Pissicologia Videludica #1 – Down Videoludici

game-psychology

 

Carissimi Videogiocatori,

è da un po’ che non incandescisco la tastiera con un vero proprio articolo qui sull’angolo, fatte salve le chiamate alle armi per le live e le sintesi dei podcast.

In particolare il lavoro ha fatto scattare il suo circolo vizioso più furente, accasandosi  un mucchio del mio tempo.
Forse proprio questa mancanza di tempo è tornata a farmi vivere i videogames in modo diverso.
La maggior parte di voi potrà comprendere questa tipologia di momento, in fondo anche i più giovani followers qui, è probabile abbiano già vissuto l’appuntamento con il loro primo “Down videoludico” della loro vita: la Figa.

E’ il più famoso ed imprescindibile dei momenti di stasi videoludica. Può manifestarsi in età variabile tra i 14 ed i 40 anni (a seconda di quanto amate i giochi giapponesi), ed anche a più riprese, a seconda se la prima vi è andata buca oppure no.
A tal proposito, cercherò di fare anche esempi pratici molto pedestri, davvero alla portata di tutti.
Quindi è giusto fare un primo disclaimer per chi ancora confonde “la figa”, intendendola come vulva affissa sulle nostre retine alla visione dei porno o dei primi siti con pubblicità equivoche.

berlusconi_ficaNo, quella non è “la Figa” nel senso catartico con cui la videoludicità descrive la sua più grande nemesi corruttrice.
“La Figa” è quel vero e proprio buco nero, scusate l’iperbole ficcante (c-c-combo breaker!!), che risucchia completamente l’individuo a 360 gradi.
Non è il semplice immaginario iconografico, a forma di gentile rombo, risolvibile con una firma di inchiostro fecondo su di un fazzoletto vergine, scandito nei giorni, a seconda dell’età e degli ormoni.
“La Figa” è quel campo gravitazionale che sugge ogni componente, fisica ma ancor più psichica, dell’individuo.
Venendo agli esempi pedestri di cui sopra, non stiamo parlando di quel momento in cui scoprite com’è fatta la figa in un porno e da lì cominciate a segarvi regolarmente. Quello non è “la Figa”.

“La Figa” è quando prendete un esemplare portatore di quel gentile rombo, e lo elevate ad ideale, lo magnificate e vi intravedete il più grande suggello a cui ambire nella vostra vita. Il platino definitivo.

Mi scuseranno le gentil donzelle se gestisco questo articolo in senso univoco di genere, ma riconosco la mia già grave prolissità. Se la dovessi pure raddoppiare o triplicare, legittimerei la mia crocifissione sull’altare del brodo, sebbene qua in Romagna il brodo sia un’istituzione.
Mi riservo tuttavia di affrontare l’argomento con un POV opposto in un futuro articolo, giacchè ritengo che le diversità che caratterizzano i due generi abbiano un peso ed una natura che merita un proprio capitolo.

Chiarito quindi che cosa si intende per “la Figa”, dò per scontato che la maggior parte di voi abbia già vissuto almeno una volta questo dogma, e che pertanto conosca bene il potere suggente a cui mi riferisco.
Non hai un down videoludico perchè il tuo fisico deve re-integrare con ettolitri di zabaione i liquidi riproduttivi espulsi.
Hai un down videoludico perchè le tranvate emozionali che ti sconquassano rendono l’esperienza videoludica, il vissuto alternativo virtuale, non più così appagante ed eccitante come prima.

A volte ti sarai soffermato anche a chiederti come mai.
Come mai spingere quel bottone dell’accensione della console che prima mi elettrizzava, ora non ha lo stesso potere calamitante su di me?
Come ho fatto a far passare un’intera estate senza nemmeno avere un pensiero verso quel soprammobile accanto alla TV (già parlare di Scatolone accanto alla tastiera rende l’immaginario meno poetico)?
Come ho fatto a far passare tutto questo tempo, al punto da non ricordarmi che avevo quell’avventura da portare a termine?

Ebbi i miei più grandi Down Videoludici a fine ciclo di vita delle console 16-bit, e successivamente nell’ottenebrante passaggio da Playstation 1 a Playstation 2.

