Un’estate di Blue’s

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Ciò di cui vorrei parlarvi oggi esula completamente dal mondo dei videogiochi.
Siete avvisati.
Se siete persone quindi che non riescono a coniugare un’unica frase senza inserire termini come “ true 4K”, “Pro” o “Teraflops”, forse vi conviene non proseguire con l’articolo.

Oggi ciò di cui voglio parlare è… musica.

Questo articolo avrei dovuto scriverlo alcuni giorni fa, a dirla tutta.
Domenica scorsa, mentre mi stavo recando per pranzo da mia suocera con moglie e figlia, ho dato sfoggio alle mie conoscenze tecnologiche/informatiche, collegando l’iPhone al Bluetooth dell’auto (operazione già piuttosto complessa) ed utilizzando comandi al volante seguiti in combo da istruzioni vocali con la mia assistente vocale nonché amante Siri.

“Siri fammi ascoltare un po’ di musica”
“Ecco l’elenco delle pizzerie nella tua zona”

*Bestemmia femminile*

“Siri fammi ascoltare un po’ di musica”
“Cosa vuoi scrivere ad Alvise Dri?”

“Siri *bestemmia maschile* fammi ascoltare un po’ di musica”
“Riproduco la tua libreria in ordine casuale”.

E che cazzo, era ora.
Nel frattempo ero quasi arrivato a casa di mia suocera.

Parte la prima canzone “Hey Man” di Adelmo “Zucchero” Fornaciari.
La mia canzone preferita di sempre di Zucchero.
Mentre me la canto e penso piangendo malinconicamente a come il suo mood e soprattutto il suo testo si addicano ad un rapporto con un mio amico che è andato via via sfumando nel corso delle nostre vite, faccio anche un breve calcolo.

Ricordo quando ascoltavo l’album “Blue’s” di Zucchero secoli fa.
Mio papà è sempre stato un grande amante dell’artista e quando ero piccolo in casa mia in genere passavano solo vinili di Zucchero, Vasco Rossi, Renato Zero e Battisti.
Vinili e musicassette, per la precisione.
Perché l’ascolto di questi cantanti proseguiva anche in macchina. Un’Alfasud rossa che, ci crediate o no, ci consentiva di spostarci anche senza Siri e senza bluetooth.
Ricordo come se fosse ieri l’estate del 1987.

L’album “Blue’s” di Zucchero era uscito a metà giugno ed io, sovvenzionato da mia madre, lo andai ad acquistare – al dayone – insieme a lei per regalarlo a mio padre per il suo compleanno, nonostante lui compia gli anni ad ottobre… talmente era l’attesa del nuovo album in casa mia.

“Blue’s” di Zucchero è un album particolare. Forti sono le influenze di bluesmen internazionali che danno vita ad un LP (termine iper-arcaico) formato da una dozzina di pezzi TUTTI potenziali singoli di successo. Anzi, togliete pure il “potenziali”. Quasi tutte le tracce comprese in quell’album sono diventate canzoni stra-famose: “Con le mani”, “Non ti sopporto più” o “Senza una donna”, giusto per darvi un’idea.

Cazzo.
Un attimo.
Forse non vi siete accorti di un particolare. Rileggete qualche riga più su.
Sì ragazzi, avete letto bene.
1987.
Cristo in croce, sono passati 30 anni.
30 anni da quando è uscito nei negozi il mio album preferito di sempre di Zucchero.

L’articolo non proseguirà con stronzate tipo “si stava bene quando si stava peggio” e nemmeno voglio ragionare su quanto sia emblematico il fatto che un artista, tuttora di successo, abbia raggiunto l’apice della propria carriera 30 anni fa.

Anche perché ciò non sarebbe vero.
Blue’s è IL MIO album preferito, ma Zucchero ha realizzato numerosissimi album successivi riscuotendo anche molto più successo rispetto all’album dell’87. Funky Gallo.

