Qual è il valore di un videogioco?

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Giunti a Maggio 2014 e dopo le ultime news di questi giorni mi chiedo quale sia il valore di un videogioco.
Si tratta di una cifra quantificabile?
È possibile determinare il valore di un videogioco prescindendo da ciò che sta prima (sviluppo, marketing, distribuzione) e ciò che sta dopo (pubblicità, permanenza sugli scaffali, offerte delle catene, digital delivery) il suo dayone?

Questa domanda mi è scaturita in testa dopo aver letto la notizia riguardo “l’adeguamento” di Microsoft al servizio PlayStation Plus di Sony. Ma facciamo un passo indietro.

Sappiamo tutti come da anni sia facile, veloce e poco dispendioso accaparrarsi la propria copia digitale di un gioco tramite Steam. I PCisti non si annoiano a farlo notare quotidianamente.

Pian piano, anche il mondo console si sta orientando in quella direzione, ovvero “Spendi meno, gioca di più”, cominciando ad entrare nell’ottica che vedrà (non nell’immediato futuro ovviamente) una morte praticamente certa sia del formato scatolato, sia di GameStop (e con GameStop intendo la distribuzione nei negozi delle copie fisiche).

Poi arriva Sony che prepotentemente sul finire della propria “generazione PS3” molla il carico di bastoni.

“Col PlayStation Plus ti regaliamo ogni mese almeno 2 giochi per PS3”.
Poi il fatto che i giochi siano solamente prestati è un altro conto. È un dare e avere: loro ti elargiscono giochi gratuitamente e tu chini il capo e ti leghi vita natural durante al loro servizio. Un po’ come sposarsi con Kaz Hirai. Ci sta.
Poi passano il servizio anche su PS Vita. Poi su PS4.
Ogni mese, alla relativamente modica cifra di circa 5 euro, ti viene data la possibilità di giocare (o in alcuni casi spiluccare) ad almeno 4-5 giochi, che magari hai già, che magari non ti interessano, o che magari non avevi cagato di striscio… “ma visto che sono gratis….”
La storia la sappiamo.

Parallelamente anche Microsoft cerca di eguagliare l’opportunità data da Sony. Come? In una maniera discutibile.
Se tu sei un utente del servizio online a pagamento di Microsoft, in poche parole se sei membro Gold, ogni mese ti becchi due giochi gratis. Non prestati, ma REGALATI. Sono tuoi. Anche se un domani non vuoi rinnovare il tuo Gold (rinunciando all’online), quei giochi che ti sei affannato a riscattare rimarranno comunque nel tuo carnet. Che cosa meravigliosa. Grande Microsoft… così si fa.

Poi dai un’occhiata a ciò che ti viene proposto.
Halo 3.
Il primo Gears of War.
Assassin’s Creed 2.
Pong.
Il gioco dell’oca.
Guardie e ladri.
La ruota.
Il fuoco.

E cominci a porti qualche domanda sull’effettivo valore del servizio. Ha senso regalarmi giochi che un qualsiasi utente medio ha già sicuramente finito, millato e magari rivenduto? Per alcuni sicuramente sì, per altri… Naaa.

Al tempo stesso però non dimentichiamoci delle offerte per i soli possessori sia di Plus che di Gold, che permettono ulteriori sconti a giochi già dal prezzo piuttosto basso, non sempre ma spesso. Paradossalmente ho utilizzato maggiormente queste ultime offerte rispetto ai 2 giochi gratuiti regalati da MS, ma questa è un’altra storia.

Arriviamo infine all’annuncio di pochi giorni fa.
Ora il Games With Gold sbarca anche su Xbox One, diventando ancora più simile al PS Plus.
Ogni mese oltre ai due giochi per Xbox 360, verranno regalati due giochi per Xbox One, partendo da giugno con Max & The Curse of Brotherhood ed Halo Spartan Assault.
Attenzione però, perché la situazione si complica leggermente: mentre i giochi per 360 che MS vi regala rimarranno vostri per sempre come fu in passato, anche dopo un’eventuale decisione di NON rinnovare il Live Gold i giochi della One per essere utilizzati avran bisogno che voi rimaniate membri Gold, esattamente come succede coi giochi elargiti col Plus di Sony (indipendentemente dalla console che avete in vostro possesso).

