Outlast: la storia si ripete

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Questo è stato il mio rapido scambio di opinioni via sms con Lodoss dopo una mezz’oretta di gioco passata in compagnia di Outlast.
Lodoss è il blu.
Io sono il bianco.

Nel corso del weekend ho poi avuto di modo di proseguire il gioco, anzi… di finirlo.
Ma le mie impressioni sono le stesse.

Partiamo dal principio, o meglio… vi ricordo una mia tara genetica.
Se coi film facilmente spruzzo dietro per la paura, coi videogiochi non riesco proprio a spaventarmi.
Sarà che parto prevenuto.
Sarà anche che non riesco mai ad immedesimarmi abbastanza.
Non lo so. Sono tutte possibilità ugualmente valide.
Ma anche giochi riconosciuti da tutti come spaventapassere, come Amnesia, con me non hanno avuto effetto.

Perché demordere? Proviamoci pure con ‘sto Outlast.
Grazie a Sony e al sempre scoppiettante PS Plus. A pagamento non l’avrei mai acquistato (questo lo ammetto).

Primi minuti di gioco, vengo catapultato in questo manicomio, in cui vengono (venivano) condotti esperimenti sui sogni di alcuni pazienti particolarmente dotati di dimensioni artistiche.

Il manicomio mi piace come idea.
Nessun mostro. Uomini veri. Gli zombie mi han rotto i coglioni.

Passano 10 minuti e… primo momento “Bu!”

Va beh, mi spavento…
Passano altri 10 minuti, secondo “momento bu!”
Mi spavento ancora.

Non sarà che questo Outlast riesce a trasmettermi agitazione?
La risposta è presto detta.

No.

Perché un conto è un “momento bu!”, un altro è mettermi tensione.

Cos’è un “momento bu!”?
Dicesi momento bu! quella tecnica usata ed abusata nel cinema per far spaventare lo spettatore.
Non vedi nulla, arrivare, non hai dietro nessuno che ti sta inseguendo, e tttd’n tratt…

BU!

Si materializza un faccione, accompagnato da un’impennata insopportabile del volume e la bestemmia è quasi dovuta, ma non sai se è per lo spavento o per il timpano andato a farsi benedire.
Tecnica che riesce a farti saltare sulla sedia, quello sì, ma non è quello il significato di “paura” che cerco in un videogioco.
La paura che io vorrei provare più spesso riguarda qualcosa di molto più profondo.
Ho fatto mille volte questo esempio, perché pensandoci è l’unica occasione in cui ho provato questo sentimento negli ultimi anni.

Scena iniziale di Heavy Rain: ti accorgi di aver perso tuo figlio nel centro commerciale, la telecamera si sposta in prima persona e cominci a farti strada affannosamente tra la folla mentre cerchi disperatamente  di rivedere lui e il palloncino che teneva in mano. Epico.

Il momento Bu! non è epico.
È meschino.
È banale.

Ma soprattutto è monotono, esattamente come è monotono Outlast.

Sì, perché dopo i primi 2-3 momenti Bu! inevitabilmente capisci l’antifona e ti rendi conto di quanto essi siano telefonati e veramente poco imprevedibili. Anzi.
Il gioco poi a parer mio si è dimostrato castrato.
Se per qualcuno sicuramente può essere coinvolgente soprattutto dal punto di vista dello stato d’animo del protagonista, mi chiedo… ma in una situazione del genere, non cerchereste quantomeno un cazzo di bastone o di spranga per tener lontano ‘sti cazzo di malati mentali?

No, come giovani Steven Spielberg passeremo 5-6 ore alla ricerca di una chiave, di un fusibile, di una valvola da chiudere, ma mai un minimo tentativo di difesa fisica.

Personalmente se mi fossi ritrovato in quella situazione, alla prima occasione mi sarei buttato giù dalla finestra in direzione automobile e me la sarei data a gambe.

Nella realtà, invece, mi sarei buttato giù dalla finestra per aver perso 5-6 ore della mia vita nella speranza che il gioco col tempo migliorasse.

Bocciato.

farenz

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  1. Personalmente il gioco mi è piaciuto molto, specie come detto per l’ambientazione. Se anche può essere vera l’obiezione sulla difesa del protagonista, non credo sia una grande pecca in fondo, e che sia funzionale alla meccanica del gameplay ed all’atmosfera, che io personalmente, al buio e con le cuffie, ho vissuto molto “volentieri”. Sono d’accordo sui momenti bu!, stesso discorso, ma ammetto che anche l’ansia non mi è mancata. Di altri giochi simili non mi ha spaventato nessuno, nemmeno Amnesia. Non mi avevano coinvolto come questo.