Ciò su cui mi voglio concentrare è proprio quell’estate 1987.
Quel viaggio verso Marina di Carrara, meta dove finivo ogni estate.
Quelle 2 ore di strada da Cremona passate ad ascoltare tutto l’album “Blue’s”. Due volte di fila.
Un album di cui mi innamorai all’epoca, di cui tuttora ricordo ogni singola parola, ogni singolo attacco di chitarra, ogni (fantastica) entrata in scena dei fiati, in particolar modo del sassofono.
Ed un album che è un piccolo oggetto che mi fa sentire vicino a mio padre, senza che lui abbia idea di ciò che sto scrivendo in questo momento.

E quindi penso al futuro.
A quando mia figlia avrà 5 anni.
A quando lei sarà il me stesso del 1987.

Quale musica ascolteremo insieme?
Me lo chiedo perché faccio veramente fatica ad ascoltare musica contemporanea.
E sia chiaro, non voglio dire che oggi sia tutta merda ciò che viene vomitato in radio.
Ma non riesco, da anni ormai, a trovare figure emergenti (come poteva essere Zucchero nei primi anni ’80) che mi interessino a tal punto da pensare “ecco questo artista compone musica talmente interessante che sicuramente lo ascolteremo ancora fra 20 o 30 anni”.

Mi correggo.

Sono sicuro che gente come Marco Mengoni, nonostante la sua enorme testa a forma di ghianda, o Alessandra Amoroso tra 30 anni saranno ancora lì sul palco a romperci i coglioni su quanto siano entrambi più forti emotivamente rispetto al rispettivo uomo che amano alla follia, ma poche righe fa ho volutamente sottolineato musica “interessante”.

E a chi mi dovrei rivolgere?
Alle band più giovani? Alle cosiddette “band indie” ed alla loro musica di denuncia?
Per carità di Dio.

Sicuramente avrò enormi limiti e lacune in ambito musicale ed altrettanto sicuramente questo mondo di finto underground viene visto in maniera stupida e superficiale, ma a 35 anni, con tutti i cazzi della vita, faccio veramente fatica a metter su in macchina un album di chi dice che l’Italia è una merda e che non c’è futuro.
Cazzo, vattene.

Non sarà interessante per tutti, ma a ‘sto punto preferivo Pezzali che mi parlava del due di picche preso anche dalla cassiera del Celebrità.

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Prova a cercare ancora!

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18 Più commentati

  1. Hai preso in esame un argomento vastissimo e comprendo al 100% le tue perplessità.
    Premesso che purtroppo mi trovo anche io nell’antipatica condizione di non riuscire a trovare o perlomeno a “percepire” nulla di valido o positivo nella musica contemporanea (tant’è che in macchina ascolto ormai da 3/4 anni solo Radio 1 per il Giornale Radio e Radio ’80 per la musica), credo che forse qualcosa di buono lo possano offrire anche artisti più “recenti”.
    Se prendiamo ad esempio una Carmen Consoli o un Tiziano Ferro, non possiamo certamente parlare di artisti incapaci. Certo, può non essere il nostro genere e di conseguenza possono non piacere, ma non possiamo dire che non siano bravi cantanti.
    Ma ad ogni modo, se ho interpretato bene ciò che scrivi, non è proprio la qualità canora degli artisti odierni che tu condanni, bensì i loro testi.
    Anche a me molte canzoni odierne, magari anche valide, mettono proprio la depressione. Parlano troppo di dolore, del male di vivere, condannano la società ed il mondo e, cosa peggiore di tutte, dipingono un quadro che definire pessimista è dir poco, senza alcun barlume di speranza verso una possibile felicità futura, senza un domani.
    E’ vero anche che DA SEMPRE, la musica è in buona parte il frutto del contesto socio-politico-culturale del periodo in cui essa viene scritta, per cui la colpa non è solo dell’artista in sé, ma del momento che stiamo vivendo.
    Noi quasi uomini di mezza età abbiamo avuto la fortuna di vedere, perlomeno durante l’infanzia, un’Italia certamente con i suoi problemi, ma sicuramente più innocente e scanzonata, perlomeno in alcuni contesti.
    Si rideva, e tanto. Oggi meno.
    Pensa quindi a un millennial in che mondo di merda vive. Confronta il 1987 col 2007. E capirai perché i giovani d’oggi si sentano un pelino persi e pessimisti.
    Noi avevamo almeno l’illusione di un futuro grandioso davanti, loro no.