In buona sostanza, Darks Souls, Charlier Murder (???) e Super Street Fighter 4 Arcade Edition, tutti per 360, saranno di vostra proprietà, mentre potrete giocare a Max & The Curse of Brotherhood e ad Halo Spartan Assault solo se rimarrete Gold.

E Nintendo?
Lasciamo perdere.

Benissimo, torniamo al titolo ed argomento fulcro dell’articolo.
Dopo quest’ultima ed ennesima dimostrazione della volontà da parte delle major di legarsi a noi tramite questi servizi offrendoci videogiochi in maniera pseudo-gratuita, mi chiedo quale sia il valore di un gioco, perché al giorno d’oggi faccio veramente fatica a capirlo.

Sarò vecchio io e lento nel cogliere le dinamiche delle nuove forme di vendita/distribuzzione, ma non riesco a calarmi nei panni dell’economista di turno e a comprendere come oggi sia possibile stabilire quanto un gioco valga, semplicemente perché non so stimarlo: fino ad oggi un prodotto aveva un valore quando veniva immesso sul mercato e quando veniva venduto ai clienti. Il prezzo è relativo e fortemente dipendente da tutta una serie di fattori che vanno a concorrere nelle caratteristiche del prodotto stesso.

Ma se io produco un gioco e voglio venderlo, poi stringo accordi con Sony o MS che mi pagano per poterlo mettere gratis per un determinato periodo nei loro servizi Plus/Gold, io guadagno sicuramente da loro, ma non dai miei clienti che non acquisteranno più la copia del mio gioco ma la scaricheranno gratuitamente grazie ai suddetti servizi.
Come faccio quindi a stabilire se il mio gioco ha avuto successo?
In base al numero di copie fisiche vendute? In base al numero dei download (a pagamento) della versione digitale?
In base al numero di download TOTALI (quindi a pagamento + quelli del Plus?)

E un gioco come Uncharted Golden Abyss, che da quando è uscito il Plus su Vita è sempre rimasto all’interno del pacchetto Plus?
È un gioco di successo, calcolando che (credo) buona parte delle persone l’avrà giocato solo grazie al Plus?

Dopo tutte queste forme di sconto/offerta rivolte ai giocatori, vi chiedo… quanto vale un videogioco?

farenz

 

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104 Più commentati

  1. a me il digitale fa cagare. ad esempio un giorno ho trovato infamous 2 gratis col plus, ho notato che mi ci voleva più di un’ora per scaricarlo così sono andato nel mio negozio di fiducia e me lo sono acxaparrato a 10 euro

    • a chi lo dici! anche io mi trovo scomodo col digital delivery: considerando i problemi di surriscaldamento delle vecchie ps3 mi scoccia lasciare la console accesa così tante ore facendola avvicinare al famoso e temuto led giallo. Però questo è il futuro: basta vedere steam e i suoi prezzi così bassi da far invidia tanto alla Sony quanto a noi consolari. Penso che le console stiano attuando sempre più questa mossa per poter reggere il passo con la concorrenza e purtroppo ci tocca subire questo

      • Scusate ma questa è proprio una cazzata, e ve lo dice un possessore di ps3 40Gb rientrante nella serie di quelle difettose. Ce l’ho da dicembre 2007 e l’ho tenuta accesa per giorni. L’importante è tenere la console in un posto arieggiato e non in un mobile di quelli chiusi per tre lati. Se le prese d’aria sono sufficientemente arieggiate la console non si scalda. Purtroppo è una nostra cattiva abitudine quella di mettere le console in spazi angusti ma se si utilizzano i giusti accorgimenti lo ylod non si presenta.

  2. spero nel fallimento del digital delivery

  3. X me i giochi si dividono in 2 categorie quelli che personalmente piacciono e resteranno di proprietà con copia fisica finchè console nn si brasa e quelli che fanno accedere a sconti e offerte, il digitale è comodo ma nn sempre.

