Quel Posto Felice

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Perché giochiamo?

Da quale porzione del nostro subconscio parte l’impulso che irrefrenabile esige la sua dose periodica di endorfine pixellate? Sembra la classica domanda banale, ma ultimamente mi è capitato di considerare un aspetto non proprio chiarissimo del mio rapporto con il videogaming.

L’appetito per il ludismo da salotto è un semplice diletto superficiale, o una recondita, irrazionale, intima esigenza cui non possiamo sfuggire neanche volendo?

Non spaventatevi, non si parla di dipendenza.

O almeno, non nei termini tanto cari alla stragrande maggioranza degli organi di stampa non specializzata, quando si considera giocare 3 giorni a settimana l’equivalente di una dose di eroina. Prima di tutto, quando si può parlare di tossicodipendenza? A parole mie, piuttosto letteralmente, credo che spiegherei il concetto più o meno con “la dipendenza fisiologica da qualcosa che ti fa male all’organismo”. Porcherie chimiche? Chiaro. Tabacco? Ovvio. Alcool? Senza dubbio.

Con tutta probabilità una delle grandi sfortune della nostra specie è proprio l’essere letteralmente pervasi di individui che in modo molto opinabile trovano il proprio divertimento nel bere o assumere zozzerie fino al collasso del proprio delicatissimo organismo.. ma da questa categoria si dissocia un secondo tipo di persone, coloro per cui il ricorso a certi divertimenti non avviene per sfizio, ma ha un connotato molto diverso.

Son ormai più di 10 anni che lavoro dietro ad un banco refrigerato, e di deboli ne ho conosciuti parecchi. Non sono cattivi, né per forza stupidi, ma semplicemente non sono forti abbastanza. Hanno bisogno di alcool per stare bene, io con un sorriso sornione prendo i loro soldi e li faccio felici.

Sono persone per lo più per bene che semplicemente cercano nella dipendenza tossica un filo di aria fresca, individui che ritengono di essere talmente rimasti senza nient’altro che di conseguenza sperperano i propri beni per procurarsi l’euforia che gli tira su un’altra giornata. Birra, vino, superalcolici.. enivrez-vous soleva dire Baudelaire.

Sappiamo ben in che periodo di merda stiamo vivendo. E a ciò probabilmente vanno a sommarsi le varie problematiche delle nostre centinaia di singole enormi vite, come una fidanzata che fa la stronza, esami impossibili e appelli che sembrano editti imperiali, scadenze, pagine di home-banking che sembrano bollettini di guerra, lavori di merda e famiglie che sotto certi aspetti potrebbero dare di più. Spesso, tutto insieme. Non è un carico facile da portare, soprattutto quando si perde di vista l’importanza di calcolare a lungo termine il proprio benessere psicofisico.

E come si fa a rimanere sani di mente in un mondo del genere, con un’esistenza che più che altro sembra solo sopravvivere un altro giorno? Inebriandosi, dando un po’ di anestetico casereccio a quel povero cervello che osserva silenzioso tutto quello che ci passa davanti.

Ma quindi, è possibile cercare rifugio in qualcosa che non per forza ti faccia male all’organismo?

E come no.

Non so voi, ma i videogiochi ultimamente sono diventati il mio posto felice. L’intimo momento del giorno -e della notte- in cui riesco a saturare di informazioni le sinapsi abbastanza da riuscire a non ricordarmi del resto. Mi sono reso conto di essere giunto allo stadio di dipendenza fisiologica quando mi sono trovato a rinunciare alle altre cose importanti pur di prendermi la mia pausa, la mia regolare dose di relax. Dormire tre ore e passare il giorno successivo in completo hangover, irritabile come un caimano con la candida, con la mente fissa su cosa avrei fatto una volta di nuovo a casa, con i miei giochi.

Però, oltre a procurare una certa dose di sonnolenza e stress aggiunto, non è una dipendenza che fa male al mio organismo. Quindi non è tossica, è innocua. Innocuodipendenza.

E pertanto la porto avanti con gioia, geloso al tempo che dedico unicamente a celebrare me stesso e alla mia euforia da giocatore. Sperpero anch’io soldi in gran parte non miei, rinunciando al tempo stesso a momenti preziosi che potrei spendere meglio, però veicolando la mia debolezza verso un tipo di ebbrezza che non può nuocermi direttamente, ma anzi, che può soltanto arricchirmi un pochino alla volta. E pur se debole, mi sento fortunato.