    • No Alvise.
      Perché non so tu, ma io a 5-10 o anche 15 anni non pensavo al futuro.
      Così come sono sicuro che nemmeno oggi un quindicenne pensa a come sarà la sua vita di lì e 30 anni.
      Quindi stai pur tranquillo che i ragazzini oggi ridono (e piangono) tanto quanto noi.

      Ritornando alla musica, io nell’articolo specificavo artisti emergenti.
      Tu mi hai citato la Consoli e Ferro che, seppur relativamente giovani (ma non giovanissimi) hanno comunque già una bella carriera alle loro spalle.

      • Non pensavi al futuro ma non avevi un presente fatto di attentati, xenofobia a cielo aperto, problemi economici e chi più ne ha più ne metta.
        Per quanto riguarda gli artisti emergenti, anche all’epoca c’erano artisti che in fase di emersione lasciavano il tempo che trovavano. Vedi Jovanotti, che diciamolo che con Go Jovanotti Go e La mia Moto non aveva di certo regalato al mondo musica anche lontanamente definibile orecchiabile.
        Poi col tempo è “maturato” e almeno ha portato con la sua musica messaggi più positivi e di una certa profondità (mi viene in mente “per te” dedicato alla figlia o “salvami” contro la guerra). Poi ok, anche lui può non piacere, ma comunque è migliorato col tempo.
        Tradotto: diamo tempo anche alle merde di oggi.
        Poi, non son d’accordo per niente col fatto che i ragazzini di oggi ridono e piangono quanto noi. Sono parzialmente lobotomizzati da cellulare e social network. E basta un passo falso – e da ragazzini se ne fanno molti – che la loro vita è inculata.
        esempio recentissimo: le ragazzine che han fatto girare tra loro su whatsapp certe foto “particolari” e che ovviamente dopo un tot son finite in rete.
        Beninteso: non voglio dire che il mondo un tempo fosse rose e fiori ed oggi uno schifo.
        Oggi è forse un peletto più merdosetto.
        Ma mi rendo conto che è proprio stata quella decade lì (gli anni ’80) ad essere un periodo particolarmente roseo. Dopo la guerra, dopo le battaglie per i diritti (molte delle quali vinte) , prima di Saddam , prima di Berlusconi in politica, prima dell’11 settembre, prima di internet, prima dell’isis, etc etc.
        Su tre quarti di ciò che veniva prodotto all’epoca ci fanno i remake oggi, dal cinema ai videogiochi.
        La maggior parte degli artisti dell’epoca ancora oggi sono considerati mostri sacri.
        Un motivo ci sarà.

        • Io (ho 27 anni) mi faccio gli stessi problemi ma ad un certo punto punto ho pensato: è la musica che fa cagare? Oppure sono io che non mi faccio più piacere niente?