  4. Il ciclo del videogioco come prodotto è giunto alla sua più piena forma.

    Mi dispiace per i feticisti del cartone/plastica ma la loro era è finita, ora resta il videogioco. Quello che prima era un bisogno fisiologico di distribuzione ora è un orpello che nessun sviluppatore vuole accollarsi, io programmo e distribuisco un ammasso di pezzo di codice, immateriale, riproducibile in mille modi e ora distribuibile in altri mille modi tramite Internet. Il primo vero digital delivery lo ha fatto emule :), il mercato non ha potuto fare altro che adeguarsi abbassando i prezzi e liberando digitalmente anche lui i suoi prodotti.

    Il calo di prezzi di molti videogiochi distribuiti in via digitale penso sia banalmente da far ricadere sul fatto che ne vengono vendute molte più copie in questo modo e soprattutto in maniera molto più veloce (di conseguenza è molto più veloce il calo di prezzo), oltre al logico fatto di non dover spendere per una distribuzione fisica in tutto il globo.

    Poi il valore del videogioco in se (che non è il suo prezzo…) è dato dal lavoro necessario per produrlo + marketing + distribuzione, se poi questo valore venga trasformato a sua volta in stipendi in maniera differente dal solo prezzo del gioco stesso è ormai consuetudine, per esempio se produco giochi fantasy con determinate caratteristiche a mia volta stimolo il mercato del fantasy o magari del mercato Jappo, o magari forme più subdole di guadagno (basta pensare alle forme di pseudo-pubblicità ormai presenti in moltissimi videogiochi).

    Per continuare sul discorso del digital delivery, io penso che la necessità di toccare un supporto fisico, di collezionare, sia una sorta di malattia psichica, da consumista “consumato” (e lo dice uno che non ha speso solo uno stipendio in videogiochi…).

    Come ho già notato il molti miei coetanei (20-30 anni) sembra che gli anni 90 e la nostra infanzia abbia prodotti più il desiderio di “avere” il videogioco che di “giocarlo” e su questo il digital delivery gode (Steam ne è l’esempio perfetto) come ne gode la scatoletta.

    • “Il ciclo del videogioco come prodotto è giunto alla sua più piena forma.”

      Sbagliato. E’ proprio questo il problema: il videogioco non è più un PRODOTTO è un SERVIZIO.
      Con tutte le conseguenze del caso.

      • Beh ti consiglio di pensarci bene prima di sparare cazzate come queste… Il videogioco lo possiedi, ergo è un prodotto, una merce.

        • Anche questo aspetto, scusate l’intromissione, è uno spunto di discussione veramente molto interessante, perchè al giorno d’oggi credo che siano un misto dell’uno e dell’altro, per cui anche se idealmente vorremmo avere giochi come prodotti (e molti lo sono) che una volta acquistati sono un nostro possesso da usufruire quando e come vogliamo, abbiamo anche molti casi in cui siano più vicino al servizio che altro (vedi mmo, vedi giochi ottenuti tramite plus di sorta).

        • Con l’unica esclusione di GOG che offre i giochi in download senza drm, che quindi seppur digitale diventano un prodotto di cui puoi utilizzare come desideri. Gli altri servizi per scaricare giochi legano l’acquisto al tuo account, con tutte le restrizioni conseguenti.

          E’ proprio quello il punto dove sbagli di nuovo Haleorom, il gioco non lo possiedi, è in comodato d’uso più o meno illimitato, ma non è tuo.