  2. Vogliamo parlare del led luminoso del pad? …..

  3. Sono dalla tua parte Farenz, se da principio Outlast è riuscito a scuotermi una o due volte, con il proseguire della storia mi è sembrato che il gameplay fosse troppo ripetitivo: corri chiudi la porta, prendi l’oggetto, corri, chiudi la porta, tira la leva ecc…
    Ho sentito fortemente la mancanza degli enigmi e mi hanno dato fastidio la pochezza delle situazioni e la durata del gioco.
    In fine l’ultimo livello mi ha deluso più di tutto, eliminando completamente quella sensazione di claustrofobia che almeno caratterizzava i livelli precedenti.
    La trama mi ha lasciato interdetto perché è veramente banale, ma se consideriamo questo titolo alla stregua di un b-movie allora è azzeccata.
    Ultimo appunto la modalità più difficile è veramente una rottura di palle: si ricomincia DA CAPO ogni volta che si muore, no ma dico, siamo seri? Praticamente diventa un gioco di corsa a ostacoli invece di un survival! Avrei preferito una modalità in cui i nemici fossero un minimo intelligenti, controllando sotto i letti, le scrivanie e dentro gli armadietti giusti invece che controllare sistematicamente quelli dove NON sei nascosto!

  4. C’è molta differenza tra spavento e paura! E Outlast è un videogioco che crea spavento, ma la vera paura è una cosa che si crea con grande abilità di narrazione e scene al momento giusto! Certo peró rimane un gioco godibile!

  5. Io mi sono sentito molto coinvolto, per quanto siano presenti i difetti di ripetitività del gameplay. Tuttavia è riuscito a farmi provare tensione, e non solo spaventi improvvisi. Per la questione del potersi difendere, beh cazzo, un po’ di sospensione della realtà, su!

  6. Assolutamente d’accordo con te. Ci ho provato a giocare con una mia amica e io ero quasi sempre avanti a lei, perché corro, salto, evito. Per esempio lei per spaventarsi apposta, si era fatta tutta la prima stanza buia piano. Io invece ho evitato, corso a perdifiato e ho “evitato” la parte che dovrebbe far paura. Quella per cui giochi quel gioco.

    Ma sinceramente Farenz, anche coi film non mi cago più in mano. Non so tu come faccia XD

  7. Più che paura farenz brama il sentimento di angoscia. E’ un po’ quello che provavo quando dovevo fare un esame orale sapendo di aver studiato poco, che il prof era vendicativo, e che i miei che mi pagavano gli studi lo erano di più.

  8. Solamente io ho letto il messaggio con la voce di Farenz e Lodoss? o.O
    #MisteroAngolare

  9. eh…ho capito che nella vita reale farei qualcosa di più intelligente…ma devi tener conto della sospensione dell’incredulità!!!

    Mica su Mario dici ‘vaffanculo peach…te stai a fà rapì 25 giorni al mese (i restanti 5 con le mestruazioni), al mondo ce ne stanno di meglio di te e che non si fanno sbattere da Bowser’

    • Bel paragone, complimenti :D
      Tuttavia non mi pare che il focus di nintendo quando crea Super Mario sia l’immedesimazione del giocatore in Mario.

      • “sarcasmo questo sconosciuto” :D

        Ho volutamente preso in considerazione un gioco dalle meccaniche semplici x estremizzare il contenuto della mia asserzione.

        Se conosci un gioco dove puoi fare qualunque cosa ti passi x la testa dimmelo!!!

        Esempio + calzante relativo agli horror: xkè su RE dovrei andare a rompermi le balle a cercare un’accendino (visto che fumo e ce n’ho sempre almeno 2-3 per le mani), x bruciare una corda (che potrei tagliare anche coi denti), che apre un cancello che potrei anche scavalcare????

        X carità…hai tutte le ragioni nel lamentarti, (lo farei anch’io se il gioco non mi avesse scoglionato dopo 10′), ma gli horror ci marciano sopra a queste ‘azioni sconsiderate’; vedi le varie regole prese da scream:
        Non bisogna mai copulare. Sesso=morte.
        Mai bere o drogarsi
        Non devi mai, in qualunque circostanza, dire “torno subito”, perché non si torna più.
        Non rispondere al telefono.
        Non aprire la porta.
        Non salire le scale se inseguito
        Non urlare.
        E infine ma non ultima…il ragazzo di colore muore x primo :D

  10. Io invece ho avuto tensione dall’inizio alla fine
    È questo grazie soprattutto ad aver usato le cuffie della Sony pulse, che con i bassi e l’effetto 7.1 ogni cosa mi faceva vivere dentro al gioco