Perché, quel che conta alla fine della giornata, è addormentarsi contenti, sazi, ebbri.

EnivrezVous. Il faut être toujours ivre.

Firma Maty 2

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50 Più commentati

  1. matyas, hai descritto una vita piuttosto triste! ti consiglierei, pur mantenendo il tuo hobby, di rivedere le tue priorità generali

  2. Bell’articolo matyas, ultimamente con gli esami, mi concedo un’oretta di AC4 solcando i mari tra le isole sperdute per andare a letto senza ansia. Brevi istanti di felicità! :)

  3. Ultimamente giochicchio a Kerbal Space Program e Dark Souls 2

    Il primo, pur essendo molto divertente e rilassante, visto l’ambito del gioco non è che mi permetta molto di “staccare” rispetto dalla mia gornata, e in particolare dal mio percorso di studi.. anzi sotto certi punti di vista è quasi un ripasso a forma di videogioco.
    Con il secondo invece stacco completamente, e dato che in genere non ho la forza o la voglia di proseguire vista l’ora a cui mi ritrovo a giocare, in genere mi dedico all’online, ripetutamente.

    Tecnicamente levare ore al sonno non è affatto salubre, quindi giocare così non è affatto innocuo. Anche io mi ritrovo ogni tanto in difficoltà il giorno dopo. Si tratte di riuscire a controllarsi, specie quando a complicare la situazione ci sono stress e tensioni da scaricare, che certe volte possono trasformare temporaneamente una passione in una nevrosi.

    @Matyas : L’hai visto questo ? h ttps://www.youtube.com/watch?v=ISR4ebdGlOk

  4. Ah però,bell’articolo.
    Allora indipendentemente da quale sia il posto felice di ognuno di noi io credo che sia vitale avere i propri spazi inviolabili,almeno per me è così altrimenti non riuscirei a scaricare la tensione.
    il videogiocare mi aiuta tantissimo e i momenti più spensierati sono stati quelli trascorsi su Skyrim,un gioco terapeutico oserei direi.
    Comunque per risolvere il problema alla radice la soluzione è una sola:i soldi.
    Averne tanti da potersene stare lontano da tutto e condurre una vita spensierata ;)

  5. boia mondo quanto odio la francia i francesi e il francese,mi è salito su il famoro a leggere quelle frasi dio cristo

    Edit by Maty: rispettiamo le credenze altrui evitando di offendere presunte divinità.

  6. In un certo senso ti capisco.
    Ultimamente sto vivendo un po’ una situazione stressante per via di impegni universitari da far paura (ho chiesto perfino consiglio al Farenzio) e vorrei potermi dedicare ai videogiochi per potermi rilassare un po’.
    Perché dico vorrei?
    Perché ormai quando lo faccio mi sento in colpa. Dovrei essere a studiare come un pazzo mentre gioco ai videogiochi.
    E quindi non me li godo.
    E se non me li godo, non ha senso che io giochi.
    Per questo, e te lo dico sinceramente Matyas, vorrei essere un po’ come te.

    • Visto che si parla di studio e che anch’io sono piuttosto sommerso di cose da fare da un paio d’anni a questa parte, dico la mia:
      Forse è una mia esperienza personale, ma studiare TROPPO spesso non aiuta per niente a passare gli esami.
      Io, che comunque la mia media del 27/28 la mantengo senza troppe difficoltà, preferisco staccare a intervalli più o meno regolari, perché dopo che ho fatto le mie 4 o 5 ore di studio filato continuare ad andare avanti è impossibile, inutile anche solo provarci.
      Lascia perdere lo studio per un paio d’ore, gioca, esci con gli amici (senza ubriacarti, che sennò è tutto un cavolo), vai in palestra, leggi, poco importa quello che fai mai stacca il cervello… lo so che sembra banale e magari anche una perdita di tempo, ma è l’unica cosa che funziona quando il cervello va in overload!
      Per assurdo io, che amo videogiocare ma più vado avanti meno lo faccio, gioco di più proprio quando sto sotto esami, perché faccio ogni paio d’ore quella mezz’oretta di cervello off che mi serve per capire sul serio dopo.

