Reach, Reach, REACH!

Ecco fatto. Ora la mia già magra esistenza ha del tutto cessato di avere un senso, un qualsivoglia scopo. Se già l’attesa della Legendary Edition si stava rivelando un processo logorante e devastante per la salute del mio fegato, cosa dovrei fare ora che ho potuto tastare con mano IL gioco?

Santa Madre Bungie ci ha fatto finalmente dono della versione di prova della sua ultima creazione, il terrificantemente atteso Halo: Reach, e ce n’è un sacco da dire, cominciamo quindi!

Parliamoci chiaro: questo gioco per me è l’apoteosi del First Person Shooter. La software house americana è stata precisa e attenta nel portare a termine un unico ed essenziale obiettivo: cercare di ricreare l’esperienza di Halo 3 portandola al tempo stesso ad un nuovo livello di gameplay, andando a tracciare i nuovi confini dello sparatutto “ideale”.

Graficamente il gioco assume connotati erotici. Pulito, fluido, veloce, texture che appagano la vista ed effetti all’ultimo grido della tecnologia. In parole povere, una festa per gli occhi. I proiettili sui muri si frantumano in decine di schegge incandescenti, i nostri sventurati avversari lasciano ovunque viscide sgommate di sangue e l’azione non cala di un frame nemmeno nelle situazioni più incandescenti ed incasinate.

La versatilità di Halo 3 è pienamente superata con alcune ritoccatine ai punti giusti: come ci ha insegnato l’operato di Bungie in questi anni, talvolta la felicità si ottiene anche semplicemente sistemando il menù Matchmaking (ora molto più intiuitivo e versatile), talvolta sostituendo il veto su una partita con una votazione a preferenza fra 4 diverse opzioni di gioco. Il capolavoro di Bungie è stato afferrato, esaminato da ogni angolo e riscritto in bella copia.. il risultato é un gioco straordinario, che se rende bene in single player quanto ci si può lecitamente aspettare, allora può facilmente finire fra i finalisti del Game of the Year.. che dire, buon sangue non mente!

Il primo impatto con il nuovo multiplayer ha immediatamente fatto evaporare uno dei miei più grandi dubbi: sarà in grado di soppiantare il leggendario Halo 3, gioco più giocato su Xbox Live dal 2007 ad oggi? Beh, io sono convinto di sì.

A livello globale di gameplay, Reach a mio avviso si trova comodamente nella condizione di potersi disporre a ventaglio su tutte le categorie di utenti esistenti. Il gioco è adrenalinico al punto giusto, consentendo tuttavia un tranquillo approccio più strategico definendo facilmente il tipo di partita che si intende giocare, andando anche qui a migliorare la già perfetta esperienza già di per se vissuta con Halo 3.

Cambiando argomento, a tenere banco in questi ultimi tempi è stata la scelta di Bungie di introdurre alcune abilità utilizzabili nel corso della partita, fin troppo spesso associate al termine “lamerata”. Le abilità consentono un potere speciale utilizzabile durante i match: lo scatto, il kaiohken, l’invisibilità in stile Predator, il jetpack e la schivata ninja degli Elite.

Naturalmente trovo che chiamarle semplicemente “lamerate” sia alquanto riduttivo, infatti le abilità consentono di adattare maggiormente il nostro personaggio in base alle esigenze della partita, del momento, o semplicemente in base alla percentuale di voglia di cazzeggio che sentiamo. Non sapendo mai cosa potremmo trovarci di fronte, la varietà dei match o addirittura di una unica sessione ne beneficia ampiamente, portando quindi noi a doverci adattare rapidamente a ciò che ci si para davanti ad ogni occasione. Certo, è indubbio che in diverse occasioni le skill riescano a toglierci di bocca numerose nuove varianti di curiose imprecazioni, ma del resto giochiamo a spiaccicare teste a mani nude o a fare i balletti di Hannah Montana? E allora.. !

Caro Reach, in definitiva l’unica cosa che mi da seriamente dolore è solo una.. ovvero che duri solo due settimane! Che farò fino a settembre!? SIGH!!

Prova a cercare ancora!

nNsmaEp

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