    • Mi da la sensazione di un reply tipico di creda chi pensa che nuovo equivalga a meglio, spero di sbagliarmi, quando viceversa la cosa migliore per l’utente finale sia di poter accedere al contenuto videogioco come più lo aggradi, fisico se lo vuole fisico, digitale se lo vuole digitale. Non per feticismo, attenzione, ma per vendere maggiormente la propria opera.
      Senza grossi viaggi, il digital download viene incontro al fatto che gran parte dei costi risiedano nella distribuzione, segandola via puoi vendere a meno e quindi vendere di più. In pochi han capito che questo vuole anche dire che puoi ritoccare i prezzi in maniera migliore, gestendo sconti ed offerte con logiche differenti di chi abbia un negozio e debba sbolognare la merce, ma che ti permettano di massimizzare le vendite dei titoli.
      Il costo di un videogioco (parli di valore, spiegando correttamente che non è il prezzo e poi parli del prezzo) deriva banalmente dalla risposta alla domanda “quando sei disposto a spendere al massimo per un titolo?” ottenuta per lo più con ricerche di mercato ed affinata nel tempo. Non avresti una standardizzazione dei costi così evidente come l’abbiamo adesso se tenessero conto così tanto degli elementi che hai descritto.

      • Potremmo andare avanti per ore a parlare di cosa sia effettivamente il valore (ed effettivamente il post in fondo in fondo non può arrivare che a questa discussione), però voglio ricordarti che tu valuti il prezzo di un videogioco in base ad altri prezzi di altri videogiochi. Allo stesso modo chi vende il software sa che deve fare un prezzo mediando sui prezzi concorrenti, ma questo non nega che se prendi TUTTI i prezzi dei videogiochi e ne fai una media trovi che questa media nasce da qualità oggettive del prodotto medio stesso (ripeto: lavoro per la produzione, marketing, distribuzione, per non parlare del “profitto” :) ma questa è un’altra storia…).

        Tutti quanti vogliono guadagnare a lungo o breve termine, credimi che nessuno ti fa “scegliere il prezzo”.

        • Il punto è che se vendi beni fisici, hai costi ben precisi e delineati, con qualcosa di digitale non puoi fare un discorso del genere, da qui il fatto che i prezzi vengano decisi (ed aumentati) basandosi più su quanto puoi venderlo al massimo che il valore monetario intrinseco di quello che hai in mano.
          Se vendi salamelle hai bisogno di maiali di continuo per necessità produttiva, se vendi giochi/programmi una volta che hai completato il prodotto puoi teoricamente guadagnare all’infinito senza aver bisogno di altre materie prime (ovviamente non lo fai perchè invecchia, si esaurisce l’interesse e così via). Da qui, stabilire il prezzo di vendita è più qualcosa che sia faccia capendo quanto puoi grattare al massimo, quindi con la statistica, più che un’attenta analisi del prodotto che ti porta a stabilirne il valore “oggettivo”; i costi fisici della una copia fisica standard si aggirereranno sui 2€, esagerando, aggiungici una decina di euro abbondante per la distribuzione, aggiungiamo una trentina di euro abbondante di royalties ed infine la ventina di euro che rimane, per arrivare ai famosi 70€ standard, è quello che il produttore tiene per sè (non è così ma diamolo per buono, per semplificare l’esempio).
          Nessuno ti fa scegliere il prezzo chiedendoti col microfono quando sei disposto a spendere (non mi riferivo ad una domanda che fisicamente venga posta alla gente), ma viene dedotta da costo della vita, a che tipo di fascia di prodotto appartenga e qualche prova, per vedere con modifiche al prezzo di vendita quanto vengano comprati. Proprio perchè più di tanto non puoi metterti a fare i conti su quanto ti costi l’ipotetico maiale da uccidere per produrre le salamelle.

          Chi ha capito veramente questo discorso e che può applicarlo (o in molti casi dovrebbe) è lo store online che sa che deve abbassare i prezzi col passare del tempo, in modo continuo, per continuare a guadagnarci puntando non tanto al guadagno sul singolo ma sulla massa (per cui guadagni cifre notevoli anche vendendo ad 1€), non certo una Nintendo che ti tiene i prezzi fissi per le ere geologiche.