      • Ti ringrazio per la tua opinione, mi rendo conto che è perfettamente sensato e logico quello che dici. Però, per qualche motivo, fatico a convincermene. Mi rendo conto che è una tara mentale mia (probabilmente dovuta anche al fatto che questo è un semestre di m. e che sto preparando l’esame più grosso), però il giochetto che mi succede è questo: Mi impongo una pausa e inizio a giocare. Però i sensi di colpa mi assediano. E se mi sento in colpa mi stresso più per la pausa che per lo studio!
        Spero che questa sessione finisca presto XD
        Comunque grazie dei tuoi consigli :)

  7. condivido appieno, sappi che non sei il solo… un piccolo posto felice e ogni tanto dei premi in videogiochi si é molto simile ad una droga … endorfine del mio cervello che si attivano… cod arrivo eccomi….

  8. il mio posto felice lo ritrovo, oltre che nei videogiochi, anche nella mia principale passione di recensore smartphones, anche se non guadagno nulla, non cado in depressione perché ho un obiettivo da portare avanti, e non mi servono ne alcool né droga. Ai giovani d’oggi manca l’inventiva e il coraggio “di fare”. Per questo iniziano ad ubriacarsi come si faceva un tempo in osteria, ma, mentre prima ad ubriacarsi erano i vecchi, oggi sono i giovani scansafatiche e mantenuti.

  9. bellissimo articolo matyas. Condivido il tuo punto di vista: anche per me i videogiochi sono la mia isola felice. Il motivo per cui videogioco e continuo a farlo è perché nel mondo virtuale riesco ad essere il tipo di persona che nella vita reale non riesco ad essere. Mi riferisco a videogiochi come Batman, Spiderman, Infamous nei quali impersonando un supereroe riesco ad essere coraggioso, altruista, stimato, valoroso… e ciò mi fa sentire bene, soddisfatto proprio come (detto nell’articolo da te) una droga. Non so se ne sono dipendente, se devo staccare e affrontare la realtà o quant’altro, ma io mi sento felice

  10. Complimenti Matyas, è davvero un articolo scritto benissimo, che fa molto riflettere, perciò ti ringrazio!!

  11. bell’articolo. Ma ti consiglio di avere anche altre priorità oltre ai videogiochi altrimenti la vita diventa eccessivamente riduttiva. E lo dico da super appassionato di videogiochi. L’ambito videoludico é una parte importantissima della mia vita. Ma sono appunto una parte… Poi ci sono gli amici, lo sport, la figa…

  12. l’articolo, Matyas, è molto bello, e mi dispiace moltissimo per questo periodo nero che stai passando, ti auguro ogni bene.

    Per quanto riguarda il “topic”, sì, anche io ho la mia “isola felice”, somiglia alla tua, ma preferirei rimanere sul vago, è un luogo comunque che cerco di visitare sempre meno, visto che se da una parte riesce a risaldarmi le sinapsi dall’altra mi costringe a pensare a tutto quello che avrei potuto fare, tutto quello che ho sbagliato, e a tutto quello che vorrei fare ma che non farò proprio per via di “quest’isola” che mi avvinghia a sè e non me lo permette.

    E ti ringrazio anche perché ho trovato questo punto di riflessione molto ispirato ed edificante.

    ah, comunque:

    “Però, oltre a procurare una certa dose di sonnolenza e stress aggiunto, non è una dipendenza che fa male al mio organismo. Quindi non è tossica, è innocua. Innocuodipendenza.”

    Un ragazzo in Inghilterra è molto per aver giocato troppo ad Halo, è rimasto fermo nella stessa posa per troppo tempo, il sangue si è accumulato: ictus fulminante.

    • Qualsiasi cosa se fatta troppo tempo consecutivamente fa male alla salute.. Ci sono ormai vari casi di morti da “videogioco” (morti in realtà perché fermi nella stessa posizione anche per più di 24h..)
      Detto questo faccio anch’io i complimenti a Matyas per la profondità con cui ha scritto..