    Probabilmente se avessi giocato con l’audio del televisore avrei avuto lo stesso tuo risultato

    Se non le hai ti consiglio di acquistarle.sono eccezionali

    Però ti consiglio quelle per ps3.sono più belle esteticamente

    Quelle per ps4 fanno pena. imho

    • come già detto qualche commento su, ho giocato con le px5

      • Non avevo letto, chiedo scusa
        Non conosco le cuffie che hai usato ma se con quelle hai avuto quel risultato evidentemente è proprio una tua prerogativa non spaventarti

        Magari con il prossimo The evil whiting sarà diverso……ma anche no
        Se non sbaglio neanche silent hill ti dà sensazioni paurose

        Diciamo che più semplicemente non sono il tuo genere. Ci sta ‘!

        • Oppure, molto probabilmente, è un uomo “vissuto” che non vede motivo di spaventarsi o preoccuparsi per un azione di gioco (il problema molto spesso è l’immedesimazione dal lato del giocatore, partendo già con l’idea “tanto è un videogioco” è impossibile vivere certe sfere emotive..)
          è come chi ride guardando paperissima o andando al cinema a vedere i film italiani (possibile che siano al 90% film “comici”?..) ad esempio io non rido in nessuno dei 2 casi..

  11. Da appassionato di horror posso dire che outlast è un ottimo titolo specie considerata la fascia di prezzo a cui viene proposto e i soldi investiti dagli sviluppatori per crearlo.
    Un consiglio è quello di giocarlo alla massima difficoltà dove con uno o due colpi subiti sei morto e se muori devi ricominciare tutto dall inizio.Questo è un ottimo modo per immedesimarsi di più nell’avventura del nostro reporter e aiuta a tenere alta la tensione con la paura di dover ricominciare tutto dall’inizio.Giocato a difficoltà più basse perde molto perchè non avendo nulla da perdere si può andare in giro correndo a caso per le stanze sapendo che dopo la morte si riparte tranquillamente pochi metri prima.
    PS:il pad ps4 per gli horror è n vero schifo..con la luce che sembra un abbagliante rovina decisamente l’atmosfera di gioco.

  12. Sono abbastanza d’accordo con Farenz, ma vorrei sottolineare una cosa: esistono due Outlast.. Quello giocato con le cuffie e quello giocato senza le cuffie.. Con le cuffie il livello di immedesimazione mi è schizzato all stelle e con esso l’ansia che mi ha abbracciato per tutta la durata del gioco, ed in un gioco del genere è una cosa fondamentale.. Cosa che non posso dire per le fasi che ho giocato senza cuffie, in cui nemmeno il tanto acclamato momento BU aveva effetto.. Poi il gioco rimane lo stesso, ovvero non un granchè, mo lo si può percepire in modo molto diverso se giocato con le cuffie..

  13. Bah non so, Farenz ha riassunto quello che io provo generalmente per tutti gli Indie che escono. Rispetto in piena le capacità e la volonta di creare qualcosa di nuovo di qualcuno indipendente, ma dopo sbatto sempre davanti a quella che secondo me è semplicemente scarsa qualità, nei confronti di quello che può essere un titolo tripla A.

    Auguro loro quindi tutta la fortuna del mondo, grazie, ma non per me.

  14. Severus Dumbledore

    Stavolta concordo totalmente con il Farina, soprattutto perchè non riesco ad immedesimarmi con un idiota che va in un manicomio dove sono successe cose ambigue, solo con una telcamera, e soprattutto dopo il primo accenno di pericolo, se proprio la curiosità “travalica la capacità di razionalizzare” (indovina la citazione), almeno un arma improvvisata portatela dietro, no, ma perchè…e poi sono stupide le donzelle che corrono seminude incontro alla morte nei film!

  15. Quando mi parlarono della meccanica del gioco, fu la prima cosa che notai: perché non avere un bastone o roba affine per colpire e scappare facilmente? La paura fa diventare super saiyan.

    • Boh, forse perché se puoi combattere non hai paura.. E la paura dovrebbe essere le fondamenta su cui appoggia il gioco..

      • Ni, perché hai l’adrenalina che scorre a mille mentre combatti/corri e non è molto diversa dalla paura, come intensità;Quello che cambia è come tu percepisci questa energia, ti assicuro, mentre combatti hai sempre paura in una parte di te(piccola o grande che sia, dipende se ti alleni nel gestirtela).Se ad esempio mettevano il poter combattere, pero i tuoi colpi erano meno potenti o precisi di quando colpisci e stai dominando le tue emozioni, sarebbe stato un trick utile alla trama, soprattutto quando devi pensare velocemente per nasconderti e non farti “beccare”.
        Oppure avere una barra di ansia che aumenta a seconda della situazione (piu momenti bu ti prendi peggio è per te), se è oltre 2/3 o piena quando potrai/vorrai combattere risulterà come un funball nei giochi cartacei di avventura.