        • Sera a tutti, in veste di “millennial’s” vorrei spendere due parole al riguardo per un confronto, ci sono due punti di cui vorrei parlare, il primo riguarda la musica e l’artista, il secondo il contesto a cui si affacciano.
          30 anni fa c’era un fattore che oggi non c’è più, le palle (scusate la schiettezza), non lo dico da frustrato o altro anzi, ai tempi l’artista faceva ciò che si sentiva di fare senza pressioni o mete da raggiungere, questa sensazione di libertà, gioia ed emozioni si rifletteva sul pubblico che anche esso viveva la propria vita, che sia da adulto o da giovane, senza pensieri.
          Oggi non è più così, sia perché tutti sanno tutto dell’altro, mettendo pressioni (a cui ci si è abituati, più o meno) ad ogni singola azione, sopratutto tra i giovani, e sia di conseguenza castrando sia loro stessi sia gli artisti e la musica, preferendo fare i compiti a casa che osare ed andare oltre la propria zona di comfort, il pessimismo esistenzialista figlio della generazione di mezzo, ovvero quella che sentite in tv, radio oggi ecc.
          Ultimamente però sta iniziando ad avere gran voce la generazione attuale, i giovanissimi che per quanto siano sottovalutati in realtà hanno potenziale da vendere, questo lo si nota nella loro volontà di far semplicemente casino perché come voi attempati siete stanchi di questo pessimismo esistenzialista, anche loro lo sono e con ciò che hanno a disposizione e la loro innocenza, che spesso viene punita pesantemente purtroppo per una mancanza di leadership a guidarli, vogliono tornare a vivere e ad osare come una volta ma meglio. Di conseguenza in futuro anche musicalmente con nuovi artisti con la testa sulle spalle si potrà rivivere forse certe emozioni andate perdute.
          Buona serata.

  2. Farenzo,tocchi un argomento a me caro e non posso che essere d’accordo con quel che dici.Sono un bel po più giovane di te ma per gusti personali e l’influenza della mia famiglia ascolto musica che generazionalmente non mi appartiene.Anni 70 e 80 per chiarirci.Per come la vedo io la musica ha sempre passato un processo di semplificazione,lasciando sempre meno lo spazio a innovazione e interpretazione e sempre più a voci iperarmoniche e melodie semplici e banali.Non riesco a vedere tanti artisti che so avranno rivoluzionato la musica e messa su un altro livello.Ottimi gusti comunque,ti piace Zucchero,ti piace Twin Peaks,se ti vedo ti offro una birra cazzo

  3. Penso proprio che quando tua figlia avrà 30 anni parlerà di quel bellissimo album di zucchero di 60 anni prima e il pensiero lo legherà al padre.

  4. Beh, nessuno impone che debba essere una qualche band/cantante di nuova generazione. Io avevo un punto di contatto identico con mio padre, solo che, per noi, il cantante in questione era De Andrè che all’epoca era giá morto da un po…

  5. Hai tirato fuori un argomento interessante, in mia opinione dico che oggigiorno la musica è solo una delle tante cose che interessano alla gente, di conseguenza non la si ascolta più con la dovuta attenzione e considerazione che può essere comprando i dischi dei propri artisti preferiti e ascoltandoli nella loro interezza, oggi con la musica digitale la gente si fa le proprie playlist personalizzate e il concetto di “album” si sta perdendo.
    Ci sono persone che magari seguivano alcuni artisti quando erano ragazzini e che in età adulta hanno smesso, a me personalmente non è capitato. Tu Farenz? Qual’è l’artista che ti piaceva in gioventù e quale segui fedelmente tutt’oggi?

  6. Bella riflessione. Io di anni ne ho 40, e non credo d’aver passato un singolo giorno senza aver ascoltato almeno una canzone. Purtroppo la musica contemporanea soffre dello stesso problema che ha la libreria di Steam: troppa roba. L’unico antidoto allora diviene la conoscenza. Perché in milioni di canzoni frattaglia ci sono dei diamanti che sintillano come prima e più di prima, solo che sono molto più difficili da trovare e non perché siano meno, semplicemente perché sono più diluiti. Continua a cercare, se poi vorrai qualche consiglio sarò felice di provare a dartelo.
    Buona serata.

  7. Boh Farenz, sinceramente vedo questo articolo come figlio dell’ignoranza, in senso buono ovviamente. Nel mondo esiste tanta di quella musica (ottima e pessima) che dire che non ci sono più artisti che suscitano interesse è un po’ una stronzata. Magari il fatto che tu non trovi gruppi o cantanti di tuo interesse è dettato dal semplice fatto che non cerchi abbastanza. Uno dei lati belli di YouTube è proprio quello di aver dato voce e visibilità a numerosissimi musicisti meritevoli che altrimenti sarebbero rimasti nella penombra. Anche perché considera che il tuo attaccamento a Zucchero, e le sensazioni che ti suscita quest’album in particolare, sono dovuti al contesto, al legame con tuo padre, al vissuto del Farenz col pube liscio. Sicuramente ci sarà un qualcosa che susciterà in tua figlia le stesse sensazioni da te descritte, legate magari ad un artista non così popolare come lo era Zucchero, ma non per questo meno degno di nota. Si facevano gli stessi discorsi anche vent’anni fa, eppure di capolavori ne sono usciti comunque.