    • Kimi tutto ok a parte le ultime due righe no sense. Qualsiasi cosa fatta in modo eccessivo non va bene, prova ad immaginare se il ragazzo inglese invece di giocare ad Halo fosse rimasto fermo immobile sulla sedia a far nulla per una settimana. Le sedie fanno male? il far nulla fa male? no è l’eccessività che porta ad essere negativa la cosa. Quelle due ultime frasi di precisazioni sono inutili ;)

    • vabbé, si voleva solo fare dell’humor nero, lo so che sarebbe morto anche se avesse cucito a maglia invece di giocare…però pensateci, quanti posso essere i motivi per rimanere fermi immobile per un numero spropositato di ore volontariamente? cioè, poche cose alla fine, e si somigliano tutte: computer, serie tv(difficile) e videogiochi, non me ne vengono altre in mente (avrei anche detto “letture” ma, io per esempio, mentre leggo cammino, mi giro nel letto, faccio scale e cose così).

  13. Bell’articolo Maty… Poetico, profondo, ben scritto. Complimenti davvero.

    La presenza di queste “isole felici” nelle nostre vite secondo me è più reale che mai… E penso che ognuno dovrebbe averne una. La mia è il gaming, o che so, seguire alcune saghe, ma potrebbe essere qualsiasi cosa: un hobby, uno stare con qualcuno, un’azione di routine… Insomma, qualcosa che ti faccia entrare in un Nirvana risanatorio e che riequilibri il tuo stato mentale. Qualsiasi azione, anche contemplare la vernice che si asciuga, se ha questi effetti secondo me è qualcosa di benefico che come dici tu “ti arricchisce un pochino alla volta”, e compatisco quelle persone che rapite dal tran tran di tutti i giorni non riescono a trovarne nemmeno una… Secondo me sono indispensabili per avere un sano equilibrio psicofisico. Anche se certo, a volte per fruirne bisogna fare delle scelte e delle rinunce, a volte anche infelici (e per quanto riguarda il sonno ti sono nel cuore, visto il periodo di merda che ho dovuto passare con ‘sta maturità…).

    P.S: Per il discorso delle dipendenze… Per me sta tutto nella modigerazione: farsi una birretta o una Red Bull ogni tanto non comporta una tossicodipendenza, ma un’innocuodipendenza, non dissimile dal giocare un paio di orette al giorno. Ma una volta che inizi a esagerare e le birre/Red Bull/ore di gioco diventano tante al giorno tutti i giorni… Beh, a quel punto magari non sempre si tratta di tossicodipendenze, ma di dipendenze nocive di sicuro.

  14. Signore Del Vuoto

    Baudelaire diceva anche che chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere…

  15. Matyas complimenti per l’articolo che tocca i videogiochi da un’angolazione particolare, quella della vita vera di tutti i giorni.
    Videogiocare (e per me pure fumetti, film e jappominchiate assortite) tanto può dare dipendenza?
    Solo psicologica ma se vogliamo possiamo smettere o diminuire la dose per dedicarci magari ad uno sport o a seguire le geniali trovate di una dolce fanciulla rompi……. che vuole spostare mobili dalla mattina alla sera (tanto poi li fa spostare a me).
    Invece le sostanze (alcool, droghe e sigarette) in quantità esagerate danno dipendenza eccome.
    Come tutte le cose ci vuole equilibrio e il mio consiglio è affrontare i problemi e le delusioni a muso duro, una cosa che ho imparato con l’esperienza e le tante sfighe della vita.
    Va bene l’isola felice del videogioco ma crearsi dipendenze da sostanze solo per sfuggire ai problemi purtroppo aggiunge un altro problema, una grossa scimmia affamata che ti frusta sulla schiena dalla mattina alla sera.
    Cristo ragazzi affrontate i problemi e per sfogarvi oltre ai games fate qualche sport che vi apriranno un mondo nuovo da affrontare con tanta energia. Poi si può vincere o perdere ma almeno avete combattuto.
    Scusate la predica da vecchio.