Ora ne ho un altro, ben diverso.xgqqw8s6hjmcdg6tg4ue
Più difficile da inquadrare, da sviscerare e comprendere.
Non è un dogma come “la Figa”.
Non è un concetto così forte dunque così semplice da identificare e spiegare.
E il semplice “il Lavoro” non è così accentrante da giustificare la complessità di questo Down.

Anche perchè di vero e proprio “Down” non si tratta.

Analizziamo le differenze.

A differenza del primo Down primordiale, “la Figa”, non passano lunghi periodi di tempo senza videogiocare per nulla.
Ma soprattutto non c’è un completo disinteresse per i videogiochi.
Nel Down primordiale se qualcuno ti fa notare che è passato un mese senza che tu abbia toccato un pad, la tua risposta è “Ghe Sboro“, dopodichè ti giri e mentre con la sinistra sorseggi uno spritz, con la destra torni a biribiribiribiri…titillare il clitennestreo sottogonna della tipa a fianco che partecipa al tuo aperitivo.
Ora invece quando un amico mi fa notare che ho giocato a malapena 2 orette nell’ultima settimana rispondo con un “hai ragione porca puttana, quanto vorrei avere più tempo”.

Eppure quell’avere tempo sappiamo tutti che è una verità solo parziale.
Se facessimo un calcolo ragionieristico delle ore libere utilizzabili a piacimento, avremmo in bilancio un portafogli ore ricco da poter spendere nei videogiochi, quantomeno ben più ricco di quanto le nostre lamentele Paperoniane vorrebbero far credere.

time-value-of-money1Tuttavia non è più sovrabbondante, in stile PIL della Cina. Ed è forse proprio la mancanza di sovrabbondanza una delle ragioni che fa si che l’esperienza virtuale non ci catturi e non ci distragga come un tempo (fatta eccezione per un nuovo capitolo di Zelda o di Gran Turismo).
Andiamo in contraddizione: se abbiamo meno tempo per videogiocare, facciamo ancora meno uso di quel tempo per i videogames. Sembra quasi una variabile proporzionale: più tempo hai e più, in proporzione, aumenta quello che dedichi ai videogames, e viceversa.

Perchè avviene ciò in una tipologia di Down Videoludico quale il mio?
Nel mio caso coincide soprattutto con la sopraggiunta impossibilità di seguire il medium videogioco a 360 gradi.
Avendo meno tempo da dedicare ai videogame, cerco razionalmente di spenderlo quanto più possibile nella pratica e meno nella teoria.
Lo stesso mio scrivere “meno” qui sull’angolo ne è una esemplificazione.
Quando hai tanto tempo da dedicare, non solo tu videogiochi. Non solo esperienzi. Ma passi molto tempo a voler allargare i termini della tua esperienza, condividendola, confrontandoti con gli altri, donando all’esperienza quante più sfaccettature possibili, ed analizzandola sotto molteplici scenari, da quelli tecnici sino a quelli più pindarici.
La mente quindi effettua una selezione, un po’ come quando il cervello manda in stand-by tutto quanto ma mantiene in funzione solo gli organi vitali.

E’ quasi un Down di sensatezza, o meglio di maturità.
Una sorta di Down che ti viene quando altri aspetti della vita, non più solo “la Figa”, acquistano un peso diverso.

Un qualsiasi essere mediocre e pigiamato, si trastullerebbe parlando di anzianità.
Preferisco parlare di step ponderato che prende le distanze dalla pubertà.
Pubertà, ovvero quella fase appunto in cui ancora non misuri il tuo tempo con un bilancino che pesa l’oro.

Immergendomi ancora di più nelle profondità del soggettivo, interviene il mio completismo bipolare.
Il completista bipolare, ora che non ha più ammontari (plurale) di tempo infiniti, si è riconvertito.
Dall’ esperienzismo spiluccante è passato ad un completismo cadenzato.
Non cominciamo qualsiasi cosa con l’illusione che nel tempo la completeremo. Ma cominciamo solo i videogiochi più ficcanti che, con una probabilità molto alta, porteremo a termine.
Tuttavia si mantiene un approccio completistico piuttosto rigoroso.
Quindi i giochi ritenuti “meritevoli” vanno comunque finiti, prima di passare ai successivi.
Prendiamo per esempio il mio genere d’elezione, i Racing. Mi impongo di non venire adulato costantemente dall’ultimo day-one, ma di portare a termine le singole esperienze in ordine, nonostante questo significi continuare ad esperienziare titoli usciti a cavallo tra gli anni oo e gli anni 10 (a proposito, che effetto vi fa parlare degli anni dieci?).
Esempio pedestre: se devo ancora finire il campionato di F1 2013, non corro ad acquistare F1 2016, conscio che lo farò in futuro, una volta goduti quelli antecedenti.
Provo attrazione per gli Assassin’s Creed a Parigi, Londra o per quelli “navali”, ma finchè non completo quelli antecedenti, non procedo all’acquisto. Salvo fare qualche scorta con prezzi sotto la soglia del fatidico 9,90 €.

