lavagna03

Un ipotetico Prof. Videogame

Sapete quanto mi piaccia sentire le vostre opinioni riguardo un argomento ben specifico, anche perchè molto spesso capita che di fronte ad una domanda mirata i commenti vi escano “a cascata”. Rima non cercata. Altra rima.

Qualche giorno fa pensavo su quanto i videogiochi possano assumere il ruolo di professore, o per meglio dire di educatore.
Chiariamo subito questo concetto per evitare di fare confusione e di leggere commenti scontati.

Definiamo “educatore”.
Con questo termine non intendo solamente un soggetto che trasmette informazioni ad un interlocutore, ma più che  altro direi una specie di istruttore, un qualcuno che insegni ad un’altra persona come ci si debba comportare.

I videogiochi quindi possono educare?

Qualcuno potrebbe fare l’esempio di un fps.
Potrebbe un titolo X insegnare ai ragazzi come si svolsero i fatti di una famosa battaglia?
I primi capitoli di CoD raccontarono in maniera fedele ciò che successe durante la seconda Guerra mondiale?

Personalmente non lo ricordo, avendoli giocati eoni fa, tuttavia il fatto di poterli giocare solamente nei panni degli americani potrebbero raccontare la storia in maniera un po’ troppo sbilanciata a favore di una o dell’altra parte.

Ma qua stiamo parlando di pure e semplici nozioni di storia.

Ciò su cui vorrei porre l’attenzione di tutti è la sfera più umana di noi stessi.
Un titolo come Heavy Rain, un gioco come The Walking Dead, campioni a parer mio di immedesimazione del videogiocatore, sono in grado di “insegnare” al giocatore un comportamento ideale in determinate situazioni?

Sia chiaro, non sto pronosticando un’apocalisse zombie, ma mi chiedo se l’aver accudito una ragazzina virtuale per diverse ore della mia vita e avendo posto la sua sopravvivenza come punto focale di ogni mia singola azione, può un gioco come TWD aver influenzato il mio comportamento che avrò un domani verso i miei ipotetici figli?

In un primo momento mi sembrava una domanda stupida da pormi, probabilmente lo è, ma un domani quando dovrò davvero badare a dei piccoli essere nutellanti nati sotto la mia responsabilità, potranno venirmi in mente certe situazioni e certe opzioni che mi sono state proposte in anni e anni di videogaming?
E le mie scelte nella vita reale corrisponderanno a quelle che scelsi in quella videoludica?

I videogiochi possono dirci come ci si deve (o dovrebbe comportare) in determinati contesti oppure non fanno altro che manifestare ciò che è già innato in noi, senza aver la minima possibilità di “modellare” un istinto o comunque il carattere di una persona?

 

 

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52 Più commentati

  1. ha fatto la cacca — Achievement sbloccato

    a parte le cavolate, non so fino a che punto situazioni incontrate in un videogioco possano insegnarti a rapportarti con situazioni simili nella vita reale
    Quello che so io e’ che i miei primi passi nella lingua inglese li feci prevalentemente coi videogiochi, nelle immense traduzioni dei dialoghi nei FF o in altri millemila jrpg giocati nella mia giovanissima eta’

  2. io invece mi faccio una domanda, e se i videogiochi divenissero motivo di retroingegneria mentale? Nel senso che venissero creati per riprogrammare le menti, andando a definire canoni ancora inesistenti? Ad esempio la TV con i suoi programmi come striscia la notizia, veline, e grande fratello, hanno fatto si che nella testa delle persone si instaurasse la ricerca irrefrenabile del successo e dell’apparire sull’essere. infatti ci ritroviamo greggi di 15enni nutellosi che si atteggiano a fighe/fighi del quartiere con minigonne e tacchi.

  3. Io,sinceramente,sono una persona che non ha mai visto nei Videogame qualcosa di educativo,ma soltanto dei oggetti di divertimento,alcuni mi considereranno pure un insensibile,ma a me i videogiochi mi hanno insegnato cose banalii come l’amicizia,il significato della vendeta etc,etc.

  4. Più che educare arricchiscono il nostro bagaglio di esperienze, tanto quanto un film o un libro (ovviamente come medium e in proporzione alla qualità del gioco giocato), però queste esperienze non ci educano, ci influenzano.
    Esempio: i giochi di guerra possono esaltare le menti dei deboli o dei militaristi, far riflettere altre persone ( magari più mature ) o essere giocati per puro svago senza particolare coinvolgimento, questo non educa le persone, le influenza al massimo oppure le fa riflettere sulla base di quella che è la loro vita e la loro morale.