  16. Credo che oggi le forme di dipendenza siano molte di più (e molto più misere) di quante Baudelaire potesse pronosticare. Esiste anche la dipendenza tecnologica, che non concerne solo i videogiochi, ma anche la TV, gli smartphone, i computer. Tutti strumenti dalle molteplici qualità e dal grande potere: ovvero quello di sedarci, fornirci una realtà alternativa (quella del web, di un gioco, di una chat) in cui rifugiarsi ed essere reali protagonisti delle nostre azioni, in cui non sentirci indifesi. in questo senso credo che tu ti sia contraddetto: la tua è così come la descrivi una dipendenza, e tutt’altro che innocua, dal momento che ti toglie ore di sonno, ti procura stress e distoglie la tua attenzione da quello che stai facendo perché, dici tu, non vedi l’ora di tornare a casa per giocare.
    Io faccio molta fatica a integrarmi e ad accettare gli altri, i loro problemi, lo stress che ne deriva, capi al lavoro dispotici e genitori immersi nelle loro nevrosi, aperitivi del cazzo e donne trentenni scosse da impulsi materni e isteroidi. Ma quando un passatempo come i videogiochi diventano una forma di fuga da tutto questo, mi sento in difetto.

    • Qua hai centrato in pieno un aspetto importante della vita sociale di oggi, cioè i problemi e le psicomanie degli altri.
      Io mi regolo in questa maniera : se una persona merita e capisco che vuole impegnarsi a risolvere un problema allora lo aiuto per quanto è nelle mie capacità e possibilità. Se vedo che una persona si sta solo lamentando e facendo lo scaricabarile sugli altri (e sono la maggioranza) allora gli dò corda e lo assecondo ma non muovo un dito e mi evito tutte le sue psicocazzate.
      Avete mai notato che quando la vostra vita gira alla grande quelli che avete intorno (a parte chi davvero vi vuole bene) sembrano vampiri pronti a risucchiarvi ogni felicità, se stanno male loro non è che risolvono i loro problemi…..devono fare stare male voi. AL ROGO!!!!

      • Il problema non sono gli amici che si lamentano, ovvio che anche le lamentele vadano dosate…credo che Matyas facesse riferimento alla realtà che lo circonda come qualcosa che a volte è semplicemente troppo difficile gestire, sopportare, vivere.
        Io sono perfettamente d’accordo: la realtà è un bel casino, e certamente questi ultimi 10-15 anni non sono stati i migliori che potessero capitare a quello che oggi è un trentenne in difficoltà come me, come quasi tutti.
        In questo senso i passatempi sono sacrosanti: ma restare vigili, lucidi, e non rifiutare la realtà per quanto insostenibile possa essere secondo me è fondamentale.
        I videogiochi di per sé non sono una droga, ma è certo che una persona in qualche modo insoddisfatta e a disagio in un periodo della vita di tutti i giorni, trasforma in droga qualsiasi cosa.
        Ma a quel punto bevo, non so come dire…meglio “farmi del male” in compagnia e in un bar dove quanto meno respiro vita (brutta vita, forse) che da solo, a casa mia, dove ho l’impressione che niente possa toccarmi o infastidirmi.
        La mattina dobbiamo comunque alzarci e andare al lavoro, non so come dire…si ricomincia.

  17. “L’intimo momento del giorno -e della notte- in cui riesco a saturare di informazioni le sinapsi abbastanza da riuscire a non ricordarmi del resto.”

    Concordo tantissimo. I videogiochi sono terapeutici sotto questo punto di vista, ti permettono di staccare la spina come poche altre cose.
    Ovviamente è meglio affrontare i problemi, però non si hanno sempre a disposizione le energie per farlo e piuttosto che passare le nottate a fissare il soffitto, è decisamente preferibile mettere mano al pad.

  18. Bellissimo articolo Matyas.
    Un manifesto del videogiocatore coscienzioso e saggio, ed una giusta, giustissima, doverosa (rincaro volentieri la dose) critica alla cultura “dello sballo” che tanto va di moda di questi tempi.

  19. Beh oddio… se tu stessi ritieni che quella dai videogiochi sia una “dipendenza” di sicuro bene non ti fa.
    Certo è meglio che dipendere dal fumo però una persona in perfetta salute non dovrebbe dipendere da nulla punto e basta.
    Per me i videogiochi sono un passatempo (oppure la manna dal cielo durante quelle giornate con un tempo di merda) però la cosa più importante per me è poter fare quattro chiacchere con i miei amici online.
    Se l’Xbox non avesse i party probabilmente ci giocherei un quarto della metà del tempo che ci gioco adesso.

  20. bell’articolo, belle parole, bel pensiero…

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