      • Si tratta di sopravvivenza. Il primo momento bu che ti prendi scappi, ma se devi restare un minimo devi difenderti anche solo per scappare. Colpisci e scappa.

        • Non so, perché momenti BU a parte, quando incontravi i malati scappavi, mentre se avessi avuto un’arma gli saresti andata incontro per ucciderli, o sbaglio?? Forse gli sviluppatori hanno pensato che questo avrebbe snaturato del tutto la natura del titolo, rendendolo uguale a moltissimi altri..

    • Sbagliato! Perché se no sarebbe un Resident Evil! XD

  16. Ciò pensato subito anch’io sul fatto che il protagonista non si difenda in alcun modo….irrealistico.

  17. Ero proprio curioso di sapere cosa ne pensava il buon padrino di questo gioco. A me sta mettendo abbastanza tensione il gioco, anche se è vero il fatto di un gameplay un Po scarno, la cosa che m’intrippa di più è proprio il non avere armi… Con le armi prenderesti quel senso d’impotenza che come in quasi tutti I servivano è assente. Se ho un Vulcan o una katana non mi fa paura un cazzo di malato mentale con un machete o un Giuliano Ferrara centometrista… (Oddio, magari Giuliano Ferrara si, mi farebbe cagare addosso lo stesso) Inoltre penso che come “regalo” dal plus sia un’ottimo titolo…

  18. Personalmente, invece, Outlast mi è piaciuto. Grande atmosfera, finalmente un’avventura survival horror nella quale i “cattivi” non siano i soliti zombie. Ma soprattutto, quello che ho provato io durante tutta l’avventura, è stato un forte senso di ansia e tensione. Sostanzialmente avevo più scagazzo a camminare per quei fottuti corridoi bui piuttosto che dei momenti BU!
    Era dai tempi del primo Dead Space che non provavo più certe emozioni scagazzanti in un gioco.
    Per il discorso dell’arma… beh, io credo che se anche questo povero diavolo avesse trovato un’arma, non sarebbe riuscito ad usarla… Ricordiamoci che davanti non ha criminali, ma umani ormai diventati mostri… Vi immaginate il buon Miles Upshur combattere con una mazza contro Chris Walker? No? Infatti.
    Più che altro qualche difettuccione l’ho trovato. Alla fine lo schema di gioco si ripete sempre, sempre, sempre. La monotonia c’è, però almeno la grande atmosfera e tensione la fanno sentire di meno. Il difetto maggiore, però, secondo me, è la parte finale del gioco. Proprio l’ultimo pezzo, in cui in teoria dovrebbe esserci l’apice della tensione e delle strisciate nelle mutande, mi è passato abbastanza liscio. Zero paura, zero ansia. Peccato, ma tutto il resto mi è proprio piaciuto

  19. Farenz il survivor horror paga il pessimo momento del horror contemporaneo che vive di quelli che tu chiami momenti bu conosciuti anche come “salti sulla sedia “. La paura vera nn la generi solo con quello ma con situazioni verosimili che si trasformano in incubi… io nnn riesco a immedesimare in uno che va in un ospedale psichiatrico abbandonato… servono situazioni piu reali ad esempio phantasmagoria gioco del 95 se nn sbaglio c riusciva bene

  20. Sono l’unico che è stato in un ospedale abbandonato per davvero e non trova strano l’esserci andato disarmato?
    L’unico piano d’attacco vero in quei casi è essere sempre sicuro di avere una pratica via di fuga libera.
    Combattere non è un’opzione realistica.
    Correremmo tutti al primo malintenzionato.
    E’ la scelta più ovvia e più sicura.

    • nei forum siamo tutti Rambo mentre nella vita reale Fantozzi :)
      conosco diversi ragazzini di 50kg con i brufoli che romperebbero le ossa senza problemi a chiunque anche se armato di bastone coltello o simile, figurati se mi metto contro un grosso invasato psicopatico armato!!
      Poi cazzo! se sono un report strafigo in cerca del Pulitzer certo che me la rischio!