  5. Personalmente non penso che i videogiochi ci facciano sviluppare determinati “istinti” per comportarci così anzichè cosà in determinate situazioni. Questo non è per levare qualcosa agli RPG, ma sono convinto che le varie immedesimazioni sono divertenti proprio perchè non sono assolute: magari in due RPG diversi potresti imbatterti in due situazioni simili ma con fattori diversi, in un contesto diverso e immedesimandoti in un diverso personaggio, e pur trattandosi di una questione simile potresti prendere due approcci totalmente diversi, semplicemente perchè penseresti “che sia giusto così”. Dunque no, non credo esista un codice di “how to” per ogni situazione, nè tantomeno credo che i videogiochi possano insegnarlo, ma che i suddetti videogiochi possano avere una funzione educativa lo sostengo eccome: possono farti riflettere su argomenti di grande spessore (come gli FPS di ultima generazione fanno riflettere sulla crudezza della guerra), possono “affilare” il tuo ingegno e le tue capacità (con giochi come Portal 2), possono trasmetterti conoscenze di tipo storico-politico (e in questo caso più che un CoD per realismo citerei un RTS storico o un Civilization, anche se i background di altri giochi come ad esempio AC hanno comunque un buon livello di coerenza storica dove non sono romanzati) o di qualsiasi altro tipo. Personalmente in quanto studente mi sono reso conto che le conoscenze che ho appreso da videogiochi mi sono tornate molto utili, e quelle che non l’hanno fatto e che lì per lì ho considerato stronzate sono comunque andate ad accrescere il mio bagaglio culturale, per non parlare della lingua inglese, che ho appreso più al pc col web e i games che a scuola. Poi va anche detto che ci sono giochi che, pur essendo esperienze coinvolgenti, divertenti o qualsiasi altro aggettivo con -enti, non sono però educativi, nè si pongono come tali. Sfido io a trovare una morale in un gioco stile GTA. Forse che le differenze sociali sono appianate se hai un super mitra in mano? No, non penso funzioni.

  6. Come ha già detto qualcuno, i vg in tenera età (un epoca in cui la traduzione in ITA era pura utopia) mi hanno spinto a imparare i rudimenti dell’inglese ed un numero non indifferente di vocaboli.
    Mi ricordo anche di essere impazzito certe volte con alcune traduzioni molto libere dal giappo all’inglese (come l'”everybody stalfos” di Link’s awakening…)

    Insegnamenti morali direi molto pochi (nessuno?)

  7. Si certo che potranno tornarni utiliti, soprattutto quando la tua impotetica primo genita si presenterà a casa col ragazzo il quale avrà cresta, pierching sparsi su tutto il viso e giubbotto di pelle. A questo punto tutta l’esperienza videoludica potrà tornarti utile fornendoti le seguenti opzioni per risolvere il problema:

    1) Eliminarlo in stealth alla Hitman
    2) Eliminarlo con fatality alla Sub Zero
    3) Eliminarlo con fucile sniper alla CoD, posizionandoti sul tetto, mentre si avvicina al portone di casa

    :D

  8. Io penso che, con un termine un po’ semplicistico, tutto “faccia brodo”, nel senso che tutto ciò che facciamo nella vita ci istruisce a comportarci in modo differente (o allo stesso modo in caso di risultati positivi) nelle situazioni successive. Con questo voglio dire che OVVIAMENTE i videogiochi ci istruiscono ad agire nel migliore dei modi usando un po’ di cervello, così come lo fanno i film, i libri, la musica (in maniera più subdola), l’arte visiva, gli errori, l’informatica, la socializzazione, il viaggiare, ecc. Nello specifico, i videogiochi possono insegnarci valori come il coraggio, l’amicizia l’amore forse in maniera più profonda rispetto a un film (essendo il videogioco più interattivo). Possono insegnarci che alcune cose sono sbagliate da fare, possono insegnarci a migliorare i nostri riflessi, la nostra concentrazione, la nostra capacità risolutiva degli enigmi, la nostra astuzia. Poi ovviamente ci sono videogiochi e videogiochi, ci sono quelli più votati all’intrattenimento puro (aka svago puro) e quelli più “profondi” e istruttivi (così come per tutti gli altri esempi che esulano dai videogiochi che ho elencato in parte sopra).
    Ciò detto, andando ancora più nello specifico (cioè imparare come comportarci proprio in determinate situazioni e in modo specifico) penso sia possibile solo con pochissimi videogiochi, perché non c’è istruttore migliore dell’esperienza. Questo significa, per me, che per imparare effettivamente a tirare con l’arco, il modo migliore sia tirare con l’arco. Videogiochi simulativi possono aiutare a imparare più velocemente (più simulativo è, meglio è), ma un gioco come Shadow of the Colossus difficilmente ci insegna a tirare con l’arco nella vita reale (tuttalpiù può darci una infarinatura dei tempi e delle distanze per colpire obiettivi in movimento).
    Ricapitolando, ogni piccola cosa nel quotidiano ci insegna come comportarci, quindi anche videogiocare. Videogiocare però non ci insegna a fare cose nello specifico, ma aiuta insieme a tutto il resto a farlo.
    Questo è il mio pensiero (in parte dovuto al ragionamento e soprattutto dovuto all’esperienza, perché a volte riesci a distinguere da cosa hai imparato soprattutto a eseguire una determinata azione o decisione).