          • “se vendi giochi/programmi una volta che hai completato il prodotto puoi teoricamente guadagnare all’infinito senza aver bisogno di altre materie prime” non credo proprio. Un Software è come, mettiamo, una lavatrice, per produrla ti ci sono voluti ingegneri, materie prime (che nel mondo software vuol dire tool esterni, motori grafici, musiche), ti ci vorrà la manutenzione (quindi le patch) e soffri della concorrenza che in men che non si dica farà uscire una lavatrice migliore. Tralasciando la frase “guadagnare all’infinito” che anche teoricamente non riesco a capire come.
            Il fatto che un videogioco sia immateriale mentre una lavatrice invece è un bene fisico crea sicuramente una differenza abissale nella “maniera” in cui vengono gestite certe cose, ma addentrandosi al principio sempre di merce da vendere stiamo parlando e quando si parla di vendere c’è sempre e solo una maniera, cioè quella di fare un prezzo e soprattutto fartelo comprare avendo da tutto ciò un profitto. Quello che vende il prosciutto non ragiona differentemente da quello che ti vende GTA V, sono solo diverse scale e diversi metodi. Poi non dimentichiamoci che stiamo parlando di un mercato tutto sommato “giovane”, tra qua al massimo 5/6 anni dove (mio parere) tutto sarà distribuito in maniera digitale e ALCUNE volte in maniera fisica, ci sarà un bel assestamento. O l’industria videoludica “crolla” per lasciare il posto al gioco indie (che non è un genere…) o ci sarà uno sbocco di guadagno alternativo collegato al videogioco, mi viene in mente per esempio i pagamenti in-game… Perché produrre 100 copie fisiche a 70 euro in 1 anno quando posso vendere 400 copie digitali in meno di 1 mese? Questa è alla fine dei conti la domanda che un po’ tutti si stanno chiedendo e che più potrà rispondere alla domanda del post, cioè quanto vale/costa un videogioco.

          • trattare di videogiochi in termini di “prodotto” o “servizio” lo trovo triste e misero da ambe le parti.

          • Se sei un’azienda seria, certamente, e le aziende serie si contano sulle dita di una mano.
            La norma è che hai bisogno di manodopera successiva esclusivamente se ti proponi di ampliare il gioco con dlc etc similia, cosa che tende a zero, dirò di più, l’intera struttura dei dlc è un gigante “ti mostriamo che se ci son problemi potremmo sistemarli in un secondo momento, ma il più delle volte una volta che abbiamo incassato chi si è visto si è visto”.
            Il mio “guadagnare all’infinito” era per dire che una volta che hai un prodotto che funziona, puoi venderne un numero di copie potenzialmente infito senza sover uccidere altri ipotetici maiali, ma replicando all’infinito a costo zero (che poi tu da sviluppatore possa avere altre spese in royalties etc è un altro paio di maniche) il che ne fa qualcosa di pesantemente diverso dalle salamelle meno ipotetiche in cui hai costi e guadagni molto più definiti.

            Certo, dovendo vendere si deve fare un prezzo, ma è appunto un meccanismo differente da come avvenga per un bene fisico, in cui posso abbassare i prezzi xè nel mentre ho imparato a costruire meglio, ma che non posso vendere a cifre irrisorie perchè l’oggetto in questione ha un valore intrinseco sotto il quale non posso spiingermi. A questo punto il prezzo dei videogiochi diventa molto più dipendente da “quanto voglio guadagnarci” (ovvero quante copie credo di vendere) e “quanto posso chiedere al massimo prima che mi sputino in faccia premunendosi di tirar su ben bene il catarro prima” che dalla mera somma delle parti (un maiale mi costa x, il lavoro di un operaio mi costa y,…).
            Comprare Final Fantasy 7 a 3 euro su Steam rimane un guadagno per l’azienda, nonostante siano passati anni e nonostante prima lo vendessero a (invento) 70€, se la salamella ha un valore intrinseco di un euro, non posso venderla sotto quella cifra (o teoricamente neanche a quella cifra) col passare del tempo.

