate. E bestemmio.
    Ah, poi beh, ci sono anche le frustrazioni date dalla sensazione che tu descrivi come “buttare via ore”. Non posso essere più d’accordo. Robe tipo backtracking eccessivo, enigmi esagerati ma noiosi, sfide incalcolabilmente lunghe e un continuo sfinente trial and error sono cose che fanno girare i coglioni alla svelta.

    • Pensavi a Borderlands per caso quando hai parlato di backtracking eccessivo? Dio quanto ho odiato quel gioco

      • Ecco…ad esempio è vero che in borderlands c’era un sacco di backtracking (molto evitabile facendo le missioni con criterio), ma visto che mi è piaciuto un sacco non l’ho trovato frustrante.
        Non come Resident Evil 0…non ricordavo più quanto frustrante fosse il salvataggio coi nastri, che occupano pure spazio in zaino!!!!E com’ è che una cazzo di pietruzza occupa lo stesso spazio di 5 granate???E poi non posso ficcarmela in……

        • Hai ragione, ad avermi traumatizzato è stato più che altro uno dei DLC in cui c’erano delle lunghissime autostrade da percorrere avanti e indietro e quelle stupide missioni di raccolta dei cervelli e delle parti per il robot (ho intrapreso solo quest’ultima ma mi sono rifiutato di completarla). La gestione fantasiosa e spesso assurda degli inventari è uno dei tanti motivi per cui non ho mai apprezzato granché i GDR e a volte motivo di frustrazione in altri giochi che prevedono un inventario

      • Nope, non era un riferimento a un gioco particolare. Era in generale, dovuto a empatia e memorie varie (perché mi pare sia una cosa ad esempio più tipica dei JRPG vari di cui ho qualche ricordo ma che ora ho totalmente abbandonato… dovessi fare un esempio di gioco parecchio backtrackoso che mi ha scassato di recente… mh, boh. Forse Arkham Asylum l’anno scorso. Ah, e sicuramente 80 Days, anche se lì è insito alla meccanica stessa del gioco).

  18. Difficile è un gioco progettato per essere battuto, ma che non faccia sentire il giocatore un decerebrato.

    Frustrante è un gioco progettato per essere difficile, ma che non faccia sentire il giocatore un bravo tale.

    Quando si parla di giochi difficili e/o frustranti mi torna in mente il vecchio Descent: 5 difficoltà (mi pare) di cui la prima fattibile, la seconda frustrante e le altre semplicemente una presa per il culo :P

  19. Quando penso alla frustrazione penso sempre a Dead Rising. Odioso il meccanismo della progressione in stile gdr, per non parlare del fattore tempo. Uno dei pochissimi giochi che non ho mai finito e che mi ha fatto incazzare non poco, perchè levate queste due cose, il gioco era divertente.

  20. Per me due termini difficilmente si incontrano. Semplicemente se in un gioco continuo a fallire o a venire ucciso per errori miei o mie mancanze, difficile è il termine che meglio si addice alla situazione. Io adoro le difficoltà: allungano il gioco e ti danno maggiori soddisfazioni una volta completato.
    Frustrante è quando muori 10 volte contro un boss ma non ti è permesso ricominciare la boss fight ma devi sorbirti anche i 5 minuti inutili di camminata o di filmato che ti portano ad esso. Un altro esempio di frustrazione è rappresentato del ripetere a lungo le stesse cose, non perchè non ci si riesce ma perchè devi ottenere livelli o oggetti (esempio banale è in pokemon: un capopalestra è a liv 60 e tu sei con tutti i pkm al 40; non importa quante volte ci provi, non potrai mai batterlo e non perchè non riesci, ma perchè non puoi). La ripetizione è frustrante, la difficoltà no.

  21. Autostoppista galattico

    leggo ancora con la storia dei souls frustranti… e vabbe’.

    • Autostoppista galattico

      da dove esce quel con?! lol

    • Spesso i giochi mal progettati sfociano nell’essere frustranti, a prescindere dai Souls, valgono per tutti.

    • Ti parlo da amante di Dark Souls e beh..se ci pensi non è poi così sbagliato..morire è un attimo, perchè magari sei dietro ad una parete e credi di essere al sicuro, ed invece ti becchi un’alabarda in capoccia attraverso.. Impari quindi che i muri possono essere penetrati dalle armi dei nemici e quindi a calcolare meglio il rischio, ma alcune persone che magari non concepiscono una roba del genere la definisce frustrante..ci sta secondo me. All’inizio quando lo provai la frustrazione prevaleva molto e devo ammettere che ero molto incline a mollarlo, poi col tempo sono riuscito ad accettare alcuni lati “meschini” del suo gameplay e mi ha dato enormi soddisfazioni..non tutti però hanno la pazienza e/o il tempo da dedicarci!