  9. “I videogiochi possono dirci come ci si deve (o dovrebbe comportare) in determinati contesti oppure non fanno altro che manifestare ciò che è già innato in noi, senza aver la minima possibilità di “modellare” un istinto o comunque il carattere di una persona?”

    Domanda “ficcante”, come direbbe Viper.
    Sicuramente non è possibile dichiarare e sostenere una tesi assolutamente valida e ognuno ha potuto rispondere in base alle sue personali esperienze.

    La mia esperienza è un po’ particolare.

    Fin dall’infanzia (con il NES e i primi Gameboy in b/n) e durante tutto il periodo dell’adolescenza fino ad ora (PS, PS2, PS3, 360°, PC) che ho 21 anni sono stata sempre attratta dai videogiochi.
    Ho giocato i primi Super Mario, Tetris, picchiaduro vari, Spiro, Crash, alcuni Final Fantasy, Kingdom Hearts (il mio gioco preferito), … …

    La particolarità della mia esperienza, tuttavia, sta nel fatto che sono stati di più i giochi che ho “visto giocare” ad altri che quelli che ho personalmente giocato.
    Per “veder giocare” intendo proprio sedermi accanto al giocatore e guardare il gameplay e lo svolgersi della TRAMA talvolta aiutando per la risoluzione degli enigmi (e in certi casi giocando a turni prendendo in mano il controller), immedesimandomi nel/nei protagonisti e immergendomi di volta in volta nei diversi mondi narrativi.
    Pensate che i giochi che più ho amato (in particolare la saga di Metal Gear, i Final Fantasy e Unchated) li ho “vissuti passivamente” (non so come esprimermi altrimenti) guardando giocare mio cugino, quand’ero piccola (giochi della PS e PS2), e il mio ex ragazzo (giochi PS2, PS3 e 360°).

    Per ricollegarmi alla domanda di Farenz, cito una frase che diceva più volte il mio ex ragazzo: “Ho visto talmente tanti film e giocato così tanti giochi horror che se un giorno mi ritrovassi in una situazione anomala o pericolosa saprei esattamente cosa fare e come reagire”.

    Cosa ne penso io?
    Non saprei bene come esprimermi. Ciò di cui sono sicura è che i videogiochi ai quali sono rimasta legata maggiormente sono quelli che mi hanno “aperto la mente”.
    Gli Uncharted mi hanno affascinata grazie al carisma di Nate e dei personaggi secondari, ma soprattutto per merito degli argomenti MITICI della trama (El Dorado, Shamballa, La città d’Ottone) e l’efficacia dell’intreccio narrativo.
    I Final Fantasy hanno liberato e assecondato la mia fantasia con i suoi scenari, appunto, fantastici, la presenza della MAGIA come forza spesso “naturale” e la possibilità di far CRESCERE il personaggio principale attraverso le ESPERIENZE e la potenza delle armi (o STRUMENTI/CAPACITA’, quasi sempre alimentate da elementi da cercare negli scenari).
    La saga di Metal Gear, infine, mi ha catturata per la complessità e la profondità della trama, ma non come farebbe un qualunque romanzo, un film, o come hanno fatto altri videogiochi: i doppi giochi, gli inganni, il potere, le “pedine”, la lotta per la giustizia (!?), la difficoltà del giudizio (i buoni sono sempre innocenti e giusti? I cattivi sono sempre malvagi ed egoisti? Siamo ribelli, conformisti o semplicemente inconsapevoli vittime del sistema?).

    Riassumendo, rispondo alla domanda di Farenz così:
    i videogiochi nella maggior parte dei casi ci mostrano come gli uomini (da essere umani) si comportino in determinate situazioni, dunque manifestano ciò che è innato nel genere umano. Il videogiocatore, soprattutto se “maturo” e con capacità di giudizio, introdotto nei vari mondi narrativi reagisce alle diverse situazioni in base alle proprie esperienze oppure “modella” il proprio comportamento mettendo in discussione le proprie idee e guardano le cose da nuovi punti di vista, prendendo un “gioco” come SPUNTO PER METTERE ALLA PROVA LA PROPRIA CAPACITA’ DI GIUDIZIO NEL “MONDO REALE”, cioè nella vita di tutti i giorni.

    Per chi ha letto fino alla fine… spero di non avervi annoiati, ma la domanda mi ha colpito nel profondo e ho avuto bisogno di rispondere!
    :)

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