            Non è un mercato così giovane, è il tipo di hobby “videogioco” che prima era di nicchia e che ora è a portata di tutti (di più, per certi versi ne han fatto una moda, per cui non sei uno sfigato di merda se ti piacciono i videogiochi come lo era in passato) quindi stanno applicando (male, in realtà) tutte le logiche di mercato per prodotti di grande distribuzione, ma non c’è niente di così nuovo in realtà. L’industria videoludica è improbabile che crolli, avrai indubbiamente una diffusione ben maggiore della vendita digital, ma non avrai la cancellazione totale di quella fisica e avremmo indie che prenderanno molto più terreno verso i giochi tripla A, per logiche differente in mente (ovvero che la prima non deve guadagnare milioni di dollari per stare a galla, mentre la seconda è finita nel momento in cui non rende tassi da strozzo).
            “Perché produrre 100 copie fisiche a 70 euro in 1 anno quando posso vendere 400 copie digitali in meno di 1 mese?” Fondamentalmente perchè fin quando non ho una copertura di linee tale da garantirmi le 400 copie digitali, non ci penserò neanche per sbaglio a sostituire il formato fisico che invece arriva tranquillamente nelle campagne (americane) in cui la connettività è come o peggio della nostra. E quel genere di clientela è più importante e voluminosa di quella che abita nelle città o clientele estere a cui puntare al posto di quelle locali (perchè ricordo che sia un mercato meno globale di quanto uno possa pensare, almeno per quanto riguarda il tipo di clientela ricercata, per cui il giappone avrà il giappone al primo secondo e millesimo posto e l’america uguale uguale, visto che le ricerche di mercato e le seguenti strategie commerciali sono pensate su quel target specifico).

          • @Kimimaro è triste e svaluta del lato artistico dell’opera, siamo d’accordo, ma è altrettando importante per capire il perchè di alcune scelte e logiche dell’industria videoludica.

          • bhà, guarda, oltre ad essere triste non è neanche applicabile la logica dietro quello che ci può essere un prodotto o un servizio, perché in teoria in un prodotto di consumo come può essere un computer o una lavatrice migliora sempre, il modello nuovo consumerà meno e le prestazioni saranno sempre più alte del modello precedente, Doom era un gioco valido negli anni 80 come adesso.

          • E’ secondo me applicabile nel momento in cui provi a capire cosa stai pagando e se abbia dei costi una tantum o continuativamente nel tempo.
            Un mmo ti chiede dei soldi continuativamente nel tempo, non ti lascierà con niente in mano quando chiuderà, nè potrai giocarci perchè sarà chiuso, è + vicino ad un servizio che un prodotto, un Super Mario per il GameBoy viceversa ti chiede una spesa sola e potrai giocarci quando vuoi, ma tra questi hai una pletora di casi in cui tra contenuti online sviluppati nel tempo e non, acquisti quello che sembra essere un SuperMario che poi si rivela essere a metà strada con un Wow come costi nel tempo.

          • Dai conti che hai fatto mancano le tasse da pagare allo stato che è “leggermente” opprimente in Italia anche per le aggiunte di balzelli idioti
            Infine piccola puntualizzazione oggi i retailer guadagnano sull’usato che viene rivendute un numero incalcolabile di volte e in minima parte sulla vendita del nuovo.

          • Sì Basil, ma era un conto fatto alla buona per far vedere che da una parte hai spese fisse relative alla produzione fisica e trasporto, mentre invece il grosso della cifra viene calcolato su di un prezzo finale creato a tavolino non certo dipendente dal valore intrinseco di cosa tu stia vendendo. Le tasse non centrano qua.
            Perdonami, ma non capisco cosa centri la puntualizzazione che hai fatto.

          • Siamo uno dei paesi più tassati del mondo , se non lo metti tra le spese principali la gente si indigna XD , figurati che mi sto già facendo le seghe mentali di quanto aumenteranno le accise sulla benzina appena comincerà il periodo estivo , cosa inevitabile visti gli ultimi dati economici dello stato :(
            La puntualizzazione l’ho fatta perché il discorso che sta venendo fuori mi sta dando l’impressione : retailer succhia sangue e infami siete costosi e inutili , digital delivary fonte di salvezza per le masse i nostri portafogli sono salvi grazie a voi.
            Il fatto è che come avevo già sostenuto in un articolo di qualche tempo fa , questa situazione dei prezzi convenienti in digital non è garantita quando i negozi retailer chiuderanno , è un incognita che non possiamo conoscere.
            Nel dubbio preferisco una situazione come quella odierna che nel bene o nel male mi da la possibilità di scegliere se risparmiare e avere qualcosa di immateriale o spendere qualcosa di più è avere un bene che può accumulare polvere.