  21. Concordo con la tua analisi, per quanto ho potuto provare io, e aggiungo che mi ritengo indignato per gli 8 politici degli ultimi indie distribuiti col plus e non che vengono ingiustamente premiati dalla critica e dagli indie “fan”.
    Volevo però chiederti una cosa, nonostante gli schemi ripetitivi (es: ascensore che sta arrivando e conseguente attacco dei mostri o altro), Dead Space non è riuscito a mettere tensione, non spavento, ma tensione per la tua situazione nel gioco e le possibili conseguenze della dipartita del buon Isaac ? di certo Dead Space non mi ha mai incusso terrore ma mi ha sempre tenuto sul pezzo e coi nervi a fior di pelle.

  22. secondo me in un certo senso la colpa se bocci questi giochi è solamente tua dato che parti gia prevenuto che non ti fanno paura ma solo quel momento bu come dici tu. a questo punto , tralasciando i giochi che ricevi gratuitamente col plus ti consiglio di evitarli a priori cosi non puoi aver motivo di lamentartene a prescindere.

    io, grafiaca parte, l’ho trovato di giusto spavento consapevole di trovarmi di fronte a un indie e con un sisitema di gameplay senza armi che non ho mai gradito(come il famoso amnesia che mi ha spaventato parecchio e a te ha lascaito basito). boh. che li provi a fare allora?giocali su “YOUTUBE” e poi valutali meglio

    a questo punto la domanda mi sorge spontanea: ma il prossimo alien isolation (che teoricamente dovrebbe puntare tutto sulla paura e angoscia dato che c’è un solo alien a dare la caccia) ti deluderà certamente no?

  23. ” ma in una situazione del genere, non cerchereste quantomeno un cazzo di bastone o di spranga per tener lontano ‘sti cazzo di malati mentali? ”

    Epico, Farenz continua così, i tuoi pareri mi rallegrano le giornate :-)

    Un abbraccio angolare a tutti voi!

  24. Completamente d’accordo con te.

    Da sempre odio quei film o videogiochi che tirano avanti con le apparizioni improvvise per spaventare lo spettatore.
    Apprezzo molto di più opere dove magari non vedi “il mostro” ma che grazie alla loro storia e atmosfera riescono ad inquietarti, più che spaventarti.

    In fin dei conti a far trasalire una persona non ci vuole niente. Il difficile è il saper realizzare una vera e propria esperienza che ti rimanga impressa.

  25. il comparto audio conta molto, le cuffie aiutano ma non fanno miracoli e tutto è soggettivo (oltre che lecito…AC rules)

    Io con il primo Dead Space ho provato una “bella” tensione ma dopo un po’ la linearità e prevedibilità del gioco ha ammazzato tali sensazioni. Forse il primo Silent Hill mi mise in uno stato di angoscia.

    Oggi puntano spesso, anche al cinema, sul gore…sulla violenza ma in realtà è lo stato di tensione e di angoscia che porta al terrore puro. In Halloween (quello di Carpenter eh) non succede una mazza per 30 minuti e sei lì a chiappe tese in ansia aspettandoti il peggio…poi finalmente quando sei tu ad essere pronto ad ammazzare qualcuno purchè succeda qualcosa ecco il cattivone che lentamente spunta sui sedili posteriori e zammmmm senza una goccia di sangue o ridicole urla. E così il film prosegue nel terrore senza eccedere in spruzzate rosse o chissà quali macelli. Classe!

  26. Innanzitutto ciao a tutti e grazie alla redazione per il punto d’incontro che offrite a tutti noi appassionati di “esperienze videoludiche”, questo è il mio primo post sull’angolo sebbene lo segua da molto ma non potevo non commentare. Credo che, come molti utenti non hanno mancato di sottolineare, la questione si ponga in questi termini: giochi che si basano sul “momento bu” e giochi che invece tessono le fila di un mondo perlomeno relativamente credibile intorno al giocatore, portandolo a vivere emozioni quali ansia e paura, anche senza dover ricorrere a faccioni a sorpresa sullo schermo e volume a palla. Mi spiegherò meglio citando quello che ritengo essere un fulgido esempio della seconda categoria ovvero American Mcgee’s Alice. Il gioco di per sè è piuttosto attempato e i poligoni si contano sulle dita di una mano (offrono scenari meravigliosi a mio parere ma si sa che il parere è sempre personale e molti giocatori senza peli sul pad forse vomiteranno verde dopo pochi secondi dall’inizo del gioco se non altro per la difficoltà visto che si parla di anni 99-00) ma il vero fiore all’occhiello di quest’esperienza è il comparto audio, in particolare l’intera colonna sonora. Giocato armati di cuffie quello che rimane a conti fatti è la sensazione di ansia e oppressione che ti accompagna costantemente per tutto il gioco, data non da quello che vedi bensì da quello che senti.

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