Sui pregi, quale la minor spesa, ascrivibili a questo approccio, discuteremo in un’altra sede, così come faremo dei suoi difetti ovviamente. Ma non è questo il luogo.
Volevo solo offrirvi un POV più concreto sull’ attuale passo videoludico che sto’ mantenendo.

Come vi dicevo, non è un vero e proprio Down.
Ambisco a poter dedicare un pò di tempo al videogioco ogni sera. Non sempre vi riesco, ma almeno il desiderio c’è.
Quando torno a casa a mangiare in pausa pranzo di sicuro tra i motivi c’è anche quello di poter concedere quella mezzoretta fugace al pad.

i1ZWtoy6uluvIl “Down” semmai riguarda altri aspetti del videogiocare a cui ora dedico meno tempo, se non addirittura a cui mi sottraggo completamente.
Pedestre:
Mi hanno offerto di partecipare e provare la beta di Gran Turismo per vedere com’è, e magari poterne parlare.

Ho detto no.

Ovviamente non c’è alcun tradimento alla masculinità in questo mio intento, semmai il contrario.
Oltre al non voler dedicare ore del prezioso tempo in una ridondanza, in un qualcosa che affronterò comunque a tempo debito, che sarebbero state impiegate a scapito di ore che mi serviranno per completare quel fatidico campionato di F1 del 2013, non volevo delegittimare l’hype da day-one.
Se ancora mi concedo qualche acquisto sull’onda dell’emozione, in un duello a spade laser con la mia coscienza bipolare, non voglio sottrarre nemmeno un briciolo dell’Hype, della curiosità, che legittima quei 50, 60 o 100 bigliettoni che prenderanno il volo dal portafogli al fatidico giorno uno.

Non perdo più tempo in confronti all’ultimo pixel.
Non mi catturano più le news trollone del settore.

Tuttavia una cosa che il mio completismo bipolare mi obbliga ancora a preservare è l’informazione completista su tutto ciò che esce.
Devo leggere, ma sempre più guardare le videorecensioni, di tutto ciò che esce, ed aggiornare il mio sempreverde (è proprio il caso di dirlo) file di Excel.
E quando i siti di settore, come spesso accade latitano, trattando solo i giochi che vengono chiamati a pubblicizzare, completo in autonomia, andandomi a ravanare una per una le uscite negli store (PSN, Live….), per evitare di perdermene qualcuna ficcante, nel mare magnum delle pubblicazioni minori.

Infine, per concludere questo migliometrico articolo, ammetto che ciò che sempre più mi attrae del settore, così come mi accade anche per tutto ciò che non sia videoludico, sono gli aspetti psicologici a questo connessi.

Che si tratti di motivazioni che spingono all’acquisto, o di dissertazioni più profonde su quali siano ad esempio i magneti di questa attività che ci attraggono così profondamente, trovo molto più accattivante analizzare i comportamenti e le pulsioni del videogiocatore.

Perchè un genere ci coinvolge più di un altro?
Quali sono le dinamiche che ci influenzano nei nostri approcci al pad?
E via discorrendo.

Questo articolo in fondo è stato proprio un primo piccolo input.
Una leggerissima sessione di analisi di un fenomeno piuttosto diffuso, il “Down videoludico” che si manifesta in diversi momenti ed in diverse modalità, ma che caratterizza prima o poi qualsiasi videogiocatore.
In un caso come il Down Videoludico Primordiale, “la Figa”, abbiamo visto come sia facile sviscerarne motivazioni e svolgimenti.
Ben più complesso il caso dei Down successivi, che possono riguardare la Maturità o altri temi, di cui abbiamo trattato appena la superficie, e solo alcuni anfratti, poichè in questa tipologia di Down, come abbiamo visto, interviene in modo molto più marcato la soggettività a cadenzarne ritmi e motivazioni.