  22. Per quanto mi riguarda difficile è un gioco che mette alla prova le mie abilità ma che non pretende altro che quello, frustrante è un gioco che esaspera ingiustificatamente la difficoltà nel tentativo di sopperire ad altre carenze. Per esempio trovo frustrante MGSV perché ingiustificatamente mi costringe a ripetere alcune missioni ad un livello di difficoltà più alto senza alcun motivo. Seriamente, perché?

    • mh, non sono d’accordo.
      le missioni a difficoltà difficile sono “difficili”, il frustrante è fare gli obbiettivi secondari in tali missioni (ascoltare una conversazione senza farti vedere, ne sentire dall’inizio alla fine dell’operazione)

  23. Uso un esempio per rispondere a codesti quesiti!
    Negli ultimi giorni ho recuperato FF12, che da piccolo avevo abbandonato a sole 16 ore, al boss fenice, o garuda, al tempio di non so chi.
    Perché? Perché facevo schifo, la mia abilità era insufficiente a superare quel boss neanche a lvl19 dopo ore di farming. Ero frustrato, decisamente.
    Ora, dopo anni di esperienza videoludica riprendo il gioco dall’inizio e, dopo sole 10 ore, raggiungo il fatidico boss a un patetico lvl13.
    Ho vinto? Si! Ma perché? Perché ho usato una strategia malsana per batterlo, quello che un bimbominkia non sa fare.

    Insomma, la difficoltà sta nel dover necessariamente usare una strategia per battere un nemico potente o superare un brutto posto. Frustrazione, è quando non viene data una alternativa al giocatore che proprio non riesce a farcela (farming o boh, oggetti speciali?).

  24. Come per farenz, per me subentra la frustrazione quando mi rendo conto di “non andare avanti”, di aver speso tutta la sera per fare una sola gara in un gioco di auto, un solo checkpoint in un gioco XYZ etc…

    Questo è slegato dalla difficoltà, per esempio mi stanco ed abbandono i Forza motorsport quando le gare iniziano a diventare di 10-15 giri e ci vuole molto tempo e concentrazione per farle. dopo due o tre sere senza avere un vero senso di prosecuzione verso l’obiettivo finale, abbandono il gioco.

    Ubisoft fa giochi facili, che anche un bambino potrebbe finire, ma spesso questi includono strumenti tali per cui tu possa avere comunque una sfida. un po’ come finire un livello di mario è un conto, finirlo con tutti i segreti etc un altro. Per quello finire una missione di AC con la sincronia perfetta da comunque soddisfazione e da quella sfida in più che non guasta.

    Ad esempio i Batman a normal li trovo abbastanza difficili, visto che odio picchiaduro, combo etc… questi però a facile diventano persino troppo facili, quindi mi sono sforzato un po’ a impratichirmi con combo e tempismo nelle mosse. Questo però col senno di poi non mi ha fatto sentire più realizzato. infatti l’ultimo l’ho giocato a facile e via. :D

  25. Io ho rinunciato a sbloccare il vero finale di Batman Arkham Knight, gioco che mi è(ra) piaciuto moltissimo.
    Perché?
    Tutte le missioni secondarie terminate, tutti i ‘cattivoni’ in carcere, gioco finito al 98%.
    Ma…
    Più della metà delle stronzate sparse dall’Enigmista da prendere, da capire, da rompere, di cui la maggior parte introvabili e/o invisibili sulla mappa, specialmente nei luoghi chiusi, a cui non si può nemmeno impostare il percorso da seguire, con conseguente spaesamento, errori vari e continua apertura e chiusura della mappa.
    Ho continuato per giorni e settimane, dopo-lavoro e dopo-morosa.
    Ma troppo, TROPPO noioso e frustrante davvero, un gioco che ho amato al…98%, e quel 2% ha rovinato tutto.
    Questa è la frustrazione.

    • Stessa, IDENTICA situazione. AK secondo me è un esempio perfetto di quale sia il limite tra difficile e frustrante. Ho perso diverse ore per completare le sfide RA, perchè ero io a sbagliare, ma tutte presentavano un livello di difficoltà affrontabile. Gli enigmi d’altro canto non sono difficili, o meglio, alcuni lo sono, ma non è questo il punto. Il vero problema è che sono nascosti e vaghi, nessuno ti spiega nulla, per trovarli devo o girare per la mappa e sperare di vederli o girare per la mappa alla ricerca di informatori random. Per non parlare del fatto che il loro numero si aggira intorno ai 250!

      Per me difficile è un gioco che ti chiede di migliorare, frustrante è un gioco che per allungare il brodo ti costringe a perdere tempo, che sia con una sezione inutilmente lunga, backtracking esagerato, porzioni difficili ma il cui superamento non dipende dall’abilità (o mancanza di questa) del giocatore, millemila collezionabili… insomma, qualunque mezzo dubbiamente lecito per tenerti sul gioco in questione.

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