          • E’ vero che siamo molto tassati, ma non centra assolutamente niente, visto che i prezzi base (poi girati in euro) sono in dollari tenendo conto del loro tenore di vita e la tassazione americana, non certo della situazione europea e men che meno la nostra.
            La distribuzione è il costo fisso più grande incluso all’interno di un titolo, c’è poco da indorare la pillola, tagliando questi costi puoi vendere a meno già a partire dal dayone per questo non sono molto d’accordo col discorso dei “prezzi quando chiuderanno i retailer” che fai in seguito, visto che non si tratta di un prezzo scontato per spingerti al digital, ma il prezzo del titolo senza la distribuzione di mezzo.
            Ma infatti quello che si dovrebbe augurare il giocatore non è che scompaia l’una o l’altra, ma di avere quante più modi possibili per ottenere giochi.

    • ok tutto bello.ma se sono in campagna senza connessione con dei giochi nel disco fisso, la console muore e devo rpipristinarla? una volta fatto ciò perdo tutto e poi che faccio, gioco a saltar la corda? ma per favore il digitale é solo un male inoltre i giochi su console hanno lo stesso prezzo dei retail. quindi il dd su console é una cagata pazzesca.

      • A meno che tu non viva in Uganda o in un paese da terzo mondo, fatti una connessione ad Internet o forse i commenti su questo sito li fai tramite codice morse?

        • No io ora ho una connessione ma mi porto ps3 nella casa delle vacanze per guardare dvd o giocare a qualcosa ora mettiamo il caso che a luglio esca un gioco di mio interesse io vado in negozio e lo compro col dd che fo? Poi dicevano la stessa cosa della musica ma io in giro vedo ancora cd e vinili nei negozi . Se vi piace il digital fate pure ma io preferisco il supporto fisico . ( che poi la Sony ha già provato una cosa simile con la psp go e si é visto il successone che ha avuto )

          • Si ma su quello siamo d’accordo che il disco fisico non sparirà per il momento ma il dd almeno secondo me porta moltissimi vantaggi sopratutto economici e permette a studenti come me di giocare a molti più dato il costo più basso senza aspettare anni che il prezzo scenda.

      • e se, e se, e se, e se…ma nella pratica il mondo va avanti anche senza che tu abbia una connessione, guarda un po’.

  5. Ma infatti il discorso di chi non ha una connessione ad internet non è un problema delle s.h. Se la tecnologia avanza bisogna adeguarsi , in altri paesi celi wifi gratuito nelle città per esempio , se l Italia è indietro nella diffusione della banda larga sono problemi nostri !!! Per ora il digitale su console ancora non è così conveniente come steam ma piano piano si stanno adeguando ( sicuramente più conveniente di game stop ) . Poi non capisco perché la gente lo odi così tanto , io ho scaricato diversi giochi in comodità sul divano giusto il tempo di scaricare e pronti a giocare.

  6. i giochi regalati (almeno quelli col plus..) non sono mai regalati a caso.

    a parte i vari soldi che sicuramente sony paga per poter mettere certi titoli gratis, le aziende hanno un tornaconto anche regalandoti quel gioco.

    esempio: con il plus regalo borderlands 2 in pieno 2014… un gioco vecchio di 2 anni che ormai gli interessati hanno gia giocato e spolpato fino all’ultimo. quelli che invece lo scaricano la prima volta con il plus, ne rimangono innamorati e cominciano a comprare dlc su dlc (come me, e i miei amici, che lo abbiamo giocato tutto insieme)

    o ad esempio regalare battlefield 3, con tutti i dlc gia usciti, ed a pochi mesi dall’uscita del 4. l’hanno regalato con il plus… ma anche su pc si trovava a prezzi stracciati (4 dollari con humble bundle, insieme ad altri 6 titoli ea)

    ed infine ci sono quei titoli che sono stati flop pazzeschi, che le case pur di racimolare qualche soldo lo regalano in giro (anche se qualche dlc c’è sempre)

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