Ovviamente una qualsiasi seduta non si potrebbe concludere in altro modo se non lasciando a voi la parola.
Invitandovi a raccontare i vostri “Down Videoludici”.
Apritevi, estrapolate dal cilindro del vostro subconscio i momenti bui della vostra “carriera” di videogiocatori, ma soprattutto parlateci di quei Down “non primordiali”.
Che de “la Figa”, in fondo, abbiamo già avuto modo di parlarne più volte.

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Prova a cercare ancora!

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17 Più commentati

  1. Confesso di non aver capito bene cosa siano i down videoludici, ma se si tratta di quei periodi della vita in cui il videogioco viene vissuto con minor trasporto e coinvolgimento poichè vi sono altri aspetti che diventano preponderanti, devo ammettere che anche io a fine era 16 bit, quindi 1995 ho avuto le mie prime cotte (avevo 14 anni) che mi hanno totalmente fatto dimenticare i videogiochi. E’ vero però anche che in caso di delusioni amorose, i videogiochi tornavano ad essere un rifugio, una spalla su cui piangere, un amico.
    Paradossalmente infatti, durante la mia adolescenza, scuole superiori quindi, è stata la playstation con FF7, Metal Gear e Resident Evil, ad offrirmi quel rifugio sicuro da tutte le esperienze traumatiche (tipiche di quell’età) date da quei fattori che appunto spesso innescando i down videoludici.
    Il bello viene dopo. Finito il liceo si è spensierati. E’ il periodo più divertente della vita. E i down videoludici (almeno nel mio caso) non ci sono stati; e non perché abbia giocato come uno stronzo 24/7, ma semplicemente perché in quell’età non ci sono sbattimenti e o paure particolari. Sono riuscito a far coesistere videogiochi e “la figa” senza alcun problema. Idem per la generazione successiva.
    Oggi il discorso è diverso. Il down videoludico c’è, inutile far finta di niente. Ma non porterà mai al totale disinteressamento al medium poiché non voglio “darla vinta” a tutto ciò che rema contro al mio videogiocare (e c’è molto, specie in quest’ultimo periodo).
    Vorrei morire e rinascere. O tornare indietro nel tempo al 1987, quando iniziai a giocare.

  2. più che altro i down videoludici sono provocati (secondo me) dal piattume totale della stragrande maggioranza dei titoli odierni

  3. Mi ritrovo molto nel post di Alvise. In quella fase dell’adolescenza che dovrebbe essere spensierata (purtroppo per insicurezza personale non è stata facile), ho vissuto i videogames come una sorta di rifugio sicuro (nel caso di delusioni esterne), condividendo la passione con amici. Inoltre, ricordo con un sorriso le partite in sala giochi (il fatto che ci si potesse ritrovare in un luogo esterno alla cameretta) e il famoso “posso entrare” per la classica partita in compagnia. Ho sempre continuato a coltivare la passione per i videogames, seguire le uscite, negli anni a seguire. Le prime console acquistate con lo stipendio,senza chiedere i soldi ai miei. Oggi, riesco ancora a trovare del tempo (forse perché a differenza dei miei amici sposati e con figli, io non lo sono) nutro ancora interesse ma non riesco ad avviare un gioco con quello stimolo che avevo negli anni passati. Cerco di centellinare gli acquisti, e prendo solo il titolo che potenzialmente giocherei d’un fiato (è successo per Resident Evil 7). Oggi, devo ammettere che il down è reale.