  8. Semplice, caro Farenz.
    Diventa metallaro.
    Gli stilemi della musica rock / metal e i riferimenti sono anche oggi molto classici e tengono i giovani lontani dalle merdoteche e mette nell’insieme una bella dose di misantropia associata che male non fa’ nel 2017.
    posso capirti essendo un cazzo di 1978, nostalgico nerd e incazzato con il mondo, ma ho anche dei difetti :)
    Un modo per educare ad un buon ascolto e’ indirizzare la pargola al suonare uno strumento musicale con tutto quello che ne consegue vedrai che certi spaventapasseri da amici x factor etc manco sapra’ chi siano, e crescera’ con una passione sana.
    E poi a livello di artisti contemporanei…. boh in italia volendo uscire dagli scuotatori di teste poganti e adoratori del demonio vari…. magari puoi trovare gente come Max Gazze’ (Anche se e’ un po’ datato) o cmq provare a indirizzarla ad un rap un po’ piu’ intelligente e meno becero alla Frankie Hi Nrg.
    Il mondo della musica e’ Grande, e puo’ regalare e aprire mondi ed emozioni anche a vecchi di merda come noi.
    Non e’ detto che insieme magari non possiate fermarvi ad ascoltare un The dark side of the moon dei Pink Floyd, un the wall, o a iniziare un ballo scatenato alle note di Fear of the dark dei Maiden.
    Poi perche’ no, Zucchero potra’ anche piacere perche’ in ogni caso la Musica, fatta bene e con sentimento non penso che invecchi mai o imbruttisca con l’eta’.
    Anche chi ha necessita’ oggi di avere a riferimento certi tipi di band giovanili o gente con i pantaloni a Cagarella e’ perche’ Mancano le Icone, e tutto si e’ appiattito, ad un falsissimo e pericolosissimio “tutti possono fare tutto se rappano Fedez e Salmo posso farlo anche io e diventare Famoso (che e’ il messaggio che mandano certi programmi)” non certo per qualche pulsione artistica.
    La Mediocrita’ e’ molto amata perche’ e’ a portata di mano, quindi di certi personaggi, non ne sentira’ neanche il bisogno
    Almeno penso…. credo boh.
    No dai cestina tutto. :)

  9. D’accordissimo con te, tranne su un paio di punti:
    1 – Da metallaro (e musicista) dico che bisogna stare attenti perchè anche nel metal di robaccia ce n’è tanta.
    2 – Anche io stavo per cosigliarli Gazzè, poi mi sono reso conto che è sulle scene da più di vent’anni, quindi non possiamo considerarlo un giovane ;)
    In ogni caso quello di indirizzarla nello studio di uno strumento musicale è il consiglio più sensato che si possa dare, perchè aiuta a sviluppare autonomamente quel filtro che tiene lontana la musica di merda

  10. questo articolo è assurdamente bello, condivido ogni parola. Quando andavo a scuola alle elementari (ora ho 21 anni) con papà in macchina ascoltavo i kiss, i dire straits, i queen, e più avanti Battisti…ma quando succederà a me? Cazzo non metterò mai a palla Mannarino (essendo di Roma, qua è diventato quasi famoso), i the giornalisti, lo stato sociale (per favore), o i nuovi rappertrappers con le ghirlande al collo e vestiti con le tende. So che per me è precoce, ma effettivamente ad oggi in tanti ambiti artistici manca ispirazione, originalità. Verrebbe da dire, cosa è cambiato nel mondo rispetto a prima? Fondamentalmente poco, ma all’atto pratico tutto. E forse non turri in bene.

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