Non è un paese per vecchi

die old peopleSupponiamo che non vi piaccia la meringa.

Concentratevi e pensate a quanto possa disgustarvi una croccante, farinosa formazione dolciaria dall’aria a metà fra un polimero a bassa densità e la sabbia.

Immaginate di essere al matrimonio di Farenz, e di aver letto nel menù che come dessert è prevista la vostra polpettona di glucosio preferita. La bramate per tutto il pasto e poi, finalmente, ve la appoggiano davanti.. e c’è la meringa.

Se provate a considerare la smorfia depressa che vi si stampa sul volto, ottenete il sentimento che sto attualmente provando per GTA V.

Che si può dire del gioco, se non che si tratta indiscutibilmente dell’Opera Omnia di Rockstar e di uno dei videogiochi più importanti di tutto ciò che è stato il panorama dell’industria di settore dagli anni ’80 ad oggi? Che mi ha già stufato, per esempio.

Di non essere un consumatore tipico me ne sono accorto ormai da parecchio, ma mentre ero ben consapevole di aver visto i titoli di coda di UN solo episodio di GTA (il tre) in vita mia, stavolta durante l’acquisto provavo la rinnovata speranza di riuscire a cavalcare l’entusiasmo fino alla fine del gioco.

Non so bene cosa capita ogni volta: parto generalmente in quarta, faccio una scorpacciata di ore di gioco, scopro per benino tutta la mappa, faccio due calcoli in base a ciò che ho ottenuto in termini di capacità del personaggio, giungo solitamente ad un punto cruciale nella trama.. e smetto. Non che improvvisamente insorga un cambiamento d’umore che di punto in bianco mi fa odiare  il gioco, semplicemente mi viene voglia di giocare a qualcos’altro. Con altri giochi, anche decisamente meno impegnativi ed ambiziosi di questo, non è capitato prima che passati alcuni mesi. E considerando il mio piuttosto marcato Asperger, è quantomeno insolito.

Sarà forse la vastità troppo soverchiante da domare? Tutti quei punti di interesse che spiccano minacciosi dalla mappa mettono un pochino a disagio, veh. Bellissima l’idea di trovare dei protagonisti con una pre-esistenza atta ad evitarci la solita scalata sociale, e onestamente le missioni dei personaggi non sono male, se escludiamo la porzione deputata al YO NIGGA ASS GANGSTA MA BITCH IS YO BITCH MOTHAFUCKA Franklin. Sono parecchio diversificate, intense, divertenti.. ma 8 volte su dieci si tratta di parlare guidando o guidare sparando, e checché se ne dica ciò non si discosta particolarmente dalle leggendarie gesta del temibile Niko Bellic. Le ambientazioni sono uno spettacolo, specialmente tutto ciò che c’è al di fuori dell’area a pesante impatto urbanistico di Los Santos. Spostarsi? Ecco, parliamone.

Tipicamente attorno al 30% del gioco si fa quasi indispensabile dotarsi di veicoli volanti, la cui acquisizione sfocia purtroppo per la maggior parte delle volte in un bagno di sangue. Allora si riparte dall’ospedale, belli incazzati, e soprappensiero si tira un destro al setto nasale della prima gnocca a cui passiamo davanti. Due metri più in la c’è una trippona che tira fuori il cellulare e chiama la pula, e via da capo. In ogni caso basta sgattaiolare in un vicolo, saltare su un’altra macchina e uscire pianino in retromarcia che siamo tornati freschi cittadini modello. Bello, verosimile, realistico.. ma per il sottoscritto, una volta ripetuto il processo 10 volte, tre quarti del divertimento se ne sono belli che andati.

Però c’è un’altra cosa. Grand Theft Auto.. Automobili. Macchine. Guidare.

Se praticamente il gioco è una specie di simulazione di vita veristica e reale (ove questo è reso possibile), come mai non c’è nulla a parte quell’irrisoria frazione di istinto di autoconservazione a costringermi a guidare come una persona normale?

Per prima cosa le auto sono invincibili, e ciò è molto, MOLTO male. Possibile che una Lamborghini -tipicamente con la resistenza al crash test di un go-kart di plastica, cartone e spago- possa fare salti di 300 metri, atterrare di muso, capottare 9 volte, venire investita da un treno merci e, una volta ribaltata con lo stick analogico (altra cagata), magicamente ripartire sgommando e strombazzando come niente fosse? Oppure, non so come siano le Audi di oggi, ma se vado perpendicolare su una scogliera a 370 km/h, è normale uscirne con una sgraffata sul paraurti? Io se con la mia macchina non freno scendendo per la rampa del parcheggio, poi tocca scrostarmi dal muro come una confezione di Philadelphia, non è per dire.