  4. Mi ritrovo ultimamente in pieno down videoludico. Sono in quella fase che il lavoro ti tira via tanto di quel tempo che non riesci a fare nulla (avevo iniziato paper Mario sticker star su 3ds che non è sto gran giocone a livello di longevità, e da un mese ancora devo portarlo a termine). Altro esempio è il passaggio al masterrace, non riesco a stare dietro alle varie configurazioni, controlla questo, quell’altro, e questo se funziona ecc.. Ho talmente poco tempo che voglio semplicemente stare lì che torno a casa dal lavoro, accendo la console con gioco X e via senza scazzi vari. Sto pensando seriamente di ritornare su console per il fattore comodità che in questi casi è imbattibile. Lo stesso vale per il cellulare, ogni tot un problema vario perché su Android escono millemila versioni diverse e devi riuscire a trovare il tempo di decidere quale andarti a comprare quando con un iPhone prendi quello e quello resta. È una fase di passaggio veramente dura da affrontare divento scegliere la semplicità e la comodità piuttosto che alla qualità generale di quello che acquisto

  5. Ma tornando alle cose serie: il numero del tuo spacciatore? dal tuo articolo vedo che è molto bravo. :D

    Mi hai fatto ribaltare dal ridere più volte con le tue iperbole.

  6. Alvise, non avrei potuto trovare parole migliori: “non voglio darla vinta a tutto ciò che rema contro al mio videogiocare”. I down ci sono ad ogni età e gli impegni che si cominciano ad avere ad un certo punto non fanno altro che ridurre la distanza temporale fra l’ uno e l’altro, ma i videogiochi sono e resteranno sempre per me una specie di “resistenza” contro il grigiore della routine quotidiana.

  7. io ormai sono un giocatore della domenica. vuol dire che gioco venerdi pomeriggio, sabato mattina e domenica mattina . gli unici buchi liberi da lavoro e fidanzata convivente che monopolizza tv e me! ma il down videoludico lo avverto in sera di settimana, quando l’usurpatrice va a letto alle 21:30 e io avrei divano e TV ogni sera disponibili……e succede sempre che durante tutto il giorno a lavoro penso che non vedo l’ora di arrivare a casa a giocare a Horizon (per dirne una), poi alle 21:30 non ho la forza di accendere la console (letteralmente) e mi vedo una serie tv scollegando il cervello. Sapete l’unico caso recente in cui giocavo di sera e in ogni secondo che avevo a disposizione? Zelda BOTW, forse forse è vero che non è tutta tutta colpa nostra se abbiamo i DOWN?

  8. hai una tale padronanza del linguaggio e conoscenza delle parole che leggere “perchè” e “pò” mi ha fatto semplicemente rabbrividire ahahahah.
    Comunque, penso che così come il down de “la figa” il down post pubertà lo abbiano tutti, io per esempio ho vissuto il mio primo vero down a circa 16-17 anni, era il periodo dove con gli amici facevo il pazzo e coincidette con il primo (vero e proprio diciamo) approccio con “la figa”, il tutto condito da una mancanza di soldi latente che non mi aveva mai permesso di acquistare una 360, un pc minimamente decente o men che meno (visto a quanto fu venduta) una ps3. Giocavo solo con il mio ds lite e i giochi con la scheda taroccata e mi facevo bastare quello, non sentivo neanche particolarmente il bisogno di passare alle nuove generazioni. Giochicchiavo ogni tanto, finivo un titolo sconosciuto alla volta ed andava bene così, poi quando apparve “la figa” scomparse tutto, addirittura mi lasciai scappare i titoli della serie principale dei pokemon che è da sempre la mia saga preferita insieme ad halo, che praticamente non sapevo più cosa fosse.
    Quando quella relazione finì terminò anche la scuola e di conseguenza i primi soldi, mi comprai finalmente un pc decente, una 360, il telefono nuovo, il 3ds e a addirittura il tablet, mi comprai finalmente tutti gli halo arretrati e tanta altra roba che avrei sempre voluto giocare e ci si ritrova adesso così, in uno stato di limbo, un articolo su questo argomento non poteva uscire in un momento migliore. è da qualche settimana che mi chiedo perché continuo, adesso che ho un lavoro, ad acquistare giochi (chiaramente sempre sotto la fatidica soglia dei 9,90) pensando “lo prendo così poi lo gioco” se poi so già che ho ancora una marea di roba da finire, a volte mentre sono al lavoro penso “che bello, quando torno continuo con X” poi arrivo a casa, accendo un attimo il pc per vedere le ultime cazzate psotate, guardo un attivo la tv, passo un altro attimo con la famiglia, mangio, in tv fanno le iene (oppure tizio chiama per andarsi a prendere una birra) e poi a dormire, ti svegli, lavoro e così via, poi il week end c’è la f1, il motogp, il calcio, l’aperitivo, l’ex che ti chiede di vedersi, la macchina da lavare e la One resta spenta. La passione resta perché ultimamente mi è venuto il pallino della ps4 e quei 3/4 titoloni usciti ultimamente che mi attirano ma poi penso “si figa, e quando ci gioco?”.
    Il post pubertà è un periodo strano.