Poi.

Rubare automobili è punito dalla legge. Cercare di dirottare un 747 è punito dalla legge. Picchiare cittadini effeminati e gambizzare fumatrici sboccate è punito dalla legge. Volare gagliardamente come D’Annunzio in no-fly-zone è punito dalla legge. Ribaltare automobili altrui in sella ad un bulldozer canticchiando La cavalcata delle Valchirie è punito dalla legge. La dimensione della nostra libertà è regolamentata in una foggia alquanto realistica quasi per ogni cosa.. quindi perché mi è consentito liberamente viaggiare ad una media di circa 170 km/h su limite di 50 del centro abitato? Scusate tanto, ma in un gioco basato per il 90% sullo spostarsi in auto dal punto A al punto B una lacuna così mi toglie quattro quinti di verismo/realismo. Va bene, su Skyrim le guardie si dimenticavano di avere una freccia in un’orbita oculare dopo un paio di minuti (su PC si può ovviare al problema con una mod da 5 Mb), però questa improvvisa -e a parere mio inspiegabile- carenza di “legge” sbilancia totalmente il mio giocare.

In ogni circostanza devo essere un cittadino modello, però quando guido posso dare sfogo alle mie peggiori perversioni pilotistiche. La libertà di seminare il panico al volante completamente indisturbato sottrae dunque parecchio realismo ad un titolo che sull’essere pseudorealstico fa molto affidamento, portandomi spesso e volentieri a mandare rocambolescamente in vacca missioni principali e secondarie per una feature monca che c’era perfino su Driver per PS1 sette generazioni fa.

A sto punto lo do via, lo ricompro per PC e lo moddo come Logica comanda. E punto.

L’opera omnia di Rockstar, in definitiva, non è stata sufficiente a tenermi lontano più di una settimana dalle mie già risicatissime abitudini di gioco. GTA V è semplicemente stupendo, ma ci sono un paio di acuti stonati che mi impediscono di abbandonarmici anima e corpo come mi capita quando un gioco mi possiede pienamente. Sarò io ad essere ormai vecchio, vecchissimo e con un piede nella fossa, ma sento mancarmi l’entusiasmo e l’euforia giovanili per soprassedere su delle automobili chiaramente settate per compiacere un pubblico meno esigente. Il mio bellissimo e potentissimo dolce celava nel suo nucleo una vaporosa croccante meringa.. e supponete che a me non piacciano le meringhe.

Firma Maty 2

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88 Più commentati

  1. Realismo? GTA è stato tutto tranne che realistico…ci hanno provato in GTA IV con pessimi risultati, e Saints Row ha estremizzato il senso Humour ottenendo grande successo.
    Ho amato Vice City alla follia e giocato San Andreas in prestito…entrambi definiti tra i migliori della saga, ed erano tutto fuorché realistici.

  2. I Serpenti Non Vivono In Alaska

    ma perché tutti ce l’hanno con maty ultimamente? cos’è, tutt’a un tratto avere delle proprie idee ed essere liberi di esprimerle senza essere sbranati è vietato?

  3. Mah, io ho sempre visto GTA realistico tipo film quali Mission Impossible o Die Hard, cioè se ti sparano muori, ma se hai la fiaschetta del whisky nella tasca della giacca sicuro ti sparano li.
    Con tutto il rispetto, leggendo il tuo post mi è venuto in mente il commento tipico di mia mamma quando guardavamo i suddetti film insieme: “CHE AMERICANATA!!!”

  4. Mi trovo d’accordo con Matyas sulla fisica delle macchine, non si può’ fare una scarpata di 300 metri e stare illesi, non pretendo il realismo in GTA ma un minimo di buon gusto si. Per il resto il gioco e’ mi sta piacendo, lo storytelling fa’ passare le ore come se fossero minuti e non annoia mai abbastanza da lasciare perdere tutto e dedicarsi al vandalismo puro e gratuito.

  5. Il modo con cui reagiscono le vetture alle botte è anche a parer mio vomitevole… per non parlare della possibilità di “ribaltare la vettura”

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