  9. Grazie dell’articolo Viper! Sei un grande quando scrivi! Inutile dire che essendo del 78 con moglie e pargolo mi ci rivedo appieno in tutto quello che hai scritto tu. .e nel commento di Alvise!.. solo Zelda botw (finito ieri) è riuscito a tenermi incollato x 160 ore e non so dove ho trovato il tempo! ! Santa Switch!
    P.s. W la Figa always!!!

  10. travis89touchdown

    Ho cercato “clitennestreo” e per la prima volta nella mia vita Google mi ha dato UN solo risultato: questo articolo.

  11. Il mio down videoludico sta, purtoppo, avvenendo proprio ora, ed è lo studio.
    Ho iniziato quest’anno una facoltà di ingegneria e il tempo è veramente quasi del tutto occupato. Gli unici momenti liberi non riesco proprio psicologicamente a dedicarli a un’attività non proprio rilassante come il videogiocare. O, comunque, non rilassante per me: mi piace metterci anima e corpo quando gioco, e preferisco sessioni lunghe e ininterrotte. Non vedo l’ora che sia estate e siano finiti gli esami per immergermi completamente in Zelda, per dire. Il fatto di vivere fuori casa in settimana non aiuta, dovrei videogiocare solo su portatile…
    Rimango comunque abbastanza dentro il panorama videoludico di notizie, recensioni e articoli, come qua sull’Angolo. So già che quest’estate dovrò rimboccarmi le maniche per fare qualche recupero :D

    • Da altro studente di ingegneria e gamer, ti capisco. Anche a me il passaggio alla realtà universitaria ha provocato un enorme calo nella quantità di titoli giocabili per anno.
      Te poi sei un fuorisede, quindi ti va anche peggio probabilmente, ma pure io, pendolare, tra un cazzo e l’altro alla fine certi giorni non riesco nemmeno ad accendere il PC per l’apatia, e la consapevolezza di non avere almeno un paio d’orette pulite di fila per giocare a volte mi ammazza talmente l’entusiasmo che faccio tutt’altro.
      Uno però può organizzarsi coi titoli giusti: per esempio, è già un paio d’anni che riservo l’estate (che tra esami e vacanze ad Agosto è il periodo videoludicamente peggiore) solamente per titoli FPS multigiocatore che so essere predisposti allo stile “una partitella e via” e che comunque apprezzo, lasciandomi invece le droghe pesanti come Fallout e Civilization per i periodi più disimpegnati come Marzo e Ottobre (i primi mesi di corsi sono sempre i migliori). Insomma, uno si barcamena come può.
      Sul non rilassarsi giocando però non condivido. Anche a me piace fare sessioni “serie” e prolungate, ma anche se non riesco provo comunque a giocare quello che posso quando posso proprio perché so che se ogni tanto non stacco la spina esplodo…

  12. Credo che se una persona ha il down videoludico in questo periodo è ampiamente giustificato.
    Ci troviamo probabilmente nella peggior generazione di console di sempre.

  13. A 31 anni il mio down videoludico si chiamano figli e, nel mio caso, gemelli. Ho sempre lavorato moltissimo dall’età di 20 anni, ma la passione per RPG, JRPG e tutte le menate da 50 ore e più giapponesi, hanno sempre accompagnato la mia esistenza.
    Oggi, da 9 mesi, non riesco ad accemdere una consolle ( e tranne le xbox le ho tutte dagli anni 80 a oggi )

    Esempio pedestre: ho scaricato I am setsuna su switch, visto che sapevo di una longevità non troppo vasta e, ieri sera il tempo di accemdere la consolle e vedere che al mercante del villaggio c’era una nuova arma per il personaggio, partono i pianti, la febbre, il raffreddore, la cacca.

    Il disinteresse non c’è, ma c’è una grande frustrazione nel non riuscire materialmente ad avere il tempo anche solo